Roberta Garzia (attrice)          Roma 6.9.2014

                                 Intervista di Gianfranco Gramola

Una brava attrice che recita in modo molto naturale. Le piacerebbe avere la possibilità di esprimermi di più nel cinema. Attualmente fa parte del gruppo del reality show Pechino Express 3, in coppia con Eva Grimaldi. E in novembre sarà al teatro Sette con una commedia di Aldo Alatri che ha per titolo “OTTUT (Tutto alla rovescia)”

 

Per contattare Roberta l’e.mail della sua agenzia è info@movimentoinarte.com

Roberta Garzia è nata a Roma l’11 luglio del 1972. Ha iniziato la sua carriera come attrice teatrale nel 1992, attività che svolge ancora oggi, ma è divenuta un volto noto grazie all'interpretazione di Gaia De Bernardi nella famosa sitcom Camera Café; in televisione ha inoltre preso parte a fiction tv come I Cesaroni, Carabinieri 7, Distretto di polizia 7, Don Matteo 6 e Un Medico in Famiglia 3 (come Guest Star in un unico episodio. Ha anche partecipato nel corso degli anni a molti spot pubblicitari, tra cui quello del Moment act e del brodo Star, e recitato in alcune produzioni cinematografiche. Nel 2011 ha condotto insieme a Gip Virus, un programma a metà tra l'informazione cinematografica e la sitcom, in onda su Rai Movie. Nel 2012, partecipa al Roma Fiction Fest con la puntata pilota di "The Place", genere Mistery, regia di F. Cinquemani.

Carriera

Teatro

Il mistero dell'assassino misterioso (2013), di Lillo e Greg, regia di M. La Ginestra - Anna (2010-2011), di A. Alatri, regia S. di Mattia - Il paradiso può aspettare (2006), regia di M. La Rana/M. Conte - Uh! (2003), regia di P.M. Cecchini - Ground & Ground (2003), regia di Marcello Conte - Il tartufo (2003) - La cantatrice calva (2002), regia di G. Leonetti - Casa di bambola (2002), regia di S. Di Mattia - La casa infestata (2001), regia di M. Mulazzo - Spirito allegro (2001), regia di S. Giordani

Cinema

Il regalo di Anita, regia di A. Dominici (2003) - Ma quando arrivano le ragazze?, regia di Pupi Avati (2004) - Un casale, due gessetti e tanti ricci, regia di C. Uberti (2005)

Televisione

Virus (2010-2012), regia di F. Cinquemani Un caso di coscienza 5 ( 2012), regia di L. Perelli - Viso d'angelo (2011), regia di E. Puglielli - Un posto al sole (2005-2010), registi vari - Crimini 2 (2009) regia di D. Marengo - Distretto di polizia 9 (2009), regia di Alberto Ferrari - Il commissario Manara (2009), regia di Eisabetta Marchetti - Don Matteo 6 (2008), regia di Eisabetta Marchetti - Carabinieri 7 (2008) regia di Raffaele Mertes e Giandomenico Trillo - Distretto di polizia 7 (2007), regia di Alessandro Capone - Il segreto di Arianna (2007), regia di Gianni Lepre - Stanza 242 - Dulcis in Fundo (2006), regia di Marcello Conte – I Cesaroni (2006) regia di Francesco Vicario - Sit cook (2005) - Gambero Rosso - Rai Sat – Conduttrice - Un posto al sole (2004), registi vari - Cuore contro cuore (2004), regia di Luca Ribuoli - Camera Café (2003-2008), regia di Cristophe Sanchez/Fabrizio Gasparetto - Call Game (2002) - La7 – Conduttrice - Una donna per amico (1998), regia di Rossella Izzo.

Pubblicità

Unieuro (2002) - Moment Act (2009) - Brodo Star (2010) - Superenalotto (2010) - Giorno e Notte Total (2011) - Giorno e Notte Maxi Uno (2012)

Ha detto:

- Se desideri qualcosa impegnati al massimo per ottenerla e soprattutto fallo oggi, perché come ha detto qualcuno "del doman non v'è certezza"!

- Di una cosa però mi rammarico: di non aver mai portato mio padre su un set con me!!

- Sono calabrese da parte di madre, mentre mio nonno paterno era di Anzio e mia nonna paterna dell'Aquila. Un bel mix insomma.

