Giuseppe Povia (cantante)   Firenze  2.4.2010

                        Intervista di Gianfranco Gramola

Dai festival di paese a quello di Sanremo con una canzone più bella dell’altra

 

Il sito ufficiale dell’artista è www.povia.net e per contattarlo basta mandare una e-mail a Marzia Boni e Sonia Berri all’indirizzo ufficiostampa@povia.net   

Giuseppe Povia nasce a Milano il 19 novembre 1972. Inizia a scrivere canzoni molto presto ed impara a suonare la chitarra da autodidatta. Il suo percorso musicale si sviluppa attraverso l’esperienza dal vivo e la partecipazione a diverse esibizioni e concorsi. Nel 1999 si iscrive all'Accademia di Sanremo ed arriva in finale. Nel 2003 vince la XIV edizione del Premio Città di Recanati (oggi Premio Musicultura) con il brano "Mia sorella" (canzone che tocca il tema dell'anoressia e della bulimia) elogiato da alcuni dei più grandi poeti d’Italia contemporanei come Alda Merini, Fernanda Pivano, Dacia Maraini. Nel 2005 partecipa, fuori concorso, al Festival di Sanremo con la canzone "I bambini fanno ooh…". Il brano viene scelto come colonna sonora per "Avamposto 55", importante campagna di solidarietà a favore dei bambini del Darfur. A sostegno di questa iniziativa Povia devolve, per un intero anno, i proventi derivanti dalla percentuale delle vendite del singolo "I bambini fanno ooh" e contribuisce pertanto alla costruzione di due scuole-ospedali nello Stato africano. Il pezzo ha superato le 180.000 copie vendute, ricevendo numerosi dischi di platino ed è stato premiato, su indicazione della SIAE e con un riconoscimento speciale da BMG Sony, per aver raggiunto più di 500.000 download digitali. Esce il suo primo album “Evviva i pazzi…che hanno capito cos’è l’amore”, che raggiunge il disco d’oro per le oltre 60 mila copie vendute. Nello stesso anno prende parte alla manifestazione musicale Live8, organizzata da Bob Geldof il cui obiettivo è di far pressione sui leader politici delle nazioni più ricche e potenti del mondo per cancellare il debito delle nazioni povere dell'Africa. Nel 2006 vince la 56° Edizione del Festival di Sanremo con la canzone "Vorrei avere il becco" e pubblica il secondo album "I bambini fanno ooh... la storia continua" che raggiunge il disco d’oro per le oltre 45 mila copie vendute, e che contiene il singolo "T'insegnerò", dedicato alla prima figlia Emma. Nel 2007 esce il terzo album "La storia continua…La tavola rotonda", dal quale viene estratto il singolo “E’ meglio vivere una spiritualità”. Nel 2008 pubblica con Francesco Baccini, in edizione speciale, il Cd/Dvd intitolato "Unitiduemilacinqueduemilaotto" e nello stesso anno riceve dal Comitato dell’Ordine del Leone d’Oro di Venezia, il Leone d’Argento alla carriera per la musica.
Nel 2009 arriva 2° alla 59° edizione del Festival di Sanremo con la canzone “Luca era gay” e si aggiudica anche il Premio Sala Stampa Radio Tv. Il 20 febbraio esce il suo quarto album “Centravanti di mestiere” in contemporanea in Italia, Germania, Francia, Svizzera ed Austria. Ad aprile parte, insieme alla sua band, per una Tournée con 80 date nelle migliori piazze d’Italia ed esce il secondo singolo "E così sei nell'aria". A giugno vince, con il brano "Luca era gay", il premio Mogol per il miglior testo tra le canzoni popolari italiane edite dal 1° gennaio 2008 al 28 febbraio 2009. Ad ottobre viene lanciato il terzo singolo “Single”. A novembre esce il suo quinto cd, dedicato esclusivamente ai bambini ma per sensibilizzare gli animi degli adulti, dal titolo "Non basta un sorriso" che donerà personalmente nei reparti di Pediatrici delle maggiori strutture ospedaliere d'Italia, perché da sempre partecipa a molte iniziative benefiche e con la sua musica e le sue canzoni difende i diritti dei minori oltre ad essere molto impegnato in ambito sociale su tanti fronti. Dal 10 dicembre per 13 puntate, conduce su Canale Italia la trasmissione “Ho imparato una canzone”. Nel 2010 partecipa alla 60° edizione del Festival di Sanremo con la canzone “La verità” e pubblica il suo sesto album, un Ep intitolato “Scacco matto”.

