Paolo Mengoli (cantante)                 Parma 7.9.2015

                              Intervista di Gianfranco Gramola

L’intervista ad un cantante che ha iniziato nelle Balere per poi approdare in Tv . Campione sul palco, campione in simpatia e campione di solidarietà in campo con la nazionale Cantanti.

 

Il suo sito ufficiale è www.paolomengoli.it

Paolo Mengoli nasce a Bologna il 14 agosto 1950, nel 1968 vince il Festival di Castrocaro (insieme a Rosalba Archiletti) e incide il suo primo 45 giri con le canzoni Arrivederci di Umberto Bindi e Per un bacio d'amor. Nel 1969, con la canzone Perché l'hai fatto, scritta con Mino Reitano e il testo dalla giornalista Donata Giachini,vende oltre 800.000 copie di 45 giri, il brano è in gara al Cantagiro e a Un Disco per l'Estate. Sempre nel 1969 esce il 45 giri Carità, Mengoli vince la Reggia d'oro di Caserta, manifestazione che raggruppa tutti i vincitori dei vari festival e rassegne musicali di quell'anno. Nel 1970 Mengoli è uno dei finalisti della gara musicale Settevoci ideata e condotta da Pippo Baudo, quindi approda al Festival di Sanremo dove presenta  Ahi! Che male che mi fai, nell'estate dello stesso anno vince il girone B del Cantagiro con il brano Mi piaci da morire che vince anche il premio della critica come migliore interprete partecipando in rappresentanza per l'Italia allo Yamaha Music Festival a Tokyo in Giappone, manifestazione alla quale, dal 20 al 22 novembre, hanno preso parte artisti in rappresentanza di 36 paesi. Esce il 33 giri Paolo Mengoli.Nel 1971 Mengoli torna al Festival di Sanremo dove presenta I ragazzi come noi, quindi è ancora in gara a  Un Disco per l'Estate questa volta con Ora ridi con me, con la quale vince il Festival di Rieti e il Festival di Pesaro. Nel 1972 è ancora in gara a  Un Disco per l'Estate con Cento lacrime giù). Seguono i 45 giri: Ma questo amore (1973) e Bologna alè alè (1974) e gli album I successi di Paolo Mengoli (1973) Bela Bulagna (1973) e Che sarà - Paolo Mengoli in Japan (1975). Il 10 ottobre del 1975 Mengoli fonda, assieme a Mogol, Gianni Morandi e Claudio Baglioni, la Nazionale Italiana Cantanti, squadra di calcio creata per promuovere e sostenere progetti di solidarietà. Nella squadra ricopre il ruolo di portiere e partecipa a centinaia di partite. Nel 1976 Mengoli rappresenta l'Italia all'Interfestival in Bulgaria, manifestazione canora che ancora una volta lo vede vincere il premio della critica. Nel 1977 pubblica il 45 giri Uomo.Nel 1981 esce il 33 giri Paolo Mengoli - omaggio ai favolosi anni 60, nel 1982 con la canzone Ricominciare insieme partecipa nuovamente ad Un Disco per l'Estate, in onda su Rai Uno, altri 45 giri degli anni '80 sono: Un colpo d'ali (1983), Piano piano in silenzio (1983), Il mondo è (1984), Bella tu (1985) ai quali seguono i 33 giri Piano piano in silenzio (1986), Occhi (1988), Momenti d'amore (1989). Nel 1989 è la rivelazione della trasmissione televisiva di Canale 5 Una rotonda sul mare, gara canora tra le canzoni degli anni Sessanta alla quale partecipa con Perché l'hai fatto e nel corso della quale, battendo artisti come Gino Paoli, Peppino Di Capri e Jimmy Fontana, giunge da vero outsider alla finalissima. L'anno successivo è nuovamente in gara alla seconda edizione della medesima trasmissione televisiva con Mi piaci da morire dove battendo Little Tony accede alle semifinali non riuscendo però questa volta ad entrare tra i finalisti. Nel 1991 esce il 33 giri (e cd) Perchè l'hai fatto.Nel 1992 torna al Festival di Sanremo dove presenta Io ti darò, segue ll cd Io ti darò un attimo. Nel 1996 esce il cd Io sto da Dio... con voi!!!. Nel 1997 al Teatro Goldoni di Venezia riceve il Leone d'oro nell'ambito della XV Edizione del Festival della musica leggera. Dal 1997 al 2006 è ospite in varie trasmissioni della Rai legate a Telethon. Negli anni 1997, 1998 il grande autore e regista Michele Guardì lo chiama come voce solista per il programma di Rai 2"I fatti vostri" dove lancia e porta al successo il brano Quanto t'ho amato di Roberto Benigni. A fronte del suo impegno sociale Mengoli ha ricevuto illustri e autorevoli segni di stima, incontrando il Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro nel 1986, Papa Giovanni Paolo II nel 1999 e il Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Dal 1998 al 2007 Paolo Mengoli ha partecipato a Telethon per sostenere la raccolta fondi per la ricerca. A Bologna è da decenni testimonial della FANEP, associazione di famiglie dei pazienti del reparto di neurologia pediatrica operante all'interno del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi, per la quale ha organizzato e diretto diversi eventi destinati alla raccolta fondi. Nel 2004 partecipa in qualità di ospite al concerto di fine anno su Rai Uno L'anno che verrà condotto da Carlo Conti. Dal 2005 è ospite ricorrente e opinionista nel programma di Rai Due L'Italia sul 2. Nel 2009 Mengoli partecipa in qualità di ospite al concerto di fine anno su Rai Uno L'anno che verrà condotto da Fabrizio Frizzi. Nel 2010 partecipa nei programmi televisivi di Rai Uno I soliti ignoti, La prova del cuoco, Ciak si canta e alla trasmissione di fine anno L'anno che verrà condotta da Mara Venier e Pino Insegno. Nel 2010, nel 2011 e nel 2012 Michele Guardì e Anna Maria Flora lo vogliono come inviato al Festival di Sanremo dove cura i collegamenti con gli ospiti partecipanti per la trasmissione Mezzogiorno in famiglia su Rai Due. Nel 2011 partecipa alla trasmissione Cristianità su Rai International in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, interpretando la canzone Ora parlami d'amore da lui composta per l'occasione. Dopo l'incontro con il Pontefice ha scritto la canzone "Ora parlami d'amore", a lui dedicata. Sempre nel 2011 esce il cd  Ora parlami d'amore (Un omaggio al Beato Giovanni Paolo II. Nel 2012 partecipa costantemente come apprezzato opinionista sui Rai Due alla trasmissione "L'Italia sul Due" condotta da Milo Infante e Lorena Bianchetti, raccogliendo consensi da tutto il pubblico televisivo per la sua verve e simpatia. Nello stesso anno viene invitato per la terza volta in Canada a Niagara Falls (Toronto), per una serie di concerti nel teatro Casino Resort Fallsview, riscuotendo uno strepitoso successo. Nel dicembre del 2012 in occasione delle feste natalizie propone un cd singolo con la canzone "Buon Natale a te", dedicata a tutti i bimbi del mondo. Nel 2013 viene invitato ancora in Canada dall'emittente radio televisiva Chin Radio,come ospite in occasione del Valantine Day dove fa registrare il tutto esaurito nel gran galà organizzato per l'occasione.  Nel gennaio 2015 Paolo Mengoli è ospite di “Stile italiano, La storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti” programma radiofonico ideato e condotto da Massimo Emanuelli.