- Apprezzo lusso e comodità naturalmente, ma mi è capitato più di una volta quando ero più giovane...lo ammetto...di fare vacanze molto spartane in campeggi o addirittura "on the road" senza una meta precisa, e mi sono sempre divertita tantissimo.

Curiosità

- Roberta Garzia è la Gaia De Bernardi (Vicedirettore marketing) di Camera Cafè.

- Roberta è fidanzata con il dentista Alessandro Sirianni.

- A Pechino Express 3, è in coppia nelle Cougar con l’attrice Eva Grimaldi.

Intervista

Come ti sei avvicinata al mondo dello spettacolo? Com’è nata la passione?

Il mio primo corso teatrale l’ho fatto che andavo ancora a scuola, al Liceo. Quindi è stata una passione molto giovane. Mi ricordo che avevo fatto un corso di recitazione amatoriale con i carcerati di Rebibbia. Poi mi sono iscritta all’università e a quel punto ho deciso di seguire un corso professionale per attori e ho studiato al teatro dei Cocci, alla scuola teatro azione con Isabella Del Bianco e Cristiano Cenci. Nel frattempo studiavo anche all’università, perché mia madre ci teneva al discorso di avere una laurea, perché non si sa mai come andrà a finire e quindi ho portato avanti le due cose insieme. Mi sono laureata in lettere moderne, indirizzo spettacolo e poi ho proseguito la strada della recitazione e facendo dei seminari con Geraldine Baron, Mamadou Dioume e Dominique De Fazio. E poi seguivo anche l’attore teatrale Gianfranco Molé. Ero un po’ la sua assistente. Grazie anche a lui che poi sono cresciuta nel mondo del teatro, dello spettacolo.

Una mia curiosità: Garzia non mi sembra un cognome romano, è più spagnolo.

Sembra un nome d’arte, ma Garzia è proprio il mio cognome vero. E’ di origine spagnola. Una volta mi sono divertita a rintracciare le mie origini e ho visto che noi Garzia apparteniamo ad un ramo spagnolo, trasferito poi a Napoli. Un Garzia nobiluomo che poi ha fatto decadere il lato nobile sposandosi con una donna di servizio, o una cosa del genere. Quindi è di origine spagnola ma completamente  italianizzato. Mio padre era della zona di Anzio e difatti lì ci sono molti Garzia che sono legati a noi proprio come parentela. Nel mio caso Garzia sembra proprio un nome d’arte, quindi non ho dovuto neanche cercarmi un nome d’arte (risata).

Ma i tuoi genitori che futuro sognavano per te?

Premetto che io non ho più i genitori. Ricordo che loro mi hanno sempre lasciata molto libera di scegliere, però per mia madre, che aveva lavorato al Ministero del Lavoro, aspirava per me un diploma e il posto fisso, il posto sicuro.  Lei ma ha sempre detto:”Ok, fai quello che vuoi, se ti piace fare l’attrice va bene, però preparati, studia, perché nella vita non si può mai sapere”.. Ho portato a termine i miei studi e purtroppo mia madre è morta prima che mi laureassi e non ha potuto godere questa gioia, perché ci teneva tanto. Io ho deciso di concludere gli studi anche per lei. Poi ho seguito la strada che mi piaceva, cioè la recitazione e mio padre mi ha sempre sostenuto e appoggiato, ma sempre con quel timore di un genitore che vede un futuro non proprio sicuro, fatto di delusioni e di incertezze. Però devo dire che non mi ha mai osteggiato.

Il complimento più bello che hai ricevuto?

Su questa domanda ho un ricordo recente. Un regista con cui lavoro negli ultimi anni, Michele La Ginestra, al mio compleanno mi ha regalato una bottiglia di vino naturale. E sul biglietto c’era scritto:”Un vino naturale per un’attrice naturale”. E devo dire che mi è piaciuto moltissimo.

Ho avuto il piacere di intervistare Michele La Ginestra. Lavora al teatro Sette, vero?

Si! Io lavoro con lui da circa due anni, ho fatto due commedie con la sua regia, mi ha fatto questo regalo e il suo biglietto mi ha fatto molto piacere. La naturalezza, secondo me, per un attore è veramente molto importante.  

Come hai vissuto l’esperienza di Camera Cafè?

