Andrea Braido (musicista)          Pergine Valsugana ( Trento ) 26.4.2010

                                 Intervista di Gianfranco Gramola

Un’artista che suona con il cuore

 

Il sito ufficiale dell’artista è www.andreabraido.com e per contattarlo l’e.mail è braidusinfo@libero.it

Nasce a Trento il 26 giugno del 1964. Inizia all’età di 4 anni a suonare la batteria da autodidatta, diplomandosi successivamente in teoria e solfeggio. Verso i 12 anni inizia a suonare chitarra e basso sempre da autodidatta assorbendo tutta la Musica che poteva ascoltare. Dopo un breve viaggio a Boston e New York, fatto di molte Jam-sessions con personaggi chiave della storia del Jazz mondiale, torna in Italia e inizia a lavorare professionalmente. Suona tutti i tipi di chitarra, basso elettrico, batteria e percussioni. Le sue chitarre sono presenti in molti cd e dvd di artisti come Vasco Rossi, Mina, Laura Pausini e molti altri, sull'ultimo cd di Marcus Miller "Marcus" ed altri meno conosciuti. Inoltre è stato in tour con molti protagonisti della scena pop e rock italiana. Ha suonato in molte importanti jam-sessions (e con alcuni registrato in studio e in tour) come: Frank Gambale, Marcus Miller e molti altri! Come musicista di alcune orchestre utilizzate in programmi Rai, ha suonato con vari ospiti internazionali come Liza Minelli, Lenny Krawitz, Randy Crawdord e altri. Tra tourneè e altri impegni personali (stage, sessions) ha suonato in Germania, Austria, Rep.Ceca, Ungheria, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Estonia, Unione Sovietica, quasi tutto il Sud America, Inghilterra (Londra). E' considerato da molti come uno dei piu' talentuosi e versatili chitarristi in circolazione. Dopo essere stato attivo per molti anni come session-man ha iniziato a proporre progetti propri (ormai da molto tempo). Ha all' attivo 8 albums di cui 3 ("Sensazioni nel Tempo" 2006/"Braidus in Funk" 2007 e “Jazz Garden & Friends”con edizioni RAITRADE/Distribuzione Self con Videoradio), inoltre 2 dvd didattici per la Playgame con distribuzione nuova Carish. Alcune riviste tra le più importanti del settore gli hanno dedicato la copertina più di una volta. “Nel corso degli anni, ho suonato di tutto, provato, riprovato e modificato molti strumenti, ma alla fine sono rimasto con alcuni (pochi) strumenti, ai quali sono legato, divenuti "i miei strumenti"per tutte le situazioni musicali. Ho amato e suonato a lungo alcuni strumenti detti "classici" come Les Paul, 335, Sg,Tele, Strato, bassi Precision, GFJ Frudua, ampli Plexi, Sro 100 signature, Pittbull, The Valve e tanti altri! Dal luglio 2007 ho siglato un accordo con la Eko Musical Intruments per quanto riguarda i marchi PRS e Marshall ed ho trovato quello che cercavo…! Una chitarra splendida costruita con amore e certosina attenzione, che mi permetta di passare con facilità a diversi suoni e stili: Paul Reed Smith custom 22, in più una splendida PRS Hollow Body II finitura McCarty che ritengo una delle migliori semiacustiche in assoluto a cui si sono aggiunte, PRS Mc Carty solid body, Singlecut trem e Custom 24 “el Braidus”, quest’ultima costruita dal Private Stock della PRS! Per quanto riguarda Marshall, con la serie Vintage/Modern di cui posseggo Il combo 50 watt e la testata 100, ha fatto un grande passo avanti rispetto al mitico suono Marshall di partenza dando vita ad un amplificatore molto dinamico e con suoni nella migliore tradizione Plexy agendo su un solo canale! Aggiungo che il nuovo JVM Marshall è semplicemente impressionante per qualità del timbro, possibilità sonore e versatilità! Da ora in poi sempre con me dal vivo ed in studio! Inoltre da 3 anni collaboro con la Carish per il marchio Ramirez modelli CWE 2, GH, FL 2 che non hanno bisogno di presentazione. Infine le corde “La Bella” Flamenco Negra medium tension (classica), EL-R0.10/0.46 (elettrica), Phosphor Bronze extra light (acustica) Slappers per basso, eccellenti e durature oltre che squillanti”.

