Blue Angy (ex escort, life coach e scrittrice)    Antigua (Caraibi) 13.3.2025

                    Intervista di Gianfranco Gramola

“Accogliente, elegante, sensuale, con un’innata capacità comunicativa e una forte propensione all’ascolto: dicono che sia l’amante ideale, proprio perché sono genuina, brillante e di buon carattere. A me non piace definirmi, credo di poter essere tante donne diverse a seconda della persona con cui mi trovo e dei suoi desideri. Ma, nonostante le mille sfumature, alla fine sono sempre io… Blue Angy.”

 

I siti ufficiali sono www.blueangy.com  e https://blueangy.ju.mp

“Ungherese d’origine, innamorata dell’Italia, sono apparsa molte volte in TV e sono stata intervistata dalle più importanti testate giornalistiche nazionali. Come scrittrice, ma anche come donna, ho tre valori fondamentali nella vita: trasparenza, buonsenso e responsabilità delle proprie azioni. Il rispetto di questi principi conduce a un prezioso equilibrio di libertà, che racconto nei miei libri e che auguro a tutti di trovare.

Nel mio primo libro, edito da Einaudi, Come far del Bene agli Uomini, racconto in chiave autobiografica come, senza arcaici pregiudizi, mi sono ritrovata a praticare il mestiere più antico del mondo. Il mio secondo libro, Sesso, Amore e Liberazione, è un manuale dedicato alle donne, che ho scritto con grande entusiasmo. Il mio terzo libro approfondisce la mia più sincera intimità, il mio sentimento d’amore, che inevitabilmente porta alla scoperta anche delle mie fragilità: Eros che mi lega: l’amore che mi scatena. Tutte le fragilità di una escort. E ora, continuo a parlare d’Amore, che per me rappresenta il senso della vita, nel mio quarto libro: La Escort innamorata.

Intervista

Quando sei venuta in Italia e come ricordi l’impatto?

Sono arrivata in Italia nel 1991. Racconto questa esperienza nel mio primo libro, Come fare del bene agli uomini (vita e consigli di una cortigiana perfetta), un’autobiografia che descrive la mia vita dall’infanzia fino ai 38 anni. Sono venuta in Italia a 21 anni, in fuga da una vita complessa. Ero diventata madre a 16 anni, avevo un marito che non si prendeva cura di me e mi maltrattava, e una bambina di 5 anni da crescere. Era un buon padre, ma come marito era terribile: avevamo solo quattro anni di differenza, ma la nostra relazione era già distrutta. Poi mi sono innamorata di un medico, che mi ha rifatto il seno gratuitamente. Io, ingenua e piena di speranze, credevo di aver finalmente trovato un uomo che si sarebbe preso cura di me. Ma sono caduta dalle nuvole quando lui, in cambio, pretendeva rapporti sessuali. Quell’episodio mi ha aperto gli occhi: ho capito che gli uomini desideravano il mio corpo, mentre io cercavo amore e comprensione. È stata una ferita profonda, ma allo stesso tempo un insegnamento. E, almeno, avevo un seno più bello. A 16 anni, con una condizione economica devastante, un marito assente e una figlia da crescere, la mia vita era tutt’altro che facile. Con il mio nuovo seno ho iniziato a lavorare in un night club e a guadagnare bene. I soldi li usavo per mantenere mio marito e mia figlia. Ma dopo tante delusioni, sentivo il bisogno di scappare dall’Ungheria. Un giorno, su un giornale, ho letto un annuncio: in Italia cercavano ballerine per lavorare con coreografie. Mi sono precipitata a Budapest per un provino, hanno testato qualche passo di danza e l’impresario mi ha presa. Così sono arrivata a Montecatini Terme, in Toscana. Il mio arrivo è stato indimenticabile. Sono arrivata in macchina all’una di notte e, con mia grande sorpresa, il centro della città era ancora pieno di vita: gente che passeggiava, donne bellissime, uomini eleganti, tanto lusso. Mi sono chiesta: “Ma dove sono capitata?”. La prima notte ho dormito in albergo, e il giorno dopo ho iniziato a lavorare in un night club. A differenza di molte ragazze dell’Est, non ero povera quando sono arrivata in Italia: avevo già guadagnato bene nel night in Ungheria. Inoltre, avevo avuto una relazione con un uomo benestante, un autista che si era innamorato di me e si era offerto di prendersi cura di me e di mia figlia. Lui mi diceva: “Lascia tuo marito, non portargli più soldi, non se lo merita. Vieni a vivere con me, penserò io a tutto.” Ma io non lo amavo. Dopo la delusione con il medico, sentivo solo il bisogno di fuggire e ricominciare da sola. Tuttavia, la sua promessa mi dava sicurezza: “Vai in Italia, ma se hai problemi, chiamami e vengo a prenderti.” Non ho mai avuto bisogno di lui. Ho sempre voluto essere onesta e indipendente. Non è stato facile, ma è stato affascinante. Venire in Italia è stata la mia sfida personale: un percorso di emancipazione e indipendenza. A 21 anni, ho iniziato a costruire la mia vita da zero. Mi piaceva l’Italia, la sua gente, e le persone che frequentavano il night club erano signori benestanti. Ben presto, ho capito che la coreografia era solo una formalità: il mio vero lavoro era l’entraineuse, intrattenere i clienti. Molti di loro erano uomini d’affari, sposati, industriali, che mi corteggiavano e mi portavano fuori a cena. A loro piaceva farsi vedere con una bella ragazza dell’Est, mi regalavano vestiti costosi e, in un certo senso, vedevo in loro una forma di amore, anche se spesso era solo un’illusione.