Sono passati un po’ di anni, Gianfranco. E’ stata una bella esperienza, una occasione che mi ha dato sicuramente una bella notorietà di cui godo ancora adesso. Spesso mi si riconosce nella Gaia di Camera Cafè. E’ stata anche un’esperienza difficile perché non era un prodotto facile. In Camera Cafè eravamo quasi tutti attori teatrali e avevamo questa telecamera puntata davanti al viso che andava a cogliere ogni minimo particolare, un sopracciglio che si muoveva, un labbro che tremava, il modo di camminare, ecc… Dovevi veramente avere un controllo quasi assoluto di tutto. Da una parte era vicino al teatro, perché era una recitazione naturale e leggermente sopra le righe, un po’ fumettistica. Nello stesso tempo devi avere il gesto piccolo della televisione, del cinema perché ti leggeva veramente tutto. Poi lavorando con due personaggi bravi come Luca e Paolo dovevi essere sempre al top e dovevi avere una memoria di ferro. Uno può pensare che stavamo improvvisando e invece non era così. Tutto a memoria, tutto preciso perché dovevamo rientrare in un minutaggio. Le battute erano studiate in modo matematico. Quindi se uno si perdeva una cosa, si perdeva anche l’effetto comico. E’ stata un’esperienza bella e importante per me.   

Luca e Paolo a telecamere spente come sono?

Per fortuna non assomigliano ai loro personaggi (risata). Sarebbe molto grave, soprattutto per Paolo. Io li ho sempre visti come due grandi professionisti. Hanno la battuta pronta, la prontezza di spirito e sono due grandi imprenditori di loro stessi.

Sono alla mano?

Si! Sono alla mano e molto simpatici. Con noi non si è creato quel rapporto per cui ci frequentavamo anche fuori. Questo, no. Però con noi, sul set e nelle pause, sono sempre stati molto carini.  

Io e Roberta Garzia a Roma

Un collega che stimi molto?

Su questa domanda faccio una riflessione. Credo che nel nostro panorama artistico ci siano molti attori di talento, più di quelli che vediamo effettivamente lavorare. Ci sono tanti attori che non vengono valorizzati abbastanza sia in ambito televisivo che cinematografico. Questo perché viviamo in un sistema dove alla fine lavorano sempre gli stessi, per sicurezza, per motivi di cassetta, ecc… Io ho tanti colleghi che stimo ma che purtroppo hanno poca visibilità.  

Hai delle ossessioni professionali?

Sono molto pignola, devo sempre prepararmi al massimo. Per esempio in teatro devo avere la memoria perfetta. Non sono come quelle attrici che vanno sul set e dicono: “Vabbè, la battuta la leggo 5 minuti prima e la so”. Si, la posso sapere, ma è una battuta appiccicata, fredda, non è una battuta che ho interiorizzato, che ho sviluppato poi secondo la mia personalità. Su questo sono molto pignola. Poi ho l’ossessione dei miei capelli ricci. In sala trucco e parrucca chiedo sempre che me li facciano bene. Ogni riccio un capriccio e io li voglio tutti perfetti e non finti (risata).

Hai un rito scaramantico prima di entrare in scena?

Ho un rito, ma soprattutto per quanto riguarda il teatro. Se non faccio tutti i miei esercizi di riscaldamento della voce, cominciando già da quando mi metto in macchina per raggiungere il teatro non sono tranquilla. Quindi faccio tutti i miei gorgheggi, le vocali, gli scioglilingua, ecc… Una volta arrivata in camerino, mi vesto così mi aiuta ad entrare nel personaggio di quello che andrò a fare e poi mentre mi trucco, dalla prima fino all’ultima replica, oltre a fare degli esercizi, ripeto alcune battute che so perfettamente, ma le uso come un mantra per trovare la giusta concentrazione.

Un tuo sogno nel cassetto?

Diciamo che mi servirebbe una cassettiera (risata). Professionalmente a me piacerebbe avere più spazio nel cinema. Nel cinema non ho fatto tantissimo, ma ho avuto la fortuna di lavorare con Pupi Avati in un piccolo ruolo nel film “Ma quando  arrivano le ragazze?” (2004. ndr). Però mi piacerebbe avere la possibilità di esprimermi di più nel cinema. 

Perché hai deciso di partecipare ai reality Pechino Express?

