Giacomo Rizzo (attore)                                       Napoli 13.9.2026

                                      Intervista di Gianfranco Gramola

“Amo la mia città, ma la amo a modo mio. Ci sono delle cose che detesto di Napoli, ma non ce l’ho con la città, ce l’ho con i suoi cittadini che a volte sono incivili e maleducati. Io sono uno che si sente innanzitutto italiano, però fortunato perché sono nato a Napoli”

Giacomo Rizzo è nato a Napoli il 17 gennaio del 1939. Debutta giovanissimo (all'età di soli otto anni) in uno spettacolo di varietà e inizia a recitare nei piccoli teatri di provincia, passando successivamente a fare il cantante nei night club, il ballerino e il presentatore di feste di piazza. Nel 1965 cambia genere e si da alla sceneggiata, entrando nella compagnia di Mario Merola, con lo spettacolo Dal Vesuvio con amore, e da quel momento torna a calcare il palcoscenico con il ruolo a lui più consono, quello di attore comico. Nel 1968 lavora con Rosalia Maggio al Teatro Salone Margherita a Napoli e due anni dopo girerà per le televisione Il cappello del prete di Sandro Bolchi e Il bambolotto di Eros Macchi. L'anno successivo fa un cameo nel ruolo di un albergatore nel film Toh, è morta la nonna!. Dopo Il Decameron di Pasolini e Il sindacalista di Salce, inizia, negli anni settanta un lungo periodo in cui Rizzo partecipa a numerosi film del cosiddetto filone della commedia erotica all'italiana, fino a tornare al teatro nel 1976 portando in scena la Francesca da Rimini, con i fratelli Aldo e Carlo Giuffré con un lusinghiero successo di pubblico. Partecipa nel ruolo di Rigoletto al film Novecento di Bernardo Bertolucci (1976). Importante nella sua carriera teatrale è il periodo che va dal 1981 al 1993, in cui Rizzo lavora nella compagnia stabile del Teatro Sannazaro di Carlo Taranto e Luisa Conte, recitando in svariate commedie napoletane tra cui La Figliata di Raffaele Viviani. Nel 1987, nel frattempo, debutta alla regia teatrale con il lavoro Qui siamo tutti pazzi rappresentato al Teatro Sancarluccio di Napoli, mentre al Teatro delle Muse di Roma allestisce, per la regia, con successo tre commedie di Eduardo Scarpetta. Nel 1989 gira la serie TV Stazione di servizio, per la regia di Felice Farina. Torna al sodalizio artistico teatrale con Rosalia Maggio nel 1994 e Rizzo si cimenta nei suoi lavori come attore, regista, autore e adattatore e, recita in ruoli minori al cinema, come in Pacco, doppio pacco e contropaccotto di Nanni Loy (1993) e Aitanic di Nino D'Angelo (2000). Il suo ruolo di protagonista nel film L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino, uscito al cinema nel 2006 e presentato al Festival di Cannes, gli fa vincere il "premio Alberto Sordi" come miglior attore dell'anno. Dal 2009 dirige la scuola di recitazione del Teatro Bracco di Napoli. Nel 2010 recita la parte di Costabile Grande, un impiegato delle poste, nel film Benvenuti al Sud di Luca Miniero, mentre nel 2012 è nel cast del sequel Benvenuti al Nord dello stesso regista. È tra i protagonisti del film Fallo per papà di Ciro Ceruti e Ciro Villano e, nel 2013, del film parodia Sodoma - L'altra faccia di Gomorra, regia di Vincenzo Pirozzi. Nel 2022 recita nel video musicale uscito su YouTube di Liberato, Partenope. Il 23 novembre 2023 è al cinema con il film In fila per due, per la regia di Bruno De Paola. Giacomo Rizzo ha preso parte a 80 film, a delle serie Tv e a numerosi spettacoli teatrali.

Intervista

Mi racconti com’è nata la passione per la recitazione? Avevi artisti in famiglia?

Neanche uno dei miei genitori faceva teatro. Erano due persone lontane da questo ambiente. La passione per la recitazione ce l’ho fin da quando ero bambino, da quando avevo sette anni, perché mi regalarono un teatrino con i pupazzetti e io da lì scrivevo delle cose, delle scenette e poi da solo le mettevo in scena. Da allora ho sempre avuto la passione per il teatro e ho cominciato la mia carriera.

