Caroline Pagani (attrice e cantante)
Roma 18.2.2025
Intervista di Gianfranco
Gramola
“In Italia mio fratello Herbert Pagani ha
avuto successo intenso ma breve, mentre in Francia era popolarissimo e buona
parte della sua discografia francese qua non è conosciuta. Ho voluto realizzare
uno spettacolo su di lui che mostrasse tutti gli aspetti della sua produzione
artistica”
Caroline Pagani è un’attrice, autrice e
cantante poliglotta, laureata in Filosofia con una tesi in Storia del Teatro
Inglese e specializzata in Scienze e Tecniche del Teatro, in Drammaturgia, allo
IUAV di Venezia. Si è formata come attrice allo Stella Adler Studio of Acting
di New York, grazie a una borsa di studio. Ha collaborato con prestigiosi nomi
del teatro come Centre International de Théâtre, Teatro Stabile di Torino,
Teatro Stabile del Veneto, Biennale Teatro, Teatro delle Albe, Calixto Bieito e
personalità del calibro di Peter Greenaway, Giorgio Strehler, Roberto Latini,
Elena Bucci e Gigi Dall’Aglio. Ha preso parte ad attività didattiche
teoriche-pratiche e di ricerca presso il Dipartimento di Arti, Musica e
Spettacolo dell’Università Statale di Milano e di Scienze e Tecniche del
Teatro dello IUAV di Venezia. Come
drammaturga, ha collaborato con il Teatro Baretti di Torino diretto da Davide
Livermore. Ha pubblicato testi teatrali, tra cui “Hamletelia” che ha
ottenuto il Premio Fersen alla Drammaturgia (2013) e il Premio Fersen alla Regia
(2017), oltre ad essere stato presentato allo Shanghai Shakespeare Festival e
allo Szekspirowki Festival di Danzica e “Luxuriàs. Lost in Lust” (2015). Ha
tradotto, scritto, diretto e interpretato “Shakespeare’s Lovers. Le donne di
Shakespeare fra Teatro e Arti Visive”, opera con la quale ha ottenuto il
Premio europeo Tragos per il Teatro (2017), Mobbing Dick e “Hamletelia”. Ha tradotto “The Secret Love Life of Ophelia” di Steven Berkoff. Sta
lavorando alla scrittura dei testi teatrali “Maleficents; Desdemona. Amore e
Morte a Venezia” e “Sarah Bernhardt versus Eleonora Duse” e al libro “A
letto con Shakespeare. Una tragicommedia”. A maggio 2024 ha debuttato con lo
spettacolo-concerto dedicato a suo fratello Herbert Pagani, coprodotto dal
Teatro Franco Parenti di Milano, ed è uscito il suo primo singolo,
“Palcoscenico”, con videoclip di cui ha curato sceneggiatura,
interpretazione e regia, seguito da una nuova interpretazione di “Albergo a
ore”, accompagnata da Danilo Rea e dalla cover del brano “Gracias a la vida”
di Violeta Parra, tradotta e adattata dal cantautore Herbert Pagani “Ti
ringrazio vita”. Il 29 novembre 2024 è uscito in digitale e in formato CD e
vinile "PAGANI PER PAGANI", il doppio album omaggio al fratello
Herbert Pagani.
Intervista
Mi racconti com’è nata l’idea
dello spettacolo concerto che terrai il 1° marzo all’Auditorium di Roma e del
doppio album dedicato a tuo fratello Herbert?
L’idea era in incubazione da una vita. Da
tantissimi anni volevo realizzare uno spettacolo su di lui che mostrasse tutti
gli aspetti della sua produzione artistica, perché molti lo conoscono come
cantautore ma in realtà Herbert Pagani nasce come illustratore, disegnatore e
pittore, poi come paroliere per altri, tra cui Giorgio Gaber, Dalida, Sylvie
Vartan, Maurizio e altri. Successivamente come
cantautore e conduttore radiofonico. Il disco ho voluto realizzarlo perché sono
canzoni che mi porto dietro da una vita, che conosco a memoria fin da quando ero
piccolissima e desideravo realizzare un album io anche perché quello che è
stato fatto per ricordarlo, trovo che non rispecchi la sua poetica, la sua
estetica e che sia stato fatto con poca cura, e poi volevo riunire le sue più
belle canzoni sia della discografia italiana che di quella francese. Perché in
Italia Herbert ha avuto successo intenso ma breve, mentre in Francia era
popolarissimo e buona parte della sua discografia
francese qua non è conosciuta.
La passione per la musica te l’ha
trasmessa lui?
Io ho studiato canto e ho sempre amato
cantare. Adesso dopo tanti anni di teatro, mi diverto di più a cantare che a
portare in scena uno spettacolo in cui devo curare tutti gli aspetti da sola,
perché mi rilasso di più. Lui mi ha trasmesso l’amore per la storia
dell’arte, per il disegno, per la pittura e lui sosteneva le mie vocazioni.
I tuoi genitori ti hanno incoraggiata
nella tua scelta artistica?
