Laura Chimenti (giornalista)                     Roma 11.2.2020

                                  Intervista di Gianfranco Gramola

"Da Sanremo mi sono portata a casa tante soddisfazioni, anche dal punto di vista umano perché ho avuto modo di dimostrare il lato più intimo di me, quello che più mi caratterizza, ovvero quello di essere una mamma e una donna che lavora e che deve affrontare i problemi di tutti i giorni"

Laura Chimenti è nata a Roma. Muove i primi passi nell'agenzia giornalistica Asca, nella testata mediatica Notizia +. In Rai approda invece nel 1996 come realizzatrice e conduttrice di una rubrica, Style, che si occupava di moda, tendenze, viaggi e lifestyle. Prima di approdare alla redazione economica del TG1, già dal 2000, anno in cui divenne giornalista professionista, faceva parte della redazione mattina del TG1. È stata chiamata a ricoprire il ruolo di conduttrice di prima serata dopo che Maria Luisa Busi, volto di punta del TG1, ha lasciato la conduzione per contrasti con la direzione di Augusto Minzolini. Laura Chimenti aveva già comunque condotto il TG delle 13:30, delle 17:00 e quello della mattina e aveva partecipato alla realizzazione di spazi a Uno Mattina. Nel 2013 ha condotto su Rai1 il Premio Biagio Agnes con Gerardo Greco ed il Premio Strega con Antonio Caprarica. Nel febbraio 2020 è tra le co-conduttrici del Festival di Sanremo.

Intervista

E’ finita l’avventura al festival di Sanremo, fra polemiche e soddisfazioni. Cosa ti sei portata a casa, Laura?

Mi sono portata a casa tante ma tante soddisfazioni, perché comunque è stata un’esperienza bellissima dal punto di vista professionale, ma anche dal punto di vista umano. Dal punto di vista professionale perché mi sono avventurata nell’evento più importante per l’azienda Rai. Dal punto di vista umano perché ho avuto modo di dimostrare il lato più intimo di me e quello che più mi caratterizza, ovvero quello di essere una mamma e una donna che lavora e che deve affrontare i problemi di tutti i giorni. Del resto Amadeus l’aveva chiesto a noi specificatamente, a noi co - conduttrici, che ognuna avrebbe dovuto portare sul palco qualcosa di sé. Io ho portato il mio essere mamma.

Mi racconti com’è nata la tua passione per il giornalismo? Hai parenti giornalisti?

No, nessuna penna in casa, nulla di ereditario ma è una mia passione che è nata sui banchi di scuola. Amavo scrivere e il mio professore d’italiano mi rimproverava, tra virgolette, perché scrivevo questi temi lunghissimi. Io quando faccio partire la penna è lei che mi guida e racconta qualcosa di me o dell’argomento di cui voglio parlare.

Le doti di un buon giornalista?

La verità e non farsi ingannare, rispecchiare quello che la verità dei fatti racconta, e nel mio caso, essendo una giornalista televisiva, una dote è la sintesi, perché in un minuto devi dire quello che magari, sulla carta stampata, puoi scrivere in tante colonne. Questa è una capacità che acquisti nel tempo facendo questo mestiere. Quindi la verità, nel mio caso la sintesi e la passione, perché poi se ci metti la passione in tutto quello che fai, qualsiasi mestiere esso sia, riesci.

Fra colleghe hai trovato più rivalità o complicità?

Ci sono colleghe con cui uno riesce a stringere rapporti di amicizia. Io non sono una competitiva, a volte dico che sono una agonista, nel senso che mi piace arrivare prima, ma senza fare le scarpe a chi mi sta accanto. Forse questo mi deriva dal fatto che sono una donna sportiva e ho sempre praticato  tanti sport in vita mia. Quindi rivalità, no. Complicità dipende … Ad esempio al festival di Sanremo con Emma D’Aquino c’è stata molta complicità e si è stretto anche un rapporto di amicizia. Non si è amici di tutti, come lo si è nella vita di tutti i giorni. L’amicizia è un dono talmente importante e raro che sono pochi quelli che sono degni di essere l’uno amico dell’altro.

Perché in tv sono molto seguiti i programmi di cronaca nera?