Com’è nato il tuo nome d’arte?

“Blue” perché ho gli occhi di un blu intenso, “Angy” perché il mio nome è Angela. Mi piace pensare di essere un angelo, perché nella mia essenza c’è il desiderio di aiutare, di sollevare gli altri, di fare del bene e di trasmettere una visione profonda della vita: l’amore. Credo che se tutti vivessimo l’amore in ogni sua forma, affrontando la vita con il cuore aperto, con bontà, trasparenza, buonsenso e responsabilità delle proprie azioni, il mondo sarebbe un posto completamente diverso. Io sono così, e questo è il messaggio che voglio portare.

Prima di fare la escort, hai fatto altri lavori “normali”?

Sì, prima di venire in Italia ho fatto diversi lavori. Ho avuto un’infanzia difficile, e racconto tutto nel mio libro Come fare del bene agli uomini. A 16 anni ho lasciato la casa dei miei genitori. Non li ho mai sentiti come una vera famiglia, perché mi hanno messa al mondo ma non si sono mai occupati di me. Sono cresciuta in un ambiente privo d’amore. A quell’età ho conosciuto il mio primo marito, il padre di mia figlia. Aveva 20 anni e viveva con suo padre in una grande casa di un paesino, insieme alla sorella (mia coetanea). La loro madre si era suicidata perché il marito la tradiva e la trascurava, affogando tutto nell’alcol. Quando sono arrivata lì, per la prima volta nella mia vita ho avuto la sensazione di appartenere a una famiglia. Mi occupavo della casa, cucinavo, lavoravo e badavo agli animali. Mi svegliavo ogni mattina con gioia, perché sentivo di avere finalmente un posto che potevo chiamare “casa”. Mia cognata era troppo impegnata con gli studi, quindi toccava a me occuparmi delle faccende domestiche. Ma lo facevo con amore, perché credo che dove c’è amore, c’è sempre un piccolo miracolo. Essendo una ragazza carina, trovai un lavoro in paese in un negozio di pane e latte. Ricordo ancora l’emozione del mio primo stipendio: ero così felice che corsi al supermercato per comprare salumi e altre cose da portare alla mia nuova famiglia, condividendo con loro quella gioia. Dopo un po’, dovetti lasciare quel lavoro e ne trovai un altro in una città più grande, la seconda più grande dell’Ungheria. Ogni mattina prendevo un pullman e viaggiavo per un’ora per raggiungere il mio posto di lavoro in un bar. Iniziavo alle 6 del mattino, quindi dovevo alzarmi alle quattro per preparare la colazione ai clienti, cucinare la frittata e servire al banco. Il bar era gestito da un uomo e da sua moglie. Un giorno, dopo il mio turno, il proprietario mi fece una proposta indecente: “Se vuoi continuare a lavorare qui, devi fare l’amore con me”. Io rifiutai e venni licenziata. Trovai allora un nuovo lavoro in un collegio, come aiutante in cucina. La responsabile era una donna fredda, magra e ambiziosa, ma mi assunse. La mia giornata iniziava sempre alle 4 del mattino: prendevo il pullman e andavo a sbucciare patate in cucina, perché all’epoca non c’era ancora una macchina per farlo. Lavoravo con un gruppo di signore simpatiche, e loro mi trattavano come una figlia. Mi sentivo coccolata, accolta, amata, come se finalmente avessi trovato delle mamme vere. Quando scoprirono che ero incinta, fu un momento bellissimo per tutte noi. Ho lavorato fino a un mese prima del parto, perché sapevo che se non avessi lavorato, lo Stato non mi avrebbe dato alcun sostegno economico per la nascita di mia figlia. Ma, soprattutto, sapevo che potevo contare solo su me stessa. Mio marito non faceva nulla per aiutarmi. Amava giocare a calcio, giocava in Serie C, ma guadagnava pochissimo. Quando nacque nostra figlia, lui partì per il servizio militare e io rimasi completamente sola.