No, zero. Avevano in mente un futuro come
avvocato o commercialista.

A che età hai debuttato in pubblico e
dove?
Nel primo saggio di recitazione, a 15 anni.
Era un saggio della scuola che frequentavo.
Con quali artisti di riferimenti sei
cresciuta? Chi sono stati i tuoi idoli?
Uno è Herbert, mio fratello. Poi Giorgio
Strehler che amavo moltissimo e che era anche un mio vicino di casa e i miei
miti nel cinema sono Woody Allen e Pedro Almodovar.
Ho letto che hai dedicato un testo a
Shakespeare.
Ho fatto due tesi di laurea su Shakespeare,
una su “Progetto di regia del Macbeth di William Shakespeare” e l’altra
sull’eros di Shakespeare (Shakespeare’s Lovers. Le donne di Shakespeare fra
Teatro e Arti Visive. Le rappresentazioni dell’Eros). Ora sto scrivendo un
libro, tratto dalle mie tesi, che ha per titolo “A letto con Shakespeare”,
è una tragicommedia ed è un saggio che analizza l’eros in Shakespeare e
anche il modo di mettere in scena i rapporti amorosi ed erotici nel teatro
elisabettiano sui palcoscenici.
Come drammaturga, ci sono dei temi che
vorresti approfondire maggiormente?
Io sono una che preferisce specializzarsi,
cioè prendere poche strade ma andare fino in fondo. Per esempio non basta una
vita per studiare Shakespeare. Ho scritto anche testi di drammaturgia
contemporanea che si ispirano non solo a Shakespeare ma anche ad altri classici
come Dante, ho scritto un testo su Francesca da Rimini, ambientandolo nella
contemporaneità, dove questa Francesca da Rimini incontra tante lussuriose
della storia fra cui anche Moana Pozzi. Quindi è uno spettacolo
brillante, nonostante il tema del femminicidio. Così come anche il
mobbing che è uno spettacolo sul mobbing alle donne nell’ambiente dello
spettacolo che nonostante il tema poco simpatico fa molto ridere perché è
fatto in una chiave brillante, comica con dei momenti per fortuna un po’
esilaranti.
Sei attrice, autrice, cantante,
drammaturga. In quali di queste professioni punti maggiormente?
Io nasco come attrice, però come ti dicevo
prima, gli spettacoli io li faccio da sola, nel senso che curo tutti gli aspetti
per la messa in scena, cioè dal testo alla regia, alla scenografia, ai costumi
e alle luci e quando vado in scena da sola, ho la preoccupazione di tutti questo
aspetti e non penso soltanto a fare l’attrice. Invece cantare mi piace
moltissimo perché mi rilassa ed è per me una forma di meditazione, quindi mi
diverto ancora di più a cantare.

Tu rivedi tuoi lavori? Sei molto
autocritica?
Mi tocca rivederli per studio, anche se non
amo rivederli perché ovviamente uno vede tutte le magagne e trova sempre
qualcosa che non va. Sono autocritica ma bisogna esserlo nel nostro lavoro per
migliorare.
Prima di entrare in scena hai un rito
scaramantico? Come ti prepari?
Non sono superstiziosa e più che rito
scaramantico io penso che ogni artista abbia un suo training personale e
segreto, che magari di volta in volta cambia. Che possono essere degli esercizi
di respirazione o di concentrazione. Quando devo andare in scena, qualche minuto
prima mi raccolgo, cerco di stare isolata per non perdere la concentrazione.
Hai avuto parecchi riconoscimenti. Ce n’è
uno a cui sei particolarmente legata?
Tengo molto al primo, perché era il primo ed
era per un festival di regia su Amleto. Io sono andata in Germania, ho scritto
il testo, ho fatto tutto da sola, scena, costumi, l’ho fatto in inglese e ho
vinto il festival di regia. Mi ha fatto molto piacere. Poi anche il Premio
Fersen per la drammaturgia mi ha fatto piacere, poi ho avuto diversi premi come
miglior attrice.
Quali sono le tue ambizioni?
Poter continuare a fare sempre questo lavoro,
poter cantare e recitare. Poter fare sempre l’artista e soprattutto cantare
perché, come ti dicevo prima, mi rilassa molto.
Oltre al lavoro curi delle passioni nella
vita?
Mi piace molto cucinare, è un’altra forma
di meditazione per me, come il canto. Mi piace moltissimo organizzare delle cene
per gli amici, mi piace inventare piatti nuovi, mi piace creare delle situazioni
di convivialità con gli amici.
Il piatto che ti riesce meglio?
Bisognerebbe chiederlo a chi li ha
assaggiati. A volte le lasagne, a me piace cucinare le cose classiche della vera
cucina italiana o anche quella straniera. Ad esempio la paella è un piatto che
io adoro e direi che paella e lasagne sono i miei piatti preferiti in assoluto.
Mi vengono bene i risotti, il pesce al forno, però non cose da nouvelle cousine.
Amo la cucina vera.
A chi vorresti dire grazie?
Prima di tutto a me stessa e poi a mio
fratello Herbert.