Barbara De Rossi (attrice)             Cairo Montenotte (Savona) 19.1.2017   

                                             Intervista di Gianfranco Gramola

Una carriera lunga e piena di soddisfazione, numerosi premi e riconoscimenti. Ora è a teatro con il testo del più grande autore olandese, Ger Thijs: “Il bacio” . In questa intervista Barbara De Rossi racconta anche il suo impegno quotidiano per le donne maltrattate. “Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa, usando anche i social”

 

Barbara De Rossi è nata a Roma il 9 agosto 1960 da papà Gilberto e mamma Sofia. Nel 1976 vince il concorso di bellezza Miss Teenager in cui presidente della giuria era il regista Alberto Lattuada, che, dopo averle fatto l'anno successivo un provino, la fa debuttare al cinema in “Così come sei” e in “La cicala”. Dal 1978 al 1982 è stata anche interprete di molti fotoromanzi, pubblicati dalla casa editrice lancio. Nel 1982 ottiene molta popolarità interpretando lo sceneggiato televisivo di Franco Rossi “Storia d'amore e d'amicizia”, in cui recitò accanto a Claudio Amendola, Ferruccio Amendola, Massimo Bonetti ed Elena Fabrizi. Nel 1983 torna al cinema con due pellicole: il film in costume di Giacomo Battiato “I paladini - Storia d'armi e d'amori”  e la commedia “Son contento” interpretata accanto a Francesco Nuti. La consacrazione definitiva le arriva l'anno seguente con il ruolo della giovane marchesa Titti Pecci Scialoja, nella prima miniserie della saga televisiva “La piovra”, in cui recita accanto a Michele Placido. Il successo prosegue nel 1985 con altre due miniserie televisive dal grande seguito: “Quo vadis?” di Franco Rossi, ambientata nell'Antica Roma, in cui interpreta la schiava Eunice, ed “Io e il duce” dove interpreta la parte di Claretta Petacci. Nello stesso anno è protagonista al cinema del film di Carlo Lizzani “Mamma Ebe” e nel 1986 è tra i protagonisti del film per la televisione in due puntate “Il cugino americano” di Giacomo Battiato. Nel 1987 è protagonista al cinema del film thriller “Caramelle da uno sconosciuto” di Franco Ferrini e di “Vado a riprendermi il gatto” di Giuliano Biagetti in cui interpreta in entrambi i casi una prostituta. Nello stesso anno è la protagonista del film tv “Uomo contro uomo”, in cui interpreta una professoressa delle medie che lotta contro la ndrangheta. Nel 1988 lavora ancora per il cinema, recitando nell'horror “Nosferatu a Venezia” in cui lavora accanto a Klaus Kinski Nel 1992 ottiene ancora notevoli consensi con un'altra miniserie televisiva “La storia spezzata”, nella quale interpreta il complesso ruolo di una donna alcolizzata. Nel 1993 è protagonista della miniserie “La scalata” e nel 1994 è al fianco di Johnny Dorelli nel film TV “Si, ti voglio bene”. Nel 1994 torna al cinema recitando nella commedia “Maniaci sentimentali”, esordio alla regia di Simona Izzo. Indefessa lavoratrice in pochi anni colleziona numerosi altri successi televisivi: “Dove comincia il sole, La missione, La casa dove abitava Corinne, La casa dell'angelo e Il commissario Raimondi” con Marco Columbro, col quale ha portato in scena un lavoro teatrale, L'anatra all'arancia. Nel 1997 ha ancora il ruolo della protagonista nella fiction RAI,”In fondo al cuore”. Nell'autunno 2000 è protagonista di altre due miniserie tv di Rai 1,”Senso di colpa” e “Inviati speciali”. Nel 2002 lavora per Alberto Manni nella fiction di Rai 2 “Cinecittà” e nel 2003 esce al cinema il film commedia “Il pranzo della domenica” diretto da Carlo Vanzina. Dopo la miniserie TV del 2004 “Amiche”, CarloVanzina la dirige a fianco di Massimo Boldi nelle cinque stagioni della miniserie di successo “Un ciclone in famiglia” in onda su Canale 5; Boldi e la De Rossi lavoreranno ancora insieme nella fiction “Fratelli Benvenuti”. Partecipa all'edizione 2010 del varietà-talent di Rai 1 “Ballando con le stelle” condotto da Milly Carlucci, arrivando con il partner Simone Di Pasquale terza classificata. Nel 2012 prende parte, in veste di opinionista, ad alcune puntate del reality show di Rai 2 “L'isola dei famosi”, con la conduzione di Nicola Savino ed in primavera è una dei protagonisti della fiction di Canale 5 “Le tre rose di Eva” e del film-tv “L'una e l'altra” interpretato accanto a Christopher Lambert e Paola Perego, mentre nell'autunno seguente è protagonista del film-tv di Rai 1 “La vita che corre” incentrato sulle morti sulla strada. Sempre nell'autunno del 2012 prende anche parte come concorrente alla seconda edizione del talent show di Rai 1 “Tale e Quale Show” condotto da Carlo Conti; tra le imitazione da lei proposte Amanda Lear, Gabriella Ferri, Claudia Mori, Patty Pravo, Rocky Roberts  e Rita Hayworth. Il 3 maggio 2013 debutta nella conduzione di “Amore criminale”, in sostituzione di Luisa Ranieri; il programma va in onda in prima serata su Rai 3 per sei settimane con buoni ascolti, mentre nel mese di giugno va in onda su Canale 5 la  miniserie “Pupetta - Il coraggio e la passione” che la vede protagonista assieme a Manuela Arcuri, Eva Grimaldi e Ben Gazzara. Nell'autunno successivo esce nei cinema il film “Universitari - Molto più che amici” di Federico Moccia e nella primavera 2014 conduce per il secondo anno “Amore criminale” su Rai 3, alla cui conduzione è confermata anche per il successivo ciclo di puntate in onda nell'autunno seguente, in cui sarà anche una dei protagonisti della quarta stagione della fiction di Canale 5 “L'onore e il rispetto” accanto a Gabriel Garko e Laura Torrisi. Nel 2017 è a teatro con  “Il bacio”

