Christiana Ruggeri (giornalista e scrittrice)          Roma 16.4.2018

                                 Intervista di Gianfranco Gramola

“Per essere una buona giornalista ci vuole molta umiltà, passione ed empatia. Per capire certe cose bisogna entrare dentro ai problemi”. "Le mie ambizioni? Essere una brava mamma, per tutta la vita”

Per contattare la giornalista, la sua e.mail è christiana.ruggeri@rai.it 

Christiana Ruggeri è nata a Roma il 28 gennaio del 1969. Dopo il diploma al Liceo Scientifico, si laurea all'Università La Sapienza di Roma in Lettere moderne, specializzandosi in Storia della critica letteraria. Comincia a scrivere durante il primo anno di università su Ariel, la rivista del Centro Studi Pirandelliani di Roma, poi lungo gli anni novanta lavora presso diverse emittenti radiofoniche e televisive romane (Radio Luna, Radio Roma, Radio Radio, Teleroma 56) e con varie testate giornalistiche (L'Opinione delle libertà, Momento Sera e la redazione romana de Il Giornale). Nel 2000 approda al TG2, prima lavorando per la rubrica Costume e Società e poi, dal 2005, per la redazione esteri. Nello stesso anno, debutta alla conduzione con la rubrica TG2 Mistrà. Per altre quattro stagioni, conduce TG2 Costume e Società e le edizioni del weekend del telegiornale. Riceve vari premi e onorificenze per i suoi servizi su Haiti, Sierra Leone, Tibet, Mali e Repubblica Democratica del Congo e su temi sociali. Nel 2008 pubblica il suo primo romanzo, La lista di carbone, con il quale arriva tra i cinque finalisti internazionali del Premio Bancarella e vince il Premio internazionale Città di Gaeta per la categoria "Opera prima" e il Premio Com&Te 2008. Il libro viene edito nuovamente nel 2016, con una versione riveduta e aggiornata, in occasione dell’ottantesimo anniversario della costruzione del campo di concentramento di Sachsenhausen. Nel 2015 pubblica Dall'Inferno si ritorna, dove racconta il genocidio ruandese del 1994 attraverso la vera storia di una bimba di cinque anni, sopravvissuta al massacro. Il libro vince il Primo premio per la Narrativa del Premio letterario Casentino 2016. Nel 2017 esce il suo terzo libro, I dannati, un romanzo-reportage sulla Penitenciaría General de Venezuela di San Juan de los Morros, una delle carceri più dure dello stato venezuelano.

Libri

La lista di carbone, Milano, Ugo Mursia Editore, 2008 - La lista di carbone, 2ª ed., Firenze-Milano, Giunti Editore, 2016 - Dall'Inferno si ritorna, Firenze-Milano, Giunti Editore, 2015 – I dannati, Modena, Infinito, 2017.

Ha detto:

- Un mio pregio è la determinazione e la capacità di credere che niente è impossibile. Un mio difetto è la pigrizia. Quando mi assale, vince lei.

- Purtroppo i media italiani tendono a relegare la cronaca e la politica estera in serie B, quasi l’Italia fosse enucleata dal contesto Europa e poi mondo.

- Le storie ti vengono incontro. Bussano all’attenzione del tuo cuore, dell’anima e del cervello. E spesso hanno la meglio sulla tua ritrosia.

- Essere giornalisti oggi, nell’era dei new media, significa mantenere il passo con la trasformazione. Se si è umili, poi, se si ha voglia di crescere, fare il giornalista significa imparare qualcosa ogni giorno. Ti arricchisce la vita.

Curiosità

- Ha fondato e presieduto per venti anni la onlus Il Rifugio delle Code Felici, dedicata alla lotta al randagismo.

- Nel marzo 2018 la giornalista del Tg2 Christiana Ruggeri è stata minacciata con un pugnale mentre stava accompagnando la figlia di 7 anni a scuola. L'autore del gesto è l'ex compagno della tata della figlia.

- In linea con la sua sensibilità, Christiana Ruggeri ha dato ampio spazio al Tg2, al progetto della Fondazione Il Cuore si scioglie sulla condizione dei bambini lavoratori in Perù e al progetto delle Bat Box che Unicoop sta portando avanti in collaborazione con il Museo di storia naturale di Firenze.

