Carlo Delle Piane (attore e regista)      Roma 19.9.2002

                                         Intervista di Gianfranco Gramola

Dai film con Totò a quelli con Pupi Avati            

Carlo Delle Piane è nato a Roma, il 2 febbraio del 1936. 1948, scelto da Vittorio De Sica e Duilio Coletti per interpretare il ruolo di Garoffi nel film Cuore. La scelta avvenne per la conformazione del viso dell'attore, che lo rese riconoscibile nel panorama dei caratteristi del cinema italiano. E’ apparso in decine di film, seguendo una parabola discendente che lo porta ad interpretare ruoli in film di scarso prestigio. Negli anni '70, l'incontro col regista Pupi Avati lo porta ad una profonda crescita professionale, di critica e pubblico. Negli anni successivi sono molte le sue partecipazioni a opere del regista bolognese, sia in serie televisive che pellicole cinematografiche, conquistando un nastro d'argento quale miglior attore per “Una gita scolastica” (1983) ed il premio come attore dell'anno al Festival del cinema di Venezia (1986)  per “Regalo di Natale”.

Filmografia:

Cuore (1948) -  Vogliamoci bene  (1949) - Io sono il capataz (1950) -   Domani è troppo tardi  (1950) - Bellezze a Capri (1951) -  La famiglia Passaguai  (1951) - Guardie e ladri (1951) -  La famiglia  Passaguai fa fortuna (1951) -  Papà diventa mamma (1952) - Un ladro in paradiso (1952) - L'uomo, la bestia e la virtù (1953) - La grande speranza (1954) - Un americano a Roma (1954) - La ladra (1955) - La canzone più bella (1957) - Un colpo da due miliardi  (Sait-on jamais...) (1957) - Adorabili e bugiarde (1958) Fortunella (1958) - L'amico del giaguaro (1959) - Quanto sei bella Roma (1959) - Caccia al marito (1960) - Un mandarino per Teo (1960) - Bellezze sulla spiaggia (1961) - Nerone '71 (1962) - Totò e Cleopatra (1963) - Il monaco di Monza (1963) - Canzoni, bulli e pupe (1964) - Caccia alla volpe (1966) - Perdono (1966) - Scacco internazionale (1968) - L'arcangelo (1969) - Lacrime d'amore (1970) - I sette magnifici cornuti (1974) - La signora gioca bene a scopa? (1974) - L'insegnante (1975) - Una bella governante di colore (1976) - La dottoressa del distretto militare (1976) - Passi furtivi in una notte boia (1976) - Tutti defunti... tranne i morti (1977) - Jazz Band film tv (1978) - Cinema film tv (1979) - Dancing Paradise (1982) - Una gita scolastica (1983) - Festa di laurea (1985) - Regalo di Natale (1986) - Sposi (1987) - I giorni del commissario Ambrosio (1988) - Condominio (1991) - Dichiarazioni d'amore (1994) - Ti amo Maria (1997) - La via degli angeli (1999) - I cavalieri che fecero l'impresa (2001) - La rivincita di Natale (2004) - Tickets (2005) Nessun messaggio in segreteria (2006).

Ha detto:

- Non ho mai studiato e non ho fatto l’Accademia. Andavo a scuola e non pensavo di fare cinema.

- Mi divertivo a fare l’attore, anche perché era un pretesto per non andare a scuola e per guadagnare i miei soldini.

- Ero sempre considerato solo un caratterista con la faccia buffa, curiosa perché bastava un mio primo piano per divertire il pubblico.

- A me piacciono i personaggi anche conflittuali, con dei chiaroscuri, con un carattere non schematico o didascalico. Credo sia una ricerca interessante per un attore cercare di dare alla propria interpretazione delle vibrazioni, una certa dose di imprevedibilità, perché mi interessano i ruoli complessi, con delle sfaccettature.

- Un film può essere divertente, anche drammatico o sentimentale, ma l’importante è che trasmetta delle emozioni. Una storia non deve essere piatta, ti deve coinvolgere, deve far arrivare qualcosa dentro al cuore dello spettatore.

Curiosità

- Nel 1992 ha diretto il film con Brooke Shields “Un amore americano” e nel 1997 ha interpretato e diretto, come regista, il film “Ti amo, Maria”.

- Ha lavorato con attori del calibro di Totò, Alberto Sordi, Monica Vitti, Vittorio De Sica, Diego Abatantuono e Aldo Fabrizi.

- Ha inciso un Cd :“Bambini”, per promuovere le adozioni a distanza.

- Nell’83 con Una gita scolastica ( di Pupi Avati ), gli fu assegnato il Premio dei giornalisti, il premio Pasinetti quale miglior attore, poi il Globo d’oro e il Nastro d’argento e nell’86, con Regalo di Natale ha vinto il Leone d’oro come miglior attore.

