Paola Minaccioni  (attrice - conduttrice radiofonica)                Roma 27.1.2020

                                                Intervista di Gianfranco Gramola

Io penso di essere fortunata ad essere riuscita a continuare a fare questo lavoro, a vivere di questo lavoro e a fare sempre dei passi in avanti. L’importante è andare avanti, non smettere, cercare di migliorarsi e avere sempre delle motivazioni

 

La locandina dell'ultimo spettacolo di Paola Minaccioni

Per contatti  https://www.facebook.com/paola.minaccioni/

Paola Minaccioni è nata a Roma il 25 settembre del 1971.  Ha seguito una formazione di drammaturgia classica: per alcuni anni ha fatto parte del laboratorio di Serena Dandini e ha frequentato anche il Centro sperimentale di cinematografia. Televisione, cinema, teatro e cabaret sono così al contempo i suoi diversi luoghi di espressione. Nel 2012 viene candidata sia al Nastro d'argento che ai Ciak d'oro come migliore attrice non protagonista, vincendo un Globo d'oro nella stessa categoria, per il film Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek. Due anni dopo recita in un altro film di Ozpetek, Allacciate le cinture, grazie al quale ottiene il Nastro d'argento come migliore attrice non protagonista e la nomination al David di Donatello nella stessa categoria.

Cinema (alcuni film)

Le donne non vogliono più (1993) - Al cuore si comanda (2003) - Cuore sacro (2005) - Notte prima degli esami - oggi (2007) - Cemento armato (2007) - Un'estate al mare (2008) - No problem (2008) - Ex (2009) - Mine vaganti (2010) - Faccio un salto all'Avana (2011) - Baciato dalla fortuna (2011) - Matrimonio a Parigi (2011) - Viva l'Italia (2012) - All'ultima spiaggia (2012) - Pazze di me (2013) - Allacciate le cinture (2014) - Un matrimonio da favola (2014) - Confusi e felici (2014) - Un Natale stupefacente (2014) - Torno indietro e cambio vita (2015) - Miami Beach (2016) - Benedetta follia (2018) - Natale a 5 stelle (2018) - Ma cosa ci dice il cervello (2019)

Televisione

Avanti un altro (Canale 5, 1994) - - Due sul divano (LA7, 2002) - Assolo (LA7, 2003) - La settima dimensione (LA7, 2005) - Mai dire martedì (Italia1, 2007) - Un medico in famiglia (Rai1, 2007-2011) - Bulldozer (Rai2) - B.R.A. Braccia Rubate all’Agricoltura (Rai3) - Notte prima degli esami '82 (Rai1, 2011) - Camera Café (Italia1, 2012) - The Show Must Go Off (LA7, 2012) - Be Happy - conduttrice (Rai3, 2018)

Radio

610 (Radio 2) - Ottovolante Live Show (Radio 2) - Donna Domenica (Radio 2) - Chiuse per ferie (Radio 2), anche autrice e conduttrice - Radio 2 Social Club (Radio 2), conduttrice con Luca Barbarossa - Il Ruggito del Coniglio (Radio 2).  

Alcuni lavori a teatro

La crisi del teatro testi di Achille Campanile (1993) - Voglia matta Compagnia attori e tecnici (1993) - Una bugia nella mente (1994) - Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov (1995-1996) - Forbici follia (1996) - La tattica del gatto (2003) - Non raccontateci favole (2006/2007) - Ma che motivo c'è (2008) - L'importante è vincere senza partecipare (2009) - A testa in giù (2018) – Dal vivo sono ancora meglio (2020) – Mine Vaganti (2020)

Intervista

Sei  a teatro con “Dal vivo sono ancora meglio”. Uno spettacolo di imitazioni e di esperienze personali?

E’ uno spettacolo di intrattenimento. E’ un monologo comico in cui racconto la mia esperienza d’amore, non volendone parlare, però alla fine ne parlo e lo faccio attraverso i personaggi che fanno parte del mio repertorio delle mie imitazioni televisive, radiofoniche e personaggi teatrali, che sono appunto portatori di questa storia. Quindi faccio uso delle imitazioni a servizio della storia e poi ovviamente ci sono le imitazioni di Loredana Bertè, della Ferilli, di Melania Trump e della Meloni. C’è addirittura una mia vicina di casa che imito e c’è pure mia nonna e una telefonista rumena. E’ uno spettacolo che si può definire un flusso di coscienza intervallato dai personaggi.