Intervista

Christiana, chi ti ha trasmesso la passione per il giornalismo?

Me l’ha trasmessa mio nonno. Lui faceva il barista, ma aveva il dono della scrittura. Si chiamava Enrico e a quattro anni mi insegnava a leggere e a scrivere, soprattutto a leggere i quotidiani insieme, seduti sulla sua poltrona. Se ho cominciato a sognare di scrivere, di diventare una giornalista, il merito è di quelle letture sulle ginocchia di nonno Enrico.

Le doti di un buon giornalista?

Ci vuole molta umiltà, passione, capacità di non smettere mai di studiare e a differenza di quello che si può pensare, l’empatia. Perché per capire certe cose bisogna entrare dentro ai problemi. Riuscire poi a trovare la giusta distanza e raccontarli. Ci vuole anche molto rispetto verso i lettori.

Il mondo del giornalismo era come te lo immaginavi o ti ha deluso?

Il mondo del giornalismo era come me lo immaginavo e mi ha anche un po’ deluso, perché il mondo del giornalismo è fatto di persone straordinarie e persone meno straordinarie, però io sono una persona fortunata perché ho realizzato il mio sogno. L’ho inseguito, mi sono impegnata tanto e dopo una serie di cadute, fallimenti e un lungo percorso di quasi trent’anni ora sono contenta.

Prima di diventare giornalista, hai fatto altri lavori?

Mai. Ho cominciato a scrivere gratuitamente, anche perché nel secolo scorso, come dice mia figlia (risata), si lavorava gratuitamente scrivendo pezzi sui giornali locali. Al primo anno di università ho cominciato a scrivere senza compenso, poi ho avuto la fortuna di lavorare in una prestigiosa rivista che si chiamava Ariel, ed era un quadrimestrale di teatro contemporaneo, fondato da Luigi Pirandello e ripreso dall’istituto di studi pirandelliani. Lì ho imparato ad affinare la mia qualità di scrittura, sempre gratuitamente e poi non mi sono più fermata.

Fra colleghe trovi più complicità, collaborazione o rivalità?

Tutte e tre le cose, soprattutto tra noi donne. In alcuni casi la rivalità è anche stimolante, però devo ammettere che in alcuni momenti delicati della mia vita ho trovato supporto, complicità e amicizia. Con alcune colleghe ci ignoriamo, con altre siamo profondamente amiche e facciamo anche delle battaglie sociali e culturali insieme.

Per lavoro hai viaggiato moltissimo. Quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare?

Quando vedi morire qualcuno e non puoi fare niente. In quei casi ti rendi conto che la vita è un attimo e magari mezza bottiglietta d’acqua che noi regolarmente buttiamo via, potrebbe salvare una persona in quello stesso momento.

Le realtà che vorresti approfondire maggiormente?

Vorrei che tutti i bambini del pianeta terra potessero studiare, perché la cultura ti permette di essere libero e questo, se le grandi potenze lo volessero, sarebbe facile da  raggiungere.

Hai scritto tre libri. Per te scrivere libri è uno sfogo, un’urgenza personale, una sorta di dovere?

Fondamentalmente è una grande passione. Secondo me i libri aiutano a volare, cioè i lettori volano da fermi e scoprono nuove realtà e magari scoprono nuove passioni, nuovi percorsi, nuove latitudini di paesi remoti che altrimenti non avrebbero avuto modo di vivere o di incrociare. Per me scrivere libri è un privilegio, perché sapere che qualcuno legge i miei libri, per me è un grande piacere e una grande soddisfazione.

Una storia vera serve per catturare nuovi lettori?

Assolutamente si. Perché una storia vera aiuta il lettore ad immedesimarsi nei personaggi, buoni o negativi che siano. Credo che le storie vere siano importanti, però attenzione perché anche i libri nati da una fantasia totale di base e che non prendono spunto da fatti reali, possono essere benissimo travolgenti e molto accattivanti.

Hai già in mente il tuo nuovo libro?

Il mio nuovo libro l’ho quasi finito. Non ti anticipo niente, perché lo scoprirete leggendolo.

