Assia Cunego (musicista)    Sandstedt (Germania)   25.10.2016

                     Intervista di Gianfranco Gramola  

 “La musica è un modo di liberarmi, di esprimermi, di conoscere me stessa. Ma è anche una forma di preghiera.  Il critico più sincero? Mio marito”

Il suo sito ufficiale è www.assiacunego.com

E' un’arpista sempre alla ricerca di nuove vie. Le sue interpretazioni hanno una varietà unica di suoni; la musicalità e l'esecuzione sono stilisticamente corrette ed allo stesso tempo del tutto individuali. Servendosi di tecniche diverse (alcune delle quali sviluppate da lei) per suonare e smorzare, riesce ad ottenere suoni intensi e puliti, che le consentono di creare in modo versatile atmosfere originali. Il suo repertorio spazia dal barocco al classicismo, dal romanticismo fino ai moderni e ai contemporanei, compresi jazz e musica da intrattenimento. Il suo interesse è rivolto anche alla libera improvvisazione e alla musica sacra. Nata nel 1983 in Italia, si è diplomata a 18 anni col massimo dei voti e la lode. A soli 20 anni ha conseguito la Meisterklasse a Würzburg (Germania) con la prof.ssa Gisèle Herbet. Ha vinto primi premi e borse di studio in molti concorsi internazionali. Dall'età di 19 anni è membro stabile di giuria in diversi concorsi di arpa. Nella sua carriera artistica si è esibita come solista in più di 2500 concerti. Tiene regolarmente corsi di perfezionamento in Europa ed é docente ad Amburgo. Nel 2009 ha fondato l´harpACademy nel Nord della Germania, dove organizza regolarmente e conduce corsi di perfezionamento, workshops e concorsi per arpa (www.harpACademy.com). Dal 2013 nell´harpACademy dirige la formazione professionale ed un collegio per giovani di talento - attualmente un progetto unico. Dal 2016 è Professoressa presso l'Accademia Estone di Musica e Teatro ed è prima arpista nell' orchestra sinfonica nazionale di Tallinn.

Premi e riconoscimenti

1998

1. Premio al Concorso nazionale "Dino Caravita" - Ravenna
1. Premio al Concorso nazionale "I giovani per i giovani" - Ravenna
1. Premio al Concorso nazionale "Franz Schubert" - Alessandria

1999

1. Premio al Concorso nazionale "Giovani musicisti" - Rimini
1. Premio al Concorso internazionale "Isole Borromee" - Verbania
1. Premio al Concorso nazionale "Liburni Civitas" - Livorno

2000

1. Premio al Concorso internazionale "J. Brahms" - Alessandria
1. Premio al Concorso internazionale "Genova 2000" - Genova

2001

1. Premio al Concorso nazionale "I giovani per i giovani" - Ravenna
1. Premio al Concorso internazionale "Arenzano 2001" - Genova
1. Premio al Concorso "L. Manenti" - Brescia
2. Premio al Concorso "Les Amis du Rififi" - Brescia
Vincitrice del posto di Prima arpa presso l'Orchestra sinfonica
      "Alfredo Catalani" (l'orchestra venne chiusa)

2002

Vincitrice di borsa di studio della Leni-Greissler Stiftung - Würzburg (D)
Vincitrice di borsa di studio del DAAD - Bonn (D)
Finalista alla Limburgs Symphonie Orkest – Maastricht (NL)

2003

Vincitrice di borsa di studio del DAAD - Bonn (D)

2004

Finalista all’Accademia dei Berliner Philharmoniker – Berlino (D)

2005

Vincitrice del posto di Prima arpa presso l'Orchestra del Teatro
di Osnabrück (D)

dal 2002

Dall´età di 19 anni è membro di giuria al Concorso "Jugend Musiziert" in Germania

Intervista

Assia Cunego è di Rovereto. Di lavoro fa la musicista. Suona l’arpa. Nessun artista in casa. I suoi genitori hanno letto su un libro di educazione che è sensato che i figli fin da piccoli imparino a suonare uno strumento, così Assia e i suoi  fratelli più grandi sono stati iscritti ad una scuola musicale di Rovereto.

Tu e i tuoi fratelli che strumenti suonate?

Io suono l’arpa, il più grande aveva cominciato con il pianoforte e poi è passato al violino. L’altro fratello ha cominciato con il clarinetto però non sono musicisti, perché hanno smesso di suonare dopo qualche anno.  

