Riccardo Fogli (cantante)    Mezzocorona (Trento) 2.6.2005

                                Intervista di Gianfranco Gramola

Il cantante con l'irresistibile tentazione della lasagna

Il sito ufficiale è  www.riccardofogli.net                   

Riccardo Fogli è nato a Pontedera (PI) il 21 ottobre 1947. Studia musica nella banda cittadina ed in seguito prende lezioni di canto e di basso elettrico dal maestro Santernecchi di Montecarvoli.  Lavorando alla Piaggio come metalmeccanico conosce dei musicisti con i quali iniziò a cantare nelle sale da ballo le canzoni di moda di quel periodo. Il salto di qualità avvenne nel 1963, quando vince il primo premio al Festival di Cascine di Buti in provincia di Pisa, con la canzone di Morandi “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”.  Piombino, dove lavora come gommista, conosce gli Slenders, una band che faceva musica rock. Con loro la musica da passatempo si trasformò in una cosa seria ed impegnativa. L'incontro con i Pooh avviene al Piper di Milano dove Riccardo e gli Slenders suonavano da 15 giorni. In quell’occasione i Pooh chiesero a Riccardo se voleva unirsi a loro ed egli accettò ed iniziò l'avventura con loro nel luglio del 1966. Il successo arrivò con “Piccola Katy” nel 1968. Insieme con i Pooh ha vissuto gli anni straordinari di “Opera Prima” e “Alessandra”, album storici che contengono canzoni come “Tanta voglia di lei” “Pensiero” “Noi due nel mondo e nell'anima” “Nascerò con te” ed altre indimenticabili. Nel 1973 Riccardo Fogli lascia i Pooh e diventa solista. Incide la canzone “Mondo” nella quale si parla della sua vita, dei suoi affetti e dei suoi amici  e nel 1979 incontra Maurizio Fabrizio con cui Riccardo scrive il testo "Che ne sai". Con Maurizio e Guido Morra inizia la produzione di canzoni importanti come “Malinconia”, che vince il Festivalbar di Verona e la Vela d'Oro di Riva del Garda e “Storie di tutti i giorni” che arriva prima al Festival di Sanremo nel 1982. Nel 1983 a Monaco di Baviera in Germania, Riccardo Fogli ha rappresentato l'Italia all'Eurofestival con la canzone “Per Lucia”, scritta insieme al poeta siciliano Vincenzo Spampanato, nella quale si racconta del sogno di abbattere il Muro di Berlino che aveva diviso un grande amore. Un desiderio che di lì a pochi anni è diventato realtà.  Il 1991 è l'anno di “Io ti prego di ascoltare” con cui raccoglie il consenso della critica e nel 1992 partecipa a Sanremo con “In una notte così” che Riccardo aveva sentito provinare da Mia Martini mentre stava incidendo “Teatrino Meccanico” ad Arezzo. Con “Fogli su Fogli” acustico, vengono rivisitati brani di grande emozione come “Monica”, che ottenne un grande successo radiofonico in tutta Italia. Nel 1996 partecipa nuovamente al Festival di Sanremo con “Romanzo”, mentre due anni dopo incide il CD “Ballando” con 7 brani inediti prodotto da una suo grande amico e musicista Fabio Pianigiani.

Ha detto:

- La domenica, a volte, dei musicisti che avevo conosciuto in fabbrica mi portavano con loro e cantavo una decina di canzoni. Il mio cachet allora si aggirava intorno alle 500 lire, quelle d'argento, ma accettavo anche salami, caciotte o mezza spalla di prosciutto.

- I miei genitori decisero di trasferirsi da Pontedera a Piombino, per aprire un negozio di gommista. Iniziai a lavorare sotto il sole cocente, cambiando centinaia di pneumatici alle vetture. Una fatica enorme senza l'ausilio delle tante attrezzature di oggi.

- Se io posso essere, per un momento, gioia nella vita di qualcuno, la gioia è anche mia.

- Al festival di Ariccia, con gli Sladers arrivammo secondi e ci notò Teddy Reno che ci fece fare alcune serate in alcuni prestigiosi locali italiani. Era il 1964 e suonammo nel mitico Piper di Roma.

- Per fare la 100 km del Sahara, ho rinunciato a partecipare al Festival di Sanremo. Sembrerà pazzesco ma se mi metto in testa una cosa devo andare fino in fondo.

- Con i Pooh ho un rapporto di affetto e di stima. Frequentiamo alberghi diversi, loro stanno in quelli con qualche stella in più, ma ci vogliamo bene.

Curiosità

- Ha vinto la I° edizione di Music Farm, che debuttò il 16 aprile 2004.

- E’ stato sposato due volte ed ha un figlio.

- Insieme a Mogol e Gianni Morandi è stato il fondatore della Nazionale Cantanti di calcio.

