Catherine Spaak  (attrice e conduttrice)                   Roma  5.1.2021

                       Intervista di Gianfranco Gramola 

“Sono una ribelle, libera, segreta. Sempre curiosa, pronta alla sperimentazione, ma allo stesso tempo candida: bambina ancora stupefatta dalle meraviglie del mondo e dai doni che elargisce. Tanti conoscono la mia immagine, nessuno il mio cuore”

 

Il sito ufficiale è www.catherinespaak.eu

Catherine Spaak è nata a Boulogne-Billancourt, il 3 aprile 1945). La mamma è l'attrice Claudie Clèves e il padre Charles è uno sceneggiatore cinematografico. Ha una sorella, Agnès che è stata anch'essa attrice e poi fotografa. Ha debuttato in Italia  nel 1960 con Dolci inganni di Alberto Lattuada che condizionerà i suoi ruoli successivi, incentrati sullo stereotipo di un'adolescente spregiudicata. Lo stesso personaggio, con opportune variazioni, si ritrova in molte pellicole che interpreta nella prima metà degli anni '60, come Diciottenni al sole, Il sorpasso, La noia, La calda vita, La parmigiana, La bugiarda e La voglia matta, sul cui set conosce Fabrizio Capucci, che sposerà nel 1963 e dalla cui unione, di breve durata, nasce Sabrina, attrice di teatro.  Nel contempo la Dischi Ricordi le offre un contratto e vengono pubblicati i suoi primi 45 giri, tra cui Mi fai paura (1964) (Alberto Testa-Iller Pattacini); alcuni (Quelli della mia età, cover di Tous les garçons et les filles di Françoise Hardy e L'esercito del surf noto anche come Noi siamo i giovani) diventano successi da Hit parade, grazie anche alla promozione nei varietà televisivi del sabato sera del quale è spesso ospite. Nel 1964 le viene assegnata la Targa d'Oro ai David di Donatello e continua a lavorare in Italia con i più celebri autori e registi, diventando una presenza ricorrente nella commedia all'italiana (L'armata Brancaleone, Adulterio all'italiana, La matriarca, Certo, certissimo, anzi... probabile). Nel 1968 sotto la regia di Antonello Falqui interpreta La vedova allegra, musical televisivo tratto dall'omonima operetta ma nelle parti cantate è doppiata da Lucia Mannucci del Quartetto Cetra. Suo partner maschile è Johnny Dorelli, che sposerà nel 1972 e da cui avrà un figlio, Gabriele, prima della separazione nel 1979. Dal 1970 inizia a scrivere per alcune testate giornalistiche, collaborando con il Corriere della Sera, Amica, Marie Claire, Il Mattino, TV Sorrisi e Canzoni, mentre a mano a mano dirada l'attività cinematografica. Nella stagione 1978-1979 recita nella parte di Rossana nella commedia musicale Cyrano (di Riccardo Pazzaglia e Domenico Modugno), per la regia di Daniele D'Anza. Dal 28 settembre 1985 al 1988 conduce le prime tre edizioni di Forum con il giudice Santi Licheri, all'interno di Buona Domenica. Autrice e conduttrice di talk-show di successo, il più famoso dei quali resta Harem (più di 15 edizioni per Rai 3), viene ancora oggi apprezzata dal pubblico per la sua eleganza e raffinatezza. Nella stagione televisiva 2002/2003 ha lavorato come conduttrice televisiva su LA7 nella trasmissione dal titolo Il sogno dell'angelo, un talk show incentrato sulla spiritualità. Nel 2007 partecipa come concorrente a Ballando con le stelle ma viene eliminata alla terza settimana. Nel 2015 è una dei concorrenti della decima edizione del reality show L'isola dei famosi, in onda su Canale 5 e con la conduzione di Alessia Marcuzzi; questo impegno si è interrotto il 2 febbraio in seguito ad una decisione della stessa Spaak.

Libri

26 Donne, Mondadori (1984)

Da me, Bompiani (1994)

Un cuore perso, Mondadori (1996)

Oltre il cielo, Mondadori (1997)

Lui, Mondadori (2007)

Ha detto:

- Io punita e sostituita a Forum perché rifiutai la corte di un potente.

