Dalila di Lazzaro (attrice)     Milano 14.10.2003

                              Intervista di Gianfranco Gramola  

Una lotta continua contro il dolore

 

Dalila Di Lazzaro, friulana, è nata il 30 gennaio del ’53, quindi è dell’acquario. Debutta nel cinema con Il pranzo è servito, barone Frankenstein, seguito da Il bestione e da La pupa del gangster, ma è con Oh Serafina di Alberto Lattuada che raggiunge la popolarità. Poi interpreta molti altri film con personaggi molto noti al pubblico. In TV ha interpretato Aeroporto Internazionale, Cinecittà Cinecittà, Disperatamente Giulia, La scalata e Tre passi nel delitto. Dalila è delusa di quanto le ha riservato il destino. Un’infanzia difficile nella sua Udine, la fuga da casa ancora giovanissima, la morte del figlio Christian (nel 1991 a soli 22 anni) e un incidente stradale che l’ha torturata parecchio e di cui ne sta pagando ancora oggi le conseguenze. La bella ragazza friulana, romana d’adozione, definita da numerosi rotocalchi una mangiatrice di uomini per via dei numerosi flirt alle spalle, si è ritirata momentaneamente dal mondo dello spettacolo proprio a causa di un incidente con il motorino che le causò un trauma alla spina dorsale, rischiando di rimanere paralizzata. Adesso grazie ad alcune terapie sta un po’ meglio e ha lasciato la città eterna per stare più vicina al suo uomo che sta a Milano, un architetto con cui ha trovato il sorriso e la forza di andare avanti e credere in un futuro migliore. 

Ha detto:

- Una pazzia? Giravo un film in Australia e fui presa da un attacco di passione: salii sul primo aereo per Roma. Trenta ore di volo per una notte d'amore.

- Certo la banca del seme è triste... io consiglierei una notte d'amore.

- Cosa mi ha fatto più male? L'ipocrisia che domina il nostro ambiente e il fatto di essere stata accanto a una persona per amore  e di essere stata ripagata con l'Oscar della vigliaccheria.

- Il falso amico è come un'ombra che ti segue quando sei illuminata dal sole e se il sole scompare, non c'è più.

- Il mio cielo è il soffitto della mia stanza, che osservo per tutto il giorno da otto anni,  cioè da quando in seguito  ad un banale incidente, sono costretta a stare a letto.

- Spiegavo loro le mie sofferenze atroci, la mia impossibilità di muovermi, ma non mi credevano: pensavano che fossi depressa e bugiarda.

- Ho un oggetto di cui non potrei farne a meno. E' un sasso a forma di cuore: era appena morto mio figlio ed ero su una spiaggia e piangevo. Ho chiesto a Dio di darmi un segno della sua esistenza e un'onda mi ha portato quel sasso. Oggi, per me, quella pietra è più preziosa dei diamanti.

Curiosità

- E' testimonial di Feder Dolore, associazione che coordina i centri di terapia del dolore in Italia.

- A sedici anni si è sposata e ha avuto un figlio, Christian che nel 1991 ha perso in un incidente d'auto.

- Ha scritto il libro autobiografico " Il mio cielo" dove, oltre alla sua vita artistica, racconta anche la sua lotta contro il dolore. Nel 2008 ha pubblicato "L'angelo della mia vita" e nel 2009 "Toccami il cuore".

- Una delle sue battaglie è stata quella dell'adozione di un bambino anche da parte dei single.

- Ha aperto il sito www.clappy.it dove le persone che sono alle prese con dolori cronici possono confrontarsi.

Intervista

E' nella sua casa di Milano.

Quando ti sei stabilita a Roma e come ricordi l’impatto?

Sono arrivata a Roma negli anni ’70, ricordo che ero una ragazza incuriosita e nello stesso tempo un po’ spaventata però giorno per giorno trovavo che mi avvolgeva, mi trascinava dentro a questa grande giostra che è Roma. Io mi sentivo come “Alice nel paese delle meraviglie”. Però poi gli incontri era come trovare sempre le persone giuste che invece era molto difficile, dato che non avevo parenti e nessun punto di riferimento. Quindi a volte tentavano di sopraffarmi nel darmi buone impressioni e brutte capacità di realizzare quello che dicevano. Ne approfittavano di me insomma.

In che zona sei andata ad abitare?