Cos’è per te la musica?

E’ una domande filosofica. Per me è un modo di liberarmi, di esprimermi, di conoscere me stessa.

Per te la musica potrebbe essere anche una forma di preghiera?

Senza condizionale e senza congiuntivi per me è una forma di preghiera. 

Chi fu il primo a scoprire il tuo talento?

Non so se considerarmi talentuosa, perché spesso come talenti vengono considerati i geni. Io non faccio parte di questi. Io devo studiare tantissimo, devo impegnarmi perché esca qualcosa, però mi viene detto che sono molto “musicale”, cioè che riesco ad avere un feeling con il mondo della musica. Diciamo che mi riesce abbastanza facile capire e sentire la musica e quindi l’interpretazione mi riesce abbastanza semplice. Ma tutta la parte tecnica è un lavoro molto sodo da fare.

Quante ore al giorno dedichi alla musica?

Fra le 5 e le 15 ore al giorno.

Com’è nata la scelta dello strumento, dell’arpa?

Insieme a mio papà ero andata alla scuola musicale a prendere mio fratello e cominciava proprio in quel momento un concerto d’arpa. Era l’inaugurazione della nuova classe di arpa e c’erano poche persone. Il bidello ci ha chiesto se volevamo sederci per assistere al concerto, per avere un po’ più di pubblico. Così ho scoperto l’arpa. Sono andata a casa e ho detto a mia mamma che volevo suonare l’arpa. Diciamo che mi sono innamorata subito di questo strumento.

Come ricorda il debutto in pubblico?

Nella mia carriera non c’è stato quello che si può chiamare “il mio primo concerto, il mio debutto”. Ho cominciato quando ero piccola, con i saggi di classe e poi un concertino un pochino più lungo per poi crescere sempre di più. Ma non c’è stato un concerto in cui ho detto: “Lì è partita la mia carriera”.

Ad una ragazza che vuole avvicinarsi alla musica, che consigli vuole dare?

Vengono da me molti giovani  con delle domande molto specifiche. Consiglio di andare a fare musica senza pensare a diventare ricco, anche se ci sono grandi  musicisti che guadagnano un sacco di soldi. Comunque il mio consiglio è quello di cercare di restare una persona normale e non diventare un artista che vola e poi non essere capito dalle persone. Di tenere sempre i contatti con il mondo normale e cercare di restare autentica con se stessa. Questo è quello che manca a tantissimi musicisti.

Com’è composto il suo pubblico?

Dipende dove c’è il concerto, a che ora e come è stato organizzato. Ci sono delle differenze molto grandi. Io adesso lavoro in Estonia e lì c’è ancora la tradizione che oltre ai genitori, anche i giovani e i bambini vanno ai concerti, soprattutto i ragazzi che stanno cominciando a suonare uno strumento e vogliono diventare musicisti. In Germania la tradizione è sentita ancora di più, mentre in Italia il pubblico è sui 60 anni.

Da quanti anni insegna musica?

Insegno arpa da 15 anni. All’inizio ero in alcune scuole musicali, poi da quando mi sono trasferita al nord della Germania ho fatto scuola musicale privatamente. Poi ho fondato una accademia di arpa e adesso ho una cattedra all’università musicale di Tallinn (capitale dell'Estonia, nda).

Ha composto musica?

Si, ma poche cose. Non ho molto tempo per comporre. I compositori che abbiamo sono molto più bravi di me.

Nel nostro Trentino ci sono buone scuole musicali?

Non si può parlare di buone scuole musicali, perché dipende molto dagli insegnanti. All’interno di una scuola musicale  può esserci un’insegnante molto bravo o uno meno bravo. Per i musicisti in generale è sempre così, perché non è che si decide in che università si va a studiare, ma si guarda l’insegnante.

Quando non suoni, come usi il tempo libero?

Diciamo che la musica fa parte del mio tempo libero.  

Per un musicista è più facile emergere o durare?

Forse questa domanda dovresti farmela fra 40 anni (risata).

È stato difficile farsi conoscere, farsi apprezzare?

E’ ancora molto difficile, perché io sono una pecora nera, che non segue la moda e quindi mi vengono tagliate le strade per diventare più conosciuta e  più famosa. Io seguo la mia strada, i miei gusti, quello che per me è giusto e più che altro quello che per me è la verità per il mondo della musica. Voglio essere corretta con quello che vuole la musica e non con quello che è moda.