Tournèe

Con Patty Pravo – Francesco Baccini – Vasco Rossi- Eros Ramazzotti – Zucchero – Laura Pausini – Antonerlla Ruggero – Adriano Celentano – Enzo Iannacci – Angelo Branduardi – Frank Gabale, ecc …

Discografia da solista

1991 Eleonor – 1996 Le bizzarre avventure del dottor Kranius – 2000 Relive – 2005 Space Braidus – 2005 Twin Dragons – 2005 Braido Plays Hendrix...in Hungary!!! – 2006 Sensazioni nel Tempo – 2007 Braidus in funk – 2008 Braido Plays Hendrix – 2008 Jazz garden & friends – 2’’9 Latin Braidus.

Ha detto:

- Quando vai in giro per il mondo per suonare e ti togli le tue soddisfazioni, tornando a casa inizi ad apprezzare il tuo paese.

- Agli inizi quando cominciavo ad uscire dall’anonimato, i miei paesani mi davano addosso ed io pensavo:”Ma perché mi criticano, invece di apprezzare la mia dote di chitarrista e di vantarsi di avere un paesano così bravo”.

- A 18 anni suonavo gia a Pergine Spettacolo Aperto e avevo già preso dei riconoscimenti prima che uscissi dalla scena regionale.

- Voglio ricordare però che il suono è soprattutto nelle mani e nel cuore.

Curiosità

- Il chitarrista Andrea Braido, considerato uno dei principali e talentuosi chitarristi dell'area rock e fusion/rock, è soprannominato anche Big Boy.

Intervista

L’appuntamento con Andrea Braido è a Pergine, nella sua casa di via Petrarca, a due passi dalla chiesa.

Com’è nata la tua passione per la musica, per la chitarra?

La passione per la musica sicuramente ce l’avevo dentro, però mi ha influenzato molto il fatto che mio padre si comprava dei sassofoni, quelli a buon prezzo non professionali, tipo quelli giocattolo della Bontempi. E suonava delle cose e io vedevo che aveva una grande passione per la musica. Ma gia quando avevo 3-4 anni ero attratto dalla televisione, quando vedevo i gruppi, con la batteria, soprattutto l’oggetto batteria. Tutto ciò è stato facilitato da un ambiente molto valido, come quello di Pergine, perché la biblioteca aveva i dischi. Io andavo lì, mettevo su i dischi senza sapere alle volte chi era l’autore. Vedevo uno che ascoltava un disco e l’ascoltavo anch’io, poi scoprivo che erano i Colosseum, Emerson Lake e Palmer, Santana, Jimmy Hendrix e musica tipo jazz e soul. Poi al Canoppi, che è un posto attaccato ai giardini di Pergine, suonavano dei gruppi di musicisti che allora erano di spicco ed io andavo lì ad ascoltarli e ne sono sempre rimasto colpito da questo tipo di musica.

Ho letto da qualche parte che hai iniziato a imparare a suonare la chitarra, comprando i fascicoli in edicola. E’ vero?

No! E’ una leggenda. In realtà ho iniziato suonando la batteria, che suono tutt’ora e che, come strumento, non ho mai abbandonato, perché l’oggetto batteria mi attrae profondamente e appunto guardando quei gruppi che ti dicevo prima, andando in biblioteca, trovando un posto per suonare, alla fine ho iniziato a suonare un’ora, un’ora e mezza. All’inizio ho preso qualche lezione di batteria da un musicista che abitava sopra Trento e che si chiama Alessio Weber. Da lì è partito tutto. La chitarra è arrivata dopo, per caso, perché mia sorella aveva portato a casa una chitarra acustica ed io, che avevo 11 anni, nel frattempo ero entrato in un gruppo di Piné. Sentendo il chitarrista che parlava di chitarra, ascoltando canzoni con la chitarra e avendo una chitarra a disposizione a casa, alla fine ho sentito il bisogno di armonia, di note e mi sono buttato sulla chitarra di mia sorella.

Come ricordi il debutto professionale?