Intervista

Com’è nata la passione per la musica, Paolo, chi te l’ha trasmessa?

Mi hanno detto i miei genitori che il papà di mio padre, mio nonno, aveva una vice molto bella e in particolar modo quando alzava il gomito (risata), e cantava l’opera e molto si fermavano ad ascoltarlo. Poi c’era mia madre che era amante dell’opera lirica e in casa ascoltavamo sempre La Traviata, La Boheme, Rigoletto, ecc … Alla fine degli anni ’60 si usava andare al cinema dove proiettavano le opere con Mario Del Monaco,  Franco Corelli e Beniamino Gigli. I tenori incarnavano proprio i personaggi che facevano nei film. Una volta andando a vedere il Rigoletto, un’opera che io ascoltavo spesso in casa, nel momento topico dell’esecuzione, cioè quando l’artista cantava “La donna è immobile, qual piuma al vento…”, io che allora avevo 6 anni, mi alzai in piedi sulla sedia e mi misi a cantare insieme al tenore. La gente mi guardò sorridente e alla fine scoppio in un applauso. E un insegnante di musica che era lì consigliò ai miei genitori di portarmi da un insegnante di canto perché ero molto intonato. Non subito ma un paio di anni dopo ho preso lezioni di canto. E’ nato  così il mio accostamento verso la musica.