All’inizio in piazza Barberini, stavo in una pensione,  poi mi sono trasferita dalle parti di ponte Milvio, poi sulla Salaria che era la strada che amavo di più anche perché era il periodo romano che amavo di più. All’inizio degli anni ’70 sono andata anche sulla Cassia ma quella strada mi suscitava angoscia, una brutta sensazione di ansia. Per cui sono andata ad abitare in piazza di Spagna, vicino a Valentino, per 13 anni e dopo sono ritornata di nuovo sulla Cassia, però dalle parti di Vigna Clara, vicino al Villaggio dei Cronisti , in mezzo al verde in un posto meraviglioso che ho scoperto con il tempo. E’ immersa nel verde, non c’è odore di inquinamento e sembra di stare in campagna ma nello stesso tempo sei in una grande città. 

Adesso vivi a Milano, ma che rapporto hai con Roma?

Roma non mi manca sotto il profilo umano, mi manca sicuramente il sole, il clima, mi manca la città che è bellissima, mi mancano alcune passeggiate e mi mancano alcune trattorie….

A proposito di trattorie, che rapporto hai con la cucina romana?

Ottima, ci sono tanti ristoranti che fanno una cucina favolosa. A Roma sia in centro che in periferia ci sono tanti ristoranti molto validi, ma è nella campagna romana che si mangia più genuinamente. Ricordo che i miei weekend romani erano omaggiati da grandi abbuffate fuori porta, da weekend culinari insomma. 

C’è un angolo di Roma che ami particolarmente?

Si! Piazza di Spagna perché ci ho abitato e perché ho dei ricordi bellissimi. La notte quando rientravo tardi, vedevo una Roma diversa, addormentata dal traffico e dalla gente e piena di luci che riflettevano sui muri quel colore giallo ocra tipico delle case romane. Poi quell’atmosfera particolare che solo Roma ha, e poi la scalinata di Trinità dei Monti vuota. 

I romani, pregi e difetti.

Li conosci tutti ma mai abbastanza. Conosco tanta gente ma non so mai fino a quanto posso fidarmi. Li conosci ma li conosci superficialmente. Con il romano non ho mai avuto un rapporto profondo.

Cosa ti dà più fastidio di Roma?

Le buche delle strade romane, perché una volta mi sono rotta l’osso del collo. Le strade romane con le buche sono molto pericolose e devo dire che è una vergogna che una grande città come Roma, una grande capitale, non abbia qualcuno che, quando fanno gli appalti, vada a controllare come sono stati fatti i lavori, perché molta gente ci lascia la pelle.

Quando stavi a Roma come l’avresti voluta?

Avrei voluto che la mia via Veneto diventasse la via Veneto degli anni ’60, con la sua Dolce Vita e che il Tevere venisse fatto rivivere con un percorso piacevole. Ripulirlo bene e fare come hanno fatto a Parigi dove il loro fiume è navigabile ed è una bellezza. Il Tevere merita di essere preso più a cuore perché ha una storia meravigliosa. Mi sarebbe piaciuto anche vederlo illuminato.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione nel campo artistico?

In generale ho avuto delle grandi soddisfazioni ma quella più grande la stavo creando nella parte più importante della mia vita, sia come artista che come donna, ma purtroppo non ho potuto realizzare dei sogni che avevo nel cassetto per questo maledetto incidente stradale accaduto sulle strade romane, grazie alle buche. 

Se vuoi sfogarti, fallo pure.

Se si fa la strada dedicata a Fellini penso che si dovrebbe fare anche la strada a Dalila di Lazzaro, proprio quella strada romana che mi ha tagliato il collo. E' successo tutto questo il 2 novembre del 1997. E’ molto triste la mia storia con Roma, sai Gianfranco? L’ho amata tantissimo, è una città che accoglie tutti a braccia aperte ma è tremenda e pericolosa allo stesso tempo. Io sono friulana, lavoratrice, sono una persona tutta d’un pezzo. Mi sono adagiata a questo clima romano e secondo me ho fatto male. Ho amato tantissimo Roma fino al giorno dell’incidente. Da quel giorno per me è stata una Via Crucis.

Com’è nata la passione per lo spettacolo?

E’ nata più che altro da bambina, cioè vedendo i film vicino al camino in compagnia dei miei genitori, quei film in bianco-nero con Hitchchock, Marlene Dietrich, ecc. Era l’ultima cosa che credevo di fare. Ma poi a forza di avere spinte esterne, per colpa della mia timidezza molto forte e tante persone che continuavano a dirmi che posso fare  il cinema, che c’ho la faccia giusta, ecc. mi sono buttata in questa avventura . Ho fatto questo viaggio Udine - Roma senza ritorno. E devo dire che a Roma ho lasciato gli anni più belli,l’amore più importante che era mio figlio e la mia vita di essere umano che alla fine mi sento espropriata delle cose che ho amato di più. Roma mi ha dato molto e mi ha tolto tutto. Non so se mi sono spiegata.

