Barbara Carfagna (giornalista e conduttrice
del Tg1) Roma
28.4.2025
Intervista di Gianfranco
Gramola
“Minoli? Era abbastanza severo. Lui veniva
improvvisamente mentre stavamo al montaggio, guardava il prodotto e in cinque
minuti magari lo rivoluzionava. Tutti facevano quello che diceva lui perché ti
migliorava il pezzo e ti insegnava pure delle cose”
Barbara Carfagna, nata a Roma, è una
giornalista e conduttrice televisiva. Laureata in Lettere e Filosofia, dieci
anni di violino al Conservatorio di S Cecilia di Roma, insegna società digitali
alla facoltà di Sociologia Università "La Sapienza" di Roma.
Collabora con il Sole 24 Ore. per cui scrive editoriali, Civiltà delle Macchine
di Fondazione Leonardo, Il Foglio, Panorama, Formiche, La Stampa su temi di
politica, economia, società digitali. Ha curato per Mondadori gli ebook
"Democrazia digitale: la seconda fase" (2018) e "Rete di
sicurezza: guida alla cybersecurity" (2017). Si occupa dell'impatto del
digitale sull'uomo e le società realizzando reportages nelle università e nei
paesi più tecnologicamente avanzati del mondo. Approfondimenti su politiche
digitali, economia, finanza, criptovalute blockchain e cybersecurity in Italia
ed all'estero. USA, Singapore, Giappone, Israele, Emirati Arabi, Taiwan, Silicon
Valley, Corea del Sud, Svizzera, Armenia, Arabia Saudita, incontrando accademici
e personalità di fama mondiale come Leonard Kleinrock, Vincent Cerf, Reid
Hoffman, Maria Ressa, Meredith Whittaker, Luciano Floridi, Eugene Kaspersky,
Hiroshi Hishiguro, Yuval Noah Harari, Audrey Tang, Zygmunt Bauman, Geoff Mulgan,
Aubrey de Grey, Stuart Kauffman, Martin Sorrell, Tom Barrack, Jacqueline Poh, Làzlo
Barabàsi, Hiroshi Ishii, Neil Gershenfeld, Ren Zhengfei, Brian Eno, Evgeny
Morozov, Armen Sarkissian. È stata una violinista, ha studiato dieci anni al
Conservatorio di S Cecilia in Roma, corista nei cori di Nora Orlandi, fin da
bambina incide per Rai e RCA; primo lavoro: incide “Viva la Rai” con Renato
Zero. Ha fatto parte delle orchestre di “Fantastico” condotto da Pippo
Baudo. Figlia del chitarrista Carlo Carfagna inizia l'attività giornalistica
nel 1994 in testate locali, quotidiani e settimanali (da Il Giornale a Diario di
Deaglio); ha praticato Kung Fu Shaolin alla scuola di Nelson Tello. In Rai si è
formata alla scuola di Giovanni Minoli, per cui ha lavorato a Mixer.
Successivamente al Tg1 Sotto la direzione di Albino Longhi ha realizzato
reportages per TV7 e Speciale TG1, seguendo i principali fatti di cronaca
italiana e realizzando speciali in Etiopia, Niger (dove ha realizzato reportages
durante la nascita di quello che sarà Boko Haram e sull'espansione dell'Islam
fondamentalista), Nigeria (dove ha intervistato in esclusiva mondiale Safya, la
prima donna condannata alla lapidazione per adulterio), Sudafrica, Cambogia
(dove ha realizzato documentari storici e sul traffico di bambini) e Germania
(sul neonazismo nell'ex Germania est). Per Rai Educational (oggi Rai Cultura) ha
prodotto e realizzato reportages sulle colonie francesi in Africa. Per la
redazione cronaca del TG1 ha seguito le principali inchieste di cronaca (nera e
giudiziaria) italiana e i misteri d'Italia e realizzato la rubrica Italia Italie
- da lei proposta - la prima dedicata agli immigrati di successo. Per Speciali
TV7 e Porta a Porta approfondisce il tema dell'applicazione delle neuroscienze e
delle perizie scientifiche nel processo penale. Lavora per le rubriche TV7 e
Speciale TG1, con particolare attenzione alla divulgazione scientifica e
tecnologica, alla filosofia, alla politica e all'economia digitale. Dal 2017 è
autrice e conduttrice per Rai 1 della trasmissione Codice: la vita è digitale,
approfondimento sulle società digitali, il web, la tecnologia. La prima
trasmissione Rai sull'Era di Internet è giunta all’ottava edizione.
