Rossella Seno (cantante e attrice)      Roma 7.10.2010

                           Intervista di Gianfranco Gramola

Una bella veneziana alla conquista di Roma

Rossella Seno è su www.myspace.com/rossellaseno e la sua e-mail è  senoross@libero.it

Rossella è nata a Venezia il 5 luglio del 1968. Frequenta dapprima l’Avogaria di Venezia, poi si trasferisce a Roma continuando studi teatrali e musicali : con Carlo Merlo dell’Accademia Silvio d’Amico, seguendo il “Metodo” con Francesca De Sapio, con Beatrice Bracco, e con Michael Margotta, tutti membri dell’Actor Studio. Guest nell’opera musicale “Com’erano venute buone le ciliegie nella primavera del ‘42” di Mario Castelnuovo assieme a Lina Werthmuller ed Athina Cenci. E’ “one woman show” ne “La Rossa di Venezia” al Piccolo Ambra Jovinelli di Roma, spettacolo di Teatro-Canzone scritto con Giò Alaimo e diretto da Claudio Insegno. Con “Sex in the city”, versione teatrale italiana della nota serie televisiva, nel ruolo di Monica (Miranda) riconferma le doti di attrice di carattere, ottenendo un successo di critica e pubblico. Nel recente film “Adius” di Ezio Alovisi, dedicato al cantautore Piero Ciampi, ne interpreta “L’amore è tutto quì”, con una intensa modalità di ‘recitar-cantando’ guidata e accompagnata dal M. Lilli Greco. Rimane nella progettualità articolata e multimediale dello stesso film ed è protagonista del curioso e innovativo “Adius : AvantFilm, due storie con finale mobile”, sorta di reading teatral-musicale che mescola immagini suoni evocazioni e curiose scoperte letterarie. Dalla esperienza cinematografica e teatrale di “Adius” ecco le tracce sonore che compongono il cd e il vinile “E il tempo se ne va” – quattro brani ciampiani  diretti e arrangiati dal maestro Gianni Marchetti, storico autore delle musiche di Ciampi. Il titolo che da il nome alla registrazione si riferisce ad un inedito che e’ stato presentato e interpretato da Rossella Seno in anteprima al premio Ciampi 2008, meritandosi un Premio Speciale.

Intervista

Com’è iniziata la tua avventura nel mondo dello spettacolo, Rossella?

E’ iniziata come cantante, nel senso che all’inizio volevo cantare. E’ una cosa che volevo fare fin da piccola. Ho accompagnato un amico ad una selezione, un provino per attori. Eravamo all’Avogaria di Venezia. Per l’occasione mi ero preparata anch’io una cosa e mi hanno presa. Sembra una cosa di fantasia, ma è la verità. Comunque credo che il cantante sia comunque e sempre un attore. Amando io poi il genere musicale da cantautore, bene o male è sempre un testo e un personaggio che interpreti. Per cui credo che canzone e teatro siano due discipline molto simili. Che poi sono due cose che io faccio, cioè teatro e canzone.

Ricordi il debutto?

La prima volta che ho cantato mica me la ricordo, Gianfranco. Forse registrando delle cose in studio con Pier Carlo D’amato e Lucio Quarantotto. Hai presente lo Show Quarantotto che è quello che ha scritto “Con te partirò”? Io ero in quel team di Mestre, perché vivevo lì allora. Praticamente ho iniziato con loro. Poi ho iniziato a fare provini, ecc… Poi ho fatto anche live, musica dal vivo, cioè serate nelle piazze, inoltre lavoravo come modella all’epoca. Per cui mi mantenevo come modella e cantavo per hobby, anche se mi pagavano.

E il debutto come attrice?

Il debutto come attrice? La mia prima e vera esperienza come attrice è stata “La Dottoressa Giò”, con Barbara D’Urso e Flavio Bucci. Quindi come debutto diciamo che non è stato neanche male.

Flavio Bucci? Un grande, no?

Flavio Bucci è stato un grande maestro, che mi ha preso per mano e da cui ho imparato molto. Quindi il mio debutto ufficiale in televisione è stato quello. Prima avevo fatto delle pubblicità e altre piccole cose.

Ma i tuoi genitori che futuro sognavano per te, Rossella?

Forse sognavano quello che vorrei avere io adesso, cioè un lavoro sicuro, con la tredicesima e la quattordicesima e le ferie pagate (risata). Sognavano una vita normale. Nella mia famiglia non c’erano artisti o meglio, c’era mia nonna che era un po’ strampalata e penso sia stata lei che mi ha trasmesso questo amore per la musica. Però la mia è una famiglia molto semplice. Mia madre adesso fa la casalinga e mio padre è un tasto che non vorrei toccare, se non ti dispiace, Gianfranco. I miei si sono separati che ero molto piccola e mio padre non l’ho mai considerato parte della famiglia, se non dopo che è morto. Ho cominciato a cercarlo dopo la sua morte per ricostruirmi un’identità. Quello della famiglia è un tasto un po’ dolente il mio. Quindi sorvoliamo…  

Hai mai pensato ad un nome d’arte?

