Paola Rivetta ( giornalista )              Roma  1.5.2018

                                Intervista di Gianfranco Gramola

“Un bravo giornalista deve cercare di capire, ascoltare, informarsi e poi spiegare con semplicità e soprattutto una dote importantissima è la curiosità”

Paola Rivetta è nata a Roma il 22 maggio 1962. Ha studiato a Roma dalle suore di Nevers per poi laurearsi in politica internazionale presso la LUISS per poi intraprendere la carriera di giornalista. Ha iniziato la sua carriera televisiva con l'emittente Rete A sotto la direzione di Emilio Fede, per poi approdare al nascente telegiornale di Mediaset Studio Aperto seguendo il direttore Fede, passando in seguito al TG5. Sposata con il collega Sebastiano Sterpa, hanno un figlio, Andrea Maria. Ha condotto la diretta del family day, manifestazione indetta dalle associazioni in difesa della famiglia per contrastare la nascente legge sui diritti delle coppie di fatto. Inoltre è impegnata anche in missioni umanitarie fuori dai confini nazionali. E’ iscritta all’Albo dei giornalisti professionisti dal 28 maggio del 1992. Dal dicembre 2007 conduce l'edizione delle 13:00 del TG5.

Ha detto:

- Lo sguardo di papa Wojtyla era magnetico. Con i suoi immensi occhi cerulei riusciva ad entrare dentro di te, raggiungere l’anima e uscire donandoti un senso di pace e benessere.

- Come ho conosciuto mio marito?  Nell’aprile 1994 ci trovammo a fare anticamera con un’unica troupe per intervistare Carlo Scognamiglio. Il presidente del Senato  ritardò di tre ore. Giusto il tempo per fidanzarci.

- Ho studiato dalle suore di Nevers e già a 5 anni conoscevo tutto su Bernadette e Lourdes.

- Il mio "gancio nel cielo" è stata una conversione mariana; per me è stato un nuovo inizio, mi sono sentita accolta, abbracciata: la mia vita è cambiata.  

Curiosità

- Il vero cognome di Paola Rivetta sarebbe Rivetta di Solonghello. Suo padre, nobile di Casale Monferrato, era un funzionario della FAO.

- La sera prima della morte di Giovanni paolo II, la Rivetta era in collegamento con lo studio del TG5 e leggendo in diretta il bollettino medico che non lasciava più speranze al pontefice, scoppiò a piangere prima di concludere la lettura.

Intervista

Com’è nata la passione per il giornalismo?

Fin da piccola ho sempre amato scrivere. Scrivevo delle piccole fiabe che illustravo e le vendevo ai miei genitori. Poi piano piano è nata la passione per il giornalismo, tra l’altro in famiglia c’è stato un grande giornalista Pietro Silvio Rivetta, detto Toddi che a suo tempo era stato direttore de “Il Travaso delle idee”. E’ stato un grande scrittore, un saggista e un linguista. Quindi ci sono stati dei precedenti in famiglia, anche se  mio padre faceva tutt’altro.

Chi sono stati i tuoi giornalisti di riferimento?

Tanti, ma se voglio dire un nome in particolare dico quello di una mia amica che adesso non c’è più ed è stata una grande giornalista politica in Rai, Luciana Gianbuzzi. E’ stata la prima donna a condurre e moderare le tribune politiche. Ho avuto modo di conoscere Luciana quando ero ancora al  liceo e quindi lei a suo tempo mi ha dato veramente moltissimi consigli. La ricordo con grande affetto e con grande gratitudine. Ho avuto anche la fortuna di aver avuto dei direttori da cui imparare, a incominciare da Enrico Mentana che è stato il direttore fondatore del Tg5. Sicuramente una bella e buona scuola di giornalismo, perché lavorare con lui non è facile, però si impara molto. A cominciare dal fatto che noi andiamo in onda senza il cosiddetto “gobbo elettronico”, quindi non leggiamo ma siamo abituati ad andare a braccio. Questo perché lui a suo tempo ha voluto che il gobbo venisse eliminato perché mette in moto un meccanismo nel cervello diverso da quello invece che impieghi se vai a braccio. E’ più naturale e se vuoi più difficile, perché c’è qualche incertezza, ma è diverso da leggere la notizia.

I tuoi genitori che futuro sognavano per te?

Devo dire che loro mi hanno sempre aiutata, mi hanno sempre appoggiata nelle mie scelte. Io prima ho voluto fare il liceo classico, poi tra i miei sogni c’era una laurea in filosofia, ma poi ho deciso di iscrivermi a scienza politiche perché sicuramente era la facoltà che più di altre mi dava una preparazione per poi affrontare questo mondo, perché studi politica sugli scenari internazionali, studi economia e  studi elementi di statistica, sociologia del diritto. Quindi se tornassi indietro probabilmente rifarei questa stessa scelta, perché comunque ti cala nella realtà e ti da degli strumenti per comprendere e poi spiegare. Tutto questo serve e poiché all’epoca non c’era scienze dell’informazione ma c’era scienze politiche  io ho fatto quello. Mi sono laureata in politica internazionale, poi ho fatto un master di tecnica delle comunicazioni di massa, quindi un master biennale. Tra l’altro era un master che non dava neanche un praticantato, poi successivamente ho dovuto fare il praticantato e l’esame di stato. Adesso è tutto diverso. Adesso le scuole di giornalismo quasi tutte ti valgono già come praticantato. In due anni di scuola puoi fare l’esame.

