Luca Barbarossa  (cantante)                   Roma 18.9.2018

                         Intervista di Gianfranco Gramola

Come ho conquistata mia moglie? Con delle fettuccine e un tartufo

Io e Luca Barbarossa negli studi di Radio2 Social Club 

Intervista

Incontro Luca Barbarossa a Roma, nella redazione di Radio2 Social Club, al primo piano di via Asiago 10. Ha appena terminato la diretta insieme ad Andrea Perroni.

Mi piace ricordare i tuoi inizi, Luca. Se ti dico piazza Navona cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente un bel periodo, quello degli anni ’70 in cui facevo il musicista di strada. Avevo tra i 16 e i 18 anni più o meno e ho fatto quella vita là per almeno 3 anni. Non suonavamo solamente a piazza Navona, ma un po’ in tutte le piazze del  centro storico, perché Roma ovviamente era il mio teatro naturale. Però poi l’estate io e il mio amico Mario Amici, giravamo un po’ tutta l’Europa, con le chitarre.

A quei tempi com’eri? Un ragazzo a posto, un cazzaro o uno sciupa femmine?

Ero uno sciupa femmine e soprattutto sciupato dalle femmine, che mi piacevano assai. Cazzaro no, lo sono molto di più adesso (risata), nel senso che poi da giovani ci si prende anche più sul serio. Non che mi mancasse il sorriso e la voglia di divertirmi. Però io sono dell’idea che giovani si diventa e da ragazzi certe cose le vivi in modo totalmente intenso, che fai fatica a scherzarci su.

Perché voi romani siete così solari, con la battuta al momento giusto, sempre pronti a sdrammatizzare? Merito di Roma, del suo clima o è pronta l’indole del romano?

Non lo so. Siamo un po’ cinici, un po’ distanti dalle cose, perché probabilmente Roma è la città meno provinciale d’Italia. E’ una capitale universale, dove si vede arrivare di tutto e andare via di tutto. Qui passano papi, politici, sono passati imperatori, star  del cinema hollywoodiano, grandi intellettuali, sgarrupati, pellegrini, ecc … Probabilmente questo continuo essere spettatori della grande e piccola storia, ci da quella possibilità di guardare con un occhio un po’ divertito quello che ci circonda. Non lo so se è così, questo è il mio pensiero. Poi c’è una solarità proprio nostra, climatica, di luce, di voglia di stare in strada, con gli amici, ai tavolini fuori dal bar, voglia di stare al sole. Sono tante cose che influiscono molto. Poi a Roma se magna bene.

Hai dedicato un cd alla tua città. Cosa significa per te “essere romano”?

Nel cd ho addirittura osato dire, cosa che per un romano come me è abbastanza singolare, che “ nessuno è più romano di chi romani ci si sente”. Nel senso che a Roma si nasce romani. Io sono romano, nato da genitori romani, però romano lo puoi anche diventare per appartenenza, perché Roma è stata nei secoli una città accogliente. Devo dire che il ritmo di questa città in tempi diversi da quelli in cui  stiamo vivendo adesso, era un ritmo coinvolgente, con un vivere un po’ più lento più tranquillo.  Adesso siamo tutti schizzati pure a Roma. Roma è incattivita, il traffico ha preso il sopravvento,  i disservizi pure. Però una volta non era così, Roma era più vivibile e anche chi non era romano, rimaneva affascinato da questo ritmo vitale e alla fine veniva inglobato e diventava romano pure lui.

Nel cd c’è una canzone che hai scritto con il grande Gigi Magni: “Via da Roma”. Come hai conosciuto Magni e com’è nata questa collaborazione?

Fu un editore e Pippo Baudo a metterci insieme, per scrivere una canzone per Alida Chelli, compagna di Baudo. Alida doveva partecipare al festival di Sanremo in  qualità di ospite e doveva cantare una canzone che doveva essere inedita e romana. Misero insieme me e Gigi Magni per scrivere questa canzone. La scrivemmo, secondo me anche molto bene, con un testo di Gigi straordinario, ma soprattutto diventammo amici, nonostante Gigi fosse già un cineasta così importante e affermato e più grande di me di età. Io ero un ventenne, alle prime armi. Io scrissi la musica e Gigi il testo. Poi questa canzone Alida non la fece, come spesso accade nel nostro lavoro. Molte cose non si realizzano fino in fondo. Io ho tenuto questa canzone  in un cassetto per 35 anni, perché non avevo mai pensato di fare un disco in dialetto romanesco. E in questo disco però quella canzone ci stava.

Cos’è per te la musica, Luca?

E’ la vita. Coincide con la vita, Gianfranco. Non potrei immaginare la mia vita, né quella delle persone che mi circondano senza la musica. Non è ammissibile. La musica ci mette in collegamento con il divino.

Quindi può essere considerata una terapia per stare meglio …

Lo è, non che può essere. La musica ti fa stare bene. L’ascolto della musica è una cosa totalmente avvolgente che ti fa vibrare l’anima. E’ sicuramente una terapia per stare bene e lo è perfino per le piante, figuriamoci per gli esseri umani.    

Quando non lavori, quali sono i tuoi hobby, i tuoi passatempi preferiti?

Io sono uno sportivo e mi piace molto stare all’aria aperta. Dalle partite a tennis a quelle di pallone, fino ad andare a sciare in montagna o andare a fare il sub al mare. Tutto ciò che è natura e stare all’aria aperta li considero i miei hobby. Non sono mondano e neanche notturno.

Un domani come vorresti essere ricordato?

Non lo so. Diciamo che sono stato molto fortunato in vita, circondato da affetto e da attenzioni. Questo già mi basta. Non c’è bisogno di ricordarmi anche dopo morto.

Sei sposato e hai tre figli. Come hai conquistato tua moglie?

Con delle fettuccine e un tartufo. Lei viveva a Parigi, in centro, e avevamo cominciato a frequentarci. Ad un certo punto mi presento, invece che con un anello, con un rotolo di pasta da tagliare, una sfoglia, e un tartufo d’Alba. Le feci questi tagliolini con il tartufo, fantastici. Eravamo in una mansardina e fu una cenetta molto simpatica e romantica. Sembravamo due “aristogatti” con il tartufo (risata).

Sei un buon cuoco?

Diciamo che me la cavo.

Qual è la tua più grande trasgressione culinaria?

Trasgressione nel senso che mangio una cosa che non si dovrebbe?

Si.

Io purtroppo sono fortemente intollerante al glutine. Una intolleranza che ho maturato negli anni, perché credo di aver mangiato più pasta della Sora Lella. Mangiavo pasta a pranzo e a cena e ad un certo punto credo sia cambiato qualcosa nel grano e ora un dosaggio eccessivo di glutine mi da fastidio. Se proprio devo trasgredire, invece di mangiare una pasta senza glutine, mi faccio una cacio e pepe con una pasta normale. In quanto adesso si producono delle paste senza glutine eccellenti, anzi devo dire che ultimamente mi sto abituando a quelle senza glutine e le trovo molto buone. Ci sono addirittura alcune paste normali che sono di qualità inferiore.