No! Non c’ho mai pensato. Ho sempre utilizzato il mio. 

Il complimento più bello che hai ricevuto?

Quando stavo in Corsica, per cui un posto dove si parla un’altra lingua, c’è stato un momento quando ho cantato “Caruso”, che ho visto la gente emozionarsi. Casi così te ne potrei citare tanti. Io credo che questi siano i più bei complimenti che un’artista possa ricevere. Cioè quando comunichi e riesci a trasmettere delle emozioni. Oppure quando ho fatto “Sex and the City” dove ho visto la gente che rideva piegata in due. Quelle sono soddisfazioni che sono meglio dei complimenti. A volte i complimenti sono abbastanza fasulli, cioè quanto sei bella, quanto sei brava… Non sai mai se uno te lo dice perché ci crede veramente o perché ha un interesse. Ma quando vedi la reazione reale della gente ad un tuo spettacolo, quello per me è meglio di un complimento e quel momento non c’è oro che lo paghi.

Quando non lavoro, quali sono i tuoi hobby?

Porca miseria, ai che non mi basta mai il tempo? Anche perché vivo in una città come Roma, dove per fare qualsiasi cosa ci vogliono giornate. Quando ho tempo leggo moltissimo, amo leggere e in generale approfondire e questo è il mio passatempo preferito. Poi amo il cinema, ascolto musica e vado ai concerti. Però è veramente difficile che abbia del tempo libero. Quando vivi da sola, devi fare un miliardo di  cose.

Non sei sposata?

No! Diciamo che ho sfiorato il matrimonio. 

Un tuo pregio e un tuo difetto?

Credo che siano la stessa cosa, cioè la sincerità che in certi casi mi rendo conto che invece di un pregio, diventa un difetto. Perché la gente non ama sentirsi dire la verità.  

Come diceva Caterina Caselli “La verità fa male, lo so”, giusto?

Giusto (risata)  

Ti ritieni fortunata?

Per certe cose sicuramente si, per altre dico che nessuno mi ha regalato molto nella vita. Quello che ho me lo sono guadagnato con tanti sacrifici. Però se mi guardo intorno, mi reputo molto fortunata. Dipende molto da cosa cerci nella vita. Per cui se io avessi avuto l’ambizione di diventare ricca e famosa, allora mi sentirei sfortunata ed infelice. Mi piace quello che faccio e quindi mi va bene quello che ho e sono felice così.

Hai mai fatto delle gaffe?

Uuuh! (risata) Ne ho fatte talmente tante che potrei scrivere un libro.

Cosa ne pensi della battaglia contro il fumo?

Amo Sirchia. Sono assolutamente d’accordo con lui. Io non fumo o meglio fumavo, poi una mia amica mi ha detto una frase che mi ha fatto smettere subito.

Qual'è questa frase?

Attenta che ti vengono le rughe (risata). Ho smesso in poco tempo. Bastano dei buoni motivi per smettere. C’è un passaggio in uno spettacolo scritto da me, che  sulla dipendenza dice:”Da piccola ero dipendente dalla cocaina, poi sono passata all’alcool, poi alle sigarette che non solo fanno venire il cancro, ma peggio, la cellulite, le rughe, ecc…”. In un mondo come questo, dove tutto è basato sull’estetica, mi meraviglio che le donne facciano tremila cose, botulino, lifting, ecc… e poi fumano tre pacchetti di sigarette al giorno. E’ un controsenso. Quella comunque è stata la frase o meglio la formula che mi ha convinta a smettere di fumare.

Che rapporto hai con la Fede?

Io con Dio ho un rapporto molto d’amicizia. E’ un mio compagno di viaggio. Lo ringrazio quando mi succedono delle cose belle e mi arrabbio molto quando mi succedono cose brutte. Io credo in un Dio ma non credo nella chiesa. Io credo che la chiesa sia un grande bluff e che sia molto politica.

A chi vorresti dire grazie?

Alla mia famiglia sicuramente.

A chi vorresti dire scusa?

A mio padre per tante cose. Ma anche a mia madre poverina. Sono andata via di casa che ero molto piccola, ero una ragazzina. Lei è sempre stata dalla mia parte e adesso mi rendo conto che la mia è stata una grande assenza per lei. Quando torno su a Venezia, mi rendo conto, parlandole, che le manco molto. Poi mi è capitato di aver detto delle cose che non avrei voluto dire e questo mi dispiace molto. Forse tutti i giorni dovremmo chiedere scusa a qualcuno. Ma anche a me stessa chiederei scusa, perché non è che mi sono sempre trattata bene.  

Progetti?

Sto lavorando ad un nuovo progetto la cui parte teatrale si chiama:”Non sarò mai Milly” ed è un progetto su Milly (Carla Mignone 1905-1980, ndr). Questo credo sia uno dei più importanti fenomeni artistici italiani, ma purtroppo sconosciuta ai più, perché quando parlo di Milly, la gente mi guarda e non capisce, perché la maggior parte della gente non sa chi è Milly. Ed è un progetto molto importante, nel senso che ci sarà un dvd, ci sarà un cd e ci sarà un libro, tutto su di lei chiaramente, sulla grande Milly, perché credo che sia giusto farla conoscere. 