Roma può essere fonte di ispirazione per i tuoi spettacoli?

Roma, essendo io romana, nata a Roma, vissuta da sempre a Roma, in una famiglia romana, sicuramente il mio humor, il mio punto di vista sulle cose, appartiene a questa cultura, a questa città, a questa storia. Siamo molto cinici, molto indolenti, però siamo anche molto forti e appassionati. Quindi resistiamo a tutte le intemperie e siamo sempre pronti anche a quelle che stanno per nascere. Però lo spunto principale  è l’essere umano più che la mia città, l’essere umano in tutte le regioni, in tutto il mondo.

Dopo la tournée hai altri progetti?

La radio è sempre presente, perché sono nella trasmissione “Il ruggito del coniglio”, che continuo a fare anche se sono in tournée. Poi ci sono molti progetti, anche televisivi che si stanno sviluppando e che per ora, preferisco non parlarne. Porterò in giro il mio cortometraggio “Offro io” che ho fatto da regista e poi continuerò la tournée con questo bellissimo spettacolo che si chiama “Mine vaganti”, per la regia di Ferzan Ozpetek.   

Cinema, tv, radio, teatro. In quali di questi ambienti ti senti più a tuo agio o pensi di dare il meglio di te?

Sicuramente ho fatto più esperienza in teatro. Lì mi sento veramente a casa, è il mio ambiente preferito. Però amo moltissimo sia il cinema che la radio.

Mi racconti brevemente com’è nata la passione per lo spettacolo, per la recitazione?

Io credo che geneticamente mi sia stata trasmessa appunto dai geni, perché in casa  nessuno ha fatto l’attore, però erano tutti dei personaggi in casa mia. Poi mi sono trovata su un palcoscenico a scuola, al liceo e senza che me ne accorgessi, è diventata la mia professione, la mia vita. Si, ad un certo punto me ne sono accorta, però all’inizio è stata una cosa inconsapevole, come se avessi seguito semplicemente il flusso.

I tuoi genitori che futuro speravano per te?

I miei genitori sono stati dei grandi sognatori, per cui sognavano quello che volevo essere, e mi hanno lasciato fare.

Nella tua vita professionale sono state più le soddisfazioni o le amarezze?

E’ difficile fare un bilancio. Io penso di essere fortunata ad essere riuscita a continuare a fare questo lavoro, a vivere di questo lavoro e a fare sempre dei passi in avanti. A volte si fanno passi avanti giganteschi, a volte più piccoli, l’importante è andare avanti, non smettere, cercare di migliorarsi e avere sempre delle motivazioni, dei desideri e mettersi sempre in discussione. Quindi non mi posso lamentare. Anch’io come tanti ho avuto tante defezioni, tante delusioni, però il risultato è che io faccio questo lavoro, mi diverto e mi piace molto.

Fra colleghe hai trovato più rivalità o complicità?

In realtà io ho trovato più complicità, poi ci sta sempre l’idiota di turno, che sia uomo o che sia donna. Spesso queste rivalità sono frutto delle proprie frustrazioni personali, delle insoddisfazioni. Ci sono delle persone che minano il lavoro degli altri, perché  sono distruttive. Mi è successo, però per fortuna la maggioranza vince. 

Prima di entrare in scena hai un rito scaramantico?

In genere si fa il rito della merda, insieme a tutta la compagnia. Come rito scaramantico io faccio degli esercizi di ginnastica, spezzo il fiato, faccio yoga e penso a tutta la mia famiglia e poi entro in scena.

Quali sono le tue ambizioni?

