Francesca Dallapè (ex tuffatrice)        Trento 18.7.2026

                        Intervista di Gianfranco Gramola

“Sono testarda, semplice e positiva. Ballando con le stelle? Potrebbe essere una cosa da prendere in considerazione. Mi è venuta l’idea di scrivere un libro, vediamo se in futuro riuscirò a realizzarlo”

 

Francesca Dallapé è nata a Trento il 24 giugno 1986. L’ex tuffatrice, in coppia con Tania Cagnotto, nei tuffi sincro dal trampolino di tre metri, conquista agli Europei dal 2009 otto medaglie d'oro consecutive e ai Mondiali l'argento a Roma 2009 e Barcellona 2013. Il 29 luglio 2012, alle Olimpiadi di Londra, sempre nei 3 metri sincro, si ferma ai piedi del podio, classificandosi al quarto posto. A Rio 2016 conclude la carriera classificandosi al secondo posto. Come la collega Tania, successivamente riprende ad allenarsi anche in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo, poi rimandati al 2021, ma nell'agosto 2020 annuncia il ritiro dall'attività agonistica.

Ha detto:

- Mi piace usare i canali social, soprattutto instagram , dove racconto quello che ho imparato dallo sport, ma pure tanto altro, a chi lavora, negli uffici, nelle scuole e nelle aziende.

- Ho provato una Ferrari a Monza, è stato emozionante schiacciare il pedale e sentire che ti arriva questa botta di accelerazione.

- Ricordi brutti non ne ho. Tendo a dimenticare le sconfitte, ogni volta che porto a casa una medaglia.

- Se non avessi iniziato con i tuffi penso che avrei fatto atletica. Da piccola mi piaceva la velocità e la corsa.

Intervista

Chi ti ha trasmesso la passione per il nuoto? Avevi sportivi in famiglia?

No, in realtà è cominciato quando ho fatto un corso di nuoto alle scuole elementari con la mia allenatrice Giuliana Aor. Invece di stare in acqua con le altre bambine a fare il corso, salivo su e giù dal bordo per fare i tuffi, così la mia allenatrice ha mandato una lettera ai miei genitori con scritto se volevano farmi provare a fare i tuffi perché aveva visto che ero portata e così poi ho iniziato.

I tuoi genitori che futuro avevano in mente per te?

Non lo so. Loro mi hanno assecondata nella mia passione, sono stati vicini e mi hanno lasciato seguire i miei sogni.

Che lavoro facevano?

Papà era vigile del fuoco e mamma faceva l’impiegata.

Con quali sportivi di riferimento sei cresciuta? Chi sono stati i tuoi miti?

Sono cresciuta con i campioni che guardava in televisione mio papà all’epoca. Lui ha sempre tifato Milan e guardavo le partite insieme a lui, mentre nel periodo invernale guardavo Alberto Tomba che mi piaceva molto. Guardavo un po’ i campioni del momento e li seguivo in Tv insieme a mio papà che da sempre è stato appassionato di sport.

Che ricordi hai del primo tuffo in pubblico?

Il primo tuffo che ho fatto in una delle prime gare è stato a Roma e ricordo che erano i classici tutti da bambina, quelli dritti, in gergo si chiamano a pennello ed ero talmente agitata che ero troppo vicina al trampolino e chi mi seguiva si sono spaventati. Quello è stato il mio esordio.

Hai mai avuto un blocco mentale sul trampolino?

Si, mi è capitato. Può succedere che vai un attimo in tilt e in quel caso, bisogna un attimo prendere le distanze e magari fare qualcos’altro e non fissarsi troppo su quel blocco e cercare di superarlo.

Di chi è stata l’idea di fare la sincro insieme a Tania Cagnotto?

Io fino al 2008 ho fatto le Olimpiadi a Pechino con un’altra ragazza che si chiamava Noemi Batki, dopo di che ho sentito l’esigenza un pochino di cambiare. In quel periodo mi allenavo a Bolzano, Trento e Bolzano sono vicine, quindi ho proposto a Tania di provare la sincro, abbiamo provato e le prime gare sono andate subito bene e da lì abbiamo cominciato, i risultati sono arrivati e questo ha fatto sì che avessimo voglia di fare sempre di più.

Qual è stato il segreto del vostro successo?

