Gigi Proietti (attore - cantante)     Roma 30.9.1992 - Roma 4.7.1999

                              Intervista di Gianfranco Gramola  

Un attore grande, anzi grandissimo

Gigi è nato a Roma il 2 novembre del 1940, secondogenito del Sor Romano e della signora Giovanna, fratello minore di Anna Maria. Per parlare di Gigi Proietti (uno dei miei attori preferiti), della sua bravura e di quel suo gran talento naturale verso la recitazione, non basterebbe un giornale intero. Amato e applauditissimo sui palcoscenici, in passato l'abbiamo visto in TV a "Fantastico '83" e in "A modo mio". Fra i suoi film più famosi vorrei ricordare "Fregoli" in cui Gigi fa la parte del grande trasformista. Poi Meo Patacca (tratto dal poema di Giuseppe Berneri), ove interpreta magistralmente una specie di Don Chisciotte che s'avventura "for de porta" per scacciare i Turchi da Vienna e "Febbre da cavallo" insieme a Enrico Montesano. In teatro ha fatto molte repliche dello spettacolo "I sette re di Roma ",  scritto da Gigi Magni e ultima sua fatica è stata " Leggero leggero " (91-92). Non contiamo i premi e i riconoscimenti che ha ricevuto. Ne ha piena la casa. Il 18 settembre 2006, dalle mani del regista Gigi Magni , ha ricevuto il premio " Er mejo figo der bigonzo".

Ha detto:

- "No" al bla bla politico e al bla bla sportivo. Bisogna dire   più in sintesi e fare più in esteso.

- Gli sceneggiati possono essere uno strumento di informazione che serve a far riflettere la gente su problemi scottanti come adozioni o multietnie.

- Pigro, ironico, generoso... forse un po' troppo sincero. Ecco, io sono così!

- Da giovane cantavo alla Frank Sinatra. Ma ero così magro che dicevano: A Frank... si - nutra !

- Il derby? Deve essere una sfida a colpi di battute e come nell'antichità la frase d'ordine sia: vinca il migliore, cioè noi romanisti.

- L'arte deve riprodurre l'anima, perciò non può schierarsi.

- Io sono un privato che è privato di tutto.

- Che mestiere faceva mio padre? Tanti, inizialmente il boscaiolo, alla fine l'impiegato.

- Ho conosciuto la mia compagna Sagitta nel periodo in cui suonavo e cantavo. Sul mio passaporto c'era ancora scritto "orchestrale" fino a qualche anno fa.

Curiosità

- Fa la pubblicità al caffè Kimbo. La sua frase tormentone è : " A me, me piace ! ".

- E’ nato in una traversa di Via Giulia, chiamata via di S. Eligio, a qualche metro di distanza da dove nacque anche Ettore Petrolini.

- Da anni scrive sonetti in dialetto romanesco, seguendo le orme di Giuseppe Gioacchino Belli, Trilussa e altri poeti dialettali romani.

- Nel suo sito ufficiale, oltre alla biografia e altre curiosità, si possono leggere le sue poesie romanesche (sonetti).

- Da ragazzino era un piccolo delinquente, che rubava i soldi dalle tasche del padre. Una volta, alla ricerca di qualche spicciolo, trovò invece un biglietto della mamma che diceva: "Cosa cerchi?". Per nulla intimorito, lasciò un altro biglietto: "Ho cercato e non ho trovato.

Intervista

Ho incontrato Gigi nella sua bella e accogliente casetta sulla via Cassia. Gentilmente mi ha fatto accomodare nel suo studio-pensatoio, pieno zeppo di libri e di copioni.

Gigi, dove sei nato e in quali zone romane ti sei spostato prima di arrivare qui?

Dunque, io sono nato il 2 novembre 1940 a via Giulia, il che significa proprio al centro di Roma. Però ci sono soltanto nato lì. Ci sono stato fìno a 10 mesi... perlomeno così dice mia madre. Poi loro hanno cambiato casa e io ovviamente ho seguito il carro (è il caso di dirlo) e poi ho girato praticamente tutta Roma. Sono stato vicino al Colosseo, nella zona sotto villa Celimontana (Celio), poi vicino a via Veneto. Quello era un momento abbastanza triste per la mia famiglia e per tante altre dal punto di vista economico a causa della guerra. Poi ci siamo trasferiti al Tufello, cioè in periferia. Da lì a S. Giovanni, poi di nuovo al centro storico cioè a via dei Giubbonari. Dopo sono stato sulla via Flaminia e infine sulla Cassia dove sto adesso. Più romano di così si muore... ho fatto proprio la via Crucis.