Quali sono le tue ambizioni?

Essere una brava mamma, per tutta la vita.

Un consiglio ai giovani che si avvicinano al giornalismo?

Devono essere tenaci, appassionati, intelligenti e devono avere la grande umiltà di riconoscere che solo l’impegno fa raggiungere grandi traguardi.

Tu hai intervistato il Dalai Lama. Che ricordi hai di quell’incontro?

E’ stato uno degli incontri più emozionanti della mia vita. Ho lavorato a fianco dei tibetani e grazie al Tg2 ho fatti due reportage che poi la Rai ha venduto in tutto il mondo. L’incontro con il Dalai Lama è stato emozionante, inoltre ha ringraziato me e tutta l’equipe per il lavoro svolto. E’ un personaggio straordinario. Non sopporto il fatto che la persecuzione cinese in Tibet continui. Vorrei che il mondo si ricordasse che il Tibet è dei tibetani, non è dei cinesi. Il Tibet è sotto l’oppressione cinese dal 1959, sarebbe ora che i tibetani che ora sono esuli, potessero tornare a casa in un paese libero, meraviglioso e pacifico come loro.

Ho letto che sei molto attiva in fatto di solidarietà.

Abbiamo costruito una scuola con l’aiuto di tante mamme a Nassirya, in Iraq e grazie anche al mio libro “Dall’inferno si ritorna”. Abbiamo contribuito con il progetto Ruanda a dar da mangiare a 55 bambini, figli di madri nubili. Credo che il giornalismo sia per me un punto di partenza per poter fare anche dei progetti concreti per aiutare gli altri. Invito tutti a farlo, tutti possiamo rinunciare a due caffè ed aiutare il prossimo in difficoltà. Io sono veramente convinta che le grandi imprese si facciano con le piccole cose, a piccoli passi, dove uno può dare quello che può.

Ti ritieni una persona fortunata?

Sono stata fortunata, ho viaggiato tanto, continuerò a viaggiare. Grazie al Tg2 sono stata in posti remotissimi, ma il viaggio più bello lo faccio con la mia bambina ogni giorno, da quando è nata. Da giornalista dico sempre che il viaggio più bello è quello di mamma.

Parliamo di Roma, la tua città.

Io adoro la mia città, anche se la mia famiglia è di un paesino al confine austriaco, che si chiama Piano d’Arta Terme, quindi la mia famiglia è friulana, carnica. Io e il mio papà, che non c’è più purtroppo, ma che sta sempre nel mio cuore perché è stato un padre esemplare, siamo romani. Roma è la mia città, è una città straordinaria che negli ultimi decenni è stata trascurata, perché la sua bellezza è stata data per scontata, ma spero che le nuove amministrazioni abbiano l’umiltà di farla diventare di nuovo una città straordinaria, a misura di bambino, di turisti e di abitanti.

La tua Roma in tre posti diversi?

Il lungotevere, il mio parco e l’ospedale dove è nata mia figlia, che è stato il momento più bello della mia vita, che è villa San Pietro Fatebenefratelli.

Cosa ti manca di Roma quando sei via per lavoro?

Sicuramente la poliedricità di questa città, perché Roma è come un puzzle, ogni tassello è diverso. Roma può essere molto quieta e molto confusionaria. Può essere ingolfata nel traffico e silenziosa dove puoi sentire solo i passerotti. Io mi sono ritagliata un angolo di Roma molto green perché sono un’ecologista convinta. Quindi quello che mi manca di Roma quando sono via è il verde e il silenzio.

Lasceresti Roma per vivere in un’altra città?

Potrei, ma a quel punto andrei via dall’Italia.

Un consiglio alla sindaca di Roma?

Innanzitutto non vorrei mai essere al suo posto, in generale, non vorrei essere sindaco di Roma, perché un ruolo veramente complicatissimo. Un mio consiglio sarebbe di cominciare ad asfaltare tutta la città, perché queste buche ci stanno veramente stancando e sono causa di incidenti.

Un consiglio ai cittadini?

Di essere più puliti e fare di più la differenziata. Che abbiano più senso civico, perché Roma è veramente fantastica.