“Giro Express Women 2025: un viaggio al femminile nel cuore dell'Italia, con Marianella Bargilli e Paolo Bettini”

                                                       Intervista di Gianfranco Gramola

Paolo Bettini (ex ciclista) e Marianella Bargilli (attrice)  

 

Un duo affiatato e collaudato si prepara a condurre il pubblico in un'esplorazione affascinante del Bel Paese, seguendo il percorso del Giro d'Italia Women 2025. L'attrice teatrale Marianella Bargilli e il campione olimpionico di ciclismo Paolo Bettini saranno ancora una volta i co-protagonisti di "Giro Express", l'originale format video-televisivo commissionato da RCS Sport, società organizzatrice della celebre corsa rosa al femminile. Otto puntate che andranno in onda dal 6 al 13 luglio sui canali ufficiali del Giro (YouTube, Facebook e Instagram) che vedono l’inedita coppia di conduttori tornare a "pedalare" vicini dopo l'esperienza di "Pedale Rosso", l'iniziativa itinerante da loro ideata contro la violenza di genere.

Per Marianella Bargilli, apprezzata attrice teatrale e, come molti hanno scoperto con sorpresa, un'appassionata ciclista da sempre, questo progetto sul Giro Women assume un significato speciale. La sua sensibilità artistica e la sua autentica passione per la bicicletta offriranno una prospettiva complementare e inedita al racconto, arricchendo l'esperienza con curiosità e un tocco di umanità che ben si sposa con la narrazione delle gesta delle atlete.

Marianella, com’è nata la decisione di partecipare al Giro Express Women e con che spirito affronti questa avventura estiva?

Il format nasce perché condividevo con Paolo Bettini il pensiero di fare qualcosa insieme ed è arrivata questa occasione. Io ho la passione della bici ancora prima di incontrare Paolo, per cui abbiamo pensato di mettere insieme questa passione mia e il tuo mondo e soprattutto il fatto di girare l’Italia, che è una cosa che  mi appartiene perché facendo l’attrice di teatro sono 25 anni che faccio tournée, per cui in qualche modo l’Italia la vivo diversamente dalla bicicletta ma la vivo viaggiando. Perché sono curiosa, perché mi piace scoprire e infatti il regista avendo un’attrice di teatro ha inserito dentro il percorso, sia nel Giro d’Italia uomini che nel Giro d’Italia donne,  tantissimi teatri italiani, quindi siamo andati alla scoperta di questi meravigliosi luoghi tipo il teatro Donizetti di Bergamo, il Quirino di Roma, il San Carlo di Napoli. Questo perché sono sempre stata una persona curiosa, mi diverto, sono sempre in movimento per cui se si riesce a viaggiare è meglio per quanto mi riguarda.

Paolo, mi racconti del format Giro Express e come affronti questa avventura estiva?

Giro Express è questo format che in realtà già esisteva, voluto da RCS Sport per promuovere le località di partenza e d’arrivo dei vari giri d’Italia. Dico vari giri d’Italia perché l’abbiamo fatto per il giro d’Italia di maggio e anche per il Giro d’Italia Women. Abbiamo parlato anche con Marianella, volevamo fare qualcosa insieme, abbiamo condiviso pensieri e idee con la RCS ed è uscita fuori questa opportunità e a me mi viene da dire molto bella, ma bella semplicemente perché una volta tanto, pedalando non ho parlato di ciclismo e non abbiamo parlato di ciclismo, perché alla fine questo viaggio di questi due ciclo turisti curiosi che vanno a scoprire le località di partenza e di arrivo delle tappe del Giro d’Italia, nel caso specifico il Giro Women, lo facciamo e andiamo a visitare l’Italia nel tessuto sociale per svelare l'anima di questi territori, dai musei, all’arte, alla cultura alla gastronomia e tutte le curiosità che il territorio che ospita le tappe del Giro sa esprimere. E’ un po’ una sorte di Linea Verde però dedicata ad un evento sportivo dedicate alla partenza e arrivo di un evento sportivo di ciclismo e una volta tanto, come dicevo prima, con le nostre biciclettine invece di fare fatica e andare a sudare per scalare montagne, ce ne andiamo scoprire luoghi.

Marianella, qual è il tuo ruolo?

Io e Paolo siamo tutti e due presentatori. Abbiamo fatto una condivisione e all’inizio nel Giro uomini io sono stata meno perché ero in tournée, ho fatto una decina di puntate e ci condividevamo la presentazione della puntata. Andiamo in giro, intervistiamo le persone, presentiamo i luoghi dove siamo e ogni tanto si vede noi che andiamo in bicicletta. In realtà introduciamo il pubblico nel luogo, sia nelle città e in questo caso anche nei teatri intervistando i sindaci e varie personalità. E’ una scoperta del Bel Paese vista dal nostro punto di vista che siamo ciclo turisti.

