Romina Power (attrice, cantante, scrittrice e pittrice)   Roma 5.8.2012

                                     Intervista di Gianfranco Gramola

Un’artista con la “A” maiuscola, che ama dipingere e scrivere poesie, soprattutto quelle che arrivano dritte al cuore, come la bellissima ”Una madre, un bambino, il tempo ed io”.

Per contattare Romina, il suo sito ufficiale è www.rominapower.it

Romina Francesca Power è nata a Los Angeles il 2 ottobre del 1951. Figlia degli attori hollywoodiani Tyrone Power e Linda Christian, studiò in collegio in Messico e in Inghilterra e arrivò in Italia verso la metà degli anni ‘60. Ha una sorella, Taryn, nata nel 1953. Debuttò al cinema a 13 anni e in quattro anni partecipò a ben 14 film. Nel 1966, ottenuto un contratto discografico con la ARC, debutta con il 45 giri Quando gli angeli cambiano le piume, in stile beat; passa poi alla EMI/Parlophone. Nel 1969 vince il Festivalbar nella sezione Disco Verde con Acqua di mare, una delle sue canzoni più famose (autore Al Bano, nel quale egli stesso compare come cantante a sostegno); la canzone sul retro, Messaggio, è una ballata in stile folk, genere che la Power suonerà anche in seguito. In quello stesso anno incide anche il suo primo album, intitolato 12 canzoni e una poesia. Partecipa con Armonia a Un disco per l'estate 1970, canzone che si qualifica per la finale ed arriva al sesto posto; con la stessa canzone partecipa anche al Festivalbar 1970. Ritorna a Un disco per l'estate 1972 con Nostalgia; con E le comete si distesero nel blu si qualifica per la finale di Un disco per l'estate 1974. Pubblica il secondo album nel 1974, Ascolta, ti racconto di un amore, in stile cantautore, non commerciale, che ottiene scarso successo, ed il terzo l'anno successivo, con una reinterpretazione di Here, there and everywhere dei Beatles; ottiene in particolare successo la title track, già pubblicata su 45 giri due anni prima, Con un paio di blue-jeans, e che verrà reincisa dalla Power in versione inglese nel  1979 con il titolo U.S. America. Un altro suo grande successo è stato Il ballo del qua qua. Si sposò nel 1970 con il cantante pugliese Albano Carrisi, con cui ha condiviso quasi interamente la carriera artistica e dal quale ha avuto quattro figli: Yari, nato nel 1973, Cristèl, nata nel 1985, Romina Jr, nata nel 1987, e la primogenita Ylenia, nata nel 1970. Con il marito ha partecipato a due Eurovision Song Contest nel 1976 e nel 1985, vincendo un Festival di Sanremo nel 1984 con Ci sarà. Sempre al Festival ha collezionato un secondo posto nel 1982 e due terzi posti nel 1987 e 1989. Nel 1985 ha partecipato alla parodia dei Promessi Sposi realizzata dal Quartetto Cetra, interpretando Lucia. Con la separazione da Albano, avvenuta nel 1999, ha ridotto drasticamente l'attività artistica come cantante. Romina è rimasta comunque nel mondo artistico e dello spettacolo grazie alla sua attività di pittrice e scrittrice e con la partecipazione a show televisivi. Tra il 1998 ed il 2000 ha condotto “Per tutta la vita”, il sabato sera su Rai1 a fianco di Fabrizio Frizzi. Il 5 gennaio 2002 è stata chiamata ad affiancare Mara Venier nella conduzione dello show televisivo Un ponte fra le stelle - La befana dei bambini vittime delle guerre e del terrorismo trasmesso su Rai1 dal Teatro Rendano di Cosenza. Durante lo spettacolo ha anche cantato la versione italiana della colonna sonora del film La vita è bella. Nel 2007 ha recitato in un cameo nell'ultimo film di Abel Ferrara, Go Go Tales, presentato fuori concorso al festival di Cannes. Il 7 maggio 2010 ha vinto con la canzone Acqua di mare la seconda edizione di Ciak… si canta!, varietà musicale condotto da Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Cristina Chiabotto su Rai1. 