Intervista

Incontro Delle Piane a piazza del Popolo, a Roma. Io stavo riposando sulla scalinate della chiesa gemella, detta anche degli "artisti". Per l’intervista ci siamo recati nella saletta interna della famosa pasticceria Rosati. Ho passato una mezz’ora in compagnia di un grande attore e devo dire che è stato piacevole. Durante l’intervista siamo stati più volte interrotti dai fan che chiedevano l’autografo. Per la cronaca, Carlo Delle Piane ha consumato un succo di frutta e io un caffè macchiato.

In quale zona di Roma sei nato, Carlo?

Sono nato nella zona vecchia, in quella antica di Roma, cioè Campo de’ Fiori, vicino al Ghetto, nella zona ebraica. Io e i miei fratelli siamo nati lì. Mia madre era di Roma e mio padre, che è morto nel ’60, era abruzzese, di Santa Margherita di Atri (Teramo). Della mia infanzia ho dei ricordi bellissimi, come molti di noi. Non è che sia un nostalgico. Oggi quella Roma è cambiata e non in meglio. Prendiamo le cose più semplici, il traffico, lo smog. I rapporti fra la gente. E’ una vita sempre più frenetica, assennata, sempre più nevrotica, piena di consumismo. Ormai i valori sono tutti saltati, non esistono più e di questo ne sono pienamente convinto. Purtroppo io sono un pessimista e ti confesso che la cosa che più mi rattrista è che vedo un futuro sempre peggiore, non vedo un miglioramento e la voglia di migliorare, perché non vedo riconquistare i rapporti belli, sani tra di noi. Io amo molto i bambini e devo dire che sono molto preoccupato per loro, per il loro futuro. Abbiamo tante malattie, tanta fame e tante violenze.

Beh! La speranza è l’ultima a morire, Carlo. Speriamo bene, quindi. Oltre al Ghetto hai abitato in altre zone di Roma?

Lì ci ho vissuto una vita, praticamente fino a 10 anni fa. Dopo la morte di mia madre, avvenuta nel ’94, mi sono trasferito a corso Trieste, cioè nella zona dove abitano i miei fratelli con le loro mogli e i loro figli. Siamo molto legati e ci vogliamo molto bene.

Quali sono i pregi e mi difetti dei romani?

Sono molto simpatici, a dire la verità. Forse l’unico difetto è che sono un pochino arroganti, presuntuosi. “Semo de’la Capitale!”. Quando sono in giro per l’Italia si credono di essere chissà che. E poi un altro difetto è quello che noi romani non amiamo la nostra città, come si dovrebbe. Dico noi romani ma  anche i politici. Dovremo amare e difendere di più Roma e tenerla più pulita e non fregarsene. Trattare la propria città come se fosse il salotto di casa propria.

Ti piace la cucina romana?

Io ho avuto come cultore della cucina romana un grande maestro in questa arte: Aldo Fabrizi. Io non so cucinare. Con Aldo c’era un grande rapporto di lavoro ma anche un grande rapporto di amicizia. Con lui è stato un bel mangiare (risata). Ha scritto anche dei libri di poesie sulla cucina romana e di ricette. Era un grande non perché mangiasse molto lui, ma perché gli piaceva cucinare per gli altri, per gli amici . Era un cuoco molto bravo e cercava sempre di migliorarsi. Io non sono un grande mangiatore, amo i piatti semplici. La cucina romana è pesantina, come quella emiliana. Amo, come la maggior parte degli italiani, le pastasciutte, ma amo molto anche le minestre.  

Cosa provi nel tornare a Roma dopo una lunga assenza?

Certamente ci torno sempre volentieri, però mi piace molto anche assentarmi  da Roma, anche per lunghi periodi. Questo, si! Perché ho un rapporto, come diceva Aldo Fabrizi, di amore e di odio o meglio di risentimento. La amo perché Roma è una bellissima città. Io penso spesso alle altre metropoli europee tipo Londra, Parigi, ecc…Roma rispetto alle altre grandi città è al di sotto come organizzazione, com’è vissuta dagli abitanti, i collegamenti, i mezzi pubblici, la cultura, i teatri, ecc… A Roma da alcuni anni d’estate fanno delle belle manifestazioni, ma per anni è stata veramente l’ultima rispetto a tutte le altre Capitali. Per esempio quando nel periodo natalizio vai a Londra o a Parigi c’è un’illuminazione che è straordinaria e questo settimane prima che arrivi il 25 dicembre. C’è una grande luce e una grande festa che si sente già nell’aria. Roma in confronto è morta, ci sono poche luci, poca voglia di festa, ecc... Un altro esempio è il Tevere. Vai a Parigi c’è la Senna o a Londra c’è il Tamigi che sono navigabili, con le orchestrine. Quest’estate vedevo un servizio su Parigi e facevano vedere che hanno portato sulle rive del loro fiume della sabbia fine dal mare e hanno creato un ambiente tipo spiaggia. Tu pensa Roma con questo fiume che passa attraverso 2000 anni di storia. Questo fiume potrebbe essere sfruttato e usato per noi romani ma anche per i turisti. Invece niente.

