Anna
Tifu (violinista)
Cagliari 17.6.2026
Intervista di Gianfranco Gramola
“La
musica per me è una forma di verità, è un linguaggio che non mente, che ti
costringe ad essere sincero, prima di tutto con te stesso”
Vincitrice
nel 2007 del Concorso Internazionale George Enescu di Bucarest, Anna Tifu è
considerata una delle migliori interpreti della sua generazione. Nata a
Cagliari, ha iniziato lo studio del violino all’età di sei anni sotto la
guida del padre e a suonare in pubblico a otto anni, vincendo il primo premio
con Menzione Speciale di Merito al Concorso violinistico di Vittorio Veneto. A
undici anni ha debuttato come solista con l’Orchestra National des Pays de la
Loire, e l’anno dopo al Teatro alla Scala di Milano con il Concerto n.1 di Max
Bruch. Ha vinto giovanissima il Concorso Internazionale Viotti Valsesia e il
Concorso Internazionale M.Abbado di Stresa. Si è diplomata a soli quindici anni
al Conservatorio di Cagliari con il massimo dei voti e la menzione d’onore. Si
è perfezionata con Salvatore Accardo all’Accademia Walter Stauffer di Cremona
e successivamente all’Accademia Chigiana di Siena dove, nel 2004, ha ottenuto
il Diploma d’Onore. A diciassette anni è stata ammessa al Curtis Institute di
Philadelphia dove ha studiato con Aaron Rosand, Shmuel Ashkenasi e Pamela Frank
e in seguito a Parigi dove ha conseguito il diploma superiore di Concertista.
Tra i principali impegni della stagione 2025/26, il debutto con l’Orchestra
del Teatro San Carlo di Napoli, concerti con l’Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, per la stagione
cameristica della Fenice a Venezia e per la Società dei Concerti al Teatro
Verdi di Trieste. Si è esibita con alcune tra le più prestigiose orchestre in
Italia e all’estero, tra le quali l’Orchestra Nazionale dell’Accademia di
Santa Cecilia, Orchestre Philharmonique de Radio France (dove nel 2018 ha
inaugurato la stagione, con la direzione di Mikko Franck), Orchestra della
Fondazione Arena di Verona, Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova,
Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, Orchestra Haydn di Bolzano e Trento,
Orchestra Sinfonica Siciliana, Simòn Bòlivar Orchestra del Venezuela,
Stuttgarter Philharmoniker, Dortmunder Philharmoniker, George Enescu
Philharmonic Orchestra di Bucarest, Lithuanian Chamber Orchestra, Munich Chamber
Orchestra, KZN Philarmonica di Durban, Prague Chamber Orchestra, Orchestra
Filarmonica del Qatar.
Tra i
direttori, ha collaborato con Yuri Temirkanov, Gustavo Dudamel, Diego Matheuz,
David Afkham, Juraj Valcuha, Mikko Franck, John Axelrod, Christoph Poppen,
Justus Frantz, Cristian Mandeal, Horia Andreescu, Sergiu Comissiona, Lü Jia,
Marco Angius, Giampaolo Bisanti, Julian Kovatchev, Hubert Soudant, Gérard
Korsten, Gabor Ötvös.
È
regolarmente invitata dalle principali stagioni concertistiche e
festival, tra i quali George Enescu Festival a Bucarest, Festival de Musique a
Mentone, Ravello Festival, Al Bustan a Beirut, Paganini Genova Festival al
Teatro Carlo Felice, dove nel 2017 ha avuto il privilegio di suonare il famoso
violino Guarneri del Gesù detto “Il Cannone” appartenuto a Niccolò
Paganini.
Ha
collaborato con musicisti come Maxim Vengerov, Yuri Bashmet, Ezio Bosso, Enrico
Dindo, Julien Quentin, Pekka Kuusisto, Mario Brunello, Giovanni Gnocchi, Michael
Nyman, Boris Andrianov, l’Etoile Carla Fracci (con la quale ha tenuto uno
spettacolo per lo Stradivari Festival di Cremona), l’attore John Malkovich.
Ha inciso il
CD “Tzigane” (Franck, Enescu, Ravel) in duo con il pianista Giuseppe
Andaloro, uscito nel 2017 per Warner Classics.