C'è un monumento romano che se potessi butteresti giù molto volentieri?

No, nessuno!

Il Vittoriano?

Sì, un tempo sì. Non lo sopportavo,perché,mi rappresentava un'Italia che non amavo, poi uno piano piano ce fa l'occhio...

Forse è nel posto sbagliato….

E vabbé, ma spostallo nun lo potemo spostà anche perché pesa 'npò troppo. Però sò quelle cose che fanno parte come er Palazzaccio de questa Roma fatta de strati, de stratificazioni che costituiscono, tutto sommato, anche la parte tenera se si vuole nella sua interpretazione del quotidiano romano. E poi è talmente bella in altre zone che quarche cosa per bilancià ce vole pure. Comunque un altro monumento brutto che hanno fatto è quello in onore di Matteotti.

Fra le fontane romane quale ti piace di piu.

Io ho partecipato alla serata per il ripristino della fontana di Trevi (16-7-91). Ce vóle poco a dire che te piace Funtan de Trevi 'nsomma... A volte per non essere ovvi bisognerebbe dire quarche cosa de più sconosciuto ai più. Insomma non ho preferenze particolari e poi non saprei nemmeno nomi- narle perché ce dovrei pensà 'n attimino. A vorte ce sò delle chicche, delle cose preziosissime, delle piccole fontanelle che te sbucano uscendo da quarche vicoletto e che te fanno restà stupefatto. Comunque in questa città forse c'è una grande luce. Se io fossi un fotografo o un direttore della fotografia, direi che a Roma c'è una delle luci migliori e più belle che ci siano, insieme a Parigi. Probabilmente è proprio una collocazione... Forse l'avevano già pensato i romani, i fondatori, a mettere Roma in questa zona, in questo posto. A volte uno se chiede « come se fa a fondà delle città in zone brutte », dice « com'è possibile? ». Perché qui, evidentemente, hanno pensato anche ai fattori climatici. Poi c'è chi ci ha pensato a rovinarla, ma questo è un discorso a parte... so' altri problemi.

Senti Gigi, qual è il tuo poeta romanesco preferito?

Mbè, Gianfrà, è ovvio che è Giuseppe Gioachino Belli...

Però hai recitato anche poesie di Trilussa, vero?

Sì, sì! Ma io non amo mai le definizioni maggiore o minore. Un poeta ti può interessare ner momento in cui lo studi. Nella nostra cultura, purtroppo, spesso ce so' stati i Bartali e i Coppi (bello sto paragone), perché è un modo anche un pò provinciale di intendere la cultura. Comunque il Belli, se non altro per l'impostazione generale della sua opera, per il discorso generale della sua opera (parlo del Commedione), credo che non solo sia da preferirsi ad altri romani, ma addirittura italiani, cioè un grande poeta nazionale come del resto altri dialettali, vedi il Porta. Non si possono considerare poeti locali. Il Belli va oltre, 'ha un respiro troppo universale, troppo cosmico, quindi non è che lo si ama, se ne deve riconoscere la grandezza.

In quale periodo della storia romana ti sarebbe piaciuto vivere?

Quello del Belli, di Meo Patacca, di Nerone... No! lì no! Comunque in una Roma tutto sommato più tranquilla, cioè 'na Roma forse prefascista, anche se cominciavano allora i guai. Direi in una Roma ancora fluviale. Te spiego, Gianfrà. Roma il cambiamento d'identità l'ha visto, a mio avviso, da quando er fìume non è stato più l'elemento caratterizzante fondamentale della città. Da quando er fiume si è dimenticato. E Roma era 'na città con caratteristiche tipicamente fluviali, cioè una città che stava intorno a un fiume. Ormai er fiume è diventato un'entità quasi trascurabile e i muraglioni che sono stati costruiti a suo tempo cercando de risolvere il problema delle inondazioni, sono stati una cosa che ha allontanato la città dal fiume. Allora uno potrebbe dì: « Ma era necessario? ». No! Sarebbe stato necessario lavorare a monte, ma non a monte ner senso ideologico, a monte ner senso proprio geografico e risolvere il problema con dighe o qualche altra cosa, senza togliere a Roma le caratteristiche peculiari fondamentali come il porto. Ecco in quella città lì me sarebbe piaciuto vivere. Anche se sono sicuro sarebbe stato una vita più povera, però più umana e in una Roma senza traffico. Cosa che piacerebbe a tutti, penso.