Io penso che ci sia tanta curiosità da parte del pubblico e a volte anche tanta noia e quindi di fronte alla noia, magari parlare di fatti di cronaca che possono nascondere insidie o aspirare all’attenzione perché si parla di cose che sono fuori dal comune,  allora quello può attirare l’attenzione dello spettatore perché non è nella routine di tutti i giorni, ma si racconta qualcosa che è lontano, ma che può incuriosire.

Nella tua vita professionale sono state più le amarezze o le soddisfazioni?

Se dovessi mettere sulla bilancia soddisfazioni e amarezze, sicuramente sono state di più le soddisfazioni. Non penso di aver avuto amarezze, questo no, perché ho sempre fatto quello che ho volevo fare, ho sempre ricevuto proposte di lavoro che poi ho abbracciato perché erano proposte giuste per la mia persona in quel momento storico, ho detto di no a certe proposte di lavoro quando ero incinta e quando  avevo i bambini piccoli e giustamente dovevo conciliare le due cose. Ho iniziato presto in qualche agenzia stampa, grazie all’Università che ho frequentato e che mi ha fatto emergere nel mondo del giornalismo, ma la mia vera professione è iniziata in Rai, a 19 anni e sono state tante le soddisfazioni.

Hai delle ambizioni, un sogno professionale?

Ora faccio il telegiornale e mi piace fare quello che faccio. Se devo sognare, si mi piacerebbe un programma tutto mio, ho anche delle idee che magari potrebbero andare in porto.

Parliamo di Roma. Com’è il rapporto con la tua città?

E’ meravigliosa. Io adoro Roma. E’ la mia città e non la cambierei mai con nessun’altra città al mondo. Ultimamente ha passato un periodo brutto della sua esistenza, ma ultimamente sta rimediando su tanti fronti. Manca ancora un po’ di manutenzione per quanto riguarda le strade, perché in alcuni quartiere il manto stradale è un po’ dissestato, il servizio pubblico è aumentato e quindi è una cosa positiva perché ci sono più autobus e meno attese alle pensiline. E’ ovvio che è difficilissimo amministrare una città come Roma e dovremmo fare un po’ di più anche noi romani, perché ci lamentiamo tanto ma poi non facciamo mai niente. Bisogna abbracciare iniziative come quelle di quei cittadini che danno una mano per mettere a posto la città, non perché lo debbano fare loro, ma perché danno il buon esempio e fanno capire quanto sia importante seguire una città così bella, fare qualcosa perché rimanga così bella anche per gli altri, per chi viene a visitarla.

In quali zone hai abitato?

Salario, Fleming e nella zona nord di Roma, perché è più vicina alla Rai e quindi più comoda per andare al lavoro.

La tua Roma in tre posti diversi?

Il Gianicolo, perché mi ricorda l’adolescenza. Avevo tanti amici lì in quella zona ed è un po’ tipico dei ragazzi romani passare le serate sul Gianicolo, a guardare il panorama di Roma. La zona Trieste-Salario perché mi ricorda la mia infanzia e quindi villa Ada. Poi Saxa Rubra per forza di cose perché lì c’è il mio cuore professionale.

Tradiresti Roma per vivere in un’altra città?

Tradirla no, perché le mie basi devono rimanere sempre qui a Roma. Però diciamo che mi piacerebbe una parentesi parigina. Adoro Parigi, così come mi piacerebbe fare un’esperienza a New York, perché per me sono due città che guidano le mode, guidano le tendenze, sotto tutti i punti di vista.

Per te cosa significa “essere romana”?

Essere privilegiata, perché vivere nella capitale d’Italia, vivere a Roma vuol dire girare per strada e guardare e vivere la storia. Vuol dire avere tante opportunità, sia per quanto riguarda la vita professionale che per quanto riguarda il tempo libero. Una città come Roma ti offre tantissimo.

Vivendo a Roma si diventa più ottimisti o pessimisti?

Io sono ottimista di natura, quindi non mi sentirei mai di dirti che si diventa pessimisti. Stando a Roma si è per forza ottimisti, perché è una città così grande che non ha uguali al mondo. Si mangia bene, c’è un clima meraviglioso. Oggi a Roma fanno 20 gradi. Per questo ti dico che le mie basi le voglio a Roma, poi se la vita mi porta da altre parti per delle parentesi, bene, però la mia vita deve essere a Roma.