Tra le sale
nelle quali si è esibita, il Teatro alla Scala di Milano, Auditorium Parco
della Musica di Roma, Sala Verdi di Milano, Great Hall di San Pietroburgo,
Tchaikovsky Concert Hall di Mosca, Konzerthaus di Dortmund, Konzerthaus di
Berlino, Beethoven-Saal di Stuttgart, Teatro La Fenice di Venezia, Rudolphinum
Dvorak Hall di Praga, Ateneo e Sala Palatului di Bucarest, Madison Square Garden
di New York, Staples Center di Los Angeles, Auditorium Simòn Bòlivar di
Caracas.
Anna Tifu è
stata testimonial della campagna pubblicitaria 2011 di Alitalia, assieme a
Riccardo Muti, Giuseppe Tornatore ed Eleonora Abbagnato.
In occasione
del solstizio d’estate 2020, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa
Cecilia e Anna Tifu - che per l’occasione ha indossato tre abiti Fendi Couture
- hanno eseguito l’Estate dalle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, per il
progetto Anima Mundi della Maison Fendi, trasmesso in streaming.
Suona il
violino Giovanni Battista Guadagnini 1783 “Kleynenberg” della Fondazione
Canale di Milano.
Intervista
Ho
letto che ti sei appassionata alla musica grazie a tuo papà.
La
passione per la musica nasce in famiglia. Mio padre è stato primo violino
dell’orchestra filarmonica di Bucarest, il mio primo insegnante e quando ho
cominciato con lui avevo 6 anni. E’ stato lui a introdurmi alla musica in modo
naturale, senza forzature, lasciandomi però sempre la libertà di scelta,
tant’è che io lo sentivo sempre studiare a casa e sono stata io da bambina ad
esprimere il desiderio di avvicinarmi a questo strumento e così a 6 anni
abbiamo iniziato insieme lo studio del violino.
La
scelta del violino è sempre dovuta a tuo papà o ti piaceva un altro strumento?
La
scelta del violino posso dire che non è stata immediata come unico percorso,
perché da bambina ero curiosa anche verso il mondo della danza. Infatti ho
fatto danza moderna e danza classica a livello amatoriale, perché mia mamma
lavora in una palestra e quindi mi sono avvicinata anche al mondo della danza,
ma per pochissimo tempo. Come dicevo prima a 6 anni ho cominciato con lo studio
del violino e poi ho continuato su questa strada e non mi sono più fermata.

Con
quali musicisti di riferimento sei cresciuta?
I
miei riferimenti musicali inizialmente sono stati i grandi violinisti del
passato, penso a Itzhak Perlman e Pinchas Zukerman. Io sono cresciuta ascoltando
le loro registrazioni e tuttora quando devo preparare un brano nuovo, ascolto
sempre i loro dischi, non ovviamente
per copiare ma per trarre fonte di ispirazione e poi come punto di riferimento
per quanto riguarda le interpretazioni. Devo dire che anche nel mio modo di
suonare sono molto vicina come interpretazione e come sobrietà se vogliamo, di
più a questo grandi violinisti del passato che ho nominato prima. Devo dire che
anche oggi ci sono dei violinisti incredibili, tra tutti i miei preferiti sono
Hilary Hahn e Julia Fischer per citarne soltanto alcuni.
Chi
per primo ha scoperto e valorizzato il tuo talento?
Il
primo a credere nel mio talento è stato mio papà e infatti insieme ai primi
insegnanti hanno capito che la mia era una dedizione totale, non soltanto un
gioco.
Hai
mai pensato ad un nome d’arte?
Non
ho mai sentito il bisogno di un nome d’arte. Il mio nome ha sempre fatto parte
della mia identità artistica e personale e mi rappresenta così com’è.
Cos’è
per te la musica?
La
musica per me è una forma di verità, è un linguaggio che non mente, che ti
costringe ad essere sincero, prima di tutto con te stesso. Poi io sono una
persona molto timida fuori dal palco e sul palco, attraverso la musica, riesco
ad esprimere tutte le mie emozioni.
Come
ricordi il tuo debutto in pubblico?
