Barbara Carfagna (giornalista e conduttrice del Tg1)       Roma 4.1.2014-01-04

                                                 Intervista di Gianfranco Gramola  

Una giornalista capace e intelligente che adora il suo lavoro e che con i suoi reportage  ha ricevuto molti premi (che ha dedicato alle protagoniste dei servizi premiati). “Studiare? Mi rilassa. La conoscenza di cose e persone nuove (interessanti) mi stimola e mi da piacere”

Per contattare la giornalista Barbara Carfagna l’indirizzo twitter è  @barbaracarfagna

Barbara Carfagna, è nata a Roma il 6 maggio del 1969. Laurea in lettere e filosofia all'Università "La Sapienza" di Roma 110/110. Ha studiato per dieci anni violino al conservatorio "S.Cecilia" di Roma. Ha seguito corsi di giornalismo e comunicazione religiosa presso l' università Santa Croce di Roma Dopo una prima vita da inviata di cronaca e esteri, si è specializzata in giornalismo scientifico, in particolare neuroscienze, etica e temi etici legati alle scoperte scientifiche, digitale, innovazione, globalizzazione. Nel 1991 contemporaneamente all'attività didattica come violinista, inizia a scrivere, ideare, impaginare e distribuire nelle edicole il giornale circoscrizionale romano Il Quirino. Da quell'esperienza nasce la passione giornalistica. Ha collaborato con Il Giornale di Vittorio Feltri, L'Opinione, Il telegiornale, Diario di Enrico Deaglio Sette del Corriere della sera, Formiche. Dal 1995 in Rai, inizia l'attività giornalistica nella redazione di Rai 2 L'Altra Edicola, sul mondo dei libri e l'editoria, Rai 3, formandosi televisivamente alla scuola Format di Giovanni Minoli, per cui lavora a Mixer. Nel 1998 è inviata di cronaca nella rubrica del TG1 Prima. Sotto la direzione di Albino Longhi passa a TV7 e Speciale TG1, seguendo i principali fatti di cronaca italiana e relaizzando speciali in Etiopia, Niger, dove ha realizzato reportages sull'espansione dell'Islam fondamentalista, Nigeria, dove ha intervistato in esclusiva Safya, la donna condannata alla lapidazione per adulterio, Sudafrica, Cambogia, dove ha realizzato documentari storici e sul traffico di bambini, Germania. Per Rai Educational ha prodotto e realizzato reportages sulle colonie francesi in Africa. Ha collaborato con Unomattina nell'edizione condotta da Monica Maggioni, Porta a Porta e Chi l’ha visto? nell'edizione condotta da Federica Sciarelli. Nel 2004 Clemente Mimun la porta nella redazione cronaca del TG1, dove la assume nel 2006. Segue le principali inchieste di cronaca nera e giudiziaria italiana e i misteri d'Italia. Gianni Riotta le affida la conduzione del tg1 e la rubrica Italia Italie sui temi dell'immigrazione. Attualmente lavora nella rubriche tv7 e speciale tg1 con particolare attenzione alla divulgazione scientifica e all'economia digitale e per le rubriche tg1storia e tg1dialogo, dirette da Roberto Olla. Ha condotto per Raiuno la serata sul premio Luchetta. È stata nel consiglio direttivo del think thank Vedrò, segue l'attività di altri pensatoi italiani. Ha moderato numerosi convegni su temi di scienza, religione, filosofia, economia, politica, ICT, innovazione.

Premi Giornalistici

Premio Ilaria Alpi 2002, con un reportage dall'Etiopia.

Premio Giornalistico Internazionale Santa Margherita Ligure per la cultura 2008, per la cronaca.

Guido Carletti per la solidarietà 2002, con un reportage dalla Cambogia.

Premio Pericle 2008, per la cronaca.

Premio Regione Siciliana "Europclub" 2010, per i reportage sull'immigrazione.

Premio "G. Votano" 2012 per il racconto della crisi economica. 