Quali erano i tuoi idoli?

Ho cominciato a cantare che avevo dieci anni. Ti sembrerà strano ma a quei tempi ascoltavo Domenico Modugno con “Volare”. Era il 1958. Erano i tempi di Paul Anka con “Diana”. Erano i tempi di Nat King Cole con “Unforgettable”. Ascoltavo un po’ di tutto. Ancora oggi mi piace ascoltare molto la radio. Su Radio 3, trasmettono spesso delle opere, delle orchestrazioni di sinfonie che ascolto molto volentieri. Poi a quei tempi tutti cercavano di scimmiottare Celentano, lo facevo io come lo faceva Morandi da ragazzino. Quelli erano i personaggi che andavano per la maggiore, anche perché quei cantanti uscivano dopo un periodo molto lungo di altri cantanti, cioè Sergio Bruni, Luciano Taioli, Claudio Villa, Gino Latilla, Giorgio Consolini, Natalino Otto che faceva un po’ di jazz, Niklla Pizzi, Carla Boni. Erano radicati questi cantanti, poi nel ’58 arrivò Modugno e spazzò via tutti, come i Beatles lo fecero per l’Europa, per il mondo. Poi con Toni Dalla e Mina iniziò l’epopea degli urlatori.

Il complimento più bello che hai ricevuto?

L’ho ricevuto da un tenore, un certo Taglierini, un grande che ha varcato l’Oceano ai tempi di Caruso. Io mi trovavo a Palermo in un bellissimo ristorante e cantai una canzone che si chiamava “Piano piano, in silenzio”. Lui era in prima fila. Finita la canzone stavo scendendo dal palco e lui si alzò dalla sedia e avvicinandosi mi disse: “Oltre che con la voce tu canti anche con il cuore. Sei completo. Complimenti”. Detto da un tenore è stato un complimenti fantastico. Peccato che allora non c’erano i telefonini da poter riprendere questi episodi. Comunque ce l’ho in testa e ogni tanto mi piace raccontarlo.

Hai mai pensato ad un nome d’arte?

No! Assolutamente. Anche perché involontariamente me l’hanno dato gli amici perché io mi chiamo Giampaolo e alla fine mi hanno sempre chiamato Paolo. Anche Morandi si chiama Gianluigi e lo chiamano tutti Gianni. Io ho sempre difeso a spada tratta il mio nome e cognome, anche se prima della finale televisiva di Castrocaro,  qualcuno azzardò di dire che era il caso di cambiare il cognome, perché Mengoli è molto duro, è molto crudo e io ho rifiutato. Sono nato Mengoli e morirò Mengoli.

Hai vinto parecchie manifestazioni, da Castrocaro a Cantagiro…

Il festival di Tokyo, il festival di Pesaro che sono tutti festival collaterali estivi che a quei tempi erano come il Festivalbar. Ad esempio al festival di Pesaro c’era tutta la crema della musica italiana, da Mino Reitano a Gianni Morandi, ai Ricchi e i Poveri e tanti altri.

Quali di queste vittorie ti ha dato più soddisfazione?