Le doti di una brava giornalista?

Innanzitutto cercare di capire, ascoltare, informarsi e poi spiegare con semplicità e  soprattutto una dote importantissima è la curiosità. Devi avere interesse e curiosità per tutto quello che accade per potertelo andare a cercare e scoprire e poi avere il piacere di raccontarlo. La dote di un giornalista deve essere, oltre alla chiarezza, anche riuscire ad appassionare nel racconto. E’ una domanda difficile da rispondere, perché dipende. Parliamo di carta stampata, parliamo di linguaggio, parliamo di linguaggio primitivo, secondo me conta molto la sobrietà e la semplicità, perché entriamo in casa delle persone, quindi bisogna entrare in punta di piedi, con garbo e farci capire. Ha un senso il nostro lavoro se chi sta a casa capisce quello che gli stiamo raccontando e spiegando, se no diventa un lavoro assolutamente inutile.

In tv ci sono molti programmi di cronaca nera che hanno un buon seguito. Perché piace tanto questo tipo di cronaca?

Perché la cronaca è la storia dell’uomo nelle sue manifestazioni e azioni estreme. Quindi appassiona, incuriosisce e purtroppo spesso si va dalla cronaca alla spettacolarizzazione del dolore che è un pochino il rischio esplicito in tutto quello che è soprattutto “infotainment” che adesso è una brutta parola, ossia un neologismo che vuol dire un tipo di informazione che è tra giornalismo, cronaca e spettacolo. Un grande contenitore dove si va dall’intrattenimento all’approfondimento sulla cronaca. I tre elementi che alla gente interessano di più sono il sangue, il sesso e i soldi. Qualunque racconto che può essere giornalistico, un film o un libro diciamo che è un  successo quasi assicurato, perché sono tre ingredienti che attirano e incuriosiscono.   

Il tuo rapporto con la fede com’è?

Diciamo che da molto anni sono in cammino e sicuramente la fede è al mio centro, insieme agli altri aspetti della mia vita, cioè la famiglia, gli affetti e il lavoro. Io ho avuto il privilegio di seguire Giovanni Paolo II negli ultimi 12 anni di pontificato. E’ stato un incontro che ha influito moltissimo sul mio cammino spirituale, difatti quando è morto è stato un grande dolore e mi sono sentita orfana. Tra l’altro ho dei ricordi personali molto belli perché ho avuto la gioia di avere mio figlio battezzato da lui nella cappella Sistina nel 2003. Lui stava già male ed è stata l’ultima cerimonia dei battesimi che ha celebrato nella cappella Sistina. Mio figlio si chiama Andrea Maria ed è stata una bella cerimonia.

Hai mai lavorato per solidarietà, per beneficenza?

Sono madrina e ambasciatrice di una ONLUS che si chiama “For a Smile”. Nel sito www.forasmile.org/it si può vedere cosa facciamo. Sono dieci anni che presto molto volentieri e con tutto il cuore la mia voce, il volto alle loro campagne a favore dei bambini in Italia e nel mondo. L’ultimissima campagna è per la “Pet Therapy” negli ospedali, per aiutare con l’impiego di cani speciali e degli operatori, dei bambini con difficoltà psicofisiche, che attraverso la presenza di questi cagnolini  riescono a rilassarsi e a superare le loro paure e ad affrontare le cure con una maggiore serenità e anche con il sorriso. L’ospedale diventa quasi un luogo di appuntamento con il loro amico a quattro zampe (risata), che sono cagnolini molto speciali. Questa è l’ultima campagna che è in corso adesso, però abbiamo fatto tante altre cose, dalla  realizzazione di una casa da accoglienza per i bambini di strada a Kinshasa, in Congo, alla realizzazione di un reparto per bambini, un reparto di maternità in neonatologia in un ospedale in Kenia. Sono tutti progetti che sono stati mandati avanti e sono stati immediatamente realizzati. Io mi metto volentieri a disposizione di questa ONLUS perché c’è una grande serietà da parte loro, conosco la Presidente Ludovica Vanni che è una donna straordinaria, eccezionale e con un cuore grande e tante idee e molta forza di volontà. Lei porta avanti questi progetti con molta concretezza e trasparenza, due ingredienti che servono per fare le cose con serietà,   perché come tu sai le onlus di solidarietà sono un mare molto vasto e dentro c’è di tutto, quindi bisogna distinguere molto bene. Loro sono persone molto serie, i loro progetti sono molto seri e i loro progetti vanno in porto. Tutto quello cui io mi sono prefissa  nel segno della solidarietà, totalmente a titolo gratuito, si è concretizzato e per me è una grande soddisfazione, quando vieni a sapere che quel reparto d’ospedale, in un luogo sperduto del Kenia, funziona e le mamme non rischiano più di morire di parto perché vengono assistite, come vengono assistiti i piccoli o che 50 bambini di strada sono salvati in Congo, grazie a quel poco o tanto che siamo riusciti a fare, è molto importante e soddisfacente. Riuscire a salvare un solo bambino dalla strada, dare il sorriso ad un bambino è tantissimo, perché i bambini sono il nostro futuro.

