Caterina Varzi (psicologa forense, psicoanalista, avvocato)                      Soverato (Cz) 21.12.2020

Intervista di Gianfranco Gramola

“Curo l’archivio e la sua opera e sto anche lavorando alla sua biografia, un progetto che stiamo portando avanti da tempo. Poi, incoraggiata da Tinto, scrivo dei racconti erotici, una sorta di esercitazione alla scrittura, ma soprattutto per divertimento”

 

Nata a Soverato (Calabria) nel 1961, Caterina Varzì si è laureata in Giurisprudenza ed ha preso un master in psicologia giuridica. Dopo anni come ricercatrice universitaria a Bologna ha preso posto come avvocato in uno studio legale di una compagnia cinematografica. Proprio nello studio legale ha conosciuto Tinto Brass, con il quale ha stabilito un immediato rapporto di simpatia. Con il passare dei mesi la simpatia è divenuta qualcosa di più ed i due hanno cominciato a frequentarsi. Nel 2009 Tinto Brass l’ha fatta recitare in un cortometraggio erotico (Hotel Coubert) e nel 2010 l’ha promossa come sua assistente. Nello stesso anno il regista è stato vittima di un ictus e proprio Caterina lo ha salvato assistendolo con cura e riportandolo a ricordare la vita precedente a quell’incidente. Dal 2017 sono sposati e vivono insieme in una casa di Roma.

Intervista

L’incontro con Tinto Brass è stato un colpo di fulmine o un amore nato pian piano?

Non è stato un colpo di fulmine. Io l’ho conosciuto come avvocato, ero andata da lui perché rappresentavo una società di produzione che doveva realizzare un documentario sulla sua vita, sulla sua opera. Un progetto che dopo una lunga trattativa non è andato a buon fine, perché la società di produzione ritenne di non voler portare a termine il progetto. Lui appena mi vide, disse: “Sei un’attrice?”. “No, avvocato” risposi. Dopo non lo rividi più fino all’anno successivo quando mi chiamarono per un’intervista a Tinto da cui venisse fuori l’uomo, non il personaggio: all’epoca facevo anche la psicanalista. Inizialmente in quelle lunghe conversazioni Tinto era abbastanza reticente nel raccontarsi; non voleva assolutamente essere guarito dalle sue ossessioni, perché Fellini gli aveva sempre detto che erano le sue benedizioni. Da quella intervista nacque una collaborazione artistica che con il tempo si trasformò in un forte legame affettivo.

Qualcuno ha malignato che ti sei messa con Tinto Brass per interesse. Come hai reagito?

Sono stata molto attaccata anche sui social per questo. Me ne sono sempre fregata di tutte le cattiverie e degli attacchi che mi sono arrivati dall’esterno, consapevole del fatto che questi attacchi continuano ad essere il risultato di concezioni stereotipate per cui una donna più giovane non potrebbe stare con una persona più anziana, se non per motivi di interesse. Per questo motivo le critiche non mi hanno scalfito minimamente, e in linea generale me ne strafrego di quello che pensano gli altri. Ho sempre proseguito i miei obiettivi, pensando che non dovessi essere condizionata dagli schemi collettivi.   

Hai visto tutti i film di Tinto? Qual è quello che ti è piaciuto di più?

Non li avevo mai visti i film di Tinto, fino a quando non l’ho conosciuto. Inizialmente non sono stata affascinata da lui come regista, ma, paradossalmente, come giurista, perché quello che mi interessa di lui fu la lettura e le memorie difensive che lui scrisse di proprio pugno per difendersi dal processo di atti osceni relativi al film Caligola. Da qui decisi di incontrarlo, proprio perché mi incuriosiva la sua vicenda con la censura. Successivamente ho visto i suoi film e devo dire che quelli che preferisco sono La vacanza e Capriccio.

Hai recitato nel corto Hotel Coubert. Come hai vissuto quell’esperienza?

Non ho mai pensato di fare l’attrice, non lo pensavo allora e non lo penso neppure adesso. La mia esperienza sul set l’ho vissuta come un’avventura esistenziale e artistica che mi dava la possibilità di verificare quelle che erano tutta una serie di miei studi e di pensieri anche in rapporto con la psicanalisi. Le immagini, si sa, sono una via privilegiata per accedere all’inconscio.

A Tinto piacciono molto le donne. Ti ha mai dato modo di essere gelosa e, in caso di tradimento, qual è la tua reazione?

Io non sono mai stata gelosa e Tinto non me ne ha dato occasione. Semmai ho subito la sua gelosia, ma era più per gioco. Nel corso della vita mi è capitato di essere tradita e il tradimento mi ferisce. Quando ero più giovane ho reagito anche in maniera irrazionale con delle rimostranze forti. Adesso di fronte ad un tradimento reagirei semplicemente con un atteggiamento distaccato. Cercherei di capirne le ragioni, in fondo penso che nella vita tutti ci troviamo un po’ nel ruolo di traditi e di traditori.

