Manuela Moreno (giornalista)                                          Roma 17.6.2020

                                  Intervista di Gianfranco Gramola

“Ogni sera a TG2 Post, in 20 minuti, apriamo una finestra su un argomento preciso, cercando di raccontarlo più chiaramente possibile e che sia comprensibile a tutti”

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Manuela Moreno è nata a Roma. Dopo aver iniziato a lavorare in varie emittenti televisive locali, viene assunta in Rai. Ha fatto parte della redazione del TG1, curando rubriche e collegamenti in diretta dell'edizione del mattino e le rubriche Italia sera e Prima di tutto. Nel 2002 è passata al TG2, lavorando prima alla redazione Cultura e spettacolo e poi alla redazione esteri. Ha condotto l'edizione mattutina del telegiornale e le rubriche Costume e Società, TG2 Salute e TG2 Puntoit, per poi passare alla conduzione dell'edizione delle 13 e, successivamente, delle 20:30. Come inviata ha coperto numerosi avvenimenti, come gli attentati alla maratona di Boston del 2013, quelli alla sede di Charlie Hebdo e al Bataclan e al mercatino di Natale di Berlino del 2016 e l'attentato terroristico di London Bridge del 2017. Ha per raccontare la situazione dei migranti e dei profughi, così come a Buenos Aires in occasione dell'elezione di papa Francesco e ha curato gli speciali del TG2 in diretta sul tentato golpe in Turchia avvenuto nel 2016, gli attentati di Dacca e di Nizza del 2016 e di Istanbul del 2017 e il terremoto del Centro Italia del 2016. Nel 2013 è diventata corrispondente dagli Stati Uniti dove ha realizzato vari servizi e ha seguito la storia di Chico Forti, imprenditore trentino condannato all'ergastolo per omicidio. Dal 2019 conduce TG2 Post, programma di approfondimento in onda dopo il TG2.

Intervista

Mi racconti com’è nata la passione per il giornalismo?

E’ nata sui banchi di scuola. Non conoscevo nessun giornalista, in famiglia non ho giornalisti. E’ un mestiere a cui mi sono appassionata perché amavo scrivere e sono  sempre stata una persona curiosa e quindi ho messo insieme le due cose.

Chi sono i tuoi idoli nel giornalismo?

Non ho idoli. Penso che tutte le persone che raccontano in buona fede la realtà, quello che vedono, quelle che sentono, mantenendo fede a se stessi, alla loro integrità morale, sono da ammirare. Quindi nessun idolo personale, ma grande rispetto per questo lavoro.

I tuoi genitori che futuro speravano per te?

Non lo so, io non avevo le idee chiare fino all’ultimo. Appena finita la scuola ho fatto la scuola di giornalismo Gino Pallotta, che tra l’altro era un giornalista del TG2 e da lì è iniziato il mio lavoro per tanto tempo come precaria, tantissimo fuori nelle televisioni private e poi precaria anche alla Rai per dieci anni.  

Nel tuo ambiente hai trovato più rivalità o più complicità e amicizia?

In una fase sicuramente amicizia e complicità, quando eravamo tutti precari. Lì sono nate delle amicizie vere, c’era una forma di solidarietà, di complicità, di gioco. Ci incontravamo moltissimo anche fuori. Il lavoro per noi, con l’entusiasmo che avevamo, era una forma di appagamento e divertimento. Per me è rimasto così, però le cose sono cambiate e man a mano che cresci, le indivie aumentano e le amicizie diventano meno sincere.

Come inviate hai coperto numerosi avvenimenti e vicende, come vari attentati terroristici, la guerra del Donbass, il terremoto in Nepal, ecc … Ti sei mai trovata in situazioni pericolose?

Quando sei in quelle situazioni sei sempre in situazioni pericolose, però il pericolo siccome lo conosci, sai come gestirlo e quindi non ti esponi. I pericoli ci sono sempre e cerchi di limitarli al massimo, perché cerchi di essere cosciente e consapevole di dov’è il limite che non devi mai superare, quella linea rossa che tu hai ben definita in testa. E non vuol dire che questo poi ti schermi totalmente, però sai perfettamente a quello che vai incontro.

Ho letto che hai preso a cuore la storia di Chicco Forti.

Sono andato a trovarlo parecchie volte in carcere, quindi lo conosco bene e si è anche stabilita un’amicizia tra di noi.

Come finirà secondo te?

Spero bene, però serve un impegno dell’Italia, perché l’America non ha nessun interesse a tenere un italiano nelle carceri e soprattutto non c’è nessuna prova concreta che possa giustificare una condanna a vita, senza condizionale. Cioè uscirà dal carcere solo da morto e la sua colpa, sicuramente una grande colpa, è di aver detto una bugia. Al momento solo questa è la colpa.

Quali sono le tue ambizioni?

Sono quelle di continuare a fare questo lavoro divertendomi e svegliandomi la mattina contenta di farlo tutti i giorni.

Quali sono i temi che vorresti approfondire maggiormente nel tuo TG2 Post?

Ogni sera, in 20 minuti, apriamo una lente, una finestra su un argomento preciso, cercando di raccontarlo più chiaramente possibile e che sia comprensibile a tutti, perché in questo momento l’unico rischio che corriamo è non capire quello che succede. Non possiamo lasciare questo strumento a chi non vuole farci capire.

Programmi per l’estate?

Ad agosto andrò in vacanza in Italia.

Parliamo della tua città. Com’era la Roma dei tuoi 20 anni?

Ricordo grandi scorribande e in questo senso mi vengono in mente villa Borghese e le altre ville e parchi romani. Quando finiva la scuola si andava a fare i gavettoni nelle ville e nei parchi della città o a leggere libri all’ombra, sotto gli alberi. Anche a giocare a pallone e a pallavolo. Io ho sempre amato l’attività fisica, amo le ville romane e le bellezze di Roma e villa Borghese è veramente un polmone verde nel centro della città.

In quali zone hai abitato?

Ho sempre abitato in zona Roma nord, quindi quartiere Parioli, Salario e Trieste.

Cosa ti da più fastidio di Roma o meglio, esiste una Roma da buttare?

Mi da fastidio il traffico. A Roma non c’è niente da buttare. Certe volte c’è da perfezionare ciò che è già meraviglioso.

Hai un tuo luogo del cuore?

La terrazza del Pincio a villa Borghese, una terrazza che si affaccia su piazza del Popolo. E’ bellissima e da quel terrazzo c’è un panorama che abbraccia Roma.

Come vivi la Roma by night?

La vivo, eccome. A parte questo periodo per via della quarantena che è molto limitata, però la vivo. Faccio tutto, dal teatro al ristorante, dal cinema alla discoteca. Roma è una città che mi godo molto, poi con il mestiere che faccio, penso che bisogna stare sempre in contatto con la gente. Quindi teatro, cinema, passeggiate con gli amici. Incontrare gente, parlare con le persone penso sia alla base del mio lavoro.   

Tradiresti Roma per vivere in un’altra città?

Non credo, anche se io sono di residenza viareggina e a Viareggio ho la mia casa. Quando posso, sia d’estate che d’inverno, quello è il mio rifugio.