Ma i tuoi genitori che futuro sognavano per te?

Un futuro da persona tranquilla, penso… Loro avevano degli alberghi e magari volevano che seguissi la loro professione nel commercio, nel turismo. Ma non era la mia strada.

Hai avuto delusioni?

Ho sbagliato agente. Mi sono lasciata sopraffare da un agente gay, il quale era molto astuto e alla fine mi sono anche affezionata. Ho sbagliato, perché in questo mondo, parlo di quello dello spettacolo,  non bisogna mai affezionarsi a persone così astute, ma diventare complici e stare sempre sul “chi va là”. La mia più gran delusione è stata proprio quella di fare due film con lui, portare lui a diventare un produttore che adesso è e fargli fare l’escalation sulla mia pelle, dove ho fatto dei film di cui non ero molto fiera, cioè senza profondità, senza arte, ma fatti solo così, allo scopo di diventare produttore. Io all’inizio gli avevo dato retta, ho fatto tre film con lui,  che sono dei gialli tipo caserecci, nonostante le critiche dei giornali che hanno esagerato un po’. Comunque credo di non aver mai “sforato”, né nella volgarità né tanto meno nell’incapacità. Sono un’attrice che poteva dare molto di più ma purtroppo ho sbagliato agente. Sbagliare agente vuol dire non aver saputo valutare le mie capacità… Mi sono fatta portare, ecco, perché mi fidavo troppo. A volte ci sono delle persone che tu credi amiche e quindi ti viene d’istinto di fidarti. No! E’ sbagliato. Non bisogna fidarsi di nessuno e soprattutto bisogna essere veramente dei figli di buona donna.

Quando non lavori cosa fai?

Scrivo delle idee, leggo e aiuto il mio compagno che è un grande architetto. Mi piace molto con lui inventare delle cose, delle idee nuove per arredare… Inoltre  collaboro con il quadrimestrale di architettura “I quaderni di Lifeventuno” che è la rivista dell’Associazione ecologista Lifeventuno, fondata da Giovanni Terzi, il mio uomo.

Com’è il tuo rapporto con la Fede? So che hai conosciuto il Dalai Lama.

Si, è vero ho conosciuto il Dalai Lama in un centro buddista, a Pomaia, in Toscana. Ricordo che disse: "Non importa a quale fede apparteniate, ma se non ne avete una, farò in modo che la troviate". Con la Fede ho un rapporto totale. Sono praticante. Sono una persona serena con me stessa, ho dei valori forse ancora all’antica ed è la strada che più mi avvicina al cospetto di Dio, perché se uno ha dei valori, riesce a valutare e a dare un senso alla vita. Sono una praticante e mi reputo una persona perbene e a posta con la coscienza.

Parliamo di politica. Nel ’99 ti sei candidata con L’Udr di Mastella, se non sbaglio.

In quel periodo mi hanno chiesto la mia candidatura molte posizioni politiche, molti personaggi. Io conoscevo Clemente Mastella, abbiamo avuto un colloquio dove io mi dovevo candidare con il suo partito ma poi ho rinunciato, perché mi sono sentita una donna che avrebbe potuto  dare, nel senso vero della parola e avrei voluto fare qualcosa nei confronti dei cittadini che mi avrebbero votato, ma non credo che, una volta eletta, mi avessero dato la possibilità di fare quello che avevo promesso. E allora ho capito che dovevo essere quella che non sono mai stata, cioè una “furba” e ho pensato che era meglio lasciar perdere, perché io ho delle idee “mie”, tipo quando volevo adottare un bambino ma non è permesso ai single, poi sulla Sanità, sulle ingiustizie terrificanti, ecc…  Cerco quindi di fare la mia politica, ma come personaggio pubblico. Solo che passo per rompiballe e allora ho deciso che la mia lotta la dovrò fare in silenzio. Mi rendo conto che anche nel più profondo silenzio, se tu vuoi fare qualcosa di buono, c’è sempre qualcuno che cerca di mettertelo nel di dietro. E’ questo che mi fa rabbia. cioè il fatto che non si possano fare delle cose buone.

Fai volontariato?

L’ho fatto quando stavo meglio, cioè quando stavo in piedi , perché adesso vivo in una situazione tutt’altro che comoda per il dolore alla schiena. Casomai avrei bisogno io adesso dei volontari che mi tengano compagnia . 

A chi vorresti dire “Grazie”?