Diciamo che il primo impatto fuori dal Trentino è stato a Verona, in vari club jazz che erano ritenuti il “gota” del jazz del nord est. Il debutto vero e proprio è avvenuto a Milano, a Genova in locali storici come “Le scimmie” o “Il capolinea” e locali del genere di allora. Ma il debutto a livello di tournèe è avvenuto del 1986, con Patty Pravo. E’ stato molto importante per me lavorare con Patty Pravo, che è stato un personaggio che ha cambiato molto la sorte del pop. Io non è che impazzisca per lei. Non è stato come fare una tournèe con Tiziana Rivale o Sandro Giacobbe. Patty Pravo è un’artista che ha influenzato un sacco di gente, anche a livello visivo, per come si vestiva, come si muoveva sul palco, come si truccava. Era ed è una persona un po’ pazza, diciamolo ( risata ). E’ stata una tournèe importante perché ho visto tante cose che mi aspettavo diverse.

Hai mai pensato ad un nome d’arte?

Braido è un cognome un po’ particolare, nel Trentino ce ne sono pochi. Ce ne sono alcuni a Vittorio Veneto e poi alcuni in giro per l’Italia. In realtà io ce l’ho un nome d’arte. O meglio è un soprannome che mi sono dato io e che è Ebraidus. La Paul Reed Smith, che ha lanciato Santana nell’80 e con la quale collaboro da tre anni, mi ha fatto un modello di chitarra che appunto porta il nome Ebraidus, modelli che fanno solo su richiesta.

Artisticamente come ti definisci?

Io mi definisco fortunato, perché sono una persona libera, essenzialmente sono libero da qualsiasi tipo di vincolo. Amo la musica nella totalità e soprattutto amo potermi esprimere prendendo da tante parti. Amo la musica senza secondi fini, perché la musica per me è godimento, ed è una cosa grandiosa a se stante. Poi che sia un lavoro, sia che guadagno, perché vivo di musica, sia che la gente mi apprezza, ecc… va bene, però prima di questo c’è proprio l’amore verso la musica. Ed è un amore totale perché io posso amare Vivaldi o Bach come posso amare Jimi  Hendrix allo stesso modo. Non c’è alcuna differenza. Quello che voglio dire è che l’intensità è la stessa. Quella che la gente continua a fare, sbagliando, soprattutto nell’ambiente musicale, è di etichettare e di porre delle barriere tra la musica. Quindi questo è jazz, questo è rock, questo è pop, questa è classica. Il compositore Bach, preso nel suo periodo di esistenza è come adesso uno dei Rolling Stones. La gente vuol far vedere che ci sono delle distanze. Le distanze o le barriere ci sono solo tra gli uomini ma non tra la musica. Questa non è una frase mia, ma esprime chiaramente il concetto.

Hai fatto tante tournèe con personaggi celebri. Ti è mai successo un imprevisto, un guasto?

Di chitarre ne ho rotte io un paio, sul palco ( risata ). Volutamente, per esibizione, per fare scena. Una volta è successo con Vasco Rossi, a San Siro, dove non mi piaceva il suono della chitarra col trasmettitore, col radio microfono, quindi attaccai un jack di 50 metri, un bel cavo, e mi sono spinto troppo a bordo del palco e il filo si staccò  proprio sul finale. D’istinto ho preso la chitarra e l’ho lanciata in alto, non so quanti metri, quando è caduta è andata in mille pezzi. Me l’hanno raccolta, l’hanno sistemata e dopo tre giorni ho fatto il concerto a Roma, con la stessa chitarra. E’ brutto quando succedono degli imprevisti o quando il pubblico si mena, perché c’è anche gente che va ai concerti apporta per attaccare liti. Dimenticavo… sempre in un concerto di Vasco, stavo facendo un assolo molto importante di un suo brano, che era “Liberi, liberi”, e rimasi con due corde. Le chitarre che usavo allora montavano un ponte che veniva fissato con dei morsetti per l’accordatura, però se si spacca una corda, la tensione del ponte cambia e allora si scorda. Ad un certo punto sono rimasto con due corde stonate e ho dovuto intonare la chitarra al volo, mentre suonavo. Non so se ti rendi conto cosa vuol dire questo, ma è pazzesco. Sono stato bravo perché ho avuto una prontezza di riflessi unica, anche grazie alla conoscenza profonda dello strumento.

Quante ore dedichi al giorno alla chitarra, alla musica?

Ci sono giornate che alla musica dedico anche dieci ore. Diciamo che alla chitarra dedico quotidianamente almeno tre ore di pratica, di suono. Adesso è un periodo che suono molta musica classica, tipo Vivaldi o vado dietro con la chitarra ai concerti brandemburghesi di Bach e mi piace molto lo stile e l’atmosfera barocca.

