Carla Urban (giornalista e conduttrice Tv e radio)    Schio (Vicenza) 23.1.2026

                                    Intervista di Gianfranco Gramola

“Fin da piccola ho la passione per la montagna, dei boschi, della natura, anche se il mare limpido mi rapisce, mi innamora ma è quell’innamoramento che passa veloce, la montagna invece è amore”   

Carla Urban è nata a Brunico (Bolzano)  il 24 agosto 1951. Sorella del giornalista sportivo Federico Urban, ha debuttato come conduttrice di programmi televisivi e successivamente radiofonici Rai, tra cui Blitz (ideato da Giovanni Minoli), Agricoltura domani, Che fai mangi? con il critico gastronomico Edoardo Raspelli e la giornalista Anna Bartolini. Dal 1979 è anche autrice. A metà degli anni ottanta, ha lavorato a Primocanale. A partire dal 1988 su TeleMontecarlo è stata il volto del fortunato contenitore pomeridiano TV Donna: attualità, servizi, ospiti in studio, rubriche a cura di Alberto Bevilacqua, Barbara Alberti, Irene Bignardi, Maria Rita Parsi, la sessuologa Jole Baldaro Verde e altri. Nel 1994-1995 ha curato il rotocalco di attualità Chiamala tv: fra gli ospiti fissi il pediatra Italo Farnetani e la pneumologa-omeopata Maria Luisa Agneni. In seguito Carla Urban è passata prima a Mediaset per un ciclo di trasmissioni sulla macchina della verità, dal titolo Colpevole o innocente e poi a Stream TV, dove ha realizzato una serie di reportage per Canale Viaggi. Nel 2004 ha scritto la biografia di Paola Di Mauro per l'editore Luigi Veronelli. Dal 2000 si occupa di telefotogiornalismo, nell'Altovicentino. Nel 2007 ha ideato e diretto il documentario Gran belle storie dedicato ai custodi del paesaggio. Dal 2004 collabora con l'Università di Padova (Facoltà di Scienza della Formazione: seminari in ambito di Sociologia dei Processi Culturali). Collabora con Associazione Artigiani Commercio e Industria di Vicenza, come conduttrice e consulente di comunicazione, e con ASCOM di Schio, come redattrice e fotografa per la rivista Marco Polo. Ha dato vita nel 2000 ad "Urban Koala", studio di azioni per la buona qualità della vita urbana (difesa e segnalazione belle realtà italiane). 

Intervista

Sei giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica. E’ nata prima la passione per  il giornalismo o per la conduzione di programmi?

Diciamo che non ho avuto passione per nessuna delle due professioni. Sono diventata giornalista nell’84 perché io con la carta stampata sono riuscita ad avere una mia identità, e il fatto di fare questo lavoro in tutti i modi, sia alla radio, in televisione e come autrice dei testi, ha fatto si che  diventasse una passione, cioè il raccontare cose belle, di cui si parla poco, valorizzare le persone, valorizzare situazioni e magari fare meglio qualcosa che si può migliorare anche se la mia passione sarebbe stata quella di insegnare.

I tuoi genitori che futuro avevano in mente per te? 

Mio padre voleva che io mi sposassi con un medico, che facessi una vita tranquilla,  magari facendo un lavoro che fosse un’insegnante o un’annunciatrice televisiva, tipo Nicoletta Orsomando, perché a quell’epoca lui lo considerava un lavoro molto sicuro per una donna, al contrario del lavoro di artista. Mia madre avrebbe voluto semplicemente che mi laureassi e che trovassi un amore grande come quello che aveva trovato lei in mio padre. Sognava per me serenità e pace.

Parlando di tv, con quali personaggi di riferimento sei cresciuta? Chi sono stati i tuoi  idoli?

Il mio idolo era Fred Buscaglione che però era un cantante e che morì sotto casa mia in un incidente d’auto e io piansi per la prima volta, sotto al tavolo, per una persona che non conoscevo. Poi mi piaceva molto Delia Scala e mi piaceva moltissimo Walter Chiari.

Come hai conosciuto Giovanni Minoli?

Giovanni Minoli mi è stato segnalato da un mio compagno di scuola come persona capace di fare una buona televisione, ma era all’inizio e aveva  ancora l’entusiasmo di uno che creava qualcosa. Io mi feci viva e lo conobbi proprio perché mi avevano detto che era uno in gamba e che aveva un sacco di idee e lui mi disse: “ Ho un mio gruppo che cresciamo, facciamo squadra e faremo qualcosa di bello. Se vuoi c’è posto anche per te”. Io accettai volentieri, mi fece un contratto a tempo determinato come impiegata di concetto all’inizio, poi dopo come programmista che ai primi anni ‘80 significava avere varie mansioni, sia in redazione che magari in trasmissione. In un occasione mi mandò in onda, avendo fiducia in me perché mi vedeva molto intenzionata a lavorare perché avevo fatto un provino e volevo dare un seguito a questo provino. Il provino mi consigliò di farlo mio padre perché mi considerava adatta allo schermo.