Marianella, con Paolo ti trovi molto in sintonia. Avete anche delle cose in comune?

Si, siamo toscani oltretutto che è una cosa che unisce molto. Poi siamo due persone  sempre in movimento per cui ci siamo trovato anche su questo aspetto della vita. Altro aspetto è che ci piace viaggiare, scoprire la vita nostra anche. Io sono cresciuta pensando che la condivisione tra due persone sia alla base di un buon rapporto, quindi più si condivide meglio è. Difatti i siamo messi a tavolino e abbiamo creato  "Pedale Rosso", l'iniziativa itinerante contro la violenza di genere ed è una cosa che abbiamo desiderato di fare insieme e stiamo lavorando per poterla fare in giro per l’Italia.

Paolo, come compagna di questa avventura con te c’è l’attrice Marianella Bargilli. Com’è il vostro rapporto e come ciclista che voto gli dai?

Lei ha accompagnato me nel mio lungo viaggio del giro uomini e io ho accompagnato lei nel viaggio del giro donne, quindi ci siamo alternati un po’. Io ho conosciuto Marianella qualche anno fa, la conoscevo di nome, non sapevo che era ciclista per passione e qui si intrecciano le due cose. Diciamo che condividiamo una  passione che è quella per la bicicletta non agonistica, quindi la bicicletta come mezzo di trasporto per viaggiare, per scoprire, per esplorare. Qui ci troviamo bene, ma non solo qui, ci troviamo bene anche nella vita, però condividere questo viaggio è un valore aggiunto.

Marianella, la tua passione per la bicicletta com’è nata?

Nasce perché sono tornata a vivere in Toscana da qualche anno. Ho vissuto in giro per l’Italia, soprattutto a Roma. Mia sorella andava in bicicletta, io sono una super sportiva e ho deciso di provare anch’io la bicicletta. Una mia amica mi ha consigliato di comprare una “gravel” e da lì ho iniziato. Noi viviamo sul mare, tra le colline per cui andare in bicicletta è uno sturbo e poi da lì non ho più smesso di pedalare. Adesso sto andando a fare la maratona delle Dolomiti, per cui mi impegno molto.

Dopo Giro Express quali sono i tuoi impegni Marianella?

Io a settembre inizio le prove al teatro Quirino di “Tito Andronico”, una tragedia di Shakespeare, con Francesco Montanari, per la regia di Davide Sacco. E’ un impegno grosso perché è uno Shakespeare. Francesco Montanari è un collega che stimo molto, Davide Sacco è un giovane regista che sta facendo carriera, per cui è un bellissimo progetto e sono molto contenta.

 

Paolo Bettini (ex ciclista)                       Riparbella (Pisa) 1.7.2025

                       Intervista di Gianfranco Gramola

Paolo Bettini, icona del ciclismo italiano con l'oro olimpico di Atene 2004 e due titoli mondiali (Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007), trova in questo progetto una stimolante nuova avventura. Accompagnare il Giro Women gli permette di esplorare il ciclismo da una prospettiva diversa, valorizzando il talento e la determinazione delle cicliste che si sfideranno lungo gli oltre 900 km e 14.300 metri di dislivello del percorso.

Intervista

Parliamo un po’ della tua carriera, Paolo. Com’è nata la decisione di diventare ciclista? Chi ti ha  trasmesso questa passione?

Babbo Giuliano. In famiglia era il ciclista appassionato da sempre, non ha mai gareggiato ma ha messo in bici tutti. E’ quello che al paese storico mio, La California  in provincia di Livorno, a fine anni ’60 s’inventò di aprire il gruppo sportivo anche di ciclismo, perché c’era già il gruppo sportivo di La California ma facevano calcio e lui aprì la sezione di ciclismo e nacque la prima squadretta composta da ragazzini, dove poi ha corso anche mio fratello che aveva dieci anni più di me e poi siccome lo faceva il fratello maggiore, ho voluto provarci anch’io e com’è è arrivata l’età utile, ho iniziato e nell’81 ho attaccato il primo numero.

I tuoi genitori avevano in mente un futuro diverso per te?