Ha detto:

- Ho sempre avuto una grande fede, ma quando è morta mia madre l’ho persa. Poi, un po’ alla volta, ho capito che alcune persone muoiono perché Dio ha bisogno di Angeli.

- Quando è nata mia figlia Martina ho scoperto un’energia, un entusiasmo nuovo, che nemmeno immaginavo di possedere.

- Ho un piccolo sogno: mi piacerebbe lavorare a fianco dell’attore più straordinario, più sensuale del mondo, Al Pacino.

- Le violenze non insegnano nulla. Ti lasciano un senso di sfiducia, fragilità, non rendono più forti ma più diffidenti. E l’essere umano è nato per avere fiducia.

Intervista

In queste settimane sei in teatro con “Il bacio”. Di cosa parla e qual è il tuo ruolo?

“Il bacio” è un testo del più grande autore olandese Ger Thijs che racconta l’incontro tra due persone che si incontrano in un bosco. Sono due persone che vivono in  una perfetta infelicità e che in questo incontro trovano il modo, la forza, l’alchimia e la magia di raccontarsi la loro vita, per quello che vorrebbero essere realmente e non l’esistenze infelici che conducono. Tutti e due hanno una condizione particolare di vita che li rende infelici, tutti e due hanno delle paure, delle fragilità, delle preoccupazioni, delle vite vissute in maniera non soddisfacente e in questo incontro magico, loro riescono attraverso un’attrazione dell’anima a raccontarsi. E’ uno spettacolo nel quale le persone possono riconoscersi perché hanno la possibilità di vedersi. Ci sono persone che vivono una esistenza non felice, per tante ragioni, che possono essere diverse. E’ un viaggio interiore nel cuore umano in quelle che sono le paure, le preoccupazioni, le frustrazioni viste però in una chiave leggera. Leggera non significa superficiale, ma delicata, dove ci sono anche delle situazioni divertenti. Molto spesso noi siamo portati a vedere la leggerezza come qualcosa di superficiale,  che appartiene al mondo comico, ma è un po’ semplice come lettura. Questo autore trasforma paure e frustrazioni in alcuni momenti dello spettacolo, in una cosa meno pesante, cioè passa attraverso un percorso meno cupo, meno triste. Affronta un po’ tutte le tematiche della vita delle persone.

Ti sei avvicinata al mondo dello spettacolo con un concorso di bellezza e con i fotoromanzi. Giusto?