A tutti i miei fan sicuramente, alle persone che mi amano e mi ricordano sempre e ti assicuro che sono tanti. Poi all’uomo con cui vivo adesso e un grazie particolare a qualche medico saggio, a quei tre,quattro che ho conosciuto. A volte si incontrano dei grandi uomini, ma non sempre.    

E chi manderesti volentieri a “quel paese”?

Quella è una lotta senza fine. Io guardo avanti, per la mia strada e quando vedo che inciampo in un sasso cerco di rialzarmi e di non considerarlo. Voglio dire che faccio troppa fatica a dare spazio ai rancori e alle incazzature. E’ meglio lasciar perdere. Sarà che la vita è diventata alienante per tutti e allora tutti hanno il dente avvelenato. Voglio dire che è difficile ottenere e avere contatti con persone più tranquille e umanamente più sincere e serene.

Parli per esperienza personale, vero?

Anche, ma è valido per tutti. Il male del secolo è trovare la spontaneità e la leggerezza che hanno i bambini nell’essere abbastanza ingenui. Non si trova più questo genere di rapporto. Da sempre ci lamentiamo. Si vede che la vita è così e dobbiamo accontentarci di quello che troviamo e riusciamo ad avere.

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Dalila Di Lazzaro (attrice – scrittrice)    Milano 2.6.2011

                               Intervista di Gianfranco Gramola

Hai scritto tre libri che hanno avuto gran successo. Per te scrivere è uno sfogo, una esigenza o un lavoro?

Il mio desiderio di mettere nero su bianco è nato per il fatto di mettere in luce un problema molto grave, perché in questo paese molte cose purtroppo non vengono sentite né ascoltate e tanto meno non hanno voce in capitolo soprattutto tra la politica della sanità, cioè il dolore cronico. Ne sono stata vittima anch’io e ho ricevuto tantissime testimonianze gravi, di cui la nostra sanità ignora totalmente la gravità di un essere con questo peso. Allora ho voluto scrivere proprio per mettere in luce questo problema e adesso un pochino se ne parla e spero sempre di più, perché hanno fatto un sacco di trasmissioni sull’eutanasia, ma non pensano mai a chi vive con il dolore.

Scrivere ha migliorato il tuo percorso di vita?

Diciamo che se sono stata utile a qualcuno, si.

Una vita di sofferenza, delusioni e dolori. Ma il dolore rende le persone migliori?

Se hanno un animo leggero, si. Se sono incattiviti, non penso. Secondo me dipende dal proprio cuore. Quando parli con una persona, parli con il cuore, ma non sai quell’altro cuore com’è. Molte persone si incarogniscono, diventano più cattive nei confronti del prossimo. Bisogna cambiare filosofia e vedere al positivo le cose negative, perché la vita è talmente bella che vale la pena di godersela.

Parlami del tuo rapporto con la Fede.

Sono cristiana, sono nata in una famiglia perbene dove mi hanno insegnato l’educazione, mi hanno insegnato l’amore. Nello stesso tempo sono religiosa a modo mio, cioè non sono una bigotta che va sempre in chiesa. Io amo andare nelle chiese quando sono vuote e lì provo una pace immensa. 

Pensi spesso all’aldilà?

Credo che ci sia un aldilà. Lo credo fermamente ma non spesso.

Quali sono le tue paure?

Gli uomini. La vita, le guerre e la cattiveria dell’uomo a volte è devastante e fa dei disastri tremendi.

So che hai conosciuto Dalai Lama. Cosa ti ha trasmesso?

Una grande serenità. Io credo che sia una filosofia di vita che dovremmo adottare un po’ tutti, soprattutto in questo periodo che c’è grande caos e tante brutte cose. Dovremmo rilassarci e prendere la vita come viene, risvegliare dentro di noi l’amore per tutto ciò che Dio ci ha dato, l’amore per la vita, per noi stessi e per gli altri. Rispettare i bambini che sono il nostro futuro e soprattutto in questo mondo allucinante sono delle vittime.

Il complimento più bello che hai ricevuto?

Tantissimi, Gianfranco. Sono talmente tanti che mi mettono anche un po’ in imbarazzo. Purtroppo quello che spicca sempre è la mia bellezza fisica, allora distorce un po’ il mio animo. Le persone sono attratte dalla mia bellezza e non dalla mia profondità.

E’ vero che ricevevi 80 mila lettere al giorno?