Quali sono le tue ambizioni?

Ho dei progetti, più di uno. Preferisco non parlarne solo per custodirli nella loro energia. Li affido al vento della vita che soffia sempre dove sa e dove deve.  

Un domani come vorresti essere ricordata?

Tu dici tra mille anni? scherzo... di noi resta solo l'amore che abbiamo dato.

Parliamo un po’ della tua città, di Roma?

Io amo moltissimo Roma, ci sono nata, sono romana da due generazioni anche se papà era piemontese e quindi sono molto legata anche a Torino, mia mamma invece è di origine lucana, quindi sono mezza terrona e mezza nordista. Loro ancora litigavano sull’unità d’Italia (risata). Io amo Roma, nonostante tutto, ma con grande amarezza. E’ la città più bella del mondo, ho viaggiato tanto ma non ho trovato una città con le bellezze che ha Roma. E’ meravigliosa, magica, ha una luce dorata che c’è solo qui, però è amministrata e curata inefficacemente. Non parlo solamente dell’ultima amministrazione, che mi pare assolutamente inesistente, ma anche quelle precedenti non hanno lavorato un granché. E’ una città abbandonata ed è un peccato perché potrebbe essere veramente la perla non d’Italia, ma dell’Europa. 

Nei momenti liberi in quale zona di Roma ami rifugiarti?

Amo tutta Roma, però mi piace molto la mattina presto, soprattutto del sabato, quando posso, prima che aprano i negozi. Quindi prima della confusione, del traffico, del caos dei turisti. Ecco, quello è il mio momento. Mi piace perdermi nelle stradine del centro storico, tra gli artigiani e in quelle piccole botteghe che stanno scomparendo. Secondo me vale la pena farsi una bella passeggiata la mattina presto. A Roma c’è ancora l’atmosfera del borgo, no?

E’ vero, specialmente nella zona di campo de Fiori …

Si, ma un po’ tutto il centro e poi è molto bella la luce del tramonto a Roma. Per una persona che non è mai stata a Roma consiglierei anche di gettare un occhio dal Gianicolo, perché penso che sia uno dei panorami più belli del mondo.

Quali sono state le tue abitazioni romane?

Io lavoro in centro, perché siamo all’Aventino. Siamo tra il Colosseo, il Palatino e il Celio, quindi abbiamo gli alberi secolari di villa Celimontana che entrano quasi dalle finestre. Io vivo in una zona vicino al centro, all’inizio dell’Appia Antica.

Cosa vuol dire per te “essere romana”?

La consapevolezza di avere la grande fortuna di essere nata in questa città che è anche il cuore della cristianità. Ho un rapporto forte con tanti amici che ho conservato in Vaticano e quando è possibile amo andare in Vaticano, andare a messa a San Pietro. Ha un’atmosfera particolare ed è un dono per questa città.

A parte le buche e il traffico, cosa ti da fastidio di Roma?

La sporcizia e la mancanza di consapevolezza del bene comune. Vorrei che Roma fosse più pulita e mi fa rabbia quando vado in una città del nord come la tua Gianfranco e la vedo bella e pulita. I romani devono imparare a rispettare e a tenere la città pulita come se fosse il salotto di casa propria. Non butti la carta, non butti i mozziconi, vorrei trovare i parchi ben curati, vorrei che i bambini giocassero tranquilli nei parchi, senza paura di farsi male o trovare vetri o siringhe. Vorrei che Roma, da questo punto di vista, fosse più accogliente perché poi anche i turisti che arrivano trovano questo clima di abbandono e un posto dove puoi fare quello che ti pare e alla fine anche loro fanno come gli altri, cioè buttano la carta, si siedono per terra o sul sagrato della chiesa con la vaschetta dell’insalata e poi abbandonano le bottiglie dell’acqua e i rifiuti sugli scalini. Poi ci sono gli abitanti che portano i frigoriferi e i divani vecchi vicino ai cassonetti. Io farei delle sanzioni molto più pesanti per quelli che non rispettano le regole. Hanno fatto molto bene a mettere le telecamere, perché va bene la privacy, è giusto ma c’è un limite. Ad un certo punto la privacy ha dovuto fare un passo indietro rispetto alla sicurezza, quindi le nostre città si sono riempite giustamente di telecamere, perché tu devi assicurare la sicurezza ai cittadini, che viene prima della loro privacy. E così anche per quanto riguarda la pulizia della città che poi la pulizia è il decoro e la salute e il benessere dei cittadini, quindi multe pesantissime e telecamere puntate sui cassonetti. Io vivo in un luogo meraviglioso e dietro casa ho un parco che poi è una piccola porzione dell’Appia Antica e trovo cestini pieni di carta straccia e con il vento vola via e va dappertutto. E’ una cosa che mi scoraggia, mi amareggia molto. Sono molto indignata anche perché questa è la capitale d’Italia.