Ha detto:

- La mia vita è come una partita a scacchi fatta di mosse giuste e sbagliate, si possono avere rimpianti e rimorsi senza i quali è impossibile crescere e migliorare!

- Sapete come ho iniziato a suonare? Ho comprato in edicola il manuale “Come imparare a suonare la chitarra in 24 ore”.

- La canzone “Mia sorella” parla di bulimia e l’ho dedicata a mia sorella. Quando l’ha sentita mi ha detto:"Si vede che mi vuoi bene".

- Il segreto delle mie canzoni? Testo diretto e melodia stretta. Dove non occorre aspettare un minuto e mezzo per capire dove va a parare.

- Io non sono certo più furbo degli altri, scrivo solo quello che sento, se poi qualcuno vede il male negli altri è perché il male regna nella sua anima.

- Impiego sempre molto tempo a scrivere i miei pezzi. “I bambini fanno ooh” l’ho fatta in un anno e mezzo. Per “Luca era gay” ci ho messo addirittura tre anni. “La verità” è nata in tre giorni ed è stranissimo.

Curiosità

- Vive a Firenze con la sua compagna Teresa Giolo (che gestisce l’asilo nido “La Vispa Teresa”) e con i due figli: Emma (nata l’1 gennaio del 2005) e Amelia (nata il 30 agosto del 2007).

- A Firenze ha aperto una scuola dove vuole “allevare” nuovi cantautori.

- E’ di fede interista. A 16 anni giocava a pallone nelle giovanili dell’Inter (dopo 5 mesi però ha lasciato perdere).

- La sua canzone “I bambini fanno ooh” è diventata la colonna sonora dello spot della Ferrero.

Intervista

Da poco è uscito il tuo ultimo lavoro “Scacco Matto”. Come sta andando?

Molto bene! A parte le 30 mila copie che sono state distribuite nelle edicole insieme a Sorrisi e Canzoni Tv, ne abbiamo fatto circa 45 mila copie. Quelle delle edicole sono state vendute tutte, ma purtroppo non ci hanno permesso di entrare in classifica, perché quelle da edicola non fanno fede alla classifica e quindi sono al 30° posto. Però abbiamo venduto tutte le altre e abbiamo superato il Disco d’Oro e adesso ne stamperemo degli altri perché ci sono altre richieste.

Sono soddisfazioni, no?

Certamente! Soprattutto in un’epoca dove si scarica molta musica. Un po’ perché il disco costa poco, perché ci sono sette brani e viene venduto a 7 euro e 90, un po’ perché c’è una password dentro il disco originale e appunto comprandolo originale puoi vedere tutti i miei concerti in streaming. Ad esempio se io sono a Reggio Calabria e uno di Bologna ha dei problemi a venire a sentirmi in concerto, attraverso il disco originale può collegarsi al sito e vedere ugualmente il mio concerto in diretta.

C’è una canzone in “Scacco Matto” a cui sei molto affezionato?

“Scacco matto” sicuramente, perché è il titolo del mio album e anche perché è la metafora tra la vita e gli scacchi. Personalmente mi sono sempre sentito un pedone, però bisogna stare attenti perché anche un pedone può dare “scacco matto”. Lo dai quando esci da un periodo negativo o positivo, tipo quando è nata mia figlia. Scacco matto è quando riesci a raggiungere una cosa bella nonostante prima te ne sia capitata una brutta, cioè quando riesci ad imparare qualcosa dalla vita attraverso le varie esperienze.

Ma la passione per la musica chi te l’ha trasmessa?