Come ti sei accostato alla recitazione?

Ma quello fu abbastanza casuale. lo me so' innamorato del mio mestiere dopo averlo fatto. Quando ho incominciato era soltanto un interesse abbastanza superfìciale, quasi goliardico.Io facevo l'università e frequentavo una scuola di teatro che se faceva appunto all'Università e quella fu l'occasione per accostarmi al teatro, ma non credevo che l'avrei fatto come professione. Poi un giorno me chiamò Giancarlo Cobelli, che faceva l'insegnante de mimo in questa scuola per chiedermi se volevo fa' 'na piccola tournée con lui e con la sua compagnia, facendo 'na piccola parte (sónavo la chitarra). lo ho accettato l'ho fatto per farmi un'esperienza e me so' reso conto che me riusciva abbastanza facile. E me dissi: « Ma qui se fa 'n mestiere dove che te diverti e te pagheno pure ». Questa era la mia osservazione de allora e disse “ lo me ce fermo! ».” Così me so’ fermato e poi dopo piano piano ho cominciato ad appassionarmi seriamente e a cominciare a dì che non è mai troppo quello che te danno, perché questo è 'n mestiere molto faticoso e stressante... però bello.

Secondo te, se il Governo avesse sede a Milano. Roma sarebbe più amata?

Cor fatto de' le tangenti sarebbe la stessa cosa...



E prima der "fattaccio" de' le tangenti?

Ma « prima delle tangenti » è 'n termine che nun esiste, perché le tangenti ce so' sempre state... oggi se sa... oggi lo si dice. E' che in Italia ce so' due capitali. La capitale « Roma », cioè la capitale ufficiale e la capitale morale. L'unica cosa che c'è de immorale è « il capitale », non la capitale. Comunque è vero, Roma non è mai stata amata. Adesso forse perlomeno questo episodio tragico, terribile che se sta verifìcando e che colpisce soprattutto Milano se non altro come risvolto positivo potrà, ner negativo totale nel quale stiamo, far ripensare che tutto er mondo è paese, percui forse sarebbe er caso de smetterla con tutti questi «anti»... meridionalismi, settentrionalismi.Io credo fermamente che se nun fossi romano, cercherei de fare in modo d'avé 'na capitale esemplare, dovunque essa sia situata. E' sottocultura continuare a di « E' corpa de Roma ». Poi arcuni lo dicono in maniera figurata, cioè Roma come sede der potere, però poi da questo a far de tutta l'erba 'n fascio ed allargà er discorso anche a quello che è nato a Roma, er passo è breve. E ce ne siamo resi conto ultimamente... tanto i razzismi e le intolleranza so' la cosa più facile da accendere e questo purtroppo non solo ner nostro paese, ma dappertutto. Io credo che la gente dovrebbe amare er proprio paese e quindi anche la sua capitale. Pretendere che la propria capitale fosse segno e terminale di un paese che funziona. Ma se Roma è corrotta, significa che quarcuno la corrompe. Quindi inevitabilmente la città, come capitale, rispecchia la moralità del paese. Non è che nasca da Roma lo scandalo generale di questo paese, ma arriva. Il che non migliora la situazione, ma permette de vederla da una angolazione più giusta, con un'ottica più esatta. Purtroppo è così... insomma non è che migliorando Roma si migliora il paese, ma migliorando il paese migliora Roma.

Hai mai letto il.periodico in dialetto romanesco “Rugantino”?

Anni fa lo leggevamo tutti in casa... era una dolce abitudine. Ultimamente no, anche perché sono troppo sommerso da impegni.

Hai un consiglio da dare al Sindaco di Roma?

No! Non ho consigli da dargli. Avrei più che consigli, raccomandazioni da dare a chi elegge Sindaci e Giunte.

Ti piace l'Isola Tiberina?

Certo che me piace.

Ci sei stato nella trattoria "da Sora Lella"?