Le mie ambizioni sono quelle di diventare più brava, fare ruoli più difficili al cinema, di fare cinema con attori bravi. Magari la mia ambizione è quella di ottenere dei ruoli che nessuno pensa che io possa fare. La comicità è una dote in più, però non è un limite. Molti ti conoscono per la tua comicità e pensano che tu sia capace di fare “solo” quello, ma non è così. Poi io dico “solo”, ma in realtà far ridere è una grande fortuna, è una potenza, quindi non è che mi sento limitata, però nell’esperienza di attrice mi piacerebbe variare di più.

Oltre al talento, quanto conta la fortuna nel tuo lavoro?

Tantissimo. Però più che la fortuna serve il carattere, la determinazione e la testa. Bisogna essere scaltri, furbi, forti e chiaramente anche essere talentuosi. Però non è detto che il talento da solo ti porti al successo, invece la testa si, ti può portare al successo.

Nel tuo lavoro c’è meritocrazia?

La per la sembra di no, ma nel tempo si, perché non è così immediata la meritocrazia. Magari fai più fatica, hai più ostacoli, però per fortuna poi succede.

Parliamo della tua città. In quale zona di Roma hai passato l’infanzia e come la ricordi?

Io ho passato l’infanzia nella zona periferica di Roma sud, che è Don Bosco, ovvero prima di Cinecittà e ho dei ricordi come un quartiere iper moderno, perché quando ero piccola lo vedevo come un quartiere del futuro. C’era la metro, c’erano molti negozi e c’era molto verde. Non vicina al centro, però completamente autonomo e pieno di servizi.

Hai abitato sempre in quella zona?

Ho abitato lì fino alla maturità, poi dopo mi sono spostata a Monteverde, poi  San Giovanni, poi a Garbatella e poi di nuovo a San Giovanni e ora sto a Ostiense, Piramide che è diventato ormai il mio quartiere.

Com’è il tuo rapporto con Roma?

Ho un rapporto d’amore con la mia città e sto aspettando che questo amore trovi linfa, perché siamo una grande città, un grande popolo e abbiamo tantissime tradizioni da riscoprire. Dobbiamo averne più cura di questo posto perché ce n’è bisogno, però sono follemente innamorata della bellezza malinconica eterna di questa città.     

Il tuo rapporto con la cucina romana?

Ottimo direi perché sono una buongustaia. Mi piacciono tutti i piatti della tradizione romana, tranne forse le interiora che non amo molto. Però la cucina romana è fantastica perché unisce il tutto con il nord, quindi riesce ad essere sia leggera che pesante. E’ collocata esattamente al centro direi.  Amo tutto, dai dolci ai primi, i secondi e tutte le verdure, come i carciofi. 

Nei momenti liberi in quale zona di Roma ami rifugiarti?

Amo la zona del Ghetto mi piace molto perché è un quartiere che è rimasto uguale a quello della Roma antica. Amo passeggiare da quella parti, perché sembra di stare in un’altra dimensione. Mi piace molto anche il Tevere e il lungotevere. Tu passeggi sul lungotevere, sulla ciclabile e senti un’altra aria, un altro odore e ha un altro fascino, perché pare di stare in campagna.

Cosa ti dà più fastidio di Roma?

Mi dà fastidio quello che si dice di Roma e dei romani. Mi dà fastidio che molte  persone che non vivono qui, che non sanno cosa succede qui, parlino male dei romani non sapendo cosa subiamo da tanti anni, ed è il motivo per cui questa popolazione è arrivata a non avere più fiducia, perché le cose non girano e dopo un po’ cerchi di salvarti la pelle. Il “Mors tua vita mea” non è nella natura romana. E’ un po’ perché questa città, che è la capitale d’Italia, rappresenta il caos italiano e quindi quando si dice che Roma non funziona, rispecchia l’Italia perché qui a Roma non vivono solo i romani, ma ci vive mezza Italia e anche molti stranieri. Noi a Roma siamo molto aperti a tutti, anche perché essendo una capitale e una città del futuro bisogna sempre essere aperti e quindi pronti ad accogliere chiunque voglia innamorarsi di questa città e di averne rispetto.

Un paio di consigli alla sindaca?

In realtà non sono in grado di dare consigli, perché la situazione è complessa. Io direi che bisognerebbe cominciare a tirare le somme e prendersi un po’ di responsabilità.