Un po’ mia mamma e un po’ tutti i vari cantautori italiani da Francesco De Gregori, Rino Gaetano, Giorgio Gaber, Vasco Rossi, Lucio Battisti, ecc… Ascoltando questi grandi della musica mi sentivo ispirato. E da lì ho cominciato a scrivere canzoni anch’io, all’inizio scrivevo delle cose e adesso delle altre. Mi piace la musica, le canzoni e un buon strumento come mezzo per sfogare la mia rabbia, per dare un pensiero a quello che hai dentro.

Parlavi di tua mamma. Anche lei suonava e cantava?

Mia mamma una volta cantava. Ha vinto anche un “Microfono d’Argento” in una trasmissione condotta dal mitico e compianto Mike Bongiorno, di cui non ricordo come si chiamava. Diciamo che lei cantava quando faceva le pulizie di casa e io mi alzavo sempre con queste melodie.

Hai mai pensato ad un nome d’arte?

No! Perché alla fine non mi piacciono le cose artefatte Uno si inventa un nome d’arte perché non gli piace il suo nome vero o perché è troppo lungo e allora difficile da ricordare e allora lo cambiano con uno più breve perché è più facile da memorizzare, ecc… Personalmente non me ne frega niente. Povia è il mio cognome e mi va benone.  

Ma i tuoi genitori che futuro sognavano per te?

Mia mamma era più orientata sul fatto che potessi diventare un dottore o un ingegnere e mio papà mi vedeva calciatore. Però sono contento ugualmente perché mi hanno permesso di fare quello che volevo.

Che lavoro hanno fatto i tuoi genitori?

Mio padre lavorava nel commercio, aveva un ingrosso di verdura e mia madre fa la casalinga. Ho anche tre sorelle.

Il complimento più bello che hai ricevuto?

Ce ne sono stati due che mi hanno colpito molto. Il primo è stato nel 2005. Una giovane coppia mi contattò attraverso il mio ufficio stampa, per dirmi che grazie alla mia canzone “I bambini fanno ooh” il loro bambino era uscito dal coma. Una cosa meravigliosa. E poi quest’anno mi sono arrivate un sacco di e-mail di persone che hanno perso il proprio figliolo, che mi hanno detto che grazie alla mia canzone ho dato voce al loro bimbo che adesso sta in cielo in mezzo agli angeli. Questi sono i complimenti che più mi fanno piacere, poi ci sono quelli più effimeri ma che fanno piacere anche quelli.

Che consigli daresti ad un ragazzo che si avvicina al mondo della musica?

Di iscriversi a tutti i Festival e alle manifestazioni canore. Ce ne sono tantissime in Italia, anche se non sono molto conosciute. A me è successo così. Mi sono presentato al Festival di Recanati, a quello di Musicultura, al festival di Viareggio, ecc… Questo non tanto per arrivare primo, ma per farti vedere, per farsi notare, perché i produttori girano. A me m’ha notato Bigazzi, ad un festival sconosciuto. E’ partito tutto da lì il mio percorso artistico, la mia carriera.

Com’è il tuo rapporto con la Fede?

La Fede è una bella cosa. Ho frequentato per diverso tempo il catechismo, cioè dalle elementari alle medie poi ho avuto un rigetto totale, nel senso che non mi piaceva più andarci e allora ho iniziato a fare un cammino personale e ho ritrovato la Fede. Alla fine Dio è tutto ciò che fa bene a te, al mondo e agli altri. Tutto il resto sono nomignoli e nomi che magari vengono usati anche per far litigare la gente, nel senso che non esiste una verità assoluta, perché se ci fosse una verità assoluta non ci sarebbero più litigi, discussioni e frasi come “Il mio dio è più grande del tuo”.

A chi vorresti dire “grazie”?

A Paolo Bonolis, perché se non fosse stato per lui e per il suo coraggio a quest’ora sarei ancora a fare il cameriere (risata), mestiere che ho fatto per 16 anni.

Hai un sassolino nelle scarpe che vorresti toglierti?