Cosa ti ha spinto a diventare una escort?

Ho capito presto che tutti gli uomini volevano portarmi a letto. Così mi sono chiesta: “Perché non farglielo pagare?”. Spesso, nella mia generosità nel concedermi a un uomo, mi sono sentita usata. Allora ho pensato che se io do qualcosa, devo anche ricevere. Altrimenti, si rischia di subire una violenza dell’anima: la donna, prima ancora di essere vista come un corpo, desidera essere rispettata come persona. È nella natura stessa dell’uomo cercare la donna, e la femmina, con la sua sensualità, richiama il maschio. È un meccanismo naturale: l’uomo fa sesso per piacere, e quando si trova davanti a una donna particolarmente attraente, il suo primo pensiero è volerla portare a letto. Quando questa richiesta diventa esplicita, perché non farla diventare un accordo chiaro e consapevole?

Ma quando è nata davvero questa consapevolezza?

Avevo 23 anni e lavoravo in un night club a Pescara come entraineuse, dalle 10 di sera alle 5 del mattino. Intrattenevo i clienti e mi esibivo sul palco. Notavo che molte colleghe si concedevano a pagamento o in cambio di regali, ma all’inizio non avevo alcuna intenzione di fare lo stesso. C’era un ragazzo di Bari che frequentava il night da mesi. Mi corteggiava, pagava da bere solo per me, veniva esclusivamente per vedermi. Già questo, ai miei occhi, era una forma di rispetto. Una sera mi disse: “Perché tu non esci come le altre ragazze? Cosa devo fare per stare con te?”. E io, quasi per gioco, risposi: “Devi pagarmi.” Lui sorrise e disse semplicemente: “Non c’è problema.” Uscimmo insieme. Prenotò una stanza in un meraviglioso hotel 5 stelle sul lungomare. Passammo la notte insieme e fu un’esperienza bellissima: facemmo l’amore, non solo sesso. La mattina alle 7 mi diede un bacio e mi disse: “Ti ho ordinato la colazione, ma ora devo tornare a Bari”. Poco dopo, arrivò il vassoio con il caffè e, insieme, 30 rose rosse. Aprii la finestra, mi affacciai sul balcone e vidi il mare con il sole che sorgeva all’orizzonte. Feci colazione, guardando le rose, e in quel momento pensai: “Questa è la vita che voglio”. La differenza tra quell’uomo e tutti quelli che avevo incontrato prima era che lui mi aveva rispettata e valorizzata. Nessuno prima di lui mi aveva mai trattata con quella cura. Dopo quell’esperienza, continuai a lavorare nel night, ma conobbi un altro uomo che mi prese in giro. Mi innamorai di lui, ma lui mi usò e mi buttò via. A quel punto, capii che avrei dovuto proteggermi. Decisi che non avrei mai più permesso a nessuno di usarmi senza che io avessi un controllo su ciò che accadeva. E così nacque Blue Angy. Da quel momento, iniziò la mia avventura: divenni una donna del piacere, una donna consapevole del proprio valore. Diventai una escort.  

      

Per fare la escort serve talento, un bel fisico o una predisposizione?