Intervista
Tu nasci come violinista, com’è nata
la decisione di dedicarti al giornalismo?
Perché quando stavo preparando un esame
particolarmente difficile di violino, stavo sempre a casa, guardavo la
televisione e ho visto un servizio che Giovanni Minoli ha fatto per il suo
programma Mixer sul mostro di Rostov in Unione Sovietica, un caso di cronaca che
si innestava nel crollo dell’Unione Sovietica e quella combinazione di storie
individuali con macro storia mi ha affascinato moltissimo e da quel momento ho
deciso che avrei fatto la giornalista e che avrei lavorato con Minoli.
I tuoi genitori ti hanno incoraggiato in
questa scelta professionale?
No, loro erano proiettati nel farmi fare la
violinista, per cui l’hanno presa come se fosse una boutade e che poi non ce
l’avrei fatta. Comunque non mi hanno detto niente e alla fine l’ho fatto
davvero. Non ci credevano molto.
A parte Giovanni Minoli, con quali
giornalisti di riferimento sei cresciuta?
Diciamo che io in realtà sono una freelance
in ogni senso, cioè quando ho deciso di fare la giornalista non conoscevo
nessuno perché non avevo contatti con questo mondo per cui ho cominciato da un
giornale circoscrizionale e su questo giornale cominciai a fare una serie di
esclusive importanti tra cui “Affittopoli”. Facevo tutto da sola perché
anche lì non c’era un direttore giornalista. Poi da lì mi sono formata sulla
strada e sono andata a collaborare con altri giornali che in quel periodo
aprivano e chiudevano. Quindi non ho avuto dei giornalisti di riferimento, finché
non sono arrivata a lavorare con Minoli. Lui è stato il mio primo maestro.

Com’era lavorare con Minoli? Era
esigente, severo, pignolo?
C’era una organizzazione che era anche
extra professionale, eravamo una grande famiglia quella di Minoli, per cui si
entrava in un gruppo di lavoro che aveva delle regole ben precise e si cercava
di interpretare i suoi desideri, i suoi gusti e c’era un sistema molto
avanzato per l’epoca. Quando lui ci prendeva, anche se eravamo precari, ci
mandava a fare una sorta di training con i più anziani in alcune società
private dove ci insegnavano a girare, a montare, a ragionare un po’alla sua
maniera. Quindi feci questi giorni in questa scuola vicino a Bologna in una
società d’appalto dove mi insegnarono a girare e montare alla maniera sua, al
linguaggio televisivo suo, quindi ci fu una formazione. Questo era già
importante e poi lui veniva improvvisamente mentre stavamo al montaggio,
guardava il prodotto e in cinque minuti magari lo rivoluzionava. Tutti facevano
quello che diceva lui perché ti migliorava il pezzo e ti insegnava pure delle
cose. Era abbastanza severo.
Quali sono le qualità che deve avere un
buon giornalista?
Anzitutto deve avere una curiosità personale
prima ancora di quella professionale, perché quella io trovo che sia il motore
di tutto il buon giornalismo. Poi la capacità di fare delle domande che in
tempi moderni diremmo non sono immaginabili per chat GPT (è un programma
informatico dotato di impressionanti capacità di generare testi in modo
autonomo, ndr.) e la voglia di stare in mezzo alla gente. Io come giornalista
posso dire che lavoro H24, perché oltre al lavoro che si vede sono sempre a
pranzo o a cena con persone che mi possono dare notizie, che mi possono offrire
delle angolazioni diverse sulla realtà. Ieri sera, per esempio, sono stata a
cena fino a tardi con uno scienziato di Losanna e mi ha spiegato le ultime novità
in fatto di scienze dei materiali, non che io debba fare qualcosa adesso sulla
scienza dei materiali, ma proprio perché mi interessa sapere tutto. Voglio
sapere tutto, voglio vedere se poi c’è qualcosa che mi può tornare in mente
al momento più opportuno, ma anche solo perché mi piace saperlo.