E quando mi ricapita più un occasione del genere di fare un viaggio così meraviglioso, alla scoperta di mondi sconosciuti?

Cosa farete in questo reality?

Saremo a stretto contatto con le popolazioni di quei posti e poi ci spingeremo fino a delle realtà che un viaggiatore normale difficilmente può raggiungere. Posso dire che Pechino non è un reality a tutti gli effetti, perché Pechino più che altro è una “adventure”. In effetti che cosa avviene? Ci sono queste coppie che viaggiano attraversi paesi diversi e con soli due euro in tasca, in autostop, che devono affrontare una serie di sfide, di avventure e questo è anche divertente tra l’altro. Grande fatica, tante difficoltà anche psicologiche, perché i viaggiatori sono a contatto con la realtà del luogo, senza filtri. E questo fatto mi ha attratto molto e poi io amo molto viaggiare. Mi ha incuriosito molto questa avventura ed è stata la molla della curiosità che mi ha fatto accettare. Poi per me è una sfida, cioè il vedere fin dove posso arrivare, quali sono i miei limiti. Rispetto a quello che sono i reality, che non amo molto aggiungo, Pechino non è  quel tipo di reality che per forza tu devi essere litigioso, tirare fuori tutto il peggio di te, ma tutt’altro. Se vuoi andare avanti, se non vuoi essere eliminato e quindi superare le sfide, devi  avere una grande sintonia con il tuo compagno di viaggio, conta la complicità e l’alleanza. In fin dei conti è un gioco, poi subentra un po’ di sana competizione che fa benissimo, ma litigare non serve a niente. E questo è un altro motivo che mi ha spinto ad accettare questa avventura, perché vedevo tutti quanti i lati positivi di questo programma, che ritengo essere uno dei migliori della televisione italiana del momento.    

Dopo Pechino quali sono i tuoi progetti?

Quest’anno ho in programma tre spettacoli. Sto già lavorando ad uno spettacolo teatrale. Ti parlo del primo perché è il più imminente e sarà dal 18 al 30 novembre, con Massimiliano Vado ed è una commedia scritta da Aldo Alatri, con la regia di Roberto Ciufoli. Ha per titolo: “OTTUT (Tutto alla rovescia)” e racconta appunto la storia di una coppia moderna che le tenta  tutte fino ad arrivare al grottesco, all’assurdo per poter salvare il proprio rapporto, che è estremamente contemporanea e rispecchia tante difficoltà che le persone, le coppie in particolare si trovano a vivere in un mondo alla rovescia. Al Teatro 7 di via Benevento 23, a Roma.

Parliamo un po’ di Roma. Com’è il rapporto con la tua città?

Sono nata a Roma, amo la mia città. In linea di massima ho un buon rapporto e tra l’altro ho provato la nostalgia di Roma perché durante Camera Cafè ho vissuto per quasi 5 anni a Milano, dove stavo benissimo per carità, però tutti i week end tornavo  a Roma. Mi mancavano un po’ le mie radici, mi mancavano i miei affetti, le mia amicizie e quindi sentivo un bisogno fisico di tornare a Roma.  

In quali zone di Roma hai abitato e attualmente dove stai?

Io sono di Roma nord. Ho sempre vissuto nel quartiere Nuovo Salario, prima a via Conca d’Oro poi mi sono trasferita sulla Nomentana. Da circa un anno e mezzo vivo dalle parti dell'Appia Antica. Mi sono trasferita qui a casa del mio compagno e quindi ho scoperto un’altra Roma, Roma sud, che fino a qualche tempo fa dicevo: “Oh mio Dio, ma che semo matti? A Roma sud, mai e poi mai”. Sai come siamo noi di Roma nord (risata). E invece devo dire che ho scoperto una Roma diversa, una Roma dagli spazi verdi, molto più ampia, con meno traffico e più parcheggi. Una Roma che nel fine settimana sembra un grande paese, con i tempi di un villaggio, cioè più dilatati, più rilassati. Qui vicino c’è anche la campagna. Devo dirti che la trovo molto bella, la sto apprezzando molto e mi ci trovo benissimo. Ho scoperto una città dove poter fare lo sport all’aria aperta, proprio scendendo sotto casa e fare una passeggiata con il mio cane.  

Ami la cucina romana?