Fare la escort non è per tutte. Serve una predisposizione naturale e una vera comprensione del mestiere. Non basta un bel fisico, ci vuole molto di più. Penso che dovrebbe esistere una vera e propria formazione per diventare escort: una scuola di 3-4 mesi in cui si possa capire chi è realmente adatta a questo ruolo e chi no. Perché essere una donna del piacere significa essere una professionista. Una escort deve essere perfetta per il suo ruolo e non può sbagliare. Non serve essere bellissima, ma bisogna essere intelligenti e piacevoli. Si può iniziare anche a 19 anni, ma è fondamentale avere una predisposizione totale per questo lavoro. Una escort deve essere prima di tutto una donna libera, consapevole del proprio corpo e della propria sensualità. Deve provare piacere in ciò che fa e sentirsi attratta dalla persona con cui condivide l’intimità. Non si tratta solo di sesso, ma di un gioco di seduzione, di complicità e di energia. Credo che sarebbe giusto e necessario riconoscere legalmente questa professione, creando una formazione specifica e inserendo questo mestiere in un contesto regolamentato e dignitoso. Una escort non dovrebbe vergognarsi, né essere giudicata. Dovrebbe poter pagare le tasse e svolgere il suo lavoro con rispetto, proprio come in altri Paesi dove questa attività è legalizzata. Perché questo mestiere non è un lavoro sporco, ma un lavoro dignitoso, come qualsiasi altro.

La tua famiglia sa che lavoro fai?

Io non ho mai avuto una vera famiglia. I miei genitori mi hanno messa al mondo, ma non si sono mai presi cura di me, quindi è come se ci fossero e non ci fossero allo stesso tempo. A loro non importava davvero quello che facevo, anzi, erano contenti perché potevo aiutarli economicamente. Non ho mai tenuto segreto il mio lavoro, anzi, l’ho raccontato apertamente nei miei libri autobiografici. Tutti sapevano cosa facevo, anche mia figlia. E oggi, anche se non faccio più la escort, non ho mai provato vergogna: facevo il mio lavoro con dignità e ne ero fiera.

Si dice che tra le escort, come nel porno, ci sia troppa chirurgia plastica. Cosa ne pensi?

È vero, nel mondo del porno c’è molta chirurgia plastica, ma lo stesso vale anche fuori da quel contesto. Oggi tantissime donne comuni ricorrono alla chirurgia estetica, forse persino più di noi. Sia una pornostar che una escort devono avere un certo fascino e una certa bellezza, altrimenti diventa più difficile emergere. Tuttavia, la chirurgia plastica dovrebbe essere fatta con criterio, in armonia con il proprio corpo e la propria cultura estetica. Se si ha la fortuna di incontrare un bravo chirurgo, si ottengono risultati naturali che possono migliorare l’autostima e far sentire meglio con se stesse. E allora perché no? Anche molti uomini oggi si rivolgono alla chirurgia estetica per migliorare il proprio aspetto.

Cosa spinge un uomo sposato a preferire una escort piuttosto che la bella moglie?

Un uomo sposato, intelligente e con un certo portafoglio, preferisce frequentare una escort perché così evita coinvolgimenti sentimentali. Per lui non è un tradimento: è un’esperienza diversa, senza drammi, senza aspettative e senza complicazioni. Una moglie, per quanto bella, dopo molti anni di matrimonio può non rappresentare più quella passione che un tempo esisteva. Con una escort, invece, l’uomo può provare di nuovo l’eccitazione della novità, senza problemi e senza conseguenze. Niente sensi di colpa, niente scenate, niente obblighi. Con una escort, può cambiare partner quando vuole, senza legami e senza dover dare spiegazioni. È un accordo chiaro e reciproco, e per molti uomini questa è la soluzione ideale.

Cosa ti appassionava del tuo lavoro?

Mi appassionava il piacere di conoscere le persone. Mi appassionava il sesso. Mi appassionava l’uso consapevole della mia femminilità e il potere che ne derivava. Era un mondo affascinante, un mix di seduzione, lusso, esperienze e libertà. Ma la cosa più appassionante di tutte era proprio la totale libertà. Essere una escort significava essere una donna libera. Potevo lavorare quando volevo, fermarmi quando non ne avevo voglia. Non avevo un capo, non avevo orari imposti. Certo, la libertà aveva sempre il limite della domanda e dell’offerta, ma il vero vantaggio era che il denaro portava automaticamente alla libertà. E per una donna come me, che ha sempre dovuto cavarsela da sola, la libertà è sempre stata il bene più prezioso.  