- E’ stato a New York nel 2000 e nel 2001, dopo la tragedia delle Torri Gemelle, per partecipare alla maratona più affollata al mondo.  

- Nel 2008, all'età di 60 anni, ha conseguito il diploma in ragioneria all'Istituto Tecnico Commerciale "Attias" di Livorno.

Intervista

Ho incontrato il cantante toscano all’edizione 2005 della “Mezzocorona Expo”, alla Cittadella del vino. Tra una prova e l’altra del concerto e tra un abbraccio e un autografo sono riuscito a “strappargli” un’intervista. Riccardo è simpatico e molto disponibile verso il suo pubblico e ama molto parlare con la gente. E' una persona che nella sua carriera è caduto spesso, ma si è sempre rialzato e con grande dignità e coraggio ha continuato a percorrere il sogno della musica, della canzone, accettando la quotidianità, nel bene e nel male.

Riccardo, quando sei stato a Roma la prima volta?

La prima volta a Roma ci sono stato come chierichetto e sono stato premiato dal Papa. Avevo 9 anni.

Che Papa era?

Sai che non me lo ricordo?

Quando avevi 9 anni era il 1956 e quindi il Papa era Pio XII (1939 – 1958). Che ricordi hai di quel viaggio?

Ricordo che è stato un viaggio lunghissimo, il più lungo della mia vita, da Pontedera a Roma e ho vomitato tre volte per il mal di macchina. Quando sono arrivato a Roma avevo un sonno cane, perché  era dalle quattro del mattino che eravamo in viaggio. Però mi ricordo una Roma grande, maestosa. Imponente. Poi in seguito ci sono andato e c’ho vissuto mesi e mesi quando stavo con i Pooh. Ho abitato a Roma un paio di anni quando ero fidanzato con Nicoletta (Patty Pravo, ndr.) e abitavamo vicino al Pantheon, quindi in pieno centro storico.

C’è un angolino di Roma a cui sei legato?

No! Però mi ricordo molto bene l’Eur, dove c’è il laghetto artificiale. Lì vicino andavamo a mangiare le pizze e ad amoreggiare, quando avevamo 23-24 anni e a fare qualche concerto. Suonavo tanto con il mio primo gruppo, gli Sladers, in un locale dell’Eur. C’era questo posto pieno di zanzare, però un posto mitico. Ho dei bei ricordi di quella zona. Ci si incontrava anche alla stazione Termini, che un tempo era un punto d'incontro per gli artisti, e ci si addormentava, stremati dalle serate musicali in piccole pensioni come “Giulia” in via Rasella dove si pagava appena 1.400 lire per dormire e mangiare un pasto caldo.

I romani come li trovi?

I romani li trovi a Roma (risata).

Si! E i trentini in Trentino (risata). Dicevo come carattere…

Sono forti, simpatici e folcloristici. Sono simpatici come noi toscani.

Roma, secondo te, è la città più bella del mondo?

Diciamo che è una gran bella città, quello si! Roma ha delle parti belle e delle parti terribili. Ha delle borgate, ahimè, dove il tempo sembra si sia fermato, però Roma è la capitale e può essere considerata una delle più belle città del mondo.

Parliamo un po’ di Riccardo Fogli musicista. Ricordi il tuo debutto artistico?

Ce ne sono stati diversi. Quello che ricordo e di cui ho parlato spesso, era quello del ’63, in un piccolo festival, a Cascine di Buti, un paese di 1000 abitanti vicino a Pontedera, dove io lavoravo alla Piaggio. Io cantai “Fatti mandare dalla mamma” di Gianni Moranti e una canzone di Paul Anka e vinci il mio primo concorso. Poi ne ho vinte tante altre di cose, di premi però questo mi è sembrato il momento più bello.

La tua più gran soddisfazione?

Non lo so! In fondo, Gianfranco, la mia soddisfazione è stata quella di riuscire a guadagnarmi da vivere dai 16 anni e mezzo in poi, con la musica. Poi, sai, la musica non ha logiche per cui un anno ingrassavo e un anno dimagrivo. Non sono mai diventato ricco e mai lo diventerò. Però la musica è il mio grande amore.

E delusioni?

Un mare di delusioni, caro Gianfranco. Tu scrivi per un anno intero una trentina di testi, poi arriva il tuo produttore, il tuo discografico e il tuo staff e dice: "Mah! Non so … ricominciamo da capo!”. Ci resti deluso eccome. Però la vita è così. Bisogna andare avanti e allora si ricomincia a scrivere.  

Una cosa cattiva che hanno scritto di te?

Di me non scrivono ne tanto bene, ne tanto male. Scrivono poco, purtroppo (risata).

Quando non lavoro, quali sono i tuoi hobby?

Amo molto la natura e quindi la campagna. Mi piace andare con il trattore, fare piccoli lavori di muratura e poi amo molto potare gli ulivi, anche se poi le olive non le raccolgo. Mi piace dare anche un certo senso estetico e una dignità agli alberi abbandonati del mio podere.

