Paolo Panelli  (comico)     Roma 2.11.1992

                              Intervista di Gianfranco Gramola

Un romano d'altri tempi
 

Omaggio all'artista scomparso nel 1997  

Paolo Panelli è nato a Roma il 15 luglio 1925. Nel 1944 si iscrive all'Accademia d'Arte Drammatica diretta da Silvio D'Amico, e nel 1946 si diploma in recitazione. Debutta, nella stagione 1946-47, nella compagnia Ferrati- Pilotto –Tofano - Randone con «Il giardino dei ciliegi» di A. Cocov. Nella stagione 48-49 si rivela attore brillante nella rivista «Col naso lungo e con le gambe corte». Entra a far parte del Piccolo Teatro di Roma e vi rimane fino al 1951. Negli anni 51-54 svolge prevalentemente attività radiofonica e televisiva interpretando sketches di sua ideazione. Due volte maschera d'argento (nel 57 per «Buonanotte Bettina» e nel 58 per «L'adorabile Giulio»), in un momento di indiscussa popolarità presenta, a fianco di Nino Manfredi e Delia Scala, la rubrica televisiva «Canzonissima» (Edizione 59-60), vince il Microfono d'Argento, come personaggio televisivo dell'anno. Nel 64 è ospite fisso di «Studio Uno» (regia di A. Falqui). Nel 68 di nuovo a "Canzonissima" con Walter Chiari e Mina. Torna alla radio nel 70-71 nella trasmissione «Gran Varietà», con «Il Tassinaro» e «Menelao Strarompi», due personaggi caricaturali. Panelli nel 52 aveva sposato Bice Valori. L'ultima apparizione televisiva è stata nelle fiction di RaiUno "Pazza famiglia" e in "Pazza famiglia 2", al fianco di un altro romano doc come lui, Enrico Montesano.

Ha detto:

- A Roma s'è persa la morale, che è alla base di ogni cosa. S'è persa la morale del rispetto per le cose e per la gente, la morale del buongusto, la morale della serietà, del far bene il proprio lavoro e la morale dell'educazione.

- Io sono claustrofobico, ma quando devo salire le scale, me tengo la paura e piglio l'ascensore.

- Una volta per andare in centro ci si vestiva da festa come per andare nel salotto buono. Ora trovi solo casino, inquinamento e tanta brutta gente.

Intervista

Com'era il quartiere della sua infanzia e cosa rimpiange di quel periodo?

Esso è, come si diceva ai suoi tempi, il quartiere Savoia - Salario ed ho un grande ricordo di quel periodo. Il quartiere della mia infanzia lo considero molto buono esso. Io di quel periodo non rimpiango nulla perché il non rimpiangere fa parte della mia filosofia. Al massimo posso avere un po' di tenerezza e una botta di sentimentalismo quando penso a quel periodo : la mia famiglia, alla quale ero molto legato, la scuola, la parrocchia di San Saturnino. Di questa parrocchia ho un graditissimo ricordo: ho fatto il chierichetto, poi mi sono iscritto alla Associazione Giovanile e mi sono occupato del cinema e soprattutto del teatro, che ho fatto come dilettante, naturalmente.

Com'è il suo rapporto con Roma?

Il mio rapporto con Roma è stupendo: sono innamorato di Roma, ci faccio all'amore ed è la mia città.



Come le piacerebbe che fosse la Roma del futuro?

Non mi sono mai posto questa domanda. Roma è eterna, con la sua storia e le sue vestigia. Di insegnamento a tutti quelli che vogliono imparare una certa filosofia di vita che Roma emana da sempre. Quindi che vuol dire « la Roma del futuro?

Le piace la poesia romanesca? Poeta preferito?

Certo che mi piace la poesia romanesca che domande! La poesia romanesca rappresenta la voce popolare romana in tutta la sua pienezza. Mi affascina, mi fa pensare, tutto in lei è un insegnamento di vita. « Voce di popolo, voce di Dio ». Questo è un detto fra i tanti romani. Quindi la poesia romanesca mi piace sopratutto per questo, perché è la voce del popolo, del popolo romano. Qual è il mio poeta preferito? Innanzitutto il Belli, poi Trilussa e poi tutti quelli che scrivono poesie su Roma. Anche quelle brutte, perché ciò nonostante che le scrive denuncia un amore, l'amore per Roma e questo va rispettato.