Ha detto:

- Nel tempo libero amo pigrottare davanti a un film, viaggiare, leggere, un bicchiere di vino rosso con gli amici.

- Prima di andare in onda studio il giornale, dopo vado a casa e, anche se sono le tre di notte, prima di dormire, leggo un libro o un articolo che ho messo da parte, o guardo un film o un documentario che ho registrato.

- Il ruolo dell’informazione nei casi di cronaca nera? Più che indugiare sulle dinamiche dello svolgimento dei fatti, credo sia importante far capire, per il bene dell’informazione e anche del Paese stesso, quali siano state le condizioni e il contesto che hanno reso possibile che quel fatto accadesse. Gli episodi di cronaca nera aprono uno squarcio che lascia vedere un pezzo di Italia, oltre che dell'anima delle persone, e può stimolare progetti di prevenzione e possibili soluzioni ad alcuni problemi sociali.

- Spesso mi sono accorta che noi occidentali abbiamo dell’Africa e degli altri Paesi del cosiddetto “Terzo mondo” un'idea filtrata da noi stessi. Per come ci poniamo rispetto a loro, o da come ci tranquillizza pensarci. Ne cogliamo e riportiamo solo gli aspetti drammatici, magari con la buona intenzione di stimolare gli aiuti umanitari. ma raccontare il vero incontro con le persone, le geografie, le civiltà, ha secondo me grande valore e restituisce grande dignità a grandi popoli, magari nei secoli passati più fortunati.

Curiosità

- Ha studiato lingua araba presso la moschea di Roma e ha praticato kung fu shao lin con il maestro cino peruviano Nelson Tello.

- Ha lavorato fin da bambina, completando lo studio del violino con il canto sotto la guida di Nora Orlandi. Prima incisione Viva la Rai, nel coro di Nora Orlandi. Ha cantato nei cori “I nostri figli” e “8+8”, incidendo sigle di cartoni animati in coro e da solista assieme a Sandra Mondaini, Renato Zero e Renzo Arbore.

- Ha svolto attività concertistica e didattica come violinista in Italia e all'estero fino al 1995, seguendo corsi internazionali di perfezionamento di violino e collaborando con Persona Tv diretta da Alberto Michelini e la RAI nelle trasmissioni di Pippo Baudo.

Intervista

Barbara Carfagna violinista. Com’è nata questa passione? Chi te l’ha trasmessa?

Ho studiato violino fin dai 5 anni. Mio padre era musicista e studiare era normale in casa. Ho fatto doppie elementari, doppie medie, doppio liceo, doppia università. Mi piaceva e il resto sembrava un di più.

Quali sono stati i tuoi maestri?

Ho avuto dei maestri di vita ma non di musica. La mia insegnante era una concertista famosa, bella, brava, vanesia, egocentrica. A oltre 50 anni si innamorò del mio fidanzatino di 17. Se lo prese e tenne accanto molti anni. A dimostrazione che le donne in posizione dominante si comportano come gli uomini se non hanno grande senso etico.

E veniamo al giornalismo, che è la tua attuale professione. Ho letto che hai iniziato con giornali locali di Roma. Puoi citarmi qualche nome? 

Ho cominciato in due giornali circoscrizionali: "il Quirino", "la Quarta".

Quali erano le tue mansioni?

Trovavo notizie, scrivevo, impaginavo, portavo le lastre in tipografia, organizzavo il lavoro dei meno esperti, distribuivo il giornale nelle edicole. Mi fa ancora tenerezza pensare a quando pubblicai felice l'inchiesta "affittopoli" sul Quirino, senza pensare a venderla o ad usarla come cavallo di Troia per entrare in un giornale più grande. Una formazione molto differente da chi esce dalle scuole, che lascia il segno.

Quando hai capito che il giornalismo sarebbe stato il tuo mestiere?