Si! Ho dovuto chiudere il sito perché io non avevo delle risposte alle persone che mi scrivevano. Persone che soffriva tantissimo e tanta gente che mi ama. Per rispondere a tutti, dovevo stare tutto il giorno a scrivere. Arrivo a malapena a fare delle piccole cose per me. Ne sento il peso di questa cosa, che vorrei portare avanti sempre parlando del dolore, cioè che non esistono in Italia, nei settori ospedalieri, delle sezioni dove possono curare e assistere e dare un supporto serio a chi soffre di dolore cronico. E’ una cosa devastante, perché in altri paesi c’è una equipe di medici in concomitanza che valutano il perché del dolore e ti danno anche il sostegno psichico. In Italia, di questa patologia, non ne parlano. Dovremmo avere in ogni ospedale, dal  Trentino Alto Adige alla Sicilia, un settore per il dolore cronico.

Fra tutte quelle lettere, una che ti ha commossa?

Tantissime, Gianfranco, era quelle che mi hanno commossa, credimi. Mi veniva da piangere mentre le leggevo, perché erano di gente che mi raccontavano la loro sofferenza.

E’ vero che hai venduto una Ferrari, regalo di un ammiratore, e con i soldi hai aperto un negozio per tua sorella, nel centro di Roma?

Si! E’ vero. Al Pantheon. Io non sono attaccata alle cose materiali e mia sorella ha voluto aprire un negozio di specialità tipiche del Friuli, dai vini ai dolci, ecc… Adesso non ce l’ha più, perché poi mia mamma è morta e mia sorella ha preferito stare vicino a papà, in Friuli.

La lettera d’amore più stramba o la dichiarazione d’amore più divertente che hai ricevuto?

Su questo fronte, caro Gianfranco, devo dire che sono stata molto viziata. Però sempre in maniera simpatica e certe volte assillante. Io devo dire che di doni ne ho avuto talmente tanti che non me li ricordo nemmeno, anche perché, come ti dicevo prima, non sono molto legata ai beni materiali. Ora sono in un periodo della mia vita dove sono cambiata tanto e mi rendo conto che una parte della nostra vita meravigliosa, parlo di quando c’è l’amore, fa scoppiare nel cuore della gente questa passionalità, questo trasporto che mi ha attratta molto da ragazza. Adesso vorrei trovare un compagno che abbia la morbidezza nell’animo, fascino e grande carisma.

Qual è il segreto della forza, della tua vitalità, della tua energia?

Forse questa energia mi viene dal mio credere in un mondo migliore, perché sono un’idealista. A volte questo ti dà energia, però ci sono certi momenti che mi abbatto, perché vedo che il consumismo, l’arroganza e l’egoismo in questo periodo vanno alla grande. Sono una grande sognatrice, romantica per cui voglio credere in un futuro migliore e che “domani è un altro giorno”, come diceva Rossella Hoara in “Via con vento”.  

La morte di tuo figlio ti ha segnato molto. Se tu adesso lo avessi davanti, cosa gli diresti?

Che lo amo, che lui è la cosa più bella che ho fatto nella mia vita e che ho conosciuto un uomo meraviglioso.

Cos’è per te la felicità, Dalila?

La serenità nel quotidiano e la tranquillità. Tanti pensano che la felicità sia nel godere delle cose materiali, invece è tutto l’opposto. Avere degli amici, avere qualcuno che ti ama, che ti ascolta, che ti apprezza, avere la tua famiglia. Queste sono le cose più importanti nella vita e che alla fine ti rendono felici.

A chi vorresti dire grazie?

A un sacco di persone, Gianfranco, che mi hanno voluto e i vogliono bene. Un grazie di cuore a tante persone che mi hanno scritto alle quali non sono mai riuscita a rispondere. Grazie del loro amore.

Quali sono i tuoi progetti?

Io non ho progetti a lungo termine. Vado avanti giorno per giorno. Ho sempre questo dolore cronico che devo approfondire. Molti mi fermano dicendomi:”Ma com’è che lei non è riuscita a venirne fuori?”. Purtroppo perché c’è un’ignoranza anche tra i medici, nel senso che non capendo di cosa si tratta, non hai davanti a te un uomo che ti capisce e che si immedesima nel dolore. Loro curano dove capiscono e poi vanno per tentativi. Bisogna invece ponderare e credere a una persona che dice di avere un problema e capirlo. I dottori dovrebbero applicarsi di più, se c’è un problema approfondire e cercare di andare a fondo della questione. Al momento è molto difficile, però ho trovato delle persone molto in gamba che però non hanno possibilità di confrontarsi con il resto della scienza, perché ci sono tanti ignoranti, che sono saccenti, freddi e disinteressati davanti al dolore.