Com’è il suo rapporto con la cucina romana?

A me piace molto la cucina casalinga e quindi familiare. Di conseguenza il mio rapporto con la cucina romana è ottimo. Non tutto ciò che rappresenta la cucina romanesca però mi piace, ma non voglio dire i piatti che non amo, per non turbare le massaie romane che sono tutte di prima categoria. Certo al colesterolo bisognerebbe pensarci. Ma non tutto per me è da colesterolo.

Qual è la sua piazza preferita?

Tutte le piazze romane sono belle e affascinanti ma io ho un debole per piazza Farnese. Chissà perché. Forse per la bellezza di palazzo Farnese? Boh ! Forse si ! E’ talmente bello… Forse per il mercato di campo de’ Fiori che è lì vicino. Campo de’ Fiori è un tipico mercato romano e ci si respira, frequentandolo, quell’aria squisitamente romanesca, soprattutto la mattina.

Pregi e difetti dei romano verace?

I pregi e i difetti li abbiamo tutti, fanno parte dell'uomo, sia esso romano o non. Per me, il romano ha. naturalmente, pochi difetti, perché lo amo e 1’amore, come si dice, è cieco. Che vuol dire «il carattere del romano verace?» Il romano verace per me non esiste. Fra i tanti difetti del romano quello che mi piace di più è che è un moralista per pigrizia. La sua pigrizia mi estasia. Infatti in genere il romano non ha evasioni extra coniugali, è troppo faticoso. Il sotterfugio, la telefonatina, il presente, una vera rottura de ... mejo tenesse quella pizza de la moje!

Paolo Panelli (a destra della foto), Bice Valori, Aldo Fabrizi e Ave Ninchi

Se lei avesse dei poteri magici, cosa farebbe per migliorare Roma?

Non saprei... forse i dintorni di Roma... forse il traffico. Boh!

Ma Roma è o era la città più bella del mondo?

Roma è la città più bella del mondo! Punto e basta.

Com'è avvenuto il suo accostamento verso la recitazione?

Prima, come ho detto, ho recitato, come era consuetudine, per soli uomini, nella mia parrocchia di San Saturnino. Poi nelle Filodrammatiche promiscue, fino a che mi sono detto. «Ma allora sono un fortunato! Così giovane ho già fatto una scelta.. ho disposizione verso la recitazione». E siccome sono un pignolo, voglio fare le cose per bene, mi sono iscritto alla Accademia Nazionale di Arte Drammatica e l'ho frequentata con profitto. Quindi ho fatto l'attore. Questo è quanto.

Ha mai letto periodici dialettali romani, tipo il Rugantino e cosa ne pensa?

Mi è capitato tante volte di leggere «er fojo», cioè il Rugantino. Cosa ne penso? Non ne penso che bene, Ma non lo dico tanto per dire, è la verità. Qualsiasi pubblicazione su Roma, per me, è bene accetta. Rugantino mi piace, è scritto bene. Se mi è permesso vorrei dire una cosa, cioè che di romani, quelli veri, ce ne sono pochi e non esistono proprio più. Quindi il tono che molti hanno di parlare un romanesco come quello, orribile, che si sente in certe trattorie per un facile turismo d'oltreoceano, è da bandire. Bisogna state attenti a questo. Il romano vero, tra l'altro, non è chiacchierone, è taciturno. Diffidare dei romani chiacchieroni; non sono veri. Sono fasulli, sono inventati. Uno fa il romano per sentito dire, vuole esercitare, ossia imitare il romano spiritoso ma non lo è affatto... forse è meglio smettere questo sfogo, chi lo capisce lo capisce, esso nasce da un amore sviscerato per Roma e la sua romanità. Aggiungo, con vergogna, che questo è un finale letterario, mi è scappato, che i romani mi scusino. Ciao Gianfranco e auguri a te e a tutti quelli che amano Roma.