Quando ho lasciato il violino, dopo aver visto la puntata di Mixer sul mostro di Rostov, decisi che avrei fatto la giornalista e avrei lavorato con Minoli. Dieci anni dopo ho realizzato quel sogno, e sono entrata nella redazione di Mixer.

Tornando indietro, rifaresti tutto quello che hai fatto?

Rifarei tutto. Però ad un certo punto cambierei vita.

Per un giornalista scrivere è uno sfogo o una esigenza?

Per un inviato, un curioso, scrivere, conoscere cose nuove è indispensabile. E' un'esigenza dei neuroni, che si abituano ad avere continuamente nuovi stimoli. Chi sceglie la line ha altre esigenze e un altro temperamento.

A chi volesse intraprendere la carriera giornalistica, che consigli daresti?

A chi comincia la carriera giornalistica suggerirei di inventare qualcosa che prima non c'era. Un giornalismo dei Big Data, per non perdersi tra mille figure professionali che rischiano di non guadagnare più.

Ho letto che hai vinto un premio. A chi l’hai dedicato?

I premi li ho dedicati alle protagoniste dei servizi premiati: le donne etiopi; Safya, condannata alla lapidazione; la madre dei bambini scomparsi a Gravina; la zia Gavina di Lollove (Nu)

Come ricordi il tuo approdo in Rai?

Sono entrata in Rai nei cori di bambini di Nora Orlandi, poi nelle orchestre di Baudo. Mi sembrava molto divertente e stimolante. Il mio primo impatto con la burocrazia delle redazioni, in seguito, fu bizzarro: non ero abituata, con un padre musicista, alle regole aziendali. Mi veniva sempre da ridere di fronte ai trionfi di carte e riti e mi dovevo chiudere in bagno per non scoppiare in fragorose risa davanti agli altri. Poi mi abituai.

Il giornalismo televisivo era come te lo immaginavi o ti ha deluso?

Il giornalismo non mi ha mai deluso. Solo che ora, con l'ingresso dei Big Data, deve cambiare in fretta. Quello televisivo fino all'era del web ti faceva sentire al centro della notizia. E del Paese, tutto inchiodato davanti al tg1. Internet ha cambiato tutto, offre nuovi stimoli ma meno tempo per servizi ponderati.

Una collega che stimi molto?

Stimo Ilaria Alpi, e spero che la verità sulla sua morte venga fuori. Stimo anche Anna Masera, de La Stampa, che si è tuffata per prima nella divulgazione della nuova era del web.

Qual è stata la tua più gran soddisfazione professionale? 

A me di quello che ho fatto è piaciuto tutto. La soddisfazione più grande? Quando Lumumba, il congolese vittima di errore giudiziario nel caso dell'omicidio Meredith, uscito dal carcere ha voluto incontrarmi per ringraziarmi di aver contribuito a tirar fuori la verità raccontando la storia del suo testimone svizzero della sera dell'omicidio. Il suo alibi. Gli inquirenti non gli avevano creduto.

Hai un sogno professionale?

Ho proposto per anni alla Rai un programma di criminologia e neuroscienze. Nessun direttore, neanche i tre attuali, me lo ha mai fatto fare.

Carfagna è un nome famoso. Hai mai ricevuto qualche frecciatina o battuta?

I truccatori Rai mi hanno raccontato che all'inizio della carriera televisiva era l'altra Carfagna a raccontare per gioco che eravamo parenti. Mi divertiva. Non è vero che siamo parenti, ma anche se fosse non sarebbe un problema per me. Poi le cose sono cambiate. Quando è diventata Ministro, sul lavoro c'è stato chi mi ha tolto il saluto e ha usato questa informazione per farmi la guerra. I siti storpiavano i nostri nomi unendoli tra loro e aggiungendo suffissi poco eleganti. A quel punto sono passata dalla sua parte, immaginando cosa stesse passando lei. Oggi la trovo una donna molto forte. Capace comunicatrice, e intelligente. Ci siamo incontrate nel think tank Vedrò e lei è stata subito molto simpatica: mi è venuta incontro dicendo: "Mi scuso per tutto quello che immagino tu possa aver passato a causa del nostro comune cognome". In realtà mi ha aiutato perché prima che lei diventasse famosa nessuno capiva Carfagna, lo storpiavano o me lo facevano ripetere mille volte. 