Non è stata una vittoria, ma è stata “Una rotonda sul mare”. Venni contattato da Red Ronnie nel 1989 una settimana prima che iniziasse “Una rotonda sul mare” che ebbe un grande successo televisivo su Canale 5. Era una gara fra cantanti e c’erano 60 artisti, quindi il cast era molto forte. C’erano Peppino Di Capri, i Nomadi, Iva Zanicchi, Adamo, Nino Ferrer, Rita Pavone, Orietta Berti, Gino Paolo, Little Tony, gli Equipe 84 e tanti altri. Io venni scelto come ultimo, ossia il sessantesimo. Eravamo a Pieve di Cento in provincia di Ferrara a fare una partita di calcio per beneficenza e Red Ronnie mi disse: “Ma tu hai una canzone degli anni ’60. E’ per una manifestazione su Canale 5 e ci manca un cantante”. E andai con la canzone “Perché l’hai fatto”.  Non tanto per lui ma per gli organizzatori dovevo esser anche carne da macello e fu una vera sorpresa perché al primo scontro (12 cantanti per puntata, a sorte sorteggiavano due cantanti che si battevano e chi vinceva passava il turno), ho battuto una canzone che è un’icona della musica italiana  “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” cantata dall’autore che era Mauro Rosini. Passato il turno, nel secondo scontro ho battuto Peppino Di Capri che cantava “Roberta”  che ci rimase molto male. Poi arrivammo alla finale in 12 e il primo scontro della finalissima fu Gino Paoli e Paolo Mengoli. E lì io ero talmente carico perché avevo raggiunto un traguardo che poteva essere impensabile all’inizio, perché sai con tutto quel popò di gente che c’era. E battei anche Gino Paoli che cantava  “Sapore di sale”. Quindi arrivai al girone della finale con lo scontro a tre di cui il vincitore avrebbe passato e sfidato quello dell’altro gruppo e battei Jimmy Fontana con “Il mondo” e Rocky Roberts con “Stasera mi butto”. Poi mi sono scontrato con Vandelli che era predestinato alla vittoria con “29 settembre” e lì persi però devo dire che è stato un tragitto di grande soddisfazione.

Paolo Mengoli con Lucio Dalla

Prima di entrare in scena sul palco hai un rito scaramantico?

No, nessuno. Forse accenno al motivo di Amarcord di Nino Rota e questo lo faccio  per scaldarmi in 30 secondi la voce. Anche perché parlo talmente tanto prima di andare sul palco che ho la voce già calda (risata).

Grazie alla solidarietà ho visto che hai incontrato tanti personaggi illustri tra questi anche il Papa. Come ti ricordi quel momento?

Ancora oggi parlandone mi vengono i brividi perché il primo incontro fu casuale per la strada perché il Papa era arrivato a Bologna e io ero a casa e  decisi di andare a vedere il suo passaggio alla curva prima dell’aeroporto, dove c’era un rallentamento delle macchine. Io andai lì alle tre del pomeriggio, lui passò alle sei e mi fermai lì a chiacchierare con la gente, con i bolognesi ed ero in prima fila, e quando lui passò dalla curva era a tre metri praticamente e io gridai: “Santità” e lui si girò e vidi questi occhi di ghiaccio, bellissimi e accennò a un sorriso. Invece l’incontro vero e proprio di persona è stato in Vaticano, insieme alla Nazionale Cantanti . Ci prepararono per questa udienza privata, perché  il cerimoniale prevede che non si parli con sua Santità, di avvicinarsi,  prendere la sua mano, fingere di baciarla. Io arrivando lì, visto che sono un po’ un rompicoglioni, quando gli presi la mano dissi “Santità questo è il più bel giorno della mia vita”. Lui alzò gli occhi, ho la foto anche, dove si vede che prima aveva la testa bassa e poi l’ha sollevata a guardare me e mi è venuto un brivido.   

Com’è il tuo rapporto con la Fede?

Ottimo. Sono un credente non praticante. Io credo fermamente che ci sia un’entità superiore a noi che è un punto di riferimento nei momenti in cui ci si può ritrovare. Non sono praticante come Messe, però quando arrivavo in un posto dove la sera facevo un concerto o una esibizione, chiedevo dov’era la chiesa e insieme a mia moglie andavo a vedere la costruzione, piccola o grande che sia  e ti posso assicurare che in Italia abbiamo tante chiese meravigliose.

Cosa ne pensi di Papa Francesco?

Se questo papa fosse arrivato dopo Giovanni Paolo II avrebbe fatto fatica ad imporsi, invece è arrivato dopo un Papa che con la gente non ha avuto un grande rapporto, un Papa freddo. Questa è una mia opinione e non vorrei che i ferventi ammiratori di Ratzinger mi tacciano di essere un ateo. Però se Papa Francesco fosse arrivato dopo Giovanni Paolo II sarebbe stata un po’ più dura. Certo sono due parti che in un certo senso si assomigliano perché sono due grandi comunicatori e questo è sufficiente a far si che la gente li possa amare.