Filmografia

Menage all'italiana, (1965) - Come imparai ad amare le donne, (1966) - Assicurasi vergine, (1967) - Nel sole, (1967) - L'oro del mondo, (1968) - Vingt-quatre heures de la vie d'une femme, (1968) - Il suo nome è Donna Rosa, (1969) - Pensando a te, (1969) - Nero Wolfe: Circuito chiuso, (1969) (TV) - Justine ovvero le disavventure della virtù, (1969) - Femmine insaziabili, (1969) - I caldi amori di una minorenne, (1969) - Mezzanotte d'amore, (1970) - Angeli senza paradiso, (1970) - La signora Ava, (1975) (TV) - L'uomo del tesoro di Priamo, (1977) (TV) - Champagne in paradiso, (1983) - Il ritorno di Sandokan, (1996) (TV) - Tutti i sogni del mondo, (2003) (TV) - Go Go Tales, (2007).

Libri

Ritratto dalla A alla R, Rizzoli (con Albano Carrisi) (1989)

Cercando mio padre, Gremese Editore (1998)

Ho sognato Don Chisciotte, Bompiani (2000)

Kalifornia (It's Here Now), Arcana  (2004)

Diario di Upaya. Upaya il racconto, Fazi Editore (DVD del film “Upaya”, racconto e diario) (2005)

Ha detto:

- Mi accorgo subito quando una persona mente e allora abbasso per sempre la saracinesca della comunicazione.

- Vorrei che un mio quadro appeso al muro, fosse una finestra aperta sull’immaginario, l’ingresso verso un’altra dimensione.

- A scuola, nel college a Kent, in Inghilterra, a volte mi fingevo ammalata e passavo settimane all’infermeria. Era un trucco per poter leggere i libri che volevo io e dipingere in pace.

- Il segreto della mia forma fisica e mentale? Cerco l’equilibrio interiore con meditazione, yoga, shiatzu e nuoto.  Poi niente arrabbiature, che fanno male alla salute, vitamina C ed E, creme per il viso alla calendula e alla rosa, shampoo alle ortiche e balsamo per i capelli.

- Gli italiani mi ricordano solo come quella che cantava il “Ballo del qua qua”.

Intervista

Com’è nata la passione per la pittura, chi te l’ha trasmessa?

Questa passione è una cosa di famiglia. Mia zia Anna, la sorella di mio padre, era pittrice di professione. Mia madre dipingeva in casa negli anni ’60, quando io vivevo con lei e quindi trovavo pennelli e colori dappertutto. Quindi all’età di 13 anni ho iniziato a dipingere delle grandi tele, con spatolate mie e non ho mai smesso. Solo che ho iniziato a fare la prima mostra personale nel 2000. Però avevo fatto già diversi quadri, avevo partecipato una volta ad un mostra di hobby con altri famosi degli anni ’60 e avevo vinto un premio. Come dicevo prima non ho mai smesso di dipingere e continuo a fare mostre anche negli Stati Uniti.

Cos’è per te la pittura? Un’esigenza, uno sfogo o cosa?

Non saprei definirlo. E’ una cosa che mi viene istintiva, una cosa naturale che mi piace fare. E’ un’altra maniera per esprimermi oltre al canto, alla recitazione, alla regia e alla scrittura.

Temi più il giudizio dei familiari o di chi viene a vedere le tue opere?

Io non temo nessun giudizio. Dipingo a basta. Io comunque non cambierò per niente, continuerò sempre per la mia strada, sia che mi dicono una cosa o un’altra. Non so come mi possano influenzare. Certo fa piacere trovare qualcuno che apprezza quello che fai, che magari lo vorrebbe in casa sua. Ma io sono più i quadri che ho regalato che quelli che ho venduto.

Hai frequentato dei pittori?

Si! Negli anni ’60 conoscevo molto bene Balthus, perché ero fidanzata con suo figlio Stash. Balthus è morto un paio di anni fa. Era uno dei pittori più quotati. Qui a Roma conoscevo Mario Schifano. Da lui volevo che mi mettesse le sue famose “stelle” sulla mia Vespa, solo che non riuscivamo a portarla su per le scale che portano allo studio (risata). Poi ho conosciuto Novella Parigini, che era molto amica di mia madre. Diciamo che il mondo artistico lo frequento da sempre, anche perché mia madre faceva quel genere di salotto dove invitava parecchi artisti, quando viveva qui a Roma negli anni ’60.  

Sei autodidatta o hai frequentato qualche scuola?