Hai mai rifiutato un cliente?

Sì, una volta, tanti anni fa. Lo rifiutai perché era una persona veramente disgustosa, e non mi riferisco solo all’aspetto fisico. Era sovrappeso, malvestito, ma soprattutto aveva un atteggiamento inquietante. Per fortuna, l’ho incontrato in un luogo pubblico. Fin da subito ha iniziato a comportarsi in modo aggressivo e maleducato, fino ad arrivare a insultarmi, cosa che mi ha fatto capire che non era stabile mentalmente. A un certo punto, mi ha allungato una busta con il denaro. Io l’ho guardato e, con fermezza ma educazione, gli ho risposto: “No, ti ringrazio, ma non posso accettare. Non mi interessa.” Poi ho voltato le spalle e me ne sono andata. Mai avuto un rimpianto.

La prestazione o trasgressione più divertente?

Ti racconto un episodio che ho inserito anche in uno dei miei libri. Un giorno ho incontrato un ragazzo giovane e bellissimo, il tipo di uomo che non passa inosservato. Parlando, mi dice che assomiglio moltissimo a una modella che piace sia a lui che a un suo amico. “Voglio organizzare un appuntamento con il mio amico a Vicenza”, mi dice, e mi propone una cosa divertente: “Tu ti metti una parrucca nera, capelli lunghi, e reciti la parte di questa modella. Così realizziamo il sogno del mio amico”. Accetto. Ci diamo appuntamento in un ristorante elegante. Entro nel locale con la mia parrucca nera, vestita in modo impeccabile, e appena mi vede il suo amico rimane incantato, senza parole. Dopo cena, li invito entrambi nel mio appartamento a Vicenza. Arrivati lì, apro una bottiglia di champagne e, con la scusa che avevo caldo, inizio a fare uno spogliarello. L’amico del ragazzo impazzisce di gioia. Inizia un gioco a tre, ma tutto era stato pensato per lui: ammirava il suo amico mentre giocava con me, era completamente affascinato da lui. Fu una cosa dolce, eccitante e molto divertente.

Ci sono uomini che hanno fatto pazzie per te o una dichiarazione d’amore divertente?

Io mi sono sempre comportata lealmente con i clienti. Quando mi accorgevo che un uomo si stava troppo affezionando, soprattutto quelli impegnati o letteralmente innamorati di me, cercavo sempre di riportarli sul binario giusto. Avevo capito la loro fragilità. Alcuni erano pronti a lasciare tutto, a stravolgere la loro vita pur di stare con me. Ma io ero sempre chiara: “Non sono innamorata di te. Ti vedo volentieri, mi fa piacere stare con te, tu mi paghi e punto. Manteniamo i nostri ruoli e godiamoci il momento senza complicazioni”. Mi ricordo di un uomo che soffriva tantissimo per me. Voleva a tutti i costi vivere con me, lasciare la sua compagna, cambiare vita. Un giorno lo invitai a riflettere con lucidità. Gli dissi che era solo un’illusione, che quello che provava per me non era vero amore, e che rischiava di perdere la sua stabilità per un sogno effimero. Dopo qualche tempo, mi scrisse un messaggio bellissimo: “Ti ringrazio. Ho sofferto tanto per te, ma tu mi hai aperto gli occhi e te ne sarò sempre grato”. Siamo ancora buoni amici. Qualche mese fa, mi ha scritto per dirmi che ha aperto una nuova attività, mi ha fatto conoscere sua moglie e la sua bambina. Sono felici e sereni. E io sono felice per lui.  

Hai mai pensato di fare un calendario, magari per beneficenza?

Non ci ho mai pensato, ma perché no? Potrebbe essere una bella idea, soprattutto se fosse per beneficenza. Se può aiutare una buona causa, sarei più che disponibile a farlo.

Nel tuo lavoro puntavi sul passaparola o sui siti e i social?