Ma i tuoi genitori che futuro sognavano per te?

Ecco questa è stata un’altra mia grandissima fortuna. I miei genitori, a differenza di altri, non mi hanno mai imposto niente. Mi sono sempre preso le mie responsabilità e forse il fatto che sono andato a suonare così giovane con un gruppo, dove suonavamo canzoni dei Nomadi, di Santana e il liscio ai matrimoni, probabilmente ho dimostrato loro di avere anche una certa testa. Mi avevo aperto anche un conto in banca, mi compravo i dischi senza chiedere i soldi a loro e mi sono reso da subito indipendente. I miei genitori mi hanno lasciato libero di fare le mie scelte, però prendendomi anche le mie responsabilità. Questo per me è stato fondamentale. Penso che i miei genitori siano stati contenti della strada che ho intrapreso, anche se sono consapevoli che è una strada molto particolare, molto diversa da una strada tradizionale.

La tua più grande soddisfazione artistica?

Te ne posso citare una, anche se sono molte di più. Indubbiamente è quella di aver influenzato tanti giovani e invogliato tanti ragazzi a suonare. Sono stato e lo sono tutt’ora un esempio.

Anche del tuo paese?

Non solo, ma mi scrivono da tutta Italia e da tutta Europa. Dei ragazzi della Svizzera e della Germania mi scrivono che mi hanno visto suonare in qualche formazione e mi raccontano le emozioni che sono riuscito a trasmettere loro. Sono soddisfazioni artistiche molto forti per me, perché è bello condividere quello che tu puoi dare, con gli altri. E se gli altri percepiscono questo, vuol dire che sono persone sensibili. Un’altra mia soddisfazione artistica è stata sicuramente quella di essere chiamato a suonare per il disco di Marcus Miller, semplicemente chiedendogli di ascoltare alcune cose mie. Essere chiamato da un musicista di riferimento anche per me così impostante, che avevo seguito con Miles Davis in tutti i dischi fusion e funk e soprattutto per un disco mondiale, in cui il mio nome era nel primo pezzo, è stata una cosa emozionante.

Delusioni?

Ci sono state, eccome. Adesso, con calma, sto scrivendo un libro e un mio punto interrogativo è che non capisco perché l’uomo passi il tempo cercando di distruggere l’operato dell’altro. E’ una cosa incomprensibile per me e anche una dispersione di energia. Invece di essere felice dell’altro che sta costruendo qualcosa di buono, purtroppo c’è sempre una parte di gente che è infastidita dall’energia. Energia significa potere, energia significa andare avanti ed essere liberi. C’è una parte di persone che ha paura di questo e allora cerca di schiacciare l’altro. Quindi quando vedo che ci sono delle critiche stupide e che non hanno fondamenta né culturali, né umane, ma solo cattiveria gratuita, mi arrabbio un po’. Per fortuna tanta gente  apprezza la mia musica e poi, come diceva Frank Zappa:”Non vi va bene, avanti un altro”. Io faccio questo mestiere, al di là di quello che possono pensare le persone. Altrimenti avrei fatto il venditore di computer oppure mi sarei messo a fare un mestiere meno rischioso. Altre delusioni riguardano le personalità dei cantanti. Tanti mi chiedono il perché ho smesso di fare le tournée con i cantanti famosi. Perché purtroppo il cantante, in Italia, è come il calciatore. E’ una persona che si sente che può fare tutto quello che vuole perché tutti sono lì, in venerazione, come se fosse la dea bendata. Io che non la penso così e che le giudico persone come le altre, anzi più problematiche, sono rimasto molto deluso dal fatto umano. E vedo che l’interesse alle volte rovina i rapporti e ho visto dei cantanti che hanno venduto 1 milione di copie che vanno ad elemosinare e a fare delle menate per 200 euro in più. Queste sono delusioni. Io da buon trentino sono molto schietto, molto semplice e guardo in faccia le persone quando parlo. Io mi trovo meglio con i musicisti, come contatto umano. La mia delusione riguarda proprio il modo che hanno di porsi i cantanti con le altre persone.

Che rapporto hai con il tuo paese?

