Luca Donini (albergatore e sportivo)    Molveno (Trento) 5.7.2009

                             Intervista di Gianfranco Gramola

Un campione che con coraggio e con la forza della passione, vola con il parapendio non solo per vincere, ma per divertirsi

 

Vive da sempre all’ombra delle bellissime Dolomiti di Brenta, esattamente a Molveno, dove esercita il mestiere di albergatore (hotel Olimpia) e maestro di sci. Sposato con Betty, quattro figli, tra un impegno e l’altro, si ritaglia qualche giorno da dedicare alla sua grande passione: il volo con il parapendio.  Lealtà, sacrificio, tecnica, disciplina, entusiasmo, senso dell’amicizia e capacità di guardare all’avversario come persona e non come nemico, sono solo alcune delle qualità che fanno parte della magia di questo sport, qualità che Luca Donini, ragazzo intelligente, possiede in abbondanza. Primo posto in Coppa Italia nel 2000, 1° posto Campionati mondiali Sierra Nevada Spagna nel 2001 e nello stesso anno 1° posto nel World Games Air Sierra Nevada Spagna, 9° classificato ai Campionati Europei nel 2002, 1° posto in Coppa Italia nel 2004, 7° classificato nei Campionati mondiali Brasile del 2005,  1° posto nei Campionati Europei Morzine Francia nel 2006 e 5° posto nei Campionati mondiali Valle de Bravo Messico nel 2009. Questi sono alcuni dei principali titoli che Donini vanta nel suo palmares.

Intervista

Sono insieme a lui nella hall dell'Hotel che gestisce insieme alla moglie.

Com’è scattata la tua passione per il parapendio?

Fin da piccolo ho sempre avuto la passione del volo e appena ho visto i primi parapendii veleggiare sul lago di Molveno, mi sono avvicinato anch’io, alla pratica di questo  sport. Era il 1992 se ricordo bene. Però poi ho smesso subito perché con i primi parapendii non si riusciva a salire in tecnica, si planava solamente e quindi si scendeva e il volo durava pochissimo, al massimo 5-10 minuti ed eri a terra. Ho ripreso quando ho visto i primi parapendii che riuscivano a salire in quota e da lì è nata la mia passione che ho tutt’ora. Quando ti avvicini a questo sport, non riesci più a smettere, talmente è straordinario ed entusiasmante, anche se un po’ rischioso.

Chi sono stati i tuoi maestri?

Ma all’inizio i miei maestri sono stati un po’ tutti perché ascoltavo i più esperti, guardavo come volavano e ho seguito i loro consigli. Poi ho iniziato a fare le competizioni e lì ho fatto molta gavetta e ho imparato moltissimo sul volo degli altri. I primi anni osservavo le scelte che effettuavano, rispetto a quello che avrei scelto io e da lì ho appreso moltissimo. In pratica ammiravo le qualità degli altri, per migliorare le mie, facendone tesoro ovviamente.

Le doti essenziali per praticare il parapendio?

Bisogna avere sangue freddo, essere molto veloci nelle scelte da effettuare. Io parlo sempre per la competizione non per il volo normale e quindi saper scegliere i momenti giusti per poter planare o salire in tecnica. E’ importante anche conoscere bene i propri limiti fisici e mentali.

Tu hai vinto parecchie gare. Ma non sempre sei arrivato primo…

Lo sport in generale non è solo vincere, ma anche lo stare insieme lealmente, con amicizia e bisogna imparare anche a perdere con il sorriso sulle labbra, per poi trovare la forza per rialzarsi e vincere. 

Hai mai avuto problemi tecnici o incidenti?

Si, l’anno scorso ho avuto un incidente tecnico, il primo che mi è capitato, ma non ho neanche avuto bisogno di tirare l’emergenza. Comunque facendo le gare sono inconvenienti che succedono spesso, perché il parapendio che si usa nelle gare, è un mezzo al limite, cioè sono particolari, perché sono prototipi quindi non sono ancora testati, sono portati come prestazioni all’estremo e quindi sono anche più delicati.

Quali sono le tue zone di lancio?

Quando sono a Molveno mi lancio dal Pradel, in località Tovre e poi nella stagione invernale vado a Bassano del Grappa. E poi tutti i siti di Ala dove vado con alcuni miei amici.

Hai mai pensato di smettere per paura o per altri motivi?

No, smettere no perché anche se volo poco, la voglia di volare è sempre tanta, per le paure è il pilota che si prende i propri rischi quindi diciamo la paura non c’è.

Che sensazioni provi quando è in volo?

E’ una cosa indescrivibile, diciamo che si è da soli, in alto, in mezzo al vento, in mezzo alle nuvole, si sente solo il fruscio del vento ed è come essere un uccello. Una sensazione infinita… di calma, di tranquillità. Sei isolato dai ritmi frenetici della quotidianità e poi hai sotto di te uno scenario unico. Un’avventura da provare assolutamente.

Hai mai portato qualcuno con te in alta quota?

Si, ho portato della gente quando facevo i voli in tandem, anche loro magari avevano un po’ di paura prima di decollare, ma dopo cinque minuti erano estasiati e si meravigliavano di aver scoperto quel coraggio che prima del volo, pensavano di non avere.

In questo sport si usano dei soprannomi o delle frasi scaramantiche?

Si! Si usano delle frasi, dei mezzi proverbi, ad esempio quando è una giornata un po’ particolare, un po’ brutta per volare, si dice:” E’ meglio stare per terra e avere la voglia di volare che essere in volo e avere la voglia di essere in terra”.

Chi è il tuo antagonista o meglio il tuo rivale? Lo svizzero Christian Maurer, Thomas Brauner (Repubblica Ceca), lo svizzero Michael Witschi o il francese Charles Cazaux?

Non ho rivali, nel senso che ho solo compagni di gara, amici, con cui poi si scambia una stretta di mano o si fanno i complimenti. Rivale è una parola che non mi piace.

Le tue più belle traversate?

Una mia prima traversata bella è stata quando sono partito da Molveno e sono arrivato a Innsbruck, in una giornata inaspettata. Altra traversata, dopo voli programmati, è stata quando ho decollato da Molveno, il lago di Idro un po’ oltre, Edolo, Valcamonica, Malè e ritorno a Molveno.

Molveno Innsbruck in quanto tempo?

Circa 4 ore e mezzo, cinque ore.

Quali sono i tuoi progetti ora?

Io volo poco, ma quel poco che riesco a volare, voglio farlo bene. Quindi nei miei prossimi progetti, vorrei vincere nuovamente i campionati mondiali che si svolgeranno nel 2011 in Spagna, a Pedrajta. Quest’anno sono arrivato quinto. Ero secondo e mi è andata male una giornata di gara, purtroppo.

Quand’è che apri una scuola di parapendio?

Una scuola di parapendio mai, già ho poco tempo per volare se poi apro una scuola di parapendio, è finita. Voglio godermi questa passione che fra l’altro ho trasmesso anche a mio figlio. Vola molto bene e quando posso, lo porto con me alle gare. 

Tu sei soprannominato dagli avversari “Piede di legno”. C’è un motivo?

Si! Perché quando gli altri rallentano, io accelero. E’ più forte di me, ma so quello che faccio.

Campione del mondo del 2001 e cinque anni dopo europeo. Come ti hanno accolto in paese?

Gli amici mi hanno fatto una grande festa, come tutto il paese. Mi hanno dedicato una serata con striscioni, allegria e tanto affetto. Mancavano però le cose più importanti:  la banda e le majorettes (risata).