I fotoromanzi appartengono ad un periodo brevissimo dell’adolescenza. Anche perché io ho cominciato con Alberto Lattuada a 15 anni e mezzo e ho esordito in “Così come sei” con Marcello Mastroianni, poi a 17 anni ho fatto l’altro film di Lattuada “La cicala”. I fotoromanzi appartengono all’inizio della mia carriera, io l’ho fatto anche molto volentieri perché è un ambiente molto sano, molto  carino, dove si lavorava tutti insieme. Era un ambiente molto bello quello della Lancio.

Uno dei tuoi colleghi alla Lancio era Franco Gasparri, l’attore scomparso qualche anno fa. Che ricordi hai di Franco?

Di una bella persona. Era solare, molto gentile ed educato. Poi ebbe quel terribile incidente con la moto e rimase paralizzato. Ora è in cielo insieme alla sua compagna che ho conosciuto e che lo ha assistito per molto tempo. Ho un ricordo molto bello di Franco e anche della Lancio, perché era un ambiente molto sano, molto pulito e di gente perbene.

Tornando alla tua carriera, dopo i fotoromanzi e Lattuada?

Dopo i fotoromanzi e Lattuada la mia carriera è iniziata molto presto. Nelle scelte oltre al cinema è intervenuta in maniera forte la Rai che per molti anni è stata la mia casa. Ho partecipato a tantissime fiction, a tante coproduzioni internazionali e tante altre esperienze molto belle.

Quali sono stati i tuoi maestri? I tuoi idoli di riferimento?

A casa c’era l’usanza di guardare tanti film, tanto cinema. Via via che ho cominciato la mia carriera poi è diventato il mio lavoro, perché non è che l’ho scelto subito. Nei primi tempi l’ ho affrontato con la curiosità di un adolescente, che si trova in un ambiente così particolare e poi andando avanti nella mia formazione oltre ad avere studiato ho sempre tenuto a mente la grande scuola della cinematografia italiana che era fatta da Giancarlo Giannini e riferimenti femminili come Anna Magnani e Monica Vitti. Quelli sono gli attori che mi hanno ispirato nel tempo. Tenendo comunque sempre un occhio anche all’estero, perché ho avuto una grande passione per le brave attrici americane e  inglesi come Emma Thompson piuttosto che Meryl Streep o altre attrici.

Se tua figlia volesse avvicinarsi alla recitazione, che consigli le daresti?

Mia figlia non ci pensa per niente. E’ una ragazza normale, che fa una vita normale e non ha mai sentito il desiderio di fare la professione che faccio io. Martina fa altre cose, fa una scuola di grafica. Artista anche lei ma in un altro campo, però apparire no, basta un’ attrice in famiglia. Però quello che potrei consigliare ai giovani che vogliono fare questo lavoro è di prepararsi seriamente, perché purtroppo c’è una concezione sbagliata e gli esempi di riferimento sono purtroppo a volte sbagliati.  Non è sufficiente essere delle belle ragazze per affrontare questo lavoro, ma tutto va fatto con una serietà, quindi bisogna studiare anche per rendere la competizione più  interessante, nel senso che quando uno studia e si prepara bene per un mestiere che deve fare, ha più possibilità di essere valutato in maniera seria.

Fra colleghe c’è più rivalità o complicità?

Tra colleghe ci sono degli incontri belli, con persone che vivono questo mestiere fuori dalla stupida invidia, tra attrici si possono fare tante cose, fra quelle che hanno il desiderio di collaborare assieme ad altri a progetti interessanti. Preferisco essere complice di una attrice che stimo e con la quale lavoro. Si lavora meglio senza sentire delle cose che almeno a me non appartengono.

Dopo la tournèe hai altri progetti?

La tournèe è appena iniziata e da novembre sto lavorando a questo testo. Quando ci si immerge nel teatro, non esiste più niente, si sta ore e ore a leggere e a provare, perché il teatro è abbastanza duro, è una disciplina tosta, non è affatto semplice. La tournèe finirà il 20 di marzo e siamo in giro costantemente. Io adesso sono in Liguria, stasera sono a Cairo Montenotte , poi ci sarà Caregnano, poi Torino, sono appena stata a Bologna, insomma è abbastanza articolata. Poi credo che dovrei tornare in TV. Adesso stiamo vedendo in questo periodo delle nuove puntate di “Terzo indizio”, e poi starò a vedere, perché il nostro è un lavoro work in progress. Solo il teatro si programma un anno prima. Ad esempio io so già che a febbraio-marzo del 2018 ci sarà la ripresa de “Il bacio”  in teatro, dove faremo Roma, Napoli e il sud. Quest’anno credo che  toccherò la Calabria, Soverato , Paola, Vibo Valentia. Però diciamo che normalmente il primo anno si sceglie una parte d’Italia e il secondo anno si sceglie l’altra.