- Tante persone che hanno problemi di salute tendono a nasconderlo. Sei mesi fa ho avuto un'emorragia cerebrale e, successivamente, delle crisi epilettiche dovute alla cicatrice. Un'emorragia non fa piacere a nessuno, ma oggi sono qui con il sorriso, con la capacità di ragionare e di parlare, ma anche di ribellarmi. Non ho perso la mia grinta e il mio coraggio.

- Quando la sera mi ritrovo nel letto con i miei due cani che mi danno la buonanotte e un libro che posso leggere fino all’ora che mi pare, sono nel nirvana.

- La Città Eterna è la mia cuccia. Ci sto bene.

- I romani sono schietti, ma soprattutto pigri. Amanti della pace e della tranquillità, adorano la pennichella e rifiutano stress e angosce.

Intervista

Quando ha capito che recitare sarebbe stato il suo lavoro?

Mai (risata). Ho iniziato per caso, perché io volevo fare la ballerina e ho studiato ballo per alcuni anni. All’epoca, in Francia, all’Opera di Parigi, c’era un limite di altezza per le ragazze. A 15 anni avevo già superato  quell’altezza e quindi non ho potuto seguire i corsi. Poi per caso è arrivato il cinema, perché mio padre era uno sceneggiatore ed era molto amico del regista Alberto Lattuada, avevano anche lavorato insieme. Lattuada si era messo in testa che dovevo fare l’attrice e diciamo che è stato lui a convincermi a recitare, ad iniziarmi a questo lavoro.

E la passione per il canto?

Non è mai stata una vera e propria passione quella per il canto. Gino Paoli mi aveva sentita canticchiare con la chitarra a casa di amici e mi fece incidere un 45 giri. E’ stato per caso, come per il cinema, non sono cose che avevo deciso.

Lei ha recitato, cantato, fatto la conduttrice, scritto sui giornali. In quali di questi ambienti pensa di aver dato il meglio? 

Nel cinema sicuramente, in alcuni film. Ma non lo dico io, lo dicono i critici. Alcuni film rimarranno nella storia del cinema italiano, per merito non mio, ma dei registi, tipo “L’armata Brancaleone – Il sorpasso -  La voglia matta – Febbre da cavallo” e tanti altri. Ho girato più di 150 film e quindi il cinema è stato importante per me. Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto con molta passione e impegno, malgrado non l’avessi scelto io, ma ho imparato a farlo e mi sono adattata. Come con la pittura.

La pittura?

Io ho sempre dipinto fin da giovanissima e questa è un’occupazione che faccio a tempo pieno. Dipingo solo acquerelli e questa è una scelta, non un caso, come lo è  stato per il canto e per il cinema. Non posso lamentarmi nel senso che ho avuto anche molta fortuna nel capitare al momento giusto nella mia epoca. Gli anni ’60 sono stati credo degli anni molto importanti per il cinema, per la cultura e per tutto. C’è  stato un grande cambiamento perché sono stati degli anni d’oro. Io ho avuto la fortuna di essere giovane e volenterosa, nel senso di apprendere, di voler fare.

Lei fra i colleghi ha trovato più rivalità o complicità e amicizia?

Io ho trovato più amicizia. Quando ho girato un film da protagonista, Claudia Cardinale ed io, siamo diventate amiche. Ho lavorato in un film con una parte relativamente piccola con Stefania Sandrelli e anche con lei ho avuto una bella complicità. Monica Vitti mi ha scelta per un film, l’unico film che ha diretto come regista, dove ero coprotagonista con lei. Io ho sempre avuto rapporti piacevoli con le donne. Non a caso “Harem” è stato un programma dove per 15 anni ho intervistato  donne che raccontavano il loro mondo e i cambiamenti di costume della nostra società. Quindi io da parte delle donne non ho mai avuto nessun tipo di rivalità, di gelosia, niente di tutto questo. Gli uomini sono stati molto più sgradevoli. Con gli uomini ho avuto rapporti di rivalità, perché sono molto più cattivi, molto più aggressivi anche se questo si sa, comunque molto più difficili da gestire rispetto ai rapporti al femminile.    