Parliamo di Roma. Quando sei venuta a Roma la prima volta e come ricordi l’impatto?

Io a Roma ci sono venuta una marea di anni fa. Ero piccina e quindi sarà stato una ventina di anni fa. Roma allora era molto più bella di adesso, perché Roma si viveva per strada, c’era più gioia, più allegria, ci si conosceva, ci si divertiva, c’era più artisticità. A Roma si respirava un’aria diversa. Invece adesso la gente si è incattivita, si è imbruttita… sono tutti nervosi, tutti poco pazienti, ecc… Io non me la ricordo così, non era così la Roma del mio primo impatto. L’impatto con Roma è stato stra-positivo. Io me ne sono venuta qui in vacanza e non me ne sono più andata via. Sono tornata su, a Mestre, ho caricato la macchina, che era una Diana, con le mie robe, e sono tornata a vivere a Roma.

In che zona sei andata ad abitare?

All’inizio sono andata ad abitare in un monolocale, in via dei Serpenti, nel rione Monti, dalle parti del Colosseo. Abitavo proprio vicino alla fermata della metro B, fermata Cavour. Poi sono andata a vivere a Monteverde  e adesso sono in zona Prati, a due passi da San Pietro e da Castel Sant’Angelo.

Com’è il tuo rapporto con la cucina romana?

Non ho nessun rapporto con la cucina romana. Per me non esiste, come non esistono le trattorie romane, non ci entro proprio in quei posti. Sono vegana e quindi non   mangio la carne, il pesce e il formaggio. Mangio le uova e il latte solo se provengono da animali allevati liberi e felici. Quindi sto molto attenta agli ingredienti delle cose che compro. Quindi se vedo che in una cosa c’è dello strutto non la compro, ecc… Le famose puntarelle che a Roma sono una specialità non le mangio, perché ci sono le alici.

I romani come li trovi?

In tutta onestà trovo che i romani siano permalosi e un po’ maleducati. Certo non voglio fare di tutta un’erba un fascio, per carità. Però devo riconoscere che sono molto simpatici e hanno dei modi di dire che li rendono tali. Hanno delle battute che solo loro possono avere e per questo sono anche divertenti. Però ti devo dire che purtroppo io quando mi arrabbio, mi arrabbio in romanesco (risata). Un mio amico di Roma, romano verace, una volta è rimasto scioccato vedendomi arrabbiata. Ha detto che sembravo una borgatara di Centocelle. Perché quando mi incazzo mi vengono delle frasi grevi, proprio da borgatara.

Nei momenti liberi, in quale zona di Roma ami rifugiarti?

Sai che scopro sempre dei posti e dei punti nuovi di Roma che non conoscevo? L’altro giorno dovevo andare ad un appuntamento al Lungotevere Vittoria e ho scoperto sotto gli argini, un percorso stupendo, tra in verde da una parte e il fiume dall’altra. Mi sono fatta diversi chilometri a piedi ed è stato stupendo. Prediligo molto il verde e quando posso vado a villa Borghese. Quello che mi manca molto è la natura e quindi quando ho tempo cerco di rifugiarmi in mezzo alla natura e quindi vado nei tanti parchi romani.

Come vivi la Roma by night?

Non la vivo più. L’ho vissuta prima, quando ero più giovane. Adesso la vivo poco e niente.

In quale Roma del passato ti sarebbe piaciuto vivere?

Forse ai tempi della Dolce vita. Quel periodo storico lì, credo fosse il più bello, se non altro anche per quelli che fanno il mio lavoro. Anche perché allora c’erano i Vip. Quando adesso mi invitano a delle feste e vedi la lista dei Vip presenti, ti viene da piangere. Ai tempi della Dolce vita, c’erano i Vip, ma quelli veri, attori veri, attrici vere, capito? Adesso i Vip sono quelli del Grande Fratello, non so perché li chiamano così. Pensa che quando vado dal parrucchiere, sfogliando i giornali di gossip, non conosco nessuno dei personaggi raffigurati. Io non so più chi siano questo che stanno sempre sui rotocalchi. Non li conosco, eppure sono una abbastanza informata. Seguo in tv X Factor, perché mi piace vedere dove c’è un po’ di arte. Le poche volte che esco la sera sono per andare a delle serate dove ci sono o si possono scoprire dei talenti nuovi. Mi piace vedere che cosa sta uscendo, che cosa c’è in giro. Però, come ti ripeto, questi che stanno sempre sui giornali, non so chi siano e quello che facciano.

Roma per un’artista, cosa rappresenta?

A Roma c’è tutto, c’è il teatro, c’è la musica, c’è il cinema, anche se adesso molte produzioni si sono trasferite a Torino. Però tutto sommato per il cinema, la musica e per un certo tipo di televisione, Roma sarebbe il punto giusto, anche se mi verrebbe da dire che il punto più giusto sarebbe palazzo Grazioli (risata).