Secondo te è più libera la carta
stampata o la TV?
La carta stampata è libera di per se, nel
senso che è libera dall’immagine, e quindi la necessità di mettere una
immagine in televisione è già di per se coercitiva in qualche modo. La libertà
della televisione è vincolata dalle immagini, però è più potente.
Nel giornalismo abbiamo tante
professioniste. E’ un passo verso la parità secondo te?
Diciamo che sono stati fatti tantissimi passi
avanti e penso che ormai tutti i ruoli siano
stati ricoperti da donne nell’ambito del giornalismo, quindi secondo me, nel
giornalismo c’è parità.
Ti hanno mai censurato?
No, però devo dire che ovviamente essere in
una televisione di stato già di per se, non in termine di censura, ti rende più
istituzionale e quindi anche le voci che i giornali mettono, voci non
verificate, ecc … non le puoi mettere. Non puoi fare quello che fanno tanti
altri e quindi devi avere proprio delle evidenze.
Con la scusa del segreto professionale a
volte viene tutelata la menzogna?
Se poi vieni scoperto però è la fine.
Abbiamo visto dei casi. Personalmente mai. Il segreto professionale c’era e
avevo anche il modo di provarlo, ma non potevo dirlo.

Ti preoccupa la concorrenza televisiva?
E’ abbastanza feroce e abbastanza inutile,
perché siamo in un’epoca in piena infodemia, quindi farsi concorrenza quando
c’è tanto spazio, anche quello di internet che è infinito, mi sembra stupido
ma purtroppo accade.
Fra le tante interviste che hai
realizzato, vorrei un tuo ricordo di Safya, la donna
condannata per adulterio.
Mi ha colpito Safya perché avevo l’idea
che lei non sapendo cosa fosse un aereo, cosa fosse il resto del mondo fuori dal
villaggio, sarebbe rimasta molto stupita nel vedere cosa c’era fuori. Invece
quando è stata poi invitata su mio imput dal sindaco Veltroni in Italia, non si
stupì per niente e dimostrò un coraggio da leone. Arrivò qua, parlò come
doveva e non rimase stupita di nulla e questo stupì me invece. Ho pensato a
questa donna che non aveva mai visto altro che il suo villaggio, non sapeva
nulla del resto del mondo, ma non rimaneva minimamente stupita da nessuna
tecnologia, da nessuna diversità. Questo mi ha colpito molto e soprattutto mi
ha colpito molto la sua forza.
Come inviata quanto è importante
l’istinto e l’intuito?
L’intuito per me è molto importante, è da
dieci perché io nella maggior parte dei casi, soprattutto quando non c’era
internet, ma anche adesso, cerco di non seguire il flusso delle notizie e poi
lavorare su quello, ma di anticipare delle cose che verranno, cosa che mi è
riuscita abbastanza bene sia in cronaca che quando mi sono occupata del
digitale, ho anticipato un po’ tutto, compresi gli attacchi informatici e di
questo ne parlavo dieci anni fa. L’intuito per me ha importanza dieci.
Come affronti il futuro, con serenità o
preoccupazione?
Diciamo che questo mestiere ci aiuta a
cambiare all’ultimo momento anche tutti i piani di quello che è stato
pianificato prima e quindi ti insegna anche ad essere plastico, dinamico e ad
adattarti. Quindi diciamo che non ho grandi timori, certamente penso che sia più
difficile avere 20 anni oggi di quando ce li avevo io.
Cosa ne pensi dell’intelligenza
artificiale? Quali sono i pro e i contro?