No! Cammino molto comodo (risata). Quello che mi è stato dato è tanto, cerco solo di mantenerlo e andare avanti con e senza coerenza, anche perché la coerenza non sempre paga.

Che mi dici di Roma, Giuseppe?

Cavolo! Roma è la città più bella del mondo. C’ho lavorato tre anni e mezzo come cameriere al Bar Navona, appunto in piazza Navona. L’impatto con Roma è stato catastrofico, perché ho vissuto a Milano per 24 anni e ho trovato Roma molto caotica, piena di traffico. Poi mi sono reso conto del calore di questa città, nel senso della gente, anche del clima che qui è sempre meraviglioso. Poi a Roma c’è un ritmo diverso, un po’ più lento, più rilassante come città. Poi sei a un’ora dal mare, a un’ora dall’aeroporto, a due ore da Firenze, la città in cui vivo con la mia compagna e le mie due figliole. Roma è una città comoda e accessibile per certi versi. Cone traffico  però è come Milano se non peggio e a volte ti rompi le palle in mezzo a tutte queste lamiere, perdi un sacco di tempo e arrivi tardi agli appuntamenti.

Come ti sei trovato a fare il cameriere al bar Navona?

Ho guadagnato parecchi soldini a fare il cameriere. Prendevo di più di mance che di stipendio (risata).

In che zona abitavi a Roma?

Stavo in zona Montesacro e la via si chiamava via Val Seriana ed era una traversa di viale Tirreno, vicino a piazza Sempione e poi ho conosciuto un produttore di Roma, che si chiamava Gianni Marsili, che mi aveva fatto venire a Roma ed è stato bravo perché mi disse:” Ti faccio venire a Roma così stiamo più vicini, intanto ti trovo un lavoro e così riesci a mantenere il tuo sogno, lavorando. In Val Seriana mi sono trovato molto bene e nel tempo libero ho iniziato a scrivere canzoni e andavo in sala registrazione, perché avevo un contratto con Gianni Marsili.

In mezzo ai romani come ti sei trovato?

Ti dico solo che la gente simpatica e antipatica la trovi dappertutto. Al nord come al sud. Non ti riesco a dare una definizione del romano anche perché per me le persone vengono catalogate come stronzi o bravi (risata).

Hai lasciato degli amici a Roma?

Si! Parecchi. Uno in particolare che si chiama Alfredo ed è stato praticamente il mio convivente. Non eravamo una coppia di fatto, ma una coppia d’affitto (risata), perché dividevamo l’affitto dell’appartamento di via Val Seriana. Lui mi manca tanto e difatti ogni volta che vengo a Roma ci troviamo. Vado a trovare anche i musicisti di strada che suonano a piazza Navona, davanti ai tavolini dei bar. Si fanno un bel mazzo tutti i giorni per tirare fuori la giornata, tra la pioggia, freddo e grandine. Però guadagnano parecchio. Loro cantano sempre “Volare” e fanno sognare tutti gli stranieri che vengono in Italia, a visitare la città eterna. Con loro non c’era una grandissima amicizia, c’era una bella conoscenza e una simpatia reciproca.

La cucina romana l’hai apprezzata?

Abbastanza! Diciamo che i bucatini all'amatriciana, ogni volta che vengo a Roma, non me li faccio mancare.

A parte i bucatini, cosa ti manca di Roma?

Mi manca la tranquillità. Roma dà importanza al giorno della settimana. Il lunedì e il martedì si va veloce, il mercoledì si rallenta e si comincia a rilassare e il giovedì si pensa al fine settimana. Il sabato e la domenica Roma diventa un paese e la gente esce e fa vedere il vestito bello. E’ proprio questo che mi piace di Roma. Io ho vissuto anche all’Isola d’Elba, che è un paese dove senti la gente molto vicina e trovare questo tipo di vita anche a Roma, è una cosa meravigliosa.

Quali sono i tuoi progetti professionali?

Live, tanto live. Abbiamo 55 date tutte confermate, come l’anno scorso. Il 27 aprile sono a Roma, al mitico Piper, con un concerto rock a tutto volume. Vieni a vedermi.