Quando facevo la escort, puntavo molto sui siti specializzati, perché erano il metodo più efficace e diretto per lavorare. I social mi hanno permesso di conoscere molte persone, ma i siti erano molto più funzionali, perché rivolti a un pubblico mirato e senza perdite di tempo. Esistono pochi siti davvero seri, ma quelli che funzionavano bene erano il miglior strumento per lavorare con discrezione ed efficienza.  

Sei anche scrittrice. Il dono della scrittura l’hai ereditato da tua madre o da tuo padre?

No, non ho ereditato il dono della scrittura dai miei genitori, perché loro non avevano questa capacità. Scrivere è una mia passione profonda. Per me è una forma di outing, un modo per comunicare con il mondo e trasmettere qualcosa di autentico: la mia verità, le mie fragilità, ma anche le lezioni che ho imparato nella vita. Nei miei libri cerco di insegnare ciò che la vita è realmente, non ciò che la società impone di credere. Per esempio, togliere i tabù e le credenze errate sul sesso, perché il sesso non è qualcosa di sporco, ma un dono di Dio. L’uomo lo vive per il piacere e per l’intimità, e non c’è nulla di sbagliato in questo. Scrivo per far vedere la vita per ciò che è davvero, senza ipocrisie. Perché la vita, quando è vissuta con serenità, consapevolezza e libertà, può essere meravigliosa. Certo, i problemi ci sono e ci saranno sempre, ma ogni problema ha una soluzione. Ed è proprio questa la mia filosofia: vivere la vita per ciò che è, senza paure, senza vergogna, con serenità e lucidità.  

Hai scritto quattro libri. Cosa ti ha spinto a raccontarti? Volevi essere un esempio per chi ti legge, è stato uno sfogo personale o un modo per guadagnare?

Con i libri non si guadagna nulla, anzi, ho investito molto per tradurre i miei quattro libri in inglese e la produzione ha un costo elevato. Scrivo perché voglio aiutare le persone a capire la realtà della vita. Raccontare la mia storia è una missione a cui tengo profondamente, perché tutto ciò che scrivo l’ho vissuto sulla mia pelle. Oggi sono una donna in pace con se stessa, felice, ma ho attraversato tante esperienze che mi hanno insegnato molto. Per me, scrivere non è solo un piacere, ma un dovere verso l’umanità: se la mia storia può aiutare qualcuno a vedere la vita con occhi diversi, allora vale la pena raccontarla.

Quali sono i temi principali dei tuoi libri?

Nei miei libri racconto il mestiere più antico del mondo in modo lucido, leale e senza ipocrisie. Il mio obiettivo è far capire il rapporto tra sesso, amore e coppia, e come questi elementi possano essere vissuti senza tabù e con rispetto reciproco. Parlo di complicità nella coppia, della dinamica tra uomo, donna, amante ed escort, e di come la sessualità possa essere un ponte per riavvicinare le persone, invece di essere vista come un ostacolo o un tradimento. Tutti i miei libri sono narrativi, basati sulla mia esperienza personale, ma allo stesso tempo portano un messaggio. Voglio far riflettere il lettore su cos’è l’amore vero: Quando dici di amare qualcuno, cosa provi davvero? Come nasce l’amore? Cosa lo rende profondo e duraturo? Dentro i miei libri ci sono mille esempi, mille sfumature dell’amore e della sessualità, e ognuno può ritrovare qualcosa di sé in queste storie.  

Uno dei tuoi libri si intitola “Sesso, amore e liberazione”. Liberazione da chi? Cosa intendi per liberazione?

Perché ho scelto questo titolo? Perché il primo richiamo tra uomo e donna sono gli ormoni, l’istinto naturale di accoppiamento che nasce dal sesso. Ma prima dell’amore deve esserci il rispetto: senza rispetto reciproco, non può esserci vero amore, né una sessualità sana e appagante. La liberazione di cui parlo è la libertà di essere sé stessi in una relazione. Quando due persone si amano davvero, dovrebbero poter comprendere e rispettare i desideri reciproci, senza giudizi e senza tabù imposti dalla società. Per esempio, molte coppie vivono relazioni stagnanti perché mancano di complicità o di intesa sessuale. In questi casi, la soluzione potrebbe essere coinvolgere un’altra persona, come un’escort, ma sempre nel rispetto del rapporto di coppia. Liberazione significa non avere paura di affrontare i propri bisogni e quelli del partner, trovare insieme un equilibrio senza sentirsi in colpa. Alla fine, l’amore vero non è possesso, ma comprensione e libertà reciproca.  

