Chiara Francini (attrice e scrittrice)                   Roma 21.1.2021

                                      Intervista di Gianfranco Gramola

“Quando mi è stato chiesto di scrivere un libro, io ho pensato di volerlo fare solo quando avessi una storia che mi permettesse di scrivere un romanzo che rimanesse e sono stata sbalordita e felice di vedere il successo di pubblico e il successo di critica”

E’ uscito la quarta fatica letteraria di Chiara Francini “Il cielo stellato fa le fusa”. Ambientato in una tenuta della sua Toscana, è un libro divertente, ironico dove si respira cultura, poesia e anche cibo. Un libro di novelle, ispirato dal Decamerone di Boccaccio, dove i ragazzi, costretti in clausura involontaria, raccontano le loro storie. Racconti acuti, divertenti e anche amari, che fanno riflettere e anche sorridere. Parole e dettagli che raggiungono il lettore come un bagliore che entra dalla finestra. La Francini, autrice brillante, con questo libro attiva la fantasia e ci ubriaca di esperienze, ci incanta e ci trasmette emozioni rendendole interessanti, efficaci e coinvolgenti. 

Attrice di successo (ha fatto teatro, cinema e televisione), ha pubblicato 4 libri: Non parlare con la bocca piena (2017) - Mia madre non lo deve sapere (2018) - Un anno felice (2019) - Il cielo stellato fa le fusa (2020). Inoltre ha ricevuto numerosi riconoscimenti.

Intervista

Mi spieghi la motivazione della dedica del libro, con la poesia di Alessandro Penna “A tutti i diversi”?

Perché volevo sottolineare come la diversità è un qualcosa che non appartiene a qualcuno e ad altri no. La diversità è un qualcosa che, grazie a Dio, caratterizza la vita di tutti noi. La poesia di Alessandro Penna, a parte che è una poesia meravigliosa, sottolinea appunto come la diversità e quindi la consapevolezza  di quelle che sono le proprie caratteristiche che molte volte possono essere considerate dei difetti, delle brutture, in realtà sono delle ineliminabili possibilità di essere esattamente quello che siamo, ovvero degli straordinari esemplari di unicità e imperfezione umana.   

Sei al quarto libro e quest’ultimo è alla quinta ristampa. Ci hai preso gusto, a scrivere. Mi racconti com’è nata la passione per la scrittura?

In realtà ho sempre avuto un grande amore per la letteratura. Poi quando mi è stato chiesto di scrivere un libro, io ho pensato di volerlo fare solo quando avessi una storia che mi permettesse di scrivere un romanzo che rimanesse e sono stata sbalordita e felice di vedere il successo di pubblico e il successo di critica. Quindi questo mi ha fatto progredire perché in realtà la scrittura è avere la possibilità, anche nel mio caso, di far vedere quelle che sono le mie peculiarità. Ed è stato forse l’atto più coraggioso che ho fatto inconsciamente nella mia vita.

Perché hai voluto ispirare il tuo “Il cielo stellato fa le fusa” al Decamerone di Boccaccio e alle sue novelle?

Perché “Il cielo stellato fa le fusa” nel suo cuore ha il dialogo, nel suo cuore ha le novelle. La novella esattamente significa raccontare e ascoltare e questa struttura mi ha dato l’opportunità di inserire tutta una serie di storie, esattamente come succede nella vita. Storie che mi avevano toccato, che mi avevano commosso e che in realtà raccontano sia per i contenuti, sia anche per le persone,  questa straordinaria commedia umana che è la vita.

Mi ha colpito l’accortezza con cui hai descritto i personaggi, i luoghi, i particolari e la tua fantasia. Sei molto pignola nei dettagli, vero?

Io penso che la verità sia un buon punto di partenza, nel senso che penso che un autore deve consegnare al lettore il meglio che ha, quindi si, sono pignola, perché se parlo di un fatto storico ne faccio una descrizione, voglio che i lettori abbiano il meglio perché voglio e spero rimanga qualcosa di questo romanzo. Mi dicono delle persone, che hanno letto il libro, che sono venuti a conoscenza di fatti storici che non conoscevano ed è come se avessero vicini a loro anche un amico su cui fare  riferimento, anche per un momento di consolazione, perché la lettura e la scrittura sono esattamente questo: sono accoglienza.

In questo romanzo hai voluto dare voce al tuo gatto. Sei una gattara come Anna Magnani? Com’è nata l’idea della voce narrante del gatto Rollone?