Ci torno sempre volentieri e ho un rapporto molto valido. Ho degli amici che sono rimasti tali negli anni, anche per questioni legati alla musica. Poi qui ho la mia famiglia, cioè mia madre, mio fratello, mia sorella che cerco di vedere il più spesso possibile. Inoltre sono molto legato alla natura. Io oggi volevo proporti, per l’intervista, di andare a fare un giro al castello e nei posti intorno a Pergine, che sono legati alla mia infanzia e che per me sono stati fondamentali. Ancora adesso, quando vado lì, rivivo le sensazioni, i pensieri e le emozioni di allora. Amo tornare qui ma a differenza del trentino tradizionale non sono molto legato alla propria terra. Sono abituato fin da giovane a girare continuamente per lavoro e a vedere posti nuovi. Però dentro di me ho il desiderio, più avanti, di prendermi una baita in montagna, e vivere lì, in mezzo ai lupi ( risata ), un po’ isolato. Mi piace molto la dimensione della montagna.

Sei residente a Pergine?

No! Io sono stato residente a Milano, a Genova e adesso sono vivo vicino ad Alessandria, in una zona sul confine con la Liguria, anche per via del lavoro e per questioni logistiche.

E’ cambiata negli anni la tua Pergine?

Certamente. Se devo dirti la verità, certe cose valide del Trentino, le ho trovate solo qui. A parte che il Trentino è una regione avanti anni luce, rispetto ad altre. E parlo di cultura, di civiltà, di rispetto per la natura, di rispetto per gli anziani. Io vedo che a Pergine, in ogni strada c’è una pista ciclabile, tu vai a Genova e questo te lo sogni, a Milano è uguale e le trovi forse in Brianza. Il Trentino su certe cose è avanti ed io ho beneficiato di queste cose ed è stato molto utile nel mio lavoro, perché sono riuscito a difendermi da tante situazioni perché mi sono formato un carattere forte, nel senso che uno a volte si trova in un ambiente dove tutto è grandioso, poi la fama, ecc… e ti trovi in una situazione di grande responsabilità e anche di grande prestigio, quindi se  uno ha poca personalità si brucia subito. Grazie al mio carattere trentino, ho messo in chiaro le cose da subito e questo forse ai cantanti famosi che ti dicevo prima non è piaciuto. I cantanti cercano sempre di dominare gli altri e con me non era possibile, se cercano un rapporto paritario, sono d’accordo, però non mi devono trattare come lo schiavo di turno. Questo mio modo di vedere le cose è molto trentino, non ti pare Gianfranco? (risata).

A chi vorresti dire grazie?

Io sono religioso e a modo mio ho una mia fede. Innanzitutto ringrazio Dio per il talento, a questo amore misto ad una capacità di avere una certa disciplina costante e di essere una persona forte. Perché nella vita bisogna essere sempre forti. Poi un grazie ai miei genitori che mi hanno dato la libertà di suonare e quindi di inseguire un mio sogno, un mio desiderio. Un grazie anche ai miei fans che mi dimostrano la loro gratitudine nell’apprezzare i mie sacrifici.

Ricevi molte lettere ed e-mail?

Si! Spesso però non rispondo perché  sono messaggi tipo:” Perché non suoni con quello? Com’è quell’altro? E’ vero che tu hai fatto….”. Dato che ho rilasciato gia parecchie interviste e su internet ce ne sono molte, allora uno se le va a cercare con un po’ di pazienza e trova la risposta alla sua domanda. Nel limite del possibile rispondo a qualcuna, però non sto lì tutti i giorni attaccato al computer a scrivere e-mail. Anche con Facebook me la prendo tranquilla, perché ho visto che se rispondi troppo, ne approfittano e poi la gente non apprezza. Questo è un altro fatto di questa nostra società, cioè vogliono sempre risposte immediate, dirette…Poi ti chiedono l’autografo, ecc… Alla fine diventa un lavoro d’ufficio e stai lì 8 ore al giorno a rispondere alle e-mail. Invece agli stage sono molto disponibile. Quando faccio gli stage dove ci sono 50 o 100 persone, mi chiedono una curiosità su una chitarra o altri dettagli sempre legati al mondo della musica, allora ne parlo volentieri, ma perché quello è uno spazio apposta  per suonare, apprendere e dialogare.

Progetti?