Come nacque l’idea di fondare la Nazionale Cantanti?

L’embrione della Nazionale Cantanti è del 1976 quando Mogol per aiutare un amico medico dal quale ha avuto una richiesta di sovvenzionare l’acquisto di una ambulanza per la Croce Verde, gli propose di fare un concerto ma Mogol disse “Basta con questi concerti e i raduni. Voglio fare delle cose che sono al di fuori dei concerti”.  A lui piaceva il calcio e si mise a cercare 11 cantanti che sappiano giocare a pallone. Quindi c’era Mogol, Lucio Battisti e la Formula Tre e poi chiamò Gianni Morandi e Don Backy. Mogol fece notare a Morandi che mancava il portiere e Morandi fece il mio nome. Mogol gli disse: “Ma non ne  hai uno più alto?”. E Morandi gli rispose  che è meglio avere un portiere basso ma che sappia giocare che avere uno spilungone che non sappia giocare. Lui era a Roma, mi chiamò, io accettai e passando per Bologna mi caricò in macchina insieme a Don Backy e siamo andati a Milano a fare questa partita per beneficenza con nostra grande soddisfazione. Il pubblico era  di 10 mila persone. Arrivò anche Claudio Baglioni. Tre degli ideatori e fondatori della squadra ufficiale erano in quella squadra lì, ossia Morandi, Mogol e il sottoscritto.

Hai un ricordo di Lucio Battisti?

Io con lui ho fatto un Cantagiro ed è stato un anno piacevole. Lui era un po’ chiuso però c’erano dei momenti in cui a lui piaceva molto scherzare. Con quella sua vocina un po’ particolare stava anche alle battute. Questa cosa l’ho riscontrata quando facemmo quella famosa partita con la Nazionale Cantanti. Lui entrò in campo e comincio a zampettare e mentre  andavamo verso il centro del campo mi chiese: “Paolo, ma io da che parte devo tirare?”.  Il primo incontro fu molto simpatico. Lui venne perché sicuramente il suo nome fu di grande richiamo anche se con il calcio non ci entrava tanto, però in quell’occasione ha dimostrato di avere una grande sensibilità.

Un tuo sogno artistico?

A me di sognare non è che piace molto. Amo la concretezza. Mi piace realizzare lavorando cercando di essere un serio professionista. Sognare non serve a niente perché spesso i sogni rimangono nel cassetto. Se hai delle belle cose in un cassetto e non trovi l’alchimia giusta per poterle tirare fuori a cosa servono?

Cosa ne pensi di tutti questi reality musicali?

E’ una grande illusione perché questi ragazzi non si rendono conto del vero valore che possono avere. Il reality per noi erano le Balere, i locali da ballo, i Dancing che se non piacevi il gestore la domenica dopo non ti chiamava . Dovevi tenere sempre la pista piena, la gente doveva stare sempre in pista a ballare e cambiare spesso il tipo di ballo. In questi reality essendo fatti negli studi ci sono gli applausi a comando e questi ragazzi non hanno il termometro giusto del loro valore. Tutto qua.

Adesso a cosa stai lavorando?