Ho fatto il collegio in Inghilterra dove c’erano anche lezioni di pittura, però io litigavo sempre con il maestro. O meglio era lui che si infuriava con me, più che altro. Mia zia pure ha tentato di insegnarmi qualcosa di questa forma artistica, ma sono un po’ refrattaria ella fine faccio di testa mia. Quindi sono autodidatta e rimango autodidatta.

Per un pittore, quando arriva l’ispirazione?

Quella non ha orari (risata). Spesso faccio degli schizzi e mi vengono parecchie idee, anche durante i viaggi. Magari vedo uno scorcio o qualcosa che mi ispira e allora butto giù quattro schizzi. E’ lo stimolo per mettersi lì ad affrontare una grande tela, quello è la cosa più difficile, perché io devo sapere di avere tanto tempo davanti a me, anche se magari lo finisco in due o tre giorni. Io devo sapere di stare fissa in un posto almeno un paio di settimane ed essere tranquilla con la mente per poterlo affrontare serenamente.

Quindi l’ambiente dove ti trovi può essere fonte ispirazione…

Si! Molto.

Roma ti ispira?

Non vivo più a Roma, ora vivo in California. Il periodo che sto attraversando adesso, con i miei studi buddisti, ultimamente sto dipingendo molti Buddha (risata). Quindi vedi che l’ambiente ti influenza, ti forma. Quando vivevo a Roma non è che dipingessi scorci di Roma. A volte dipingo delle cose che vedo in sogno o un ricordo, oppure una fotografia che ho scattato durante un viaggio. 

Hai un aneddoto legato ad un tuo quadro?

Quando ho fatto la mia prima mostra, insieme a due pittori inglesi, che era un evento, un happening di una sera sola, nel 1999, a villa Suspisio, mi ricordo che è venuto il critico d’arte Bonito Oliva. Quelli che lo accompagnavano mi hanno riferito che lui è molto prevenuto e diceva. Poi invece, guardando il primo quadro, che era il ritratto di mio padre da bambino, di spalle, che tirava un carretto, e che guardava una siepe che gli arrivava fin quasi alla testa, Bonito Oliva si è meravigliato e ha detto tante di quelle belle cose di questa mia opera che se avessi avuto una cinepresa, l’avrei filmato, per tanto belle che erano. In quel momento avrei voluto fermare il tempo. Praticamente ha cambiato in un attimo l’idea che si  era fatta di me come pittrice.

Con la pittura si fa solidarietà?

Si! Penso di si. Ho un quadro molto rappresentativo, dove c’è una donna nera che allatta un bambino bianco. Già guardare quel quadro ti fa riflettere.

Progetti artistici?

In questo campo, per adesso no. Continuo sempre a dipingere. Sono stata in India poco tempo fa e ho realizzato altri tre quadri mentre ero lì. Continuo ad accumulare quadri e quando non saprò più dove metterli, li metterò in vendita…

O farai una mostra.

Più che mostra io avrei bisogno di un commerciante d’arte, che sappia venderli. Perché io non so vendere i miei quadri, io le so fare e basta.

E regalarli.

Esatto (risata). Quello lo so fare molto bene. E’ venderle che non sono capace (risata).

Ho letto che scrivi delle belle poesie.

Scrivo poesie da sempre, Gianfranco.

A quale sei più legata?

Ce n’è una che io recitavo sempre in palcoscenico, anche quando cantavo e facevo le tournée e nonostante ci fosse una platea dove c’era tanta gente che si aspettava che io cantassi delle canzoni, restavano in silenzio ad ascoltare questa mia poesia dal titolo:”Una madre, un bambino, il tempo ed io”. L’ho scritta quando ero malata di epatite. Un’estate dove tutti erano in vacanza e io ero a letto, a Roma. Questa è una poesia che arriva dritta al cuore. Sai Gianfranco, esistono poesie che arrivano a tutti e ci sono poesie più personali. Però finora non le ho ancora pubblicate. Questa invece è stata pubblicate alcune volte su dei giornali e l’ho anche recitata in un album, con l’accompagnamento musicale. Ma fino adesso non è mai uscito un volume con le mie poesie. Però in questi giorni sto cominciando ad organizzarmi per auto pubblicare tutte le mie opere, ma non solo poesie, ma anche romanzi che ho scritto… senza dover convincere nessun editore e senza dover stravolgere le mie cose per dover compiacere all’editore.

