Lello Bersani  (giornalista)     Roma 11.06.2000

                      Intervista di Gianfranco Gramola

Il cronista del cinema    

“Omaggio al giornalista, recentemente scomparso”

Lello Bersani era nato a Roma nel ’22. Ha iniziato la sua carriera come redattore sportivo e più avanti, insieme a Sandro Ciotti, diede vita a Ciak, la prima trasmissione radiofonica dedicata al cinema. Attraverso la radio e la televisione ha raccontato la politica,il cinema e lo sport, dalla nascita della Repubblica fino a quando è andato in pensione, nell’89, dopo 44 anni di lavoro. Aldo De Luca, del Messaggero scrive: "Nella stagione eroica e dorata che va dagli anni ’50 ai ’60 e anche per un pezzo dei ’70, è stato l’attore principale della mondanità notturna, il re dei night, dei locali più in voga della Roma felliniana". Suo il motto:” Mamma Rai ”.

Ha detto:

- Ormai nel cinema le dive sono sparite, ci sono solo delle sgallettate.

Curiosità

- Quando gli dicevano che indossava lo smoking come solo Humphrey Bogart aveva saputo fare, concedeva un sorriso da divo e rispondeva:" Già, solo che a Casablanca io non c'ero".

Intervista

Ecco la chiacchierata (forse l’ultima intervista che ha concesso) che Lello Bersani ha fatto con me l’11 giugno 2000. Domenica pomeriggio, ore 16.00.

Romano de Roma da quante generazioni?

I Bersani sono a Roma da tre generazioni. Io, appunto, sono nato a Roma e ho passato l’infanzia esattamente dove sono adesso e dove vivo da ben 78 anni, in Prati, in via Fabio Massimo. La Roma di quei tempi era sicuramente una Roma più tranquilla. Ricordo i tram, la mia strada piena di alberi, una via Cola di Rienzo piena di bei negozi, come oggi, perché questa via è un po’ la spina dorsale del quartiere Prati. Ricordo una Roma tranquilla anche in centro e molta gente che camminava per le strade, anche perché c’erano meno macchine di adesso. Devo dire che ho molta nostalgia di quei tempi…

Ma con la Roma attuale hai un buon rapporto?

Embè, è ottimo perché in fin dei conti è la mia città. Poi critiche se ne possono fare e se ne devono fare, perché si deve tener conto che Roma è una grossa città e che le amministrazioni comunali fanno quello che possono, di qualsiasi colore politico siano e che c’è sempre qualche problema insormontabile e ci riferiamo naturalmente al problema del traffico che negli ultimi anni è enormemente aumentato.

Chi ti conosce dice che sei una buona forchetta, è vero?

Ero… adesso purtroppo sto sempre in casa perché ho la cameriera, quindi mangio un po’ di tutto e soprattutto molto leggero. La cucina romana è pesantina anche se a volte può essere leggera. Chiaramente se uno vuol stare leggero non deve mangiare la pajata, la matricina o la coda alla vaccinara. Nel mio quartiere ci sono tre o quattro ristorantini niente male. Qui vicino in via Fabio Massimo c’è “La griglietta”, locale frequentato da molti artisti, perché qui siamo vicino a molti studi di doppiaggio e quindi si può incontrare personaggi come Proietti, Montesano e tanti altri vip e chiedono le polpettine fatte alla romana e tante altre specialità. Altro ristorante dove si mangia molto bene è “Il matriciano”.

Cosa provi nel tornare a Roma dopo un’assenza?

La “lunga assenza”, per ragioni del mio lavoro di solito le faccio in grandi città, in grandi Capitali. Quando torno a Roma e la vedo dal finestrino dell’aereo, faccio:” Semo arivati !”, con molta soddisfazione. Quindi poi scendo a Roma e la rivedo da vicino e dico le solite frasi retoriche, tipo:” Roma è sempre Roma… Casa dolce casa,ecc …”. Mi fa piacere ritornarci, insomma.

Ma perché i romani sono un po’ malvisti dagli italiani?