L’ultimo libro è “La escort innamorata”. C’è un uomo speciale nella tua vita ora?

Tre anni fa ho conosciuto un uomo a Londra al quale ho dedicato il libro La escort innamorata. Grazie a lui ho scoperto che ero pronta a diventare moglie, ho imparato l’inglese e, in qualche modo, sono cresciuta. Ma non è andata come speravo. Dio aveva altri piani per me e, alla fine, mi ha mandato l’uomo della mia vita. Finalmente ho trovato ciò che desideravo: una vera vita di coppia con un uomo speciale, con cui voglio trascorrere il resto della mia vita. Lui è straordinario, intelligente, buono, l’uomo perfetto per me. Conosce il mio passato, ma non gli interessa ciò che ero, gli importa ciò che siamo oggi e quello che costruiremo domani. Abbiamo una complicità totale, il 100% di connessione. Ora viviamo ai Caraibi, a bordo dello yacht RELENTLESS, che è disponibile per il noleggio: https://www.rjcyachts.com/featured-yachts-for-charter/2001-trinity-145-tri-deck-motoryacht-relentless/2

Com’è nata l’idea di diventare una life coach? Si rivolgono a te più uomini o donne?

Diventare life coach non è stata un’idea, ma una necessità interiore. Nel 2009, dopo aver finito il mio primo libro, ho capito che il mio valore non era solo legato alla mia femminilità, ma anche alla mia esperienza come donna. Volevo essere rispettata, avere una vita dignitosa e usare la mia storia per aiutare gli altri. Io non ho mai fatto nulla di male, anzi, ho sempre cercato di fare del bene alle persone. Con la mia filosofia di vita, ho sempre vissuto nella prevenzione, prendendomi cura del mio corpo e della mia mente. Oggi ho 54 anni, ma me ne danno molti di meno, e questo non è solo genetica: è cura, disciplina e consapevolezza. Nel mio libro Sesso, amore e liberazione racconto come ho iniziato questa esperienza, e ancora oggi continuo a farlo, perché aiutare gli altri con una buona parola, un buon consiglio e la mia positività è la mia missione. Mi scrivono sia uomini che donne, persone che vogliono trovare un equilibrio, riscoprire se stesse o semplicemente avere una guida per vivere meglio e con più consapevolezza.  

Per diventare life coach hai frequentato corsi o hai lavorato con professionisti del settore?

Non ho seguito una scuola specifica, perché aiutare gli altri è nel mio DNA. Tuttavia, ho fatto alcuni corsi e mi sono affiancata a professionisti del settore per approfondire la conoscenza su tecniche di coaching, integratori e allenamenti. La vita è un continuo studio, e ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. Il mio obiettivo, come life coach, è aiutare le persone a comprendere la realtà della vita, ad accettarsi e a vivere con più libertà e consapevolezza.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Da quando ho incontrato l’amore della mia vita, non ci siamo mai più lasciati. Oltre a vivere pienamente la mia nuova vita da moglie, ho deciso di raccontare la mia esperienza senza filtri attraverso i miei social e il mio canale YouTube yachtwifediaries  YouTube: Yacht Wife Diaries .  Condivido la mia quotidianità su uno yacht di lusso, la mia filosofia di vita e le esperienze uniche che vivo ogni giorno. Non voglio solo raccontare la mia storia, ma diventare una vera messaggera per le persone, portando sincerità, libertà e trasparenza. Per me, la chiave della felicità è la trasparenza, e voglio aiutare le persone a liberarsi dagli schemi imposti, a vivere senza pregiudizi e con più autenticità. Oltre a scrivere e a curare i miei social, il mio obiettivo principale è vivere con amore, rispetto e serenità al fianco dell’uomo che amo. Questo è il mio presente e il mio futuro.

Come riesci a conciliare tutti questi progetti?