Hai fratelli e sorelle?

Ho una sorella più grande e due bellissime nipotine gemelle che della Rai adorano Milly Carlucci.

Il complimento più bello?

il complimento più bello è lo sguardo del mio compagno, Alessandro, quando mi vede dopo avermi cercato tra la gente. 

Cosa ti rilassa?

Mi rilassa studiare. La conoscenza di cose e persone nuove (interessanti) mi stimola e mi da piacere.

Oggi come oggi, qual è per te il vero lusso?

Il vero lusso per una donna oggi è poter mostrare la sua sensualità senza che questo sminuisca la sua figura. in Italia c'è una sorta di conservatorismo di ritorno che penalizza alcune caratteristiche femminili. Una sorta di ritorno nell'immagine al dovere della compostezza, al doversi coprire, truccare poco o niente, muoversi in maniera legnosa.. sembriamo aver dimenticato il successo, anche culturale, rappresentato da donne come Patty Pravo, Stefania Sandrelli, Laura Antonelli. E' vero che abbiamo passato un brutto periodo qualche anno fa, ma ora a mio avviso si sta esagerando nella direzione opposta. Basti guardare le donne in politica: appena raggiungono un ruolo importante .. zac.. tagliano i capelli a caschetto o li legano rigorosamente. Spero si raggiunga presto un equilibrio. 

Cosa ti appassiona?

Mi appassiona la filosofia, i viaggi non programmati, le persone che mi insegnano qualcosa, la neuroscienza. Il disegno del futuro, insomma.  E la passione, la sensualità nel suo significato più alto.

Qual è la tua ossessione?

Le mie ossessioni sono effimere e passeggere. Spesso indotte da stimoli esterni. Mi ricordano che il libero arbitrio è veramente uno spazio limitato nella nostra vita. Più spesso siamo condizionati e reattivi.

Hai dei complessi?

Complessi? ho sempre pensato di dover dimostrare tutti i giorni di essere preparata e instancabile sul lavoro. Solo più tardi, dopo che me lo fece notare un grande direttore di giornale, ho capito che nella maggior parte dei casi non è per questo che vengono riconosciuti i meriti. Forse ero solo insicura, mentre
chi crede in se stesso non ha bisogno di dimostrare sempre per affermarsi. E purtroppo in molti casi vale di più avere un'aria sicura che sapere veramente dove si sta andando. Oggi, poi, le cose sono cambiate, nell'era del crowdsourcing quel che conta è saper fare la cosa giusta e funzionale per la squadra se si  è in un'azienda. Nel mondo del lavoro più in generale, poi, anche comandare può diventare un boomerang per il prodotto.  Le gerarchie non sono più funzionali nell'era del web, anzi , spesso rischiano di veder prevalere il potere sulla conoscenza. Oggi un capo non può più pensare di sapere tutto, non ha il tempo, con la mole di dati che gli piovono addosso ogni giorno. Prendiamo l'esempio della vicenda delle Staminali. Pochi politici e giornalisti hanno avuto la perizia e il tempo di studiare l'aspetto scientifico della vicenda arrivando alla verità, come ad esempio Gilberto Corbellini. Ma nessuno di quei pochi è riuscito ad imporre la sua verità e quella della scienza ai suoi superiori. Chi paga il prezzo di tutto questo? i cittadini, che sborseranno 4 mld di euro. La chiave che preferisco nell'organizzazione del lavoro giornalistico d'inchiesta è quella della Gabanelli: brava, sempre sul prodotto, senza nessuno a decidere cosa deve e non deve fare o dire. La moneta premiante della nostra era è la reputazione. Riesce ad abbattere le gerarchie laddove non servono più. e lei ne è la prova.
 