Sì! Andavo tempo fa. Ora abito così lontano dar centro, quindi mi è un pò complicato, soprattutto all'ora de pranzo, prima de scendere un pò a valle diciamo. Scendo sempre più tardi. Io a Roma ho un ristorante, al centro, a fontanella Borghese (davanti al palazzo Borghese). Purtroppo non facciamo il dopo-teatro e quindi io, che la sera mangio tardi, so' costretto ad andare dalla concorrenza (risata).

Parliamo ora di Petrolini.

Petrolini è un altro di quei romani non romani, nel senso di quello che viene oltre l'aspetto locale dialettale, come er Belli. Un altro grande che si è servito der dialetto e dell'idioma romanesco pe' fà un discorso più ampio, che non appunto quello folcloristico, bozzettistico. Petrolini è una delle persone nell'ambito del teatro e della spettacolarità forse più moderna, ancora insuperata o come concezione del teatro, della comunicazione. Assolutamente e totalmente ironico, quindi quasi ingiudicabile, ha sofferto, un pò come tanti, in vita della incomprensione della « zona » colta, della « zona » critica. E' uno che aveva praticamente capito tutte le necessità dell'essere attore, dello stare sul palcoscenico e dire delle cose. Si era molto interessato al linguaggio.. alla lingua. Diceva « A che lingua parlare? - più che cosa dire - Come parlare? ». Questa è una cosa molto importante e molto raffinata, secondo me. Era uno degli autori teatrali, degli intellettuali più raffinati del suo momento. E poi aveva questo aspetto però solo in superficie anche popolaresco che faceva arricciare il naso anche a qualche santone della cultura dell'epoca. Quindi il rischio per Petrolini, per la sua immagine è quello che possa essere archiviato come un grande attore popolare, fra virgolette e quindi minore. Cosa assolutamente non vera. Chi lo conosce un pò se ne rende conto. lo ho fatto uno studio su Petrolini per due, tre anni e me so' dedicato proprio a lui, però non posso dà nessunissimo giudizio, non posso di' « era bravissimo, o no », perché quello era un attore de teatro la cui arma più grande era l'improvvisazione. Quindi non se pò giudicà Petrolini da quello che se vede, da filmini e da dischi. lo non ho nessuna venerazione particolare, ma credo fosse stato un grande, veramente.

In quale zona o via ti piace passeggiare?

Nei periodi in cui non c'è troppa folla, nel centro storico, cioè nella zona dove sono nato. Più che in Trastevere, in piazza Campo de' Fiori, piazza Navona... però piace a tutti quindi c'è sempre una gran folla. E' bello quando a ferragosto c'è poca gente... la notte a Roma è bellissima. Poi è una città tutto sommato con le violenze tipiche di tutte le grandi città, però nemmeno così spaventosa come spesso la si dipinge. E' una città ancora abbastanza disponibile.

Gigi, quand'è che vieni a trascorrere le vacanze nel mio bel Trentino?

Adesso sarebbe er momento bono che so' stanco morto. Sarebbe un'idea per farmi una sciata quest'inverno, comunque.

Intervista a Gigi Proietti in occasione dell’Anno Santo       
(Roma 4 luglio 1999)

Gigi, come pensi sarà Roma nell’Anno del Giubileo?

Come adesso (risata)

Quindi un casino totale…

No! Un casino, no. Ma non credo che cambi molto perché da qui al Giubileo mancano solo alcuni mesi e in così poco tempo non si può modificare una città grande come Roma. Ci sono un sacco di cantieri in giro per l’Urbe e non so quanti di questi arriveranno in tempo a chiudere e finire i lavori. Non credo che possiamo assistere ad un’altra città… Roma è sempre Roma e così rimarrà.

Tu fuggirai o affronterai ‘sto casino?

Io non scappo, ma non credo che nessuno scapperà, sai ? Il Giubileo dura un anno e poi scappare da chi, da che cosa. C’è stato la manifestazione per Padre Pio, la beatificazione e non è scappato nessuno, non è successo niente.

Un tuo sogno nel cassetto, caro Gigi?

Troppi ce n’ho. Ce vorrebbe un armadio. Da sempre vorrei uno spazio tutto mio, dove fare i miei spettacoli, le mie operazioni, qui a Roma. Questo è un mio sogno… spero che si realizzi.