Con quale criterio scegli il tuo repertorio?

Semplicemente scegliendo le cose che mi piacciono. Se suono programmi da solista  chiaramente ho la libertà di scegliere, altrimenti se suono in un’orchestra è l’intendente che decide i pezzi da fare. Come solista ho deciso di inserire nel mio repertorio un brano che non mi piace, perché io so che devo studiarlo così tanto e devo trovare l’aggancio giusto fino a quando mi piacerà. Quindi se un brano non mi piace è perché io ancora non l’ho capito e non lo so interpretare nel modo giusto. Sono molto pignola, anzi di più.

C’è un musicista che prediligi? Bach, Chopin, Donizetti …

Mi piacciono tutti, ma non ce n’è uno in particolare. Ognuno ha dato il meglio di sé. Apprezzo moltissimo anche alcuni miei colleghi musicisti d’orchestra in Estonia.

Nel tuo repertorio c’è posto anche per Astor Piazzolla e il tango.

Si! Il mio repertorio va dal rinascimentale al moderno, dal tango al jazz e anche musica di intrattenimento. Suono di tutto.

Ho letto che hai fatto più di 2500 concerti.

E’ giusto. Sono tanti, vero?

Però la maggior parte li hai fatto all’estero.

Io sono via dall’Italia da 15 anni, Gianfranco. Da quando sono via sono tornata forse 5- 6 volte a fare concerti. Negli ultimi 10 anni solo due volte.

Come mai vivi in Germania, mi racconti com’è nata questa scelta?

Mi sono diplomata a 18 anni, poi volevo fare il master e mi hanno consigliato un insegnante in Germania. Ho seguito il consiglio,ho fatto due anni di master lì e mi sono trovata molto bene.  In Germania il mondo della musica classica è migliore di quello in Italia. C’è molta più possibilità di fare concerti e di vivere come libero professionista. Di vivere e di guadagnare anche e quindi sono rimasta in Germania, dove mi sono sposata  e adesso da due mesi mi sono trasferita per metà del mio tempo in Estonia. 

Anche tuo marito è musicista?

No, però capisce molto di musica.

Come fai a giostrarsi tra impegni musicali e la famiglia, 6 mesi da una parte e 6 mesi dall’altra. Tuo marito ti segue?

No, lui resta a casa e mi aspetta fino a quando torno. Fino a settembre ero sempre in giro per concerti solistici, adesso invece che essere in giro in macchina, volo a Tallin e sono lì per qualche settimana, poi torno qua per alcune settimane, poi ritorno là. Diciamo che faccio la pendolare.

Parliamo della tua infanzia trentina. Come ricordi la tua Rovereto?

Diciamo che Rovereto come città è diventata una città più bella negli ultimi anni, l’hanno ripulita e ristrutturata un po’. Della mia infanzia purtroppo non ho molti  ricordi, anche se comunque ci sono state persone che mi hanno aiutato a diventare quello che sono diventata e comunque ho conosciuto delle persone gradite. In Italia ho lasciato qualche amico, ma non proprio a Rovereto.

La scuola musicale l’hai fatta a Rovereto?

Si, ho cominciato la scuola musicale a 8 anni e a 16 sono passata al conservatorio di Brescia, dove mi sono aperta a un mondo dove ci sono più musicisti. Brescia e più che altro Verona, dove ho ancora degli amici. C’è un musicista veronese con cui ho contatti  che viene in Germania a fare concerti. 

Dopo un’esibizione, temi più la critica del pubblico o dei colleghi?

Di me stessa e di mio marito. Il mio critico più sincero è mio marito.

Tutti gli artisti hanno un rito scaramantico prima di entrare in scena, anche tu?

Si, ce l’ho anch’io. Prima di entrare in scena ho bisogno di una giacca a vento molto calda e soprattutto stare in una stanza dove non c’è nessuno. E’ un mio rito per caricarmi e per dare il massimo sul palco... il resto non ve lo posso svelare, sono segreti!

Suoni altri strumenti o solo l’arpa?

Solo l’arpa. In ogni modo c'e'da dire che quando io ha iniziato a suonare l'arpa e  a fare concerti in Trentino, questo strumento non era molto conosciuto. Io mi sono ripromessa di fare tanti concerti per farlo conoscere. Ero l'unica arpista in trentino all’epoca. Una professione che più che altro é una missione, ossia quella di far conoscere l'arpa dove ancora non é arrivata.