Con quali attori di riferimento sei cresciuto?

Io sono cresciuto con Totò, perché papà mi portò a vedere un paio di film di Totò e io al secondo film che vidi dissi che da grande avrei voluto fare lui, così mi espressi allora.

Ho letto che hai iniziato nella compagnia di Mario Merola.

Tra le tante cose che ho fatto nella mia vita di attore, da giovanissimo ho fatto anche le sceneggiate e con Merola ne ho fatte tre. Erano sceneggiate fatte su una canzone, perché così nascono le sceneggiate. C’erano le canzoni e da queste veniva fuori il soggetto e si scriveva una sceneggiata e da questa sceneggiata nasceva uno spettacolo.

Cos’è per te il teatro?

Il teatro per me è la vita. Sono 80 anni che faccio teatro, che faccio cinema e televisione. Ho cominciato con il teatro e il teatro è quello che mi fa sentire meglio, perché chiaramente la passione è nata facendo teatro, poi ho imparato anche a fare cinema, perché ho fatto più di 80 film, ho fatto tante partecipazioni a vari generi di film, perché allora quando si lavorava si veniva chiamati per qualsiasi genere di film. Ho fatto anche dei film importanti durante l’arco della mia vita. Ho avuto la fortuna di lavorare con Bertolucci, con Billy Wilder, con Pasolini, con Pasquale Festa Campanile, con Fellini, con Dino Risi e tantissimi registi.

Un tuo ricordo di Dino Risi. 

Con Dino Risi ho lavorato quando ho fatto il film con Totò “Operazione San Gennaro”. Feci questa partecipazione perché volevo vedere Totò da vicino, conoscerlo e non fu una bella esperienza a dire la verità, perché mi accorsi che Totò era una persona molto distaccata. Questa cosa lo confermò l’attrice Isa Barsizza che ha fatto con Totò una quarantina di film, quando le chiesero com’era Totò, il carattere, lei disse: “Non l’ho mai conosciuto”, perché evidentemente lui non creava rapporti con i colleghi, visto che era un attore così grande evidentemente si teneva lontano dagli altri, cosa che io ho pensato che nella mia vita mai avrei fatto. Ho sempre avuto dei rapporti molto belli con tutti i miei colleghi grandi e piccoli, importanti e meno importanti. Ho sempre avuto un buon rapporto con i colleghi perché amo il teatro, amo l’ambiente, amo tutti per la verità.

Che ricordi hai di Pier Paolo Pasolini?

Con Pasolini ebbi una bella amicizia. Lui era molto amico di Sergio Citti, fratello di Franco Citti. Sergio era un bravissimo regista e uomo di cultura, amico di Pier Paolo e il Decamerone di Pasolini, mi chiamò e in un film mi fece fare tutto un episodio nella parte di un prete mandrillo e il film si chiamava “Storie scellerate”. Rischiai anche di prendere un premio ma non lo presi.

Preferisci recitare in ruoli brillanti o impegnati?

Mi piace recitare e sono più portato a ruoli comici, perché ne ho fatti tanti. Ma ho recitato anche ruoli seri, come “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino, un film molto particolare dove interpretavo questo usuraio viscido, cattivo ed ero protagonista del film. Con Paolo ho avuto un rapporto normale, perché lui non ha rapporti con nessuno, per cui sarebbe stato una novità se lui avesse avuto dei rapporti con me, non aveva rapporti con nessuno, solo con se stesso e basta.

E’ vero che avevi una scuola di recitazione al teatro Bracco di Napoli?

Al teatro Bracco è capitato una volta, ma ho fatto scuola anche in altri teatri, come all’Augusteo, poi al teatro Totò e ho fatto in diversi teatri la scuola di recitazione e la più lunga l’ho fatta al teatro Cilea di Napoli, feci per cinque anni una stabile con la mia compagnia e abbiamo poi fatto sei commedie nell’arco di 5 anni dove lì sono stato fisso.

Hai dei rimpianti?

Sinceramente ci sono stati dei rimpianti che sono stati dei film che avrei potuto fare ma non ho fatto, quindi sono dispiaciuto, ma nel teatro non ho rimpianti, perché ho fatto tanto per la verità.

Quali sono i tuoi progetti, le tue ambizioni?