Un tuo pregio e un tuo difetto?

Il pregio è che sono un mediatore e quindi mi piace andare d’accordo con tutti. Però questo può essere anche un difetto.

Quando hai avuto la prima cotta?

A 10 anni, ero innamorato della figlia del panettiere. Si chiamava Mariella e ho preso una sberla in faccia da un mio amico, perché eravamo entrambi innamorati di lei (risata).

E quando l’ultima?

Non me la ricordo (risata).

Il tuo tallone d’Achille?

So fare abbastanza bene un sacco di cose, ma bene bene nessuna.

Con quale filosofia vivi la quotidianità?

Mi piace costruire, pietra su pietra e ho tanta pazienza. Sono un maratoneta anche nella vita. La maratona è di 42 Km. e 195 metri e non li puoi correre tutti insieme, tutti in un fiato e tutti in un’ora. Ci vuole pazienza, sapendo che verrà la crisi del 10° Km. , del 20° e quella del 30°, ma io arrivo sempre in fondo alle maratone. 

Il complimento più bello che hai ricevuto?

Non me lo ricordo, ma è facile riceverli. I complimenti si fanno perché quando scendi dalla macchina, pensano che tu abbia due guardie del corpo, l’autista e poi vedono me la guido da solo e non ho le body-guard. Allora mi dicono:” Ma sa che dal vivo è più bello, è più simpatico? Ma la macchina la guida da solo? Ma allora lei è uno di noi, è come noi ”. Forse mi fanno tanti complimenti anche perché  non mi piace darmi delle arie, anche se sono un personaggio pubblico, un’artista. Sono un tipo acqua e sapone.

Che rapporto hai con la Fede?

Contrastante. Sono stato chierichetto senza capire niente di fede e di chiesa e dopo ho avuto e sviluppato le mie idee. C’è un po’ troppa burocrazia nella chiesa, ma la fede comunque è diretta. Se ce l’hai, ce l’hai e viceversa.

E con il denaro?

Non sono diventato ricco e mai lo diventerò, però, come ti dicevo prima. Mi sono guadagnato da vivere presto. Lavoravo in fabbrica a 13 anni e 10 mesi, alla Piaggio, quella della Vespa. Poi mi hanno mandato a casa perché è uscita la legge che per lavorare bisognava avere almeno 15 anni e dal novembre 1962 ho iniziato a versare i contributi.

Hai avuto qualche dichiarazioni da parte delle tue fan?

Beh! Spesso le ragazze mi dicono che sono l’uomo ideale della loro vita, anche se hanno 25 anni e allora io gli dico: "Potrei essere tuo padre o anche tuo nonno". E loro mi rispondono: "Si! Ma non è un amore quello che provo per lei (mi danno del lei), è un amore per quello che rappresenta, cioè il romanticismo, la bellezza, la simpatia".

Facciamo il gioco della torre, ci stai? Chi buttiamo giù?

No! Non me ne frega niente di buttare qualcuno dalla torre. Il mio motto è “Vivi e lascia vivere”.

Hai un sassolino nelle scarpe che vorresti toglierti?

Assolutamente no! Forse l’unica cosa che posso dire è che la musica è trattata male, in generale. Ma la colpa non è di chi fa la musica ma di chi la vende.

Qual è la chiave del tuo successo?

Ma io non ho chiavi o segreti, anche perché non credo di avere questo grande successo. Sono un serio professionista che lavora e che ha considerato questo mestiere una cosa seria. Poi ogni tanto ho dei momenti di successo, poi lo perdo e poi lo ritrovo.

Hai un sogno nel cassetto?

Si! Rivisitare una quindicina di mie vecchie canzoni, con una grande orchestra, un grande direttore che mi diriga e un produttore che faccia ascoltare le canzoni che ho prodotto in radio.  

A chi vorresti dire grazie?

A mia madre che mi ha dato fiducia, insieme a mio padre. Però di pi a mia madre che non c’è più. Papà adesso ha 92 anni. Quando gli ho detto che volevo licenziarmi dalla Piaggio per fare il musicista, avevo 16 anni, loro mi hanno detto:” Nini, alla Piaggio tu hai lo stipendio assicurato e anche la pensione un domani. Fai un salto nel vuoto”. Io ho detto loro:” Lo faccio!”. E loro mi hanno risposto: "Noi ti vogliamo bene e ti diamo fiducia".

Progetti, Riccardo?

Tanti, tanti…. Ci vorrebbe una settimana per raccontarteli tutti e fra un po’ devo salire sul palco per il concerto. Ciao, Gianfranco.

Se più avanti avessi bisogno di farti un’altra intervista quando posso disturbarti?

Chiamami in qualsiasi momento della mia esistenza.