Di cosa hai bisogno per essere felice?

Per essere felice ho bisogno di imparare. Di migliorare me stessa. Purtroppo i contesti sono conservatori e le persone raramente accolgono bene i cambiamenti.

L’ultima volta che hai pianto e perché?

Piango per il rimpianto delle cose non fatte. Mai per il rimorso di quelle, anche sbagliate, che ho scelto di vivere.

Cosa ne pensi della battaglia contro il fumo?

Ho fatto la testimonial contro il fumo per la Lilt nel 2008. A volte ho tenuto una sigaretta in mano per combattere lo stress, ma non sono mai riuscita ad aspirare: non so come si faccia a superare quel momento iniziale senza morire di tosse.

Qual è il tuo motto?

Il mio motto? "conosci te stesso. E vivi"

Cosa non sopporti?

Non sopporto la falsità. Ma ho capito che saper mentire è un aspetto evolutivo dell'uomo, anche se a me da fastidio.

Che rapporto hai con la Fede?

Ho seguito dei corsi di comunicazione religiosa all'università Santa Croce a Roma. I miei migliori amici, quelli veri, d'infanzia, sono tutti religiosissimi. Il mio primo fidanzato diacono. Ho un rapporto molto complesso con la Fede, ma sono convinta che le indicazioni del Vangelo rappresentino la salvezza sia per chi crede che per chi è ateo.

E il tuo rapporto con il denaro?

Con il denaro ho un rapporto disastroso. Per me la moneta è la conoscenza e il numero di esperienze che una determinata situazione mi può offrire. Solo tardi ho capito che queste due cose ad un certo punto della vita devi potertele permettere economicamente e quindi forse vale la pena scegliere percorsi più redditizi.

Ultimo libro letto?

Ho letto "la felicità della ricerca", del neuroscienziato Edelmann. Spiega perché il ragionamento scientifico, la conoscenza, portino alla progettualità, al desiderio, alla realizzazione del desiderio, all'evoluzione, alla felicità.

La trasmissione Tv che preferisci?

La trasmissione televisiva che mi è piaciuta di più è la serie "private practice". L'ho trovata eccezionale. Presentava i problemi etici posti dalle scoperte scientifiche e tecnologiche in chiave dinamica, a volte divertente e intelligente. Amo Superquark. 

A chi vorresti dire grazie?

Ringrazio sempre la persona che mi ha educata più di tutti: il migliore amico di mio padre, un avvocato penalista, Antonio De Vita. Mi ha insegnato tutto della vita.

Parliamo un po’ di Roma. Cosa ti piace di questa città?

Amo dei luoghi sconosciuti di Roma, come il parco della Marcigliana, dove vago per ore in macchina o a piedi ascoltando musica o incontrando persone a cui dedico una speciale attenzione anche solo perché si trovano in un posto amato.

Della cucina romana cosa apprezzi?

Mi piace la coda alla vaccinara.. so che non è una finezza, ma è così. L'ho mangiata l'ultima volta ieri. E' uno dei sapori che amo di più.

Cosa ti manca di Roma quando sei via per lavoro?

Mi manca la frenesia invernale, abbandonarmi al primo caldo nelle mollezze e nelle chiacchiere dei bar assolati nel mese di maggio. La mondanità romana è il pregio e il difetto di questa città.

Tradiresti Roma per andare ad abitare in un’altra città?

Cambiare città non è un tradimento, nell'era contemporanea. E' un arricchimento. Ma andrei all'estero. Istambul, ad esempio, o un'esperienza in paesi emergenti come Brasile, Cina.

C’è un angolo di Roma a cui sei particolarmente affezionata?

Amo piazza Margana e piazza S Lorenzo in Lucina. Ho lavorato nella redazione di un giornale lì, abitando a pochi passi, e ricordo le pause caffé in quella piazza come se fosse la Belle Epoque.