Il tuo rapporto con la Fede?

Il mio rapporto con la fede è buonissimo. Io adesso sono buddista praticante da due anni del nuovo “Kadampa”, della nova tradizione “Mahayana” e la mia casa di Roma, a Trastevere, in via della Pelliccia 1, è diventata un centro buddista.

Quindi non vivi più in quella casa.

No! Adesso c’è un monaco buddista che dorme nella mia stanza e quindi è un po’ difficile (risata).

Come sei cambiata da quando hai abbracciato il buddismo?

Innanzitutto ho eliminato la rabbia interiore che adesso non esiste più, poi ho eliminato l’acool e adesso sto eliminando la carne e quindi mi si sta schiarendo la mente. Poi il buddismo risponde a tutte le domande che ho sempre avuto alle quali non c’erano mai risposte adeguate.

E’ un’altra filosofia di vita, insomma.

E’ una filosofia che ha un senso e che ha una risposta a tutte le mie domande.

Mi racconti di questa tua grande passione per l’India?

Ci sono andata per la prima volta nel 1996 perché mi ha portata in quel posto la televisione italiana, per girare “Il ritorno di Sandokan”, dove interpretavo il ruolo di una principessa indiana. Dalla prima volta che ho messo piede in India, mi sono innamorata di questo paese e ogni volta che ci ritorno è come tornare a casa. Come uno arriva trova il caos, la confusione, la polvere, il rumore, però io sono felice ogni volta che arrivo qui.

Ma cos’ha  l’India di così meraviglioso che tutti ne parlano bene?

Ma non è che tutti ne parlano bene, alcuni scappano via quasi subito, altri la amano appena ci mettono piede. Non ci sono vie di mezzo, con l’India, perché o la ami o non la capisci. In India c’è di tutto e di più ed è a forte contrasti. Lì ci sono le viste più belle al mondo ma anche le più tremende, gli odori più squisiti ma anche quelli più orribili.   

Ho letto che hai conosciuto Papa Wojtila. Cosa ti è rimasto impresso di lui?

Pensa Gianfranco che 15 anni prima di conoscerlo di persona la prima volta, avevo sognato di passeggiare in un giardino con lui. A braccetto come due vecchi amici. Poi sono stata comunicata da lui tre volte. L’ultima volta che l’ho visto, era su un palcoscenico enorme a Rio de Janeiro. Sullo stesso palcoscenico io e Albano cantavamo e appena finita la nostra esibizione, lui ha fatto segno di avvicinarci a lui e appena mi sono trovata davanti a lui, mi sono avvicinata per baciare l’anello, come da protocollo e lui mi bloccò la testa e mi diede un bacio sulla fronte. L’ho sentito come se fosse stato un padre o una persona di famiglia, più che un Papa inavvicinabile. Era un uomo che, secondo me, si interessava sul serio delle persone, cioè non era soltanto il simbolo della Chiesa cristiana, una persona distante.

Parliamo un po’ di Roma. Com’è il tuo rapporto con la capitale?

Il mio rapporto con Roma è magico. Innanzitutto i miei genitori si sono innamorato e sposati proprio in questa città. Mi hanno chiamato Romina (Romina Francesca, ndr.)  in suo onore e  anche perché si sono sposato nella chiesa di Santa Francesca Romana. Pensa Gianfranco che a Roma ho vissuto due volte nella mia vita e per sette anni ogni volta. Una prima volta con mia madre quando ero piccola e poi una seconda volta, dopo la mia separazione. Quindi c’è un rapporto quasi carmico con Roma.

So che hai abitato a Trastevere. Hai abitato in altre zone di Roma?

Con mia madre cambiavamo quasi ogni anno. Ho vissuto ai Parioli, sull’Appia Antica, sulla Cassia, a via Flamina Vecchia, in via Vecchierelli, a viale Cortina d’Ampezzo. Tutte zone molto belle di Roma. Mia madre quando sistemava bene una casa, poi cambiava.

Perché forse non gli piaceva la zona?

No! Secondo me perché poi una volta che aveva sistemato bene la casa, cercava un’altra da sistemare.

Come trovi la cucina romana?

Io l’adoro. Mi piace troppo e devo stare molto attenta perché è pericolosa la cucina romana. Non è mai leggera…

Anche per via del colesterolo.