La popolarità crea vantaggi ma anche svantaggi. Ha mai avuto dei fan troppo invadenti?

Si, ho avuto parecchi problemi con i fan, ma anche con uomini rifiutati, perché credo che anche oggi per gli uomini è difficile accettare che vengano rifiutate le loro avances o, se vogliamo essere più gentili, la loro corte. Ho avuto dei partner che si sono comportati veramente male con me e con molto altri, e in genere non si parlava di questo anni fa. Adesso se ne parla ed è un bene che se ne possa parlare. Trenta anni fa, quando io parlavo di questo problema, dicevano che ero un po’ esagerata e che a loro  non era mai capitato. Invece non era vero, ma temevano a raccontare queste cose.

In televisione vede più talentuosi o raccomandati?

Non mi interessa giudicare, io vedo alcune cose in televisione e quindi faccio una scelta. Vedo reportage, History e vedo film storici, ma non mi soffermo sui personaggi. Scelgo il pulsante sul telecomando e lo schiaccio quando ho voglia di vedere qualcosa.

Com’è cambiata la televisione dai suoi inizi ai giorni nostri?

Totalmente, un altro mondo. Non assomiglia per niente alla televisione degli anni ‘60/’70, ma anche il modo di fare il cinema è cambiato. Non c’è più la pellicola, si fa tutto in digitale e il regista se ne sta in un gabbiotto, nel buio, lontano dagli attori. Questo era una cosa indispensabile negli anni ‘60/’70.

Per La7 ha condotto “Il sogno dell’Angelo”. E’ affascinata della spiritualità?

Non sono affascinata, io penso che sia parte assolutamente indissolubile del nostro essere. La spiritualità è una cosa che fa parte dell’essere umano. Molti non lo   capiscono ed è un peccato. Ma è una questione di fede, io sono cattolica però apprezzo molto e pratico la filosofia orientale, il buddismo, che non è una religione ma una filosofia di vita molto simile all’insegnamento di Gesù. Quindi molte cose sono meravigliose da conoscere.

Ricordo con molto piacere il suo “Harem”. Com’è nata l’idea di questo programma?

All’epoca collaboravo con vari settimanali femminili. Il periodico “Marie Claire” mi aveva chiesto un articolo sul post femminismo e io accettai e cominciai a studiare un po’ la cosa e mi resi conto che non era possibile scrivere un articolo su quello che era successo dopo il femminismo e durante il femminismo, perché era una cosa che aveva bisogno di molto spazio e non poteva racchiudersi in un articolo. Quindi mi venne in mente l’idea di un programma televisivo.

Aveva già lavorato in TV?

Maurizio Costanzo mi aveva chiesto se volevo condure il programma Forum, perché lui aveva troppe cose per le mani in quel periodo e accettai la conduzione di Forum per qualche anno, ma poi me ne andai per ragioni personali. Non potendo scrivere un articolo sul post femminismo, avendo capito che l’argomento era estremamente interessante e molto complesso, mi venne in mente questo nuovo programma. L’idea  era di avere tre donne, però di rovesciare la situazione, cioè non erano più gli uomini protagonisti, ma le donne e l’uomo era  diventato “l’uomo misterioso” nascosto dietro un tendaggio, che poi veniva interrogato sull’argomento. E’ nato così il programma. E’ durato 15 anni. Quella era una televisione sottovoce, tranquilla dove non c’erano urla, non c’era nessuna volgarità. Abbiamo affrontato temi anche un po’ scabrosi e anche argomenti forti. Io sono stata la prima a velare la telecamera con una donna che indossava solo un chador e io ho fatto vedere ai telespettatori che cosa vedevano queste donne velate dietro a questo chador. All’epoca i vari  direttori che si sono succeduti, mi lasciavano fare perché pensavano ingiustamente che fosse una televisione “rosa”, cioè dedicata alle donne. Questi direttori non si rendevano conto che io dicevo e facevo delle inchieste attraverso questo programma, che non erano di pettegolezzi e di volgarità, ma raccontavo la realtà del cambiamento femminile in un momento in cui veramente le donne sono cambiate profondamente.

Qual è il segreto del suo successo, Catherine?