Continuo a portare in giro il mio progetto acustico, come quello che ho fatto l’altra sera a Campodenno, inoltre stasera definiremo un concerto che sarà fatto il 20 di agosto all’interno della rassegna Valsugana Jazz Festival e suonerò proprio in piazza Municipio e questo mi fa molto piacere, con la speranza che sia bel tempo. Suonerò con il mio progetto jazz, che riguarda uno dei dischi solisti Jazz Garden & Friends e che spesso vengono utilizzati dalla Rai per documentari e cose varie. Poi ho un altro progetto dedicato a Hendrix che è la revisione dei suoi brani, ogni tanto ascolto delle cose da giovani emergenti. Sicuramente una cosa importante è che non sono assolutamente esterofilo, perché ho capito molto bene come funzionano gli americani e come sono gli inglesi nei confronti nostri. Quindi sto favorendo molto il fatto di far suonate i musicisti italiani, i giovani talenti. Mi piace avere a che fare con dei giovani musicisti che crescono insieme alla musica, dove ci si trasmette delle cose musicali importanti e alla fine diventa bellissimo suonare dal vivo perché è comunicazione totale. Poi sto facendo un disco nuovo e ne ho gia in mente altri due. Di quello nuovo non dico niente perché è in una fase iniziale, però sarà una cosa ancora diversa da quelle che ho fatto prima.

Ci sono in giro dei nei nuovi talenti, Andrea?

Si! Ci sono. Ho visto dei bravi ragazzi che amano talmente tanto la musica, a tal punto da rinunciare ad uscire con gli amici il sabato sera, oppure stare tanto su uno strumento. Finora non ne sono capitati molti, però ci sono. C’è un batterista che non è di qua, però fa parte di un progetto. E’ stato un bambino prodigio ed è stato i un  programma di Mike Bongiorno, a 4 anni. I talenti ci sono, però al giorno d’oggi non siamo certo aiutati dai mass media e dalla televisione che inneggia ad un successo immediato e molto effimero, cioè tutto subito. Nella vita non è assolutamente così, anzi a volte uno deve lavorare tutta la vita per raggiungere obiettivi così. Pensiamo ad uno come Frank Zappa che, nonostante abbia avuto un successo commerciale e abbia inventato un sacco di cose, solo nella parte finale della vita è riuscito a realizzare esattamente quello che lui voleva fare, cioè musica contemporanea suonata da musicisti molto preparati. Quindi è difficile trovare un giovane che dice:”Io mi sacrifico per suonare. E poi cosa faccio?”. Uno deve amare la musica e da lì le cose nascono. Come diceva Mozart:”Prenditi cura della musica e la musica si prenderà cura di te”.

Un sogno che vorresti realizzare?

I miei sogni sono di grande portata, nel senso che io penso che tutti, su questo pianeta, potremmo stare molto meglio di quanto stiamo e non solo una parte di questo pianeta. C’è uno squilibrio troppo esagerato. Non esiste che una parte del mondo stia bene, in certi casi troppo bene, e un’altra invece abbia dei problemi di diritti sociali al minimo. Credi che questo sia sbagliatissimo e che provochi una disarmonia notevole nell’interno del pianeta. Però queste sono cose che dipendono dal sistema politico e dal capitalismo stesso, cioè da come è costruito. Bisogna che ci siano dei cambiamenti che partono proprio dai vertici, dai politici. L’altro sogno o meglio la cosa più importante per me, è comporre e suonare la mia musica sempre più dal vivo e far apprezzare quello che faccio. Sicuramente ci vorrebbe un po’ più d’aiuto da parte delle strutture dei mass media. Purtroppo vedo che i mass media sono troppo risucchiati da questi esempi molto negativi come Grande Fratello, come Amici dove alcune cose sono anche valide, però non puoi inscatolare il talento di una persona e pensare perché va in televisione può riuscire. Questa è una grandissima falsità. Un’artista non nasce così.

Ho visto che hai lavorato con tanti grossi personaggi. Con quale ti sei trovato meglio?

Mi sono trovato con tutti allo stesso modo. Con tutti ho comunque cercato di dare il massimo. Non ricordo un rapporto migliore con uno o con un altro. Non farei una distinzione… Diciamo che con quelli più professionali mi sono trovato meglio e per professionalità intendo aver l’obiettivo di  portare a termine il concerto e il disco che si sta facendo nel modo migliore. Questo secondo me sono le persone con cui mi sono trovato meglio, ossia quelle più professionali e più dedite al lavoro.