Altri personaggi con cui hai lavorato e ti sono rimasti nel cuore? 

Mi è rimasto nel cuore Nichi Stefi che era un regista della Rai. Alla fine degli anni ’80 feci un programma che si chiamava “Star bene a tavola” e lui era un’artista e anche un gran esperto di vini e di cultura alimentare e mi fece conoscere persone eccezionali come Luigi  Veronelli e tanti altri. Feci questo programma televisivo di grandissima qualità che mi emancipò e che per la prima volta mi fece portare  Edoardo Raspelli in televisione come critico che segnalava ristoranti buoni. Raspelli e tutto ciò che mi portava a conoscenza, cultura nutrizionale e alimentare per me fu prezioso. 

Come hai conosciuto il tuo ex marito Maurizio Ferrini e come ti ha conquistato? 

L’ho conosciuto perché sono andata ad intervistare tutti gli uomini di “Quelli della notte”. Fu una mia idea e io volevo in qualche modo conoscerli e allora proposi al regista Minerva di fare una carrellata in tre parole della loro donna ideale. Lo chiesi a Renzo Arbore, ad Andy Luotto, a Nino Frassica, a Catalano e quindi anche a Maurizio Ferrini. Quando lui mi ha risposto mi ha fatto veramente ridere e mi ha conquistato con la sua originalità e i suoi occhi.

L’hai seguito a “Ballando con le stelle”?

Si, l’ho seguito. Mi è sembrato coraggioso. 

Come ti sembra la tv di oggi rispetto a quella che si faceva una volta? 

La vedo poco (risata). Io guardo soprattutto film e telefilm, poi mi piacciono i talent show di musica, tutti quello dedicati alla voce e su quelli poi mi ci dedico. I talk show non riesco a guardarli perché mi viene il mal di stomaco, perché sono pieni di clamore, non mi piacciono e per me è tempo sprecato. Credo che la televisione ti possa cambiare la vita, quindi quando si parla di informazione, di attualità, di cronaca, di cultura bisogna avere tanto tatto, bisogna avere lo scrupolo di dire le cose che possano dare alla gente degli stimoli e io non vedo questo nella televisione che si fa oggi. Quindi mi limito ai programmi di musica e ai film e ai telefilm come “La signora in giallo”.

Per “Blitz” hai intervistato parecchi personaggi famosi. Un paio che ti sono rimasti nel cuore?

Mi è rimasto nel cuore Gigi Proietti perché fu molto generoso. L’intervista la feci in teatro, bussai e lui fu veramente carino perché capì il mio imbarazzo, perché mi mandavano un po’ allo sbaraglio ad intervistare dei personaggi dietro le quinte. Lui fu delizioso e disponibile. Poi mi piacque molto Heather Parisi e io tutti i pomeriggi, una volta finita la diretta della trasmissione, andavo a vedere le prove di Fantastico, chiedevo il permesso e mi gustavo i balletti e la bravura della Parisi e le coreografie di Franco Miseria.  

Hai dei rimpianti? Vuoi levarti qualche sassolino? 

Sassolini? Un macigno è stato quando mi hanno impedito di proseguire perché non c’era spazio per me in nessuna rete, soprattutto a Rai 3 dove io avrei tanto voluto esserci  perché all’epoca era molto di qualità e il direttore Guglielmi mi disse: “Si, ti conosco, sei molto brava ma io ho già la mia squadra, non mi servi”. Io rimasi molto male perché non era un atteggiamento aperto alle possibilità. 

Ora di cosa ti occupi? 

Mi occupo di valorizzare le realtà di questo territorio intorno a Schio, che è meraviglioso dal punto di vista ambientale e culturale. Poi scrivo per una rivista dove segnalo storie di vita e faccio dei piccoli reportage e soprattutto faccio tantissime fotografie e lascio parlare le immagini. Nella vita privata mi occupo di gestire dei nipotini che ho ereditato dal mio compagno e quindi mi diverto molto con loro perché sono rimasta po’ bambina anch’io. Sto tanto nel bosco, in mezzo alla natura e respiro l’aria della montagna.

Com’è nata la scelta di vivere in mezzo a queste montagne?

Io fin da piccola ho la passione per la montagna, dei boschi, della natura, anche se il mare limpido mi rapisce, mi innamora ma è quell’innamoramento che passa veloce, la montagna invece è amore. Quando vivevo a Roma mi mancava la montagna e aspettavo l’estate per andare a Brunico. Poi da grande ho pensato che la conquista sarebbe stata quella di andare a viverci in montagna. Io ho provato in vari luoghi ma non era facile. Quando sono venuta a Schio io ho visto qualcosa di molto simile a Brunico, sia nella forma delle montagne che sono addirittura quasi più belle, che nella qualità dei boschi, però con la differenza che qui è più rispettata la storia. Qui ho trovato un rispetto quasi sacrale per le montagne della  grande guerra e questo mi è piaciuto molto e sono venuta a vivere qui.