I miei genitori avevano l’obiettivo di farmi studiare e lo sport inteso come l’ho fatto non se lo immaginavano proprio. Il mio babbo l’obiettivo che si poneva era di farmi fare sporto per farmi stare lontano dai vizi della strada e dai pericoli della vita e per avere un insegnamento culturale e sociale diverso, perché lo sport fondamentalmente,  qualunque disciplina uno faccia, è uno stile di vita, è il rispetto delle regole, è un crescere in maniera sana, anche a livello fisico. Per cui il mio babbo non se lo sarebbe mai sognato e mai aspettato che io facessi quello che ho fatto. Io mi ricordo che al campionato del mondo di Salisburgo, che avevo già vinto gare, campione olimpico,  ecc… scesi dal podio con la maglia di campione del mondo, mi abbracciò e mi disse: “Ora puoi anche smettere”. E me l’aveva già detto quando avevo vinto la Sanremo, quando ho vinto le Olimpiadi e quando avevo vinto Lombardia. Non gli interessava vedermi sul podio, quel “ora puoi anche smettere” significava per lui che non c’era  bisogno di tutto questo (risata).

Con quali miti del ciclismo sei cresciuto?

Io ho iniziato nell’81 e nell’82 Saronni con “la famosa fucilata di Goodwood” vinse il mondiale. E' normale che da ragazzino, per me era Saronni il mio mito. Crescendo invece ti dico da dilettante, appena prima di passare professionista, io in camera avevo il poster di Gianni Bugno che aveva vinto il mondiale di Stoccarda e per me Bugno era Bugno, un mito. L’anno prima avevo il poster in camera e l’anno dopo lo trovo compagno di gruppo, avversario perché eravamo in squadre diverse però è stato uno dei primi amici che mi sono fatto in gruppo, perché per me era un idolo, è stato il primo che ho avvicinato e ancora oggi è un amico.

Il soprannome Grillo com’è nato, chi te l’ha dato?

Me l’ha bollato un giornalista della Gazzetta, non mi ricordo che, tanti anni fa. I giornalisti quando sono il sala stampa parlano, scrivono e guardano anche un po’ di gara e mi trovavano un momento in fondo al gruppo, poi davanti a scattare, poi in fuga, poi ripreso e poi scattavo ancora e un giorno un giornalista ha detto: “Questo qui è peggio di un grillo, salta  destra e a sinistra”. E lì è nato il mito del grillo.

Della vicenda Pantani che idea ti sei fatto?

Che è un dramma forse più semplice di tutto quello che vogliono raccontare, per quello che posso esprimere io. E’ un dramma di vita perché quando una persona si riduce a quello che è successo e muore nello stato in cui l’hanno trovato, non si tratta di sport ma c’è qualcosa di sociale un pochino più complicato.

Qual è stata la vittoria più sofferta?

Sicuramente la Lombardia 2006, vinta dieci giorni dopo la morte di mio fratello.

La sconfitta più pesante?

Forse Madrid 2005. Le sconfitte le ho sempre accettate, come accetti e festeggi la vittoria, devi essere maturo al punto tale da metabolizzare anche la sconfitta, se no non sei pronto per vincere la domenica dopo.

Cosa insegna lo sport?

Lo sport ti insegna a vivere. Veramente.

Il talento e la capacità di soffrire, alla fine premiano?

Il talento aiuta, la capacità di soffrire fa la differenza.

Cosa ti piace e viceversa del ciclismo del giorno d’oggi?

Si parla sempre del ciclismo che cambia, che è cambiato e cambierà. Io sono entrato nel ciclismo nel ’97 ed erano appena cambiato delle cose, l’ho lasciato nel 2008 e l’ho lasciato in maniera diversa. Oggi parliamo di due ciclismi rispetto a quello che ho visto io nel 2008 ed è bello così. E’ il mondo che avanza.

Dopo l’oro olimpico, i due titoli mondiali e le tante vittorie, ti sei tolto qualche sfizio?

Anche troppi, poi mi sono fermato (risata). Come tutti i giovani che arrivano ad un certo punto e guadagnano dei soldi ne ho sprecato diversi in macchine, mi sono tolto dei vizi personali ma soprattutto ho viaggiato molto. Una parte di quei soldi che  fortunatamente ho potuto gestire, oltre ad averli investiti in immobili e proprietà, una parte l’ho dedicata ai viaggi. Ad oggi posso dire che mi manca l’Africa e poi ho girato tutto il continente.

Hai dei rimpianti?

No, mai avuti.

Oltre allo sport curi delle passioni nella vita?

Il volo, che è sempre un ramo deformato dello sport. Ho un piccolo aereoplanino, un ultra leggero avanzato, rigorosamente made in Italy, perché è un’eccellenza italiana che fanno a Capua, vicino a Caserta e quando posso stacco le ruote da terra e mi alzo. Nella vita bisogna tenere i piedi per terra, però ogni tanto è anche bello volare e perdersi tra le nuvole.

Cosa provi quando sei su, tra le nuvole?

Libertà. Una emozione incredibile.