Quanto ti intriga l’eros e secondo te qual è la differenza fra eros e pornografia?

L’eros mi intriga ad un punto tale che io stessa ho voluto calarmi in un ruolo diverso dal mio: quello di attrice, abbastanza spogliata, in una storia erotica. Nella nudità, almeno per come l’ho vissuta io, non è mai importante il cosa ma il come; inoltre penso che non sia la nudità a togliere il mistero. La distinzione fra pornografia ed  erotismo va cercata sul piano del linguaggio: entrambi hanno come oggetto la sessualità, la differenza è solamente una questione formale di linguaggio, da cogliere sul piano del significante, e non del significato.

Ora ti occupi dell’opera di Tinto?

Sì, al momento curo l’archivio e la sua opera. Sto anche lavorando alla sua biografia, un progetto che stiamo portando avanti da tempo. Poi, incoraggiata da lui, scrivo dei racconti erotici, una sorta di esercitazione alla scrittura, ma soprattutto per divertimento. In fieri anche l’organizzazione di una mostra sull’amore a Lucca.

Con Tinto hai scritto il libro Madame Pipì. Com’è nata l’idea?

L’idea di questo libro è nata dal ritrovamento nell’archivio di un soggetto scritto da Tinto negli anni Sessanta: ispirato a una storia vera accaduta in Francia, era un soggetto perfetto per fare un film, ma, secondo me, altrettanto perfetta per un romanzo. L’idea piacque molto a Tinto e così è nato il libro: la storia di un amore malato che ha come protagonista anche un bambino, Charlot, affetto da una lieve forma di autismo.

Alcune domande per conoscerti meglio, Caterina. Cosa ti fa arrabbiare?

Le bugie. Preferisco una brutta verità piuttosto che una bugia.

Il tuo rapporto con la fede?  

Sono del tutto atea, ma ho una visione spirituale della vita. Non ho una religione a cui faccio riferimento, ma a modo mio prego: sono preghiere all’Universo, e non a un dio. Credo nel circolo delle energie positive.

Di cosa hai bisogno per essere felice?

Ho avuto dei problemi di salute nel corso degli anni. Sono passate solo tre settimane dall’ultimo intervento, l’ultimo di sette. Sono felice e apprezzo le cose semplici…  e anche un caffè in piazza di Santa Maria in Trastevere mi dà gioia.

L’ultima volta che hai pianto e perché?

L’ultima volta è stata quando è morto mio padre.

Il tuo rapporto con il denaro?

Diciamo che non ho alcun rapporto, ossia del denaro non me ne importa molto. Ho sempre perseguito obiettivi diversi da quelli economici e di status. Ci sono state tutte quelle polemiche sul mio matrimonio con Tinto, qualcuno forse pensa che sia stato per interesse, ma non è così. L’unica vera ricchezza è l’archivio, in quanto memoria del percorso artistico di Tinto, e non solo: si trovano testimonianze della storia del cinema, nazionale e internazionale: da Vanessa Redgrave a Ellen Mirren, da Dino De Laurentiis a Ioris Ivens, Ken Adam e tanti altri... Poi tutta la rassegna stampa che Tinto conservata dagli anni Sessanta ad oggi, che attraversando la storia di questo Paese, racconta gli usi, i costumi, i fatti, fino alla questione della censura. Ho rinunciato alle mie professioni per dedicarmi totalmente alla conservazione di questo archivio.

Hai dei complessi?

Sono molto timida e questo mi porta a volte a essere schiva e riservata.

Il tuo rapporto con il cibo?

Sono una buona forchetta. Mi piace mangiare, bere e  quindi godere della buona tavola. E’ uno dei piaceri della vita.

Un peccato di gola che ogni tanto ti concedi?

La cioccolata, quella fondente.

Se ti dico Roma cosa mi rispondi?

Se mi dici Roma ti rispondo tante cose. Intanto è la città in cui ho scelto di vivere. Sicuramente è stata molto importante per incontri significativi che hanno radicalmente cambiato la mia vita, ad esempio gli anni della mia formazione con Aldo Carotenuto, lo psicanalista dell’amore.

Quando dalla Calabria ti sei trasferita a Roma?

Sono arrivata a Roma negli anni Novanta per  intraprendere appunto un percorso psicanalitico con Aldo Carotenuto.

In quali zone hai abitato?

Ho sempre abitato a Trastevere.

Cosa ti da fastidio di Roma?

Rispetto agli anni Novanta la situazione è molto cambiata. E’ triste il degrado che ha subito questa città, soprattutto in centro.

A parte Trastevere, c’è un luogo che ami molto di Roma?

Ci sono tanti posti di Roma che amo. Se devo dirne uno, ti dico: Ponte Sisto, specialmente per i suoi tramonti.

Fra qualche mese ci sono le elezioni del nuovo sindaco di Roma. Hai un paio di consigli per i candidati?

Di curare questa città, con soluzioni al degrado in modo che torni a splendere come un tempo.