Si, sono assolutamente una gattara e anche in questo caso volevo ispirarmi alla verità, perché in realtà io vivo con dei gatti che amo particolarmente. Ho trovato l’idea di questo narratore perché è così acuto e a volte un filosofo stoico, altre sembra un gattone monicelliano. L’idea di questo felino che, come diceva Hemingway “I gatti a differenza degli esseri umani, hanno un’onestà emotiva, perché non riescono a nascondere i propri sentimenti”, e adoravo l’idea del fatto che accompagnasse questi esseri umani senza giudicarli, ma penetrarli e amarli profondamente e in Rollone c’è esattamente tutto ciò che io ritengo bello. Questo suo essere filosofo, questo suo modo di essere legato alla vita, al cibo, alla bellezza e anche nel titolo c’è esattamente questo. “Il cielo stellato fa le fusa” è umanità che fa le fusa e quindi si muove, vibra, ricerca il godimento e la felicità che è l’unico dovere con il quale veniamo al mondo.

Cosa serve per catturare nuovi lettori? Quali sono gli ingredienti per un buon libro?

Tre ingredienti: la verità, la sincerità e la vita.

Nel tuo libro si respira prosa, poesia, cultura, umanità e anche cibo. Visto che nomini Trimalcione, com’è il tuo rapporto con il cibo?

Ottimo, perché il cibo è vita, il cibo insieme alla cultura è ciò che ci da la vita, perché non c’è niente di più bello del momento del convitto. Il momento del convitto attorno al tavolo è il momento in cui scambi la vita perché ti scambi il cibo, ti scambi parole. Sono momenti importanti della nostra vita. Quando si parla del Natale, si pensa a quando si vuole festeggiare qualcosa, c’è il cibo perché il cibo è esattamente questo, significa rivoluzione ed è la vita.

Temi di più la critica dei tuoi lettori con le recensioni o delle persone che stimi?

Io scrivo per tutti quindi in realtà più che temere, sono molto felice, la cosa più bella, la gioia più bella è che i lettori amano ciò che scrivo, ma soprattutto che si rivedono in ciò che scrivo e questo mi da la consapevolezza di quello che in realtà è la scrittura. E’ la vita, ovvero il fatto di non essere da soli, il fatto di vivere significa sentirsi in una comunità, far parte di una comunità. Non si vince da soli, non ci si salva da soli. Quindi questo mi da felicità.

Hai dedicato cinque pagine ai ringraziamenti. Sei una ragazza molto generosa e riconoscente.

Si, perché io penso che il sentimento su cui si dovrebbe fondare ogni essere umano, sia quello della riconoscenza e della gratitudine. Io trovo gioia nel ringraziare sia le persone del presente che del passato, ma comunque tutte le persone che hanno contribuito a far si che potessi scrivere questo romanzo.

Qual è il momento più creativo della giornata?

La mattina e il pomeriggio. Io non sono un animale notturno.

Scrivere ha migliorato il tuo percorso di vita?

Assolutamente si. Perché quando si scrive, ci si conosce. Non c’è niente che esalta di più che la conoscenza.

Nello scrivere un libro è più difficile iniziare il racconto o  finirlo?

Edoardo De Filippo diceva che quando hai la fine e l’inizio, hai tutta la storia. In realtà la penso proprio come lui.

Come concili il tuo lavoro di attrice con quello di scrittrice?

Sono una donna (risata).

Adesso vivi a Roma. La Città Eterna è fonte di ispirazione per i tuoi libri?

I primi due libri sono ambientati a Roma e gli ultimi due in Toscana, quindi due pari (risata). Nei miei libri non c’è solo Roma o la Toscana, c’è anche l’Italia. Io sono sempre profondamente attratta e influenzata da tutta la realtà  che vedo, che mi circonda. Non potrei non guardare per scrivere.

A proposito di gatti, ho letto questa bellissima frase: “Se fosse possibile dotare i gatti di ali, essi non si accontenterebbero di essere uccelli, ma angeli”. Sei d’accordo?

Si, assolutamente è così. Perché il gatto è un animale che cattura il tuo cuore senza importelo. I gatti sono autorevoli, mai autoritari. Non hanno bisogno di urlare, di aggredirti e sono gli animali più vicini alle donne.

Vorrei terminare l’intervista con una domanda romantica. Da anni sei fidanzata con Frederick, ex calciatore svedese. Come ti ha conquistato e cosa pensa di te come scrittrice?

Mi ha conquistato con la verità e con il suo essere genuino.  Di me come scrittrice pensa che sia esattamente come la lingua italiana ... come un fiore che è composto da tanti petali. A differenza dalle lingue straniere, la lingua italiana è come un fiore.