Angelo Di Livio (ex calciatore) Roma
23.9.2026
Intervista di
Gianfranco Gramola
“Bruno Conti è sempre stato il mio idolo incontrastato
e aggiungo anche Franco Causio. Loro due racchiudono un po’ tutto quello che io
cercavo di essere”

Angelo Di Livio è nato a Roma il
26 luglio
1966.
Cresciuto nel settore giovanile della Roma, ha giocato con Reggiana, Nocerina,
Perugia, Padova, Juventus e Fiorentina. In bianconero, tra le altre cose, ha
vinto tre scudetti, una Champions e un’Intercontinentale. In Viola una coppa
Italia. Ha esordito in
nazionale maggiore
a 29 anni, il 6 settembre 1995, nella partita Italia-Slovenia
(1-0). Convocato nelle gestioni di quattro diversi commissari tecnici, ha preso
parte al
campionato d'Europa 1996
in Inghilterra (con
Arrigo Sacchi),
al
campionato del mondo 1998
in Francia (con
Cesare Maldini),
al
campionato d'Europa 2000
in Belgio e nei Paesi Bassi (con
Dino Zoff)
e, a quasi trentasei anni, al
campionato del mondo 2002
in Corea del Sud e Giappone (con Giovanni Trapattoni). Il 18 giugno 2002 gioca
la sua ultima partita in nazionale, negli ottavi di finale dei mondiali
nippo-coreani, contro la
Corea del Sud:
memorabile, nell'occasione, lo sguardo rivolto all'arbitro
Byron Moreno,
a seguito dell'espulsione di
Francesco Totti.
Ha collezionato 40 presenze con gli Azzurri, di cui solo 12 per tutta la
durata del match.
Intervista
Da poco è iniziato il campionato. Le tue prime
impressioni?
Diciamo che ci sono delle squadre che sono partite
bene come la Roma, il Como, l’Inter e ci metto anche la Lazio. Ci sono delle
sorprese come il Cagliari, il Frosinone e credo che poi alla fine uscirà anche
la Juventus e il Milan. Credo che siano un po’ queste le squadre che comunque
andranno a lottare per lo scudetto.
C’è una squadra che secondo te è da tenere d’occhio e
sarà una sorpresa?
A parte l’Inter che la ritengo ancora leggermente
avanti alle altre, io credo che la Roma di Gasperini sarà una sorpresa, ma anche
il Como è da non sottovalutare. In questo momento le sorprese possono essere
queste due squadre.
Parliamo della tua carriera. Il calcio era una tua
ambizione o volevi fare altro nella vita?
Il calcio è sempre stata la mia passione. Il sogno di
diventare calciatore è sempre stato dentro di me, credo come tutti i bambini che
giocano nelle piazzette con gli amici. Quella è stata la passione e il sogno che
mi ha accompagnato a fare tanti sacrifici per arrivare lontano.
In famiglia per chi facevano il tifo?
Vengo da una famiglia di romanisti e mio papà era un
grande tifoso della Roma.
Con quale giocatore di riferimento sei cresciuto?
Due su tutti, Bruno Conti che è sempre stato il mio
idolo incontrastato e aggiungo anche Franco Causio. Loro due racchiudono un po’
tutto quello che io provavo ad essere.
Com’è cambiato il gioco del calcio dai tuoi inizi ad
oggi? Che differenze vedi?
E’ cambiato totalmente. Oggi si gioca più sul tiro in
porta e meno sul cross, si gioca e si rischia molto con il portiere. Ci sono
situazioni che sono molto cambiate.
Il tuo rapporto con Trapattoni e Lippi?
Straordinario. Per me sono due icone molto importanti
e sono sempre stati dei punti di riferimento. Prima uno e poi l’altro e li
considero come fratelli maggiori.

Quando giocavi seguivi una dieta particolare?
Assolutamente no, io mangiavo quello che era giusto
mangiare ma non mi facevo mancare nulla. Poi è chiaro che più si avvicina la
partita e più mangiavi cose giuste, non esageravi.
Il giocatore più forte con cui hai giocato?
Credo che Zidane sia stato un giocatore formidabile.
Io ti devo dire che ho avuto la fortuna di giocare con dei numero 10
straordinari, a partire da Alex Del Piero e Roberto Baggio e anche Totti in
Nazionale e Rui Costa nella Fiorentina.
A proposito di Del Piero e Baggio, hai un aneddoto
simpatico dei due fuoriclasse?
Del Piero l’ho visto crescere quando giocavo nel
Padova e lui stava nelle giovanili del Padova. L’ho visto diventare uomo e
calciatore e oggi posso dire che è una figura davvero importante, un ragazzo
veramente intelligente. Roberto Baggio è un ragazzo buono, un grande amico, un
ragazzo con un’educazione fuori dal normale che sa rispettare tutti. Aneddoti
particolari o simpatici non ne ho, ma ho tanti bellissimi ricordi. Baggio
durante un allenamento con la Juventus notò la mia particolare andatura nella
corsa, con le spalle strette e le braccia lungo i fianchi e mi disse che
sembravo un soldatino (risata).
L’impresa calcistica a cui sei molto legato qual è?
Naturalmente a tutti i successi, anche perché fai dei
sacrifici per arrivare a certi risultati. Come la Champions a Roma, quando si
chiamava ancora la Coppa dei Campioni, nella mia città credo sia stata una
serata indimenticabile.
In che zona sei nato di Roma?
Io sono nato a Montesacro, come la canzone di Claudio
Baglioni, ricordi?
Certo, sono un fan di Baglioni. Che ricordi hai
dell’arbitro Byron Moreno?
(risata) Diciamo che è stato un periodo molto brutto
perché hanno visto tutti come ha arbitrato e come ci ha trattato. Lui è una
figura che voglio cancellare dalla mia vita, perché in quella partita ce ne fece
di tutti i colori. Non aggiungo altro e mi dispiace perché eravamo una nazionale
molto forte e potevamo fare molto di più.
Tu hai giocato in diverse squadre. Dove hai trovato la
tifoseria più calda, quella che ti voleva più bene?
Devo dirti che sono sempre stato apprezzato un po’ da
tutti anche per il mio modo di fare. Però forse la passione e il calore che
hanno i fiorentini è unico, anche perché venivo dalla Juve e non è stato facile
farmi accettare, perché c’erano questi contrasti fra le due tifoserie. Però dopo
mi hanno voluto molto bene e ho trovato una tifoseria molto calda che quando
spinge si fa sentire molto.

Oltre al calcio segui altri sport?
Il tennis mi piace molto perché abbiamo un fenomeno
come Sinner, mi piace la pallavolo quando gioca l’Italia, anche quella
femminile. Quando c’è una esibizione sportiva importante, me la vedo.
Cosa insegna lo sport?
Lo sport secondo me dovrebbe essere una scuola di
vita, non solo di sport. Deve essere anche crescere nell’educazione, nel
rispetto altrui. Io sono cresciuto così.
Cosa ne pensi degli stipendi d’oro dei calciatori?
E’ chiaro che se tu fai bene dopo un anno, riesci a
guadagnare quello che guadagnano forse in tutta la carriera altri giocatori. Io
credo che te lo devi meritare negli anni, non dopo un anno. E’ difficile
rispondere a questa domanda, però a volte si esagera molto con gli ingaggi
secondo me.
Hai dei rimpianti?
No, sono orgoglioso di quello che ho fatto, anche
perché ho fatto molta gavetta. Forse l’unico rimpianto è quello di non aver
vinto con la maglia azzurra.