Io e la cucina romana siamo due pianeti diversi. Io amo una cucina molto più semplice, più salutare, perché sono un po’ fissata con l’alimentazione. Ti dirò che ultimamente mi sto avvicinando ad un discorso vegetariano, non mangio più carne e quindi io con la pajata, con la trippa e la coda alla vaccinara non ci vado d’accordo. Adoro i carciofi e amo tanto le verdure, cucinate in tutte le maniere.

Come trovi i romani (pregi e difetti)?

“Ao’, che sei romana? Se sente”, mi dicevano a Milano. I romani sono simpatici e per usare un termine romano “caciaroni” e anche un po’ casinisti. Però il romano è simpatico e a volte anche un po’ sbruffone: “Ao’ ce penso io, non te preoccupà, te devi fidà, se devi fà ‘sta cosa è perché la devi fa, ce credi?”. Noi romani siamo fatti un po’ così. Io non rispecchio tanto i romani, però nel complesso direi che i romani sono bonaccioni, sono de core.   

Un complimento un po’ folcloristico che ti fanno i romani?

“A fata” oppure “A bona”. Sono sempre un po’ folcloristici, ma mai volgari.

Cosa significa per te “essere romana”?

Anche in virtù di quello che ti ho detto prima, fare una passeggiata con il mio cagnolino sull’Appia Antica, tra natura e storia. Questo è un pò essere romana.

C’è un angolo di Roma a cui sei molto affezionata?

Mi sento legata un pò ai luoghi dell’infanzia, che oggi hanno cambiato aspetto, alcuni sono stati stravolti. Per esempio io ricordo i giardinetti di piazza Conca d’Oro che ora non esistono più. Adesso in quel posto c’è la stazione della metropolitana. Quindi tutta un’altra faccia. Mi trovo spesso a passare da quelle parti e lì vengo assalita da questi ricordi dell’infanzia… lo scivolo, l’altalena che adesso non ci sono più. A volte mi domando i bambini dove vadano a giocare, perché quello era uno spazio verde all’interno di un’area urbana, piccolino ma molto bello. Poi  ricordo i luoghi che frequentavo con i miei genitori, la casina dove andavamo a prendere il gelato che non so se esiste ancora. Ci sono questi spazi dell’infanzia forse proprio perché non ho più i miei genitori che li ricordo con grande nostalgia, affetto e amore.   

Cosa ti irrita di Roma, a parte il traffico?

Il traffico (risata). Io giro molto con lo scooter e quello che mi da fastidio a parte il traffico, sono le buche. E’ pericoloso girare per Roma con lo scooter. Devi avere cento occhi. Sei su una strada dritta che sembra libera da qualsiasi problematiche e “bum” improvvisamente davanti a te si apre una voragine e rischi davvero la vita, sia perché sei costretto a frenare all’improvviso e le macchine dietro possono venirti addosso, sia perché a volte non fai in tempo a frenare e finirci dentro a volte è veramente rischioso.

Un consiglio al sindaco di Roma?

Coprire le buche (risata). Subito, immediatamente.

La chiusura al traffico in via dei Fori Imperiali è giusta o sbagliata?

E’ un’arma a doppio taglio, c’è sempre il rovescio della medaglia. E’ chiaro che da un lato sicuramente è giusto perché permette di salvaguardare alcune zone e lasciare maggiore libertà ai pedoni e quindi ai turisti e di godersi una bella passeggiata e allo stesso tempo, è inutile dirlo, ha creato delle difficoltà alla circolazione. Io con lo scooter a volte ho delle difficoltà perché ogni tanto mi dimentico e devo tornare indietro.

Cosa ne pensi del nuovo Papa?

Tutto il bene possibile. E’ un grande uomo e sicuramente ha il merito di aver avvicinato tante persone non dico alla fede ma alla chiesa, nel senso proprio come istituzione. E mi piace di lui il contatto diretto con le persone. E’ un rivoluzionario  nell’ambito della chiesa.

Il tuo rapporto con la Fede?

Io credo in Dio. Anch’io appartengo a quella schiera di persone che pur credendo in Dio non è mai stata troppo vicino alla chiesa. Anch’io sto un po’ rivedendo il discorso chiesa, grazie a questo papa. Sicuramente io credo in Dio con cui ho anche un rapporto abbastanza frequente attraverso la preghiera e credo veramente che ci sia un essere superiore che ha creato tutto questo. Per me un Dio c’é.