Ovviamente quando lo vivi non te ne rendi conto, poi dopo con il passare del tempo, anche a pensarci adesso c’è sempre stata una sintonia che è venuta naturale, ma forse la cosa più importante è stata la fiducia che tutte e due ponevamo reciprocamente. Quindi è stata una crescita personale e sportiva.    

Per molti sportivi voi due siete stati un esempio, vi siete mai sentita addosso questa responsabilità?

In realtà abbiamo vissuto normalmente le nostre gare, le nostre vittorie e sicuramente il fatto di non aver sempre vinto, ci ha avvicinato un pochino ai tifosi, perché ovviamente come nella vita, anche nello sport a volte non ci sono solo cose belle ma ci sono a volte anche cose un po’ più difficili e sicuramente questo ci ha avvicinato molto. Non ci siamo sentite un esempio, perché abbiamo sempre fatto quello che ci sentivamo di fare. 

Per te quanto ha contato l’autostima?

L’autostima c’è chi ce l’ha innata, però a volte va costruita e viene data soprattutto dai risultati positivi. Sicuramente è stata una parte durante la mia carriera sulla quale ho dovuto lavorare per riuscire a creare più convinzione nelle mie capacità.

Le virtù che deve avere uno sportivo?

Costanza, determinazione, passione e una grande voglia di inseguire un sogno.

Sei favorevole o contraria all’aiuto psicologico per un’atleta?

Sicuramente favorevole. Quando gareggiavo, il fatto di appoggiarsi ad uno psicologo sportivo era visto quasi come un tabù. Io invece mi ci sono avvicinata volentieri, perché credo che non esista solamente l’allenamento fisico, ma esiste soprattutto anche l’allenamento mentale.

L’esperienza sportiva che ti è rimasta nel cuore? (l’impresa a cui sei molto legata)

L’esperienza che mi è rimasta nel cuore sono stati i mondiali di Roma nel 2009, perché sono stati mondiali giocati in casa e dove è arrivata la prima medaglia mondiale con Tania e quella è stata un’emozione grandissima.

Cosa insegna lo sport?

Io credo che sia un grande insegnamento di vita, una palestra di vita che ti mette di fronte all’impegno, alla costanza fin da piccoli. Ti permette di metterti alla prova con gli altri, ma soprattutto con te stesso. Quindi è sicuramente un allenamento per il futuro.

Hai mai dedicato una vittoria, una medaglia a qualcuno?

Le vittorie e le medaglie le ho sempre condivise con la mia famiglia, che sono le persone che mi hanno supportato più di tutti.

Quando volevi un parere o un giudizio sportivo a chi ti rivolgevi?

Dal punto di vista sportivo sicuramente agli addetti ai lavori, a quelli dell’ambiente sportivo, quindi alla mia allenatrice o al papà di Tania. Poi per altre cose ovviamente ai miei genitori.

Da sportiva hai seguito una dieta particolare?

I primi anni no, cercavo sempre di mangiare bene, mentre negli ultimi anni sono stata seguita da una nutrizionista che mi ha dato delle indicazioni per mangiare in maniera equilibrata. Non una dieta, ma comunque un pasto equilibrato con le dosi giuste di proteine e carboidrati.

Tania Cagnotto ha posato per Playboy. A te l’hanno mai proposto?

No. Non lo so se avrei posato per Playboy. Erano anni diversi, non saprei risponderti se a quei tempi avrei accettato o no. 

Ora che non gareggi più, curi delle passioni, degli hobby nel tempo libero?

Cerco di tenermi in forma, cerco di fare sempre attività fisica, comunque lo sport farà sempre parte della mia quotidianità, della mia vita e faccio la mamma.

Ho letto che hai fatto volontariato in Africa. Come hai vissuto questa esperienza?

È stata un’esperienza di solidarietà particolare nel 2014. Sono stata scelta come testimonial e ho conosciuto i progetti che l’Acav (fondata nel 1985 a Trento, è un’associazione centro aiuti volontari) sta realizzando in Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan. Un’esperienza che da un po’ di peso alle cose quando rientri poi nel nostro mondo.

Tre aggettivi per definirti?

Testarda, semplice e positiva.

Se ti chiamassero per un reality o a Ballando con le stelle, ci andresti?

Potrebbe essere una cosa da prendere in considerazione.

Tania Cagnotto ha pubblicato il libro “Che tuffo la vita”. A quando un tuo libro dove racconti la tua esperienza sportiva e quella privata?

Mi è venuta l’idea di scrivere un libro, vediamo se in futuro riuscirò a realizzarlo.