Ho letto che sei molto attiva in fatto di solidarietà.

Sono Presidente dell’Associazione Diritti Civili 2000 salva mamme, da moltissimi anni, esattamente dal 1998. Non ne faccio una gran pubblicità, perché io sono dell’idea che quando uno lo fa, lo fa e basta. Mi occupo di bambini e di donne e anche di maltrattamenti. La televisione nel tempo è stato un coronamento di un percorso di impegno civile che porto avanti da diversi anni, come in “Amore criminale” e “Terzo indizio”. Io me ne occupo quotidianamente di questi problemi e  i social, come Facebook, che curo personalmente, mi servono anche per questo. Io raccolgo personalmente le richieste d’aiuto delle donne e le giro alla mia Associazione o al 1522, o alla Polizia di Stato o ai centri anti violenza. Sono tanti anni che sono abituata a fare questo ed è per me un grande privilegio l’idea che le donne in qualche modo si rivolgano a me per avere aiuto. Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa personalmente, perché io non delego nessuno. Quindi la mia esistenza è abbastanza complessa perché c’è il lavoro, c’è la famiglia e poi c’è questo ed io molto spesso passo le serate a chattare con le donne che hanno bisogno. 

Possibile che in Italia non ci siano delle soluzioni, delle leggi più severe e più tempestive?

Io ti posso dire che le lotte di sensibilizzazione che stiamo facendo da tanti anni devono portare ad un risultato. E’ chiaro che accumulando testimonianze di donne che non hanno mai denunciato, piuttosto di quelle che hanno denunciato, l’argomento diventa complesso e tu lo sai meglio di me conoscendo la storia. Noi parliamo di un’Italia dove fino a 60 anni fa c’era ancora il delitto d’onore. Le leggi per essere cambiate e per cambiarle hanno bisogno di processi che noi stiamo cercando di velocizzare. Nel senso che tutto ciò che deve essere cambiato, dalle leggi all’applicazione delle leggi, dall’inasprimento di certe pene che devono essere date, dal braccialetto elettronico agli arresti domiciliari, che in Italia non viene ancora attuato. Sono tutta una serie di cose importanti che devono cambiare, come la protezione per le donne che hanno il coraggio di denunciare, saper combattere il muro della paura di tutto, anche della ritorsione e la paura del giudizio, perché le donne che hanno il coraggio di denunciare, poi devono temere il giudizio facile superficiale della gente. E questo accade continuamente. Siccome di associazioni ce ne sono e  gente che ha la buona volontà di aiutare e di fare ce n’è tanta, piano piano riusciremo a modificare le cose. L’importante è parlarne e non far sentire sole le donne maltrattate. La cosa importante è cercare di far capire quali sono i meccanismi di una storia sbagliata. Parlandone, piano piano, entra nella testa delle persone che tutti hanno il diritto di vivere una vita serena e tranquilla, a prescindere dal ceto sociale. Quindi parlarne e lottare è importante.  Io lo sto facendo quotidianamente sui social e con le trasmissioni televisive, sperando che si possa andare avanti e realizzare qualcosa di buono. Ma se non ci fossero le trasmissioni Tv io lo farei comunque.

Com’è il tuo rapporto con la fede?

Importante. Io non sono così praticante, non vado spesso in chiesa. Però ho una grande fede, ho una grande stima e ammirazione per il nostro papa Francesco e ho una grande ammirazione per alcuni preti che ho conosciuto nella mia vita, che sono persone umanamente molto sensibili, molto vicine alla gente e questo penso che è quello che dovrebbe essere un sacerdote. Non è una questione di amministrare la fede. La fede la si fa nascere nelle persone per il bene che si porta, per  le parole di  bene, perché questo è quello che voleva Gesù Cristo, ossia il bene, il buono delle persone, l’amore. Questa è una cosa che dovrebbe essere trasmessa in una maniera forte, umana, dal sacerdote. Per quello che riguarda me, io di fede ne ho tantissima, prego tantissimo per i fatti miei e credo nella parola di Gesù Cristo.