Ricordo
il mio debutto in pubblico come un momento di grande emozione e responsabilità,
avvenuto quando ero ancora molto giovane. A 8 anni ho vinto il mio primo
concorso a Vittorio Veneto e poi da lì ho cominciato con la carriera artistica
ad esibirmi e ricordo con grandissima emozione il mio debutto alla Scala
all’età di 12 anni dove ho suonato il concerto di Max Bruch. Fu tra l’altro
la prima volta che sperimentai la così detta ansia da palcoscenico che tuttora
mi accompagna. Addirittura dovettero darmi una spinta per entrare sul palco
perché ho avuto quel momento di grande emozione. A 12 anni ovviamente
ritrovarmi in un teatro gremito come la Scala, mi ha veramente emozionato e mi
ha messo un po’ di quella paura che, come dicevo prima, mi accompagna tuttora
prima di suonare. Che però sul palco si trasforma in adrenalina e quella voglia
di dare di più al pubblico. Fin quando chiaramente non diventa panico,
l’emozione aiuta sicuramente a comunicare di più a far arrivare la musica dei
più al pubblico. Non siamo dei robot, quindi l’ansia da palcoscenico fa parte
del mestiere e devo dire che con gli anni ho imparato a gestirla al meglio.
Prima
di una esibizione hai dei riti scaramantici?
Prima
di una esibizione non ho riti scaramantici ma ho bisogno di silenzio e
concentrazione, di quella mezz’ora sola con me stessa nel camerino, magari
faccio qualche esercizio di respirazione per calmare un pochino la tensione.
Cerco ovviamente di riposarmi, rilassarmi e di dormire bene la notte prima e di
non fare le ore piccole.

Dopo
una esibizione di chi temi il giudizio?
Dopo
un concerto il giudizio che temo di più è il mio, perché sono la mia critica
più severa e quindi rimando a pensare, a riflettere e analizzo sempre tutto con
estrema onestà e con la voglia di migliorarmi.
Un
musicista del passato con cui ti sarebbe piaciuto suonare?
Se
penso ad un musicista del passato con cui avrei voluto suonare, me ne vengono in
mente diversi, ma se dovessi scegliere probabilmente direi Sostakovic. Ho un
debole per la sua figura, sia come persona che come personalità e una
grandissima ammirazione per quello che è stato il suo percorso e per la sua
musica straordinaria, tant’è che il primo concerto per violino di Sostakovic
rimane tuttora uno dei miei concerti preferiti. E poi se ne posso aggiungere
altri due, direi Beethoven e Mozart.
La
musica basta sentirla o bisogna anche capirla?
Se
pensiamo alla musica, se parliamo del pubblico, devo dire che basta anche
sentirla perché riesce comunque a trasmettere tanto anche per un pubblico di
non esperti, non abituati a dei concerti. Per quanto mi riguarda però è molto
importante capirla profondamente, studiarla e ovviamente trarne ispirazione un
po’ da tutto, dal pubblico, dalla sala, dall’orchestra con la quale stai
collaborando. Tutto questo fa parte del percorso che precede tutta la
preparazione prima di un concerto. Quindi per noi musicisti è impostante capire
la musica, non solo sentirla, nonostante io sia una musicista molto intuitiva.
Però c’è un lavoro molto profondo e meticoloso per quanto riguarda le opre
di studio, la preparazione fisica e anche mentale prima di affrontare qualsiasi
concerto.
Hai
mai composto della musica?
Non
ho mai composto nulla. E’ un talento che non penso di avere. Comunque non ci
ho mai provato perché lo studio dello strumento mi assorbe completamente.
Nella
tua carriera hai conosciuti molti artisti. Un tuo ricordo di Carla Fracci e di
Andrea Bocelli.
Nel
mio percorso artistico ho avuto la fortuna di incontrare tanti artisti
straordinari. Carla Fracci la ricordo per la sua innata eleganza, per la sua
grande dedizione e disciplina. Ho un ricordo molto bello di lei. Andrea Bocelli
è stata una persona con la quale mi sono trovata benissimo. Penso anche per la
sua capacità di arrivare direttamente al cuore delle persone con estrema
semplicità.
Come
hai vissuto l’esperienza di suonare il violino appartenuto a Niccolò
Paganini?