Perché siamo romani e perché siamo della Capitale. Comunque tutti i popoli hanno pregi e difetti., tutto mondo è paese… I nostri pregi è che siamo abbastanza generosi e poi non ce ne importa niente degli altri, non spettegoliamo su tutti gli altri italiani che vengono e abitano a Roma, li consideriamo nostri fratelli romani. I nostri difetti ? Siamo un po’ troppo baldanzosi di essere romani. Quando a Milano ci chiamano “romanacci” io mi arrabbio , però certe manifestazioni, certe espressioni fanno parte del carattere del romano, cioè che è generoso, menefreghista, che accoglie il turista con molto piacere… Semo fatti così noi romani de Roma. Ah, dimenticavo, siamo molto sinceri.

Qual è secondo te il fascino di Roma?

Il fascino di Roma è “Roma”. I monumenti, l’antichità, tutte le cose che noi vediamo tutti i giorni camminando per il centro o anche nei quartieri limitrofi. Questi cimeli, questi templi abbattuti che ci fanno ricordare che Roma era una importante capitale anche allora, 2000 anni fa. Questo è una cosa che fa molto piacere. Poi Roma è fatta bene perché ha una parte molto in pianura e poi quei famosi sette colli. Roma è una città non piatta, si scende e si sale, insomma ha molti pregi e quindi molto fascino e a sua volta, come tutte le grandi Capitali, ha anche dei difetti. Roma è molto grande… in tutti i sensi.



Quando eri in “attività”, frequentavi molto i locali notturni, giusto?

Io ho vissuto per molto tempo e molto bene la Roma by night. All’epoca della Dolce Vita, nella famosa via Veneto, che un po’ l’ho creata io, perché ci facevo le cronache radiofoniche. Ero di casa in tantissimi locali, sempre in quella mitica via e dintorni... il Cafè de Paris, il Pipistrello, al Jackie’O, al Number One… mi conoscevano tutti e tutti mi volevano bene. C’era il press-agent Enrico Lucherini giovane, io giovane che facevo trasmissioni per il cinema, tutti gli attori del cinema stavano al Cafè de Paris e allora si guardavano, si intervistavano. Via Veneto era veramente la strada più mondana d’Europa , anche perché oltre agli attori italiani c’erano anche quelli stranieri famosissimi. Si mettevano al Cafè come niente fosse e nessuno li disturbava e venivano i paparazzi che scattavano le loro foto e tutto finiva lì. Oggi il centro è un po’ distrutto, via Veneto insiste ma è deserta, è finito il mito della Dolce Vita ed è finito anche il mito che tutti venivano a Roma per vederla. Adesso la “Dolce Vita “, se così possiamo chiamarla, s’è spostata dalle parti di piazza Navona, al triangolo delle bevute, al bar della Pace, al Pantheon e a piazza del Popolo, ma non hanno niente a che fare con la mia via Veneto.

Frequenti ancora via Veneto?

Adesso di momenti liberi ne ho molti, perché sono in pensione però esco poco . D’estate, le poche volte che esco faccio volentieri una scappatella a via Veneto, perché mi ricorda i vecchi tempi, gli attori, il cinema e mille aneddoti divertenti successi in questa gloriosa strada.



Hai mai scritto libri su Roma o sulla Dolce Vita?

No! Non ho mai scritto libri e non mi va di scriverli. Io ho visto tutto, ho seguito tutto. Ho visto la nascita del Cinema Italiano, ma io sono un giornalista “parlato” diciamo. No, non amo scrivere una pagina che può essere letta da 300.000 persone, quando mi rendo conto che quando io parlavo per radio o televisione c’erano milioni e milioni di persone che mi ascoltavano. Questa differenza mi fa impigrire. Amo parlare e parlare e tu , caro Gianfranco,sicuramente te ne sarai accorto (risata).

Hai realizzato tutti i tuoi sogni nel cassetto?

Si! Quasi tutti… gli altri che ho non me li ricordo più…