I pro sono infiniti perché c’è la
possibilità veramente di arrivare a scoprire la cura per qualsiasi malattia e
anche le ragioni e anche gli stili di vita da adottare per non fartele venire.
Inoltre c’è la possibilità veramente per tutti di poter arrivare in alto,
cioè non bisogna più conoscere qualcuno per fare qualcosa, quanto riuscire ad
usare bene questi strumenti e quindi le potenzialità sono veramente tante. I
contro li vediamo oggi perché con l’intelligenza artificiale tu puoi
distruggere le democrazie potenzialmente, puoi riuscire a far diventare le
persone dei bersagli e al contempo anche soldati. Quindi ognuno può arrivare a
costruire un’arma o può essere bersaglio di qualcosa solo per le sue
competenze per esempio e questo ci porta in un mondo che è molto ma molto
diverso da quello analogico e ancora non abbiamo visto niente, lo vedremo nei
prossimi anni.
Quali sono le tue ambizioni?
Io ho un programma che mi piace tantissimo,
che si chiama “Codice: la vita è digitale”
e la mia ambizione è riuscire ad averlo d’estate e d’inverno con
regolarità e che l’azienda ci punti un po’ di più.
Fra i sogni nel cassetto c’è posto per
un tuo libro?
Proprio oggi stavo pensando all’unico libro
che scriverei, però scrivere un libro sul tema dell’intelligenza artificiale
è inutile perché cambia tutto ogni tre mesi, quindi in qualche modo è tempo
sprecato. Mi piacerebbe scrivere un libro su alcune storie che non ho potuto
raccontare, perché non avevo le immagini.

Oltre al lavoro curi delle passioni nella
vita?
Sono appassionata di quello che poi ho fatto
diventare il mio lavoro, cioè un po’ la filosofia legata all’uomo. La
filosofia e l’antropologia sono gli studi che ho fatto, che mi interessano e
che metto poi nel mio lavoro. Ho poi la passione per i gatti e quella per i
viaggi.
Non sei appassionata di cucina?
La cucina, no, perché sono negata. Io sono
una che va in giro per il mondo a fare digiuni (risata). Faccio questi trip
pazzeschi in cui si digiuna tutti insieme, in Tailandia, in Turchia, in India,
però quando non digiuno, sono un’ottima forchetta, mi piace mangiare ma non
cucinare.
Per lavoro hai girato mezzo mondo. Ci sono
dei paesi che ti hanno colpito molto?
Mi ha colpito l’Arabia Saudita ultimamente,
sono rimasta proprio folgorata perché mi colpisce innanzitutto la creazione di
una politica chiusa nell’intelligenza artificiale, proprio integrata nella
politica e questo è straordinario. Mi colpisce l’apertura improvvisa, veloce,
rapidissima, il fatto che comunque Re Salman abbia saputo capire che doveva
attrarre tutti i ricercatori migliori del mondo per trasformare il suo regno,
che ci abbia messo una valanga di soldi e quindi si ha la possibilità di vedere
trasformato il paese da un mese all’altro. Ho fatto quattro viaggi lì
e ogni volta dopo un mese trovavo un mondo diverso. Una cosa incredibile, mai
vista prima e mai possibile prima, nel senso che ci vuole la tecnologia per fare
questo e questo mi ha veramente colpito come nessun’altra situazione.
Un tuo ricordo di Papa Francesco?
Ricorderò sempre la sua prima frase su
Internet: “E’ un dono di Dio” disse
nel 2013. E’ stato il Papa che ha avuto il coraggio di dire quello che i
politici non dicono sul fatto che la “potenza di calcolo” in mano a pochi
“Billionaire” crea enormi diseguaglianze.
Il tuo rapporto con la Fede?
Sono agnostica ma credo che seguendo i valori
cristiani si vada più lontano che ad essere atei o di altre religioni
monoteiste.
Sei devota a qualche Santo?
Sono cresciuta all’ombra di Sant’Agnello,
patrono del Paese dove passavo le vacanze da piccola. Non ho mai perso la
processione annuale fino a quattro anni fa.