Già. Poi è saporita al massimo e io ho i miei vari posti che sono i miei preferiti e molti di questi si trovano a Trastevere. In quel quartiere ovunque vai puoi mangiare benissimo.

Hai una trattoria a cui sei particolarmente affezionata?

Ce ne sono parecchie ma alla fine finisco dalle solite tre o quattro. C’è “Miraggio” che mi piace moltissimo e sta in via della Lungara. Lì fanno la pizza buonissima e anche  i vari tipi di pastasciutta e risotti vari. Poi c’è “Checco er carrettiere” che sta dietro piazza Trilussa, che è una meraviglia per come si mangia bene. Ha unìottima cucina.

Tu sei brava a cucinare?

Io sono bravissima a cucinare. E sono diventata più brava quando ho badato a mia madre perché mi sono specializzata e ho imparato a fare tante cose buone. Ultimamente in India ho imparato a fare un “riso al curry” da mille e una notte, con tante spezie indiane.

Com’è la cucina indiana?

E’ più speziata. E’ basata molto sulle spezie, come il gram masala (è un insieme di spezie indiane buonissimo), che poi tra l’altro molte di queste spezie fanno bene alla salute, come il “tumerico” (della famiglia delle Zinziberaceae) che fa molto bene.

Come trovi i romani (pregi e difetti)?

Li trovo come se fossero miei famigliari. Quando sono al ristorante o in giro per Roma, mi parlano come se io fossi una della loro famiglia. Sono molto socievoli.

Ti fanno mai dei complimenti un po’ folcloristici?

Sai che c’è Gianfranco? E’ che con le persone c’è molta simpatia ma anche rispetto. Quindi non vanno giù pesante con i complimenti alla romana, quelli un po’ forti, per intenderci.  

Se tu avessi la bacchetta magica, cosa faresti per migliorare Roma (a parte far sparire il traffico)?

C’è poco da fare, Gianfranco.  Roma è bella sotto tutti gli aspetti, in tutte le stagioni e in tutte le ore del giorno e questo penso di aver capito il perché. Perché a Roma c’è il vincolo di dipingere i palazzi solo con i colori che vanno dalle sfumature del giallo, all’arancione fino al color mattone scuro. E quando tu la guardi dall’alto, Roma ha questo colore caldo e anche per questo è bellissima. Poi ci sono le rovine antiche che sono meravigliose. Ieri sera facevo un giro per Roma, con la luna calante, in quella zona che va da piazza Venezia al Colosseo, via dei Fori Imperiali, mamma mia che spettacolo. Dopo gli Stati Uniti, vedendo Roma ti fai gli occhi, credimi Gianfranco.

Nei momenti liberi, in quale zona di Roma ami rifugiarti?

Dipende dell’umore, dalla compagnia e da tante cose. Quando abitavo a Trastevere spesso  facevo le passeggiate con il cane fin su al Gianicolo, al Fontanone, a vedere Roma dall’alto.

Visto che hai abitato a Trastevere, conoscerai sicuramente il mercato di porta Portese.

Si! Io mi ricordo porta Portese negli anni ’60, quando era un bel mercatino dove trovavi le cose antiche veramente carine. Il mercato di porta Portese di adesso è cambiato molto, c’è tanta cianfrusaglia. E’ cambiato molto.

Mi puoi recitare la tua poesia “Una Madre, Un Bambino, Il Tempo Ed Io”?

Volentieri, Gianfranco. Eccola:

Un bambino gioca con i suoi amici.
Una madre gioca con il suo bambino....
Il tempo gioca con la vita.
Ed io gioco con i miei pensieri spesso su di te.

Un bambino perde i suoi amici quando diventa grande.
Una madre perde il suo figlio quando diventa più grande.
Il tempo perde il suo valore quando viene perso.
Ed io perdo me stessa quando non ti trovo più.

Un uomo è felice quando trova un vero amico.
Una madre è felice quando ritrova il suo bambino.
Il tempo è felice quando è vissuto pienamente.
Ed io sono felice quando ti ricordi di me.

Un uomo muore e lascia un amico con un ricordo.
Una madre muore e lascia un figlio con un ricordo.
Il tempo non muore mai ma lascia troppi ricordi.
Ed io quando morirò lascerò il mio amore come un ricordo per te.