Sai che non lo so? (risata) Faccio tante serate. Ne ho fatto una ieri sera che è stata una prova che potevamo farla anche nel salotto di casa alla Renzo Arbore. Ho voluto sperimentare questo spettacolo che io ho chiamato “Recital Talk”. Riguarda il  periodo 1960 – 1070 e  nel Recital parlo di argomenti e di un paio di avvenimenti senza tanti approfondimenti, perché non vogliamo fare politica, non vogliamo fare discussioni e non vogliamo che la gente pensi che siamo politicizzati. Si raccontano brevemente degli eventi, tipo nel ’60 la nascita dei Beatles, poi qualche anno dopo la morte di Martin Luter King  e l’uccisione di Kennedy. Tutte queste brevi notizie si risolvono in un minuti e mezzo. Poi guardando nelle classifiche ricordo i dieci  successi di quell’anno poi canto la canzone che ha avuto più successo. Poi ho in progetto un Cd composto di dodici brani. Ho già pronto il video della canzone che si chiama “Amami”, che ho fatto nel Cilento, con la regia di Gianluca Menta che è un regista che sta facendo un film adesso, sempre nel Cilento, che si chiama “Meridione Mon amour” dove io ho fatto un cammeo con Massimo Ceccherini e Alessandro Paci, due comici toscani. Ci tenevo a farti sapere che i miei ultimi tre anni li ho passati facendo concerti nei più bei Casinò dell’America e del Canada, a Toronto, Montreal, ecc … Ricordo a Saint Maarten, isola Dominicana, al Casinò Royal ho fatto sei concerti da solo e il teatro aveva settecentocinquanta posti e ogni sera era pieno. Ora sono in attesa di una risposta per i paesi dell’Est, tumulti bellicosi permettendo, per fare un paio di concerti.   

Parliamo di Roma. Quando sei venuto nella Capitale la prima volta e come ricordi l’impatto?

A Roma la prima volta sono venuto con Bibi Ballandi, un grande manager e un impresario alle prime armi, per firmare un accordo con Gianni Ravera, il patron di Castrocaro. Prendemmo un trenino di seconda classe, i soldi erano quelli, quindi non si poteva viaggiare né in aereo né in treno prima classe, la macchina non me la potevo permettere. Con Roma fu un impatto molto forte, con l’immensità di questa città. Già alla stazione ti rendi conto della grandezza della città e mi ha  colpito molto tutto quel via vai.

Ci torni spesso a Roma?

Ci venivo di più qualche anno fa. A parte nel 1997- 98 quando ho fatto i “Fatti vostri” alla Rai. Stavo a Roma dal lunedì al venerdì e abitavo in un bilocale vicino via Teulada. Il venerdì pomeriggio finita la trasmissione partivo per Bologna. A Roma mi sono trovato molto bene. Per come l’ho vissuta io non ho avuto grandi frequentazioni notturne, perché la mattina dove alzarmi presto per scaldarmi la voce, per le prove e poi per la diretta.

Un angolo di Roma che ami particolarmente?

Un angolo, no. Forse via Teulada perché c’è la Rai. (risata) D’altronde come fai a non amare un posto che ti ha dato visibilità. A Roma ci sono tantissimi posti molto belli, quelli da cartolina, però dirne uno è fare un torto ad un altro. Mi è piaciuto Trastevere, l’Altare della Patria, il Colosseo, ecc.. A San Pietro ci sono andato un paio di volte, una quando ho incontrato Giovanni Paolo II  e la seconda volta mi trovavo a Roma e ho voluto tornarci. Non ho mai visitato i Musei Vaticani e di questo me ne rammarico. Mia moglie ha provato a portarmi, ma ogni volta c’è una fila interminabile.

La cucina romana ti ha conquistato?

Ci sono sicuramente dei piatti interessanti nella cucina romana. L’abbacchio, la carbonara, la matriciana, le puntar elle … i carciofi li fanno molto bene sia alla romana che alla giudea. Io vengo dalla cucina emiliana dove siamo i numero uno nei tortellini, la lasagna e cannelloni. Mia madre mi faceva i tortellini che puntualmente quando venivo a Roma portavo agli amici. I tortellini fatti in casa sono completamente diversi da quelli che comperi nei negozi. Qui in Emilia Romagna, ad esempio, il bollito misto è una specialità.

Ma per un cantante, Roma cosa rappresenta?

La Tv perché ormai tutto gravita intorno Roma, per quanto riguarda le trasmissioni televisive. Milano è più discografia. Ora la discografia è caduta in disgrazia grazie a persone che pensavano di rivoluzionarla invece l’hanno rovinata. Parlo di certi pseudo discografici e pseudo produttori che hanno pensato bene che se un cantante  non fa il botto al primo colpo deve essere eliminato. Se pensiamo che Renato Zero c’ha impiegato quasi 5 anni per uscire, che Vasco Rossi c’ha impiegato 3 LP per emergere. Evidentemente chi li produceva credeva nelle capacità di questi personaggi. Oggi come oggi abbiamo degli incompetenti a 360 gradi.