Da più di un anno non faccio più la escort, e la mia vita è cambiata completamente. Ho un uomo meraviglioso che si prende cura di me in tutti i sensi, soprattutto con rispetto, amore e sostegno, anche dal punto di vista economico. Non mi manca nulla. Anzi, lui mi stimola a scrivere, a condividere la mia esperienza, perché capisce cosa mi rende felice. È stato proprio lui a consigliarmi di aprire il canale YouTube, per comunicare in modo più diretto con le persone. E infatti è quello che sto facendo. La mia vita con lui è meravigliosa, e so che tante donne sognano una vita come la mia. Ricordo ancora quando una mia amica di vecchia data, che mi conosce da quando avevo 23 anni, è venuta a trovarmi e ha detto a mio marito: “Io non ho mai visto lei così felice”. Io le ho risposto: “Guarda che io sono sempre stata felice!” . Lei mi ha sorriso, mi ha abbracciata e mi ha detto: “La tua felicità dipende dal fatto che ora sei una moglie”. E aveva ragione. La mia vita è cambiata, ma sono sempre io, con lo stesso spirito libero, solo con un amore che mi completa e mi rende ancora più felice.

Come vivi la tua quotidianità?

La mia quotidianità è rituale, equilibrata e piena d’amore. Mi sveglio alle 6:30 insieme al mio amato marito, e insieme seguiamo una routine perfetta. Appena alzata, la prima cosa che faccio è mettere un pacco di ghiaccio sul viso. È un piccolo segreto di bellezza che consiglio a tutti: aiuta la circolazione e mantiene la pelle tonica. Dopo di che, inizio la mia routine di bellezza e benessere, perché prendersi cura di sé stessi è fondamentale. Alle 9:00 facciamo colazione insieme e subito dopo mi dedico alla scrittura: prendo appunti per i miei libri, rispondo alle email e ai messaggi su WhatsApp. Poi faccio un’ora di ginnastica per mantenere il mio corpo forte e in salute. All’una pranziamo, e poi ci godiamo il nostro tempo insieme. Ora vivo a Saint Barthélemy, ai Caraibi, e trascorriamo quattro mesi all’anno su uno yacht di 45 metri. Mi sento privilegiata e fortunata, perché ho accanto un uomo straordinario con cui condivido tutto. Amiamo navigare tra le isole caraibiche, esplorare spiagge paradisiache, passeggiare sulla sabbia e nuotare in acque cristalline. Verso le 16:30 torniamo in barca, mi concedo una doccia rilassante, e alle 18:30 ceniamo insieme. Abbiamo la fortuna di avere uno chef neozelandese eccezionale, che ci delizia con piatti incredibili. Dopo cena, ci ritagliamo un momento tutto per noi: alle 21:00 andiamo a letto, guardiamo un film abbracciati, e mi godo la serenità di sentire il respiro di mio marito su di me. Ieri sera abbiamo visto La Sirenetta della Disney. Un piccolo momento di leggerezza che ci ha fatto sorridere. Questa è la mia quotidianità: equilibrata, piena di amore e armonia, scandita da rituali precisi e dalla cura del corpo e della mente. A 54 anni, mi sento sana, bella e felice, perché vivo con amore, con positività e con gratitudine verso tutto ciò che ho.

Ad una ragazza che vuole diventare come te, che consigli daresti?

Ognuno ha la propria personalità e il proprio cammino nella vita. Ma se una ragazza volesse seguire il mio esempio, le direi di non puntare solo sulla fortuna, ma alla consapevolezza di sé. Per costruire una vita piena e felice, deve essere trasparente, dotata di buon senso e responsabile delle proprie azioni.

I miei consigli sono: 

- Disciplina: prenditi cura di te stessa, del tuo corpo e della tua mente. Amarsi è la prima regola.

- Equilibrio: trova il giusto equilibrio tra piaceri e responsabilità, tra ambizione e serenità.

- Amore per il prossimo: sii gentile, generosa, aiuta gli altri senza aspettarti nulla in cambio.

- Non attaccarti alle cose materiali: la felicità non sta nella possessione, ma nella libertà di vivere e lasciare vivere.

- Coraggio: non aver paura di essere te stessa, affronta le sfide della vita con determinazione e autenticità.

- Gentilezza: la dolcezza e la gentilezza aprono tutte le porte.

- Essere una donna forte e consapevole non significa essere dura o cinica, ma significa avere il coraggio di vivere con il cuore aperto.

- E alla fine, se trovi il tuo equilibrio, troverai anche la pace interiore.”