Parliamo un po’ di Roma. Com’è il tuo rapporto con Roma?

Roma per un romano fa parte del suo dna. Io sono nata a Roma, la amo con tutti  i suoi difetti e i suoi problemi. Amo i romani, perché lo sono anch’io e amo il modo di essere della mia gente. La città ha infiniti problemi che devono essere risolti, ma il mio rapporto sentimentale con Roma è immenso. Uno nella vita quando ama, tollera. Si prende tutto il pacchetto (risata) e si va avanti. E chiaro che ci sono un sacco di cose da sistemare.

C’è un angolo di Roma a cui sei molto legata?

Ho nel cuore il Ghetto di Roma perché in quel posto girai “Storia d’amore di amicizia” (1982), con Claudio Amendola e Massimo Bonetti, con la regia di Franco Rossi. Io vivo a Roma nord, ma quando passo in quella zona mi vengono in mente tanti ricordi meravigliosi. Compresa Sora Lella e il suo ristorante sull’isola Tiberina. Sora Lella l’ho avuta in tre film. Sono tutti ricordi legati agli anni belli, quelli dei vent’anni, dove insieme al lavoro finiva anche questo sapore di Roma per quello che è stata nella storia, per quello che ha subìto negli anni. Roma è una città che ne ha passate di tutti i colori e ne ha viste tante di cose. Roma è una città che trasuda storia in ogni angolo, però per quello che sono i miei ricordi,  quella zona del Ghetto mi intenerisce molto.

Hai visto il film “la grande bellezza”?

Certo.

Come ti sembra?

Io credo innanzitutto che Toni Servillo sia uno dei più bravi attori che abbiamo in Italia. E’ un attore molto sensibile e mi piacerebbe tanto lavorarci insieme. Sono due  o tre gli attori con cui mi piacerebbe lavorare. Uno è lui, un altro è Kim Rossi Stuart che io considero il più bravo attore della sua generazione. “La grande bellezza” è un film che racconta delle realtà. E’ stato beccato in pieno in questo senso. Racconta una Roma particolare ed è un film che mi è piaciuto tantissimo.  

Cosa ti manca di Roma quando sei via per lavoro?

Sono nata a Roma ma poi ho vissuto un po’ in tutta l’Italia, perché mio papà si spostava per lavoro. Ho vissuto in Toscana, in Veneto e in Emilia Romagna, dove ho passato tantissimi anni e dove ci sta un pezzetto del mio cuore. Sono tornata a Roma all’età di 18 anni ed è normale e naturale essere attaccati alle proprie zone, a tutto ciò che è legato a dei ricordi. Il quartiere Flaminio, via Guido Reni e piazza Gentile da Fabriano perché è legato ai ricordi di mia madre, mio padre e di mia nonna. Quindi i ricordi di quando ero piccola, di quando si veniva a trovare dei parenti a Roma. E’ tutto legato alla città, ai sentimenti, ai parenti e alle zone che mi sono famigliari anche nei ricordi d’infanzia. Mi mancano le cose mie, le cose intime. Roma fa parte di me, fa parte del fatto che se cammino per strada e qualcuno mi riconosce, vengo chiamata “Barbarella mia”, capito? Anche perché il romano ha questa affettuosità, che è un po’ simile a quello napoletano. Anche a Napoli ho delle sorprese meravigliose, perché c’è questo modo così istintivo, diretto e un po’ brillante da parte delle persone, che ti considerano parte della città. Quindi se ti vedono in giro, ti salutano in maniera molto affettuosa.    

Ti manca anche la cucina romana?

Devo dire che in Italia si mangia molto bene dappertutto. Io non è che sono una gran mangiona, anche perché con il mio lavoro devo stare molto attenta. Il teatro ti da la possibilità di viaggiare e conoscere tantissimi posti nei quali non andresti mai, anche perché ad esempio il teatro raggiunge la provincia ed è come è giusto che sia, non gira solo nelle grandi città. Raggiunge la provincia e quindi si ha modo di portare lo spettacolo in piccoli teatri che però hanno una bellissima tradizione e incontrare la gente. Perché è il teatro che deve andare dalla gente. La cucina italiana è molto variegata, e l’Italia è il paese migliore del mondo in fatto di cucina. Non c’è posto dove si mangia male.