Ti piacciono le poesie romanesche?

Si! Mi piacciono molto. Ho letto Trilussa, il Belli, Cesare Pascarella ma anche quelle del mio amico Aldo Fabrizi. Certo che mi piacciono.

Se tu avessi la bacchetta magica, cosa faresti per migliorare Roma?

Ci vorrebbe propri la bacchetta magica, caro Gianfranco, che non esiste purtroppo. Farei quello che ti dicevo prima, cioè una città più vivibile, una città più pulita, il nostro Tevere più navigabile e poi tanti parcheggi. Roma è una città difficile, però credo che se volessero, i politici potrebbero fare qualcosa. Il discorso è che quando un partito arriva al governo, tante promesse non vengono mai mantenute. Questo in qualsiasi partito, sia chiaro. E’ utopia quello che stiamo dicendo.

Com’è avvenuto il tuo accostamento verso il mondo del cinema?

Io non ci pensavo e quindi non è stata una mia scelta. Sono stato invece scelto da alcune persone che andavano nelle scuole romane per cercare dei bambini, per il film “Cuore” di De Amicis. E hanno scelto anche me, insieme agli altri. Ci hanno portato a Cinecittà per i provini e risultai simpatico e naturale. Parliamo di molti anni fa…

I tuoi genitori sognavano per te un futuro diverso?

No! Mio padre era sarto e mia madre casalinga. Volevano che io studiassi.

E dopo le scuole cosa hai fatto?

Dopo le scuole normali feci la scuola d’attore. Questo mentre lavoravo.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione artistica?

Intanto l’incontro con Pupi Avati, nel ’76 e poi vincere negli anni ’80 tanti premi. Poi passare da ruoli semplici a ruoli da protagonista e quindi più impegnativi. Poi il Leone d’Oro come migliore attore protagonista del Festival del Cinema nell’86, a Venezia.

Tu ti adatti a tutti i ruoli, ma ce n’è uno in particolare che preferisci?

No! Io amo molto i ruoli più impegnativi, più complessi. Mi piace poi esplorare il personaggio che interpreto. Conoscerlo a fondo, cerco di immedesimarmi. Però mi piacerebbe tornare a recitare un ruolo brillante, perché no? Adesso stiamo per iniziare questo nuovo film di Pupi Avati, che è il seguito di “Regali di Natale” e che si intitola “La rivincita di Natale”, dove oltre a me c’è Abatantuomo, Haber, Gianni Cavina, ecc. . Iniziamo il 23 settembre (2002) e poi l’anno prossimo farò teatro.

Delusioni?

Nel ’96 feci la mia prima regia, con un film tratto da una commedia rappresentata in teatro alcuni anni prima, dal titolo “Ti amo Maria” (io ero attore e regista) credo e ne sono convinto di aver fatto un buon lavoro. Purtroppo quello è stato un flop incredibile. Nessuno l’ha visto.

Perché un flop?

 Il mercato è quello che è,  il mio film è stato distribuito male e  poco reclamizzato ecc. e poi ci sono altri motivi.

Due parole su Totò!

Totò era un grande uomo riservato, forse poteva dare l’idea di una persona triste, molto riservata, mai presuntuosa. Con me poi, aveva un rapporto come padre e figlio. Quando però andava davanti alla macchina da presa diventava quel gran personaggio che vediamo nei film. Si trasformava.

(foto di Gianfranco Gramola)  

E su Aldo Fabrizi?

Aldo aveva un carattere difficile. Io con lui avevo anche un rapporto di amicizia, oltre che di lavoro. Si usciva insieme, andavamo anche in vacanza insieme, ogni tanto.

Dove andavate in ferie?

Zone termali. Lui le chiamava “una cura” dimagrante, disintossicante, quando andavamo nelle zone termali, o al mare alle volte. Dicevo che era un uomo dal carattere difficile ma molto generoso. Era agli estremi, molto generoso ma dentro di se aveva molta rabbia, molto rancore. Un uomo difficile. Però di grande lealtà.

Un tuo sogno nel cassetto?

Tornare alla regia e farcela questa volta, senza flop.