Non saprei. Forse l’autenticità, non sono una persona finta o costruita. A volte sono anche scomoda, perché ho fatto cose che potevano non piacere, oppure viste come provocatrici.  

A parte dipingere acquerelli, di cosa si occupa? Scrive ancora?

Ho scritto 5 libri, poi mi sono fermata totalmente. Avevo voglia di riprendere qualcosa, però non è il momento. Sicuramente farò una mostra dei miei acquerelli, c’è una mia amica che mi segue. Appena riusciremo a poter uscire liberamente e andare al cinema, a teatro, alle mostre, vorrei organizzare una mostra dedicata a questi miei lavori, però penso che non sarà prima di primavera.

Di cosa hai bisogno per essere felice?

Di stare in pace con me stessa.

L’ultima volta che hai pianto e perché?

Sono diventata una “piagnona”, come dicono a Roma. Una fontana. Mi dicono  che dopo una certa età le persone piangono spesso, sia gli uomini che le donne. Diciamo che quello che stiamo vivendo non è allegro. Tutte le storie che sentiamo in TV, mi toccano profondamente e non riesco a trattenermi. Bisogna lasciarsi andare alle emozioni, perché hanno bisogno di esprimersi in qualche modo.

Se le dico Roma, cosa mi risponde?

Roma è la mia città, perché l’ho scelta quando avevo 15 anni. Dopo il film di Lattuada ho scelto di vivere a Roma perché ho trovato che fosse una città che probabilmente conoscevo in un certo modo, non mi sono mai sentita un’estranea e ho imparato molto rapidamente l’italiano, che è una lingua bellissima. Mi ricordo che quando venni a Roma per il provino del film di Lattuada “Dolci inganni”, uscendo dall’aeroporto, che non era Fiumicino,  dissi a me stessa, senza ancora vedere la città: “Ecco, qui voglio vivere”. E’ una cosa strana.

Un colpo di fulmine.

Un colpo di fulmine molto sereno, non una scossa elettrica (risata)

In quali zone ha abitato?

Ho comprato una casa molto bella e molto importante quando avevo 23 anni, a piazza Navona. Una casa meravigliosa. Ma prima di piazza Navona ho vissuto in altri quartieri, vicino a ponte Milvio e adesso sono più di 30 anni che vivo praticamente davanti a Castel Sant’Angelo. Ovviamente è una casa molto più piccola e dal terrazzino vedo la parte superiore di Castel Sant’Angelo.

Esiste una Roma da buttare, una Roma che non le piace?

Assolutamente no. C’è una Roma molto cambiata, una Roma involgarita, ma non solo Roma, è il mondo che si è involgarito. Roma è bellissima e bisogna anche saperla guardare.

Per un artista, Roma cosa rappresenta?

Roma è Federico Fellini, è Marcello Mastroianni, è Alberto Sordi, è Trastevere, è via Veneto. Roma ha un profumo particolare, ogni città ha un profumo e dei colori  particolari. Roma per me era l’allegria, la spensieratezza, la comunicazione. Ci si parlava tutti, anche gli artisti che si riunivano in certi caffè, come nei momenti d’oro di Parigi, con i nuovi pittori, come Picasso e il suo “Bateau Le Rua”, dove raccoglieva tutti i suoi amici pittori, che sono stati di varie nazionalità, com’era lui, perché non era francese. Questo era anche Roma, dove potevi incontrare Vittorio Gassman o Marcello Mastroianni in un caffè. Ed era un’atmosfera gioiosa, si pensava ad un’idea e si trovava subito il modo di realizzarla. Era una città estremamente viva culturalmente e aperta. Oggi gli artisti sono chiusi, ognuno fa per se, non si fidano dell’altro. Non c’è collaborazione o condivisione come negli anni ’60.

Fra poco ci sarà l’elezione del nuovo sindaco. Ha dei consigli da dare ai candidati?

Io non mi occupo di politica, nel senso che seguo tutto quanto, però penso che Roma abbia bisogno di essere sostenuta nella cultura, nella pulizia delle strade, nel rispetto del traffico sia da parte dei cittadini che dei turisti che vengono a visitare la città. Roma ha bisogno di essere pulita.