Suonare
il violino appartenuto a Paganini è stata un’esperienza veramente difficile
da esprimere. Era come se lo strumento avesse una memoria, un’energia
particolare che ti costringe ad essere all’altezza della sua storia. E’
stata veramente una emozione immensa suonare il violino appartenuto a Niccolò
Paganini. Per noi violinisti significa tanto ed è stato un onore avere avuto
l’occasione di poterlo suonare.
Hai
suonato anche all’estero. Dove hai trovato il pubblico più attento, più
caloroso?
Devo
dire che ho suonato in diversi paesi del mondo e penso che ogni pubblico abbia
una sua identità. In generale il pubblico più attento è spesso quello dei
grandi centri culturali, mentre quello più caloroso può sorprendere spesso
anche nei contesti meno prevedibili. Io suono spesso in Romania e devo dire che
lì c’è veramente un pubblico di appassionati, attenti alla musica e
soprattutto mi stupisce vedere la presenza di tantissimi giovani che ascoltano i
concerti con grande attenzione e grandissima partecipazione. Comunque io ho
sempre trovato un pubblico molto caloroso e questo non può far altro che farmi
piacere e rendermi orgogliosa.

Hai
mai suonato per solidarietà, per opere benefiche?
Mi
è capitato di partecipare a dei progetti o a dei concerti per solidarietà.
Penso che sia un’esperienza che danno alla musica un senso ancora più
profondo perché esce dal palcoscenico e diventa un aiuto più concreto.
Cosa
ne pensi dei talent musicali?
Penso
che i talent musicali possano essere sicuramente una vetrina interessante, ma
non possono sicuramente sostituire un percorso artistico lungo e profondo. La
musica ha bisogno di tempo.
Hai
ricevuto parecchi riconoscimenti. Un paio a cui sei molto legato?
Tra
i riconoscimenti a cui sono molto legata c’è sicuramente la vittoria al
concorso Enescu di Bucarest, nel 2007 e che ha rappresentato un punto di svolta
della mia carriera. Un altro momento fondamentale è stato il debutto a Parigi,
diretto da Mikko Franck per l’inaugurazione di Radio France. Poi ricordo con
grandissima emozione il debutto a Roma, con l’accademia di Santa Cecilia, dove
ricollegandomi a Sostakovic, suonai il concerto numero 11 di Sostakovic, diretta
dal grande Jurij Temirkanov. Quindi quel concerto in particolare mi rimarrà
sempre nel cuore come uno dei momenti più importanti della mia carriera e poi
ci tengo anche a menzionare la collaborazione con Ezio Bosso. Abbiamo fatto
tanti concerti e tuttora suono molto spesso il suo Eso concerto per violino, che
abbiamo avuto la fortuna di suonare insieme più volte. Ogni anno, in settembre,
partecipo con grandissimo piacere ad un festival in suo onore che si svolge a
Gualtieri, dove ci riuniamo con quelli che è stata la sua orchestra, con i suoi
amici musicisti più cari e si realizza questo festival dedicato a lui e è una
cosa molto bella.
Quali
sono le tue ambizioni?
Le
mie ambizioni non sono legate ad un traguardo preciso ma al desiderio di
continuare a crescere, scoprire repertori nuovi e soprattutto non smettere mai
di mettermi in discussione.
Nel
tuo futuro c’è spazio per un libro?
Non
ho mai pensato all’idea di scrivere un libro, ma chissà in futuro.
Oltre
alla musica, curi altre passioni?
Oltre
alla musica da poco ho scoperto la passione per lo sport che mi aiuta a stare
meglio fisicamente e ad affrontare anche lo stress fisico che comporta a stare
in piedi tante ore al giorno, con il violino in mano, che è una posizione molto
innaturale e quindi lo sport mi aiuta tanto in questo. Poi sono appassionate di
cinema e vado spesso a vedere film horror. Inoltre sono una buona forchetta e
quando viaggio non vedo l’ora di sperimentare tutti i piatti locali tipici.
A
chi vorresti dire grazie?
Grazie
sicuramente alla mia famiglia, a mio padre per avermi sempre sostenuta ma
soprattutto per avermi lasciata libera e allo stesso tempo sempre spronata a
dare il massimo.