Due anni fa ho fatto uno spettacolo mio che scrissi in quel momento ed ebbe un buon successo. L’anno scorso ho ripreso uno spettacolo che feci con i fratelli Giuffrè e che fu una mia idea insieme ad Aldo e Carlo Giuffrè. Facemmo tre edizioni in tre anni ed ebbe un successo in tutta Italia. L’ultimo anno nella stagione ‘85/86 abbiamo girato tutta l’Italia in lungo e in largo e abbiamo cominciato nel settembre dell’85 e abbiamo smesso nel giugno dell’86, recitando lo “Francesca da Rimini”. Io avrei voluto portare quest’anno un mio spettacolo, ma il teatro Trianon che dice di voler fare teatro popolare, invece ha fatto un cartellone che di popolare non ha niente e non ha neanche preso il mio spettacolo.

Oltre al lavoro hai delle passioni nella vita?

Sono sincero, la mia passione è il mio lavoro, che è quello che seguo da sempre. Mi piace scrivere, mi piace leggere tantissimo, difatti se sono abbastanza preso dalla vita è perché leggo, ho 87 anni e una lucidità incredibile. Nella vita c’è chi nasce fortunato e chi nasce sfortunato e io ho la fortuna di avere una buona memoria.

Com’è il tuo rapporto con Napoli, la tua città?

E’ un rapporto bello. Amo la mia città, ma la amo a modo mio. Ci sono delle cose che detesto di Napoli, ma non ce l’ho con la città, ce l’ho con i suoi cittadini, perché sono uno che si sente innanzitutto italiano, però fortunato perché sono nato a Napoli. Non sono assolutamente di quelli che pensano di essere soltanto napoletani, io sono un italiano e amo tutta quanta l’Italia e credo che sia veramente una bella penisola. Non c’è un posto brutto in Italia, è tutta bella. Napoli è bellissima perché ci sono nato, perché mi piace tanto, è una città anarchica e il successo di Napoli è dovuto anche nel modo di essere dei napoletani.

La cucina napoletana ti piace?

La cucina napoletana non solo mi piace, ma io sono un bravissimo cuoco, uno chef. Cucino spesso, cucino per me perché vivo solo, ma mi faccio dei pranzetti in pace, non mangio per riempirmi la pancia, ma mi dedico a certe leccornie, a certi pranzetti che mi invento anche, perché amo cucinare.

Tradiresti Napoli per vivere in un’altra città?

No, sinceramente no. Mi sento un cittadino del mondo, però non tradirei Napoli. Ho vissuto a Roma per 14 anni quando facevo molto cinema e stavo in una zona molto bella, ero in via Vigna Stelluti, dalle parti di corso Francia, dove trovai una bella casa. Poi sono rientrato a Napoli perché la mia seconda moglie non amava stare a Roma e quindi sono tornato nella mia città.  

Adesso come guardi al futuro, con serenità o preoccupazione?

Lo guardo con preoccupazione, con tutto quello che sta succedendo nel mondo con tutte queste guerre e con la politica che è da voltastomaco. Qui fanno diventare importanti i personaggi e poi dopo cominciano a fargli la battaglia. Vannacci per esempio è un personaggio da vomito, ma l’hanno fatto diventare loro Vannacci, perché lui era una persona qualunque, però mi pare che si parla soltanto di lui. Io vorrei che Bersani fosse il prossimo Presidente della Repubblica, perché lo vedo come parla, come una persona normale, saggia. Oggi la normalità è talmente poco diffusa che la devi trovare con il campanello.

Cosa mi dici dell’ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca?

De Luca nel suo è uno che ci sa fare. Ci siamo anche conosciuti, mi stima come attore e io ho una certa stima come uomo politico, perché non è uno che oggi dice una cosa e domani un’altra. E’ una persona molto seria secondo me, ed è un politico che dice la sua e che sa quello che dice quando si esprime. Lui dice qualcosa di personale su qualsiasi argomento, difatti lui non ama la Meloni e anche io la detesto nella maniera più assoluta.

Un domani come vorresti essere ricordato?

Io vorrei essere ricordato come uomo, perché ho sempre cercato di comportarmi bene come padre, come capo comico, come artista e come attore. Per me esistono prima gli altri e poi se c’è un po’ di spazio vengo io.