Chiara Canzian (cantautrice, scrittrice e life coach)    Treviso 24.4.2026  

                                   Intervista di Gianfranco Gramola  

“Il mio lavoro come Life Coach è nato un po’ come tutte le cose che ho fatto nella vita, cioè la voglia di poter essere utili al prossimo”

I siti ufficiali sono www.chiaracanzian.com e www.artistarscoaching.com  

Chiara Canzian è nata a Vittorio Veneto il 13 dicembre 1989. Figlia di Red Canzian, storico bassista dei Pooh e di Delia Gualtiero, Chiara nel corso della sua carriera ha saputo spaziare tra diverse discipline artistiche e professionali. Ha iniziato la sua carriera musicale partecipando al Festival di Sanremo 2009 nella sezione Proposte con il brano Prova a dire il mio nome, scritto insieme a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Ha pubblicato gli album Prova a dire il mio nome (2009) e Il mio viaggio (2011). Ha lavorato a stretto contatto con il padre, ricoprendo il ruolo di vocal coach e assistente alla regia per l'opera pop Casanova, ideata e prodotta proprio da Red Canzian. Da anni si dedica alla cucina, gestendo il blog “Radici” dove condivide ricette principalmente vegetariane e vegane. Ha scritto insieme al padre il libro Sano vegano italiano (2017) e ha pubblicato il romanzo/ricettario Radici. Una storia d'amore, di viaggi e di cucina. Recentemente si è presentata come life coach e performer. Nel marzo 2026, ha fatto notizia per aver organizzato seminari di Krav Maga dedicati alla difesa personale femminile a Treviso, città dove risiede attualmente. Chiara Canzian è sposata dal 2019 con Sandro Cisolla, con il quale condivide spesso momenti della sua vita quotidiana sui social. 

Intervista

Sei figlia di due musicisti. Era normale che tu facessi la cantante o avevi in mente di fare altro?

Essendo nata in questo ambiente famigliare diciamo che è stato abbastanza naturale immaginare come prima possibilità quella di fare la cantante. Poi in realtà le cose si sono evolute perché ho fatto molte altre cose nella vita, non solo il canto. Ho intrapreso la strada della recitazione, poi per un periodo ho fatto la cuoca e ho aperto un ristorante a Verona, adesso sono anche life coach, oltre a performer di musical. Poi il percorso si è evoluto portandomi per fortuna a seguire quelle che sono le mie passioni.

Con quali cantanti di riferimento sei cresciuta? Chi sono stati i tuoi miti, i tuoi idoli?

In Italia da ragazzina amavo molto Elisa, amavo molto Giorgia, Mina chiaramente e tutte le belle voci. Poi crescendo in adolescenza mi sono appassionata alla musica internazionale e uno dei miei cantanti preferiti è sempre stato Jeff Buckley, poi ho amato molto il cantautorato americano e quindi Carole King, James Taylor e poi i Beatles che sono tuttora un grande amore.

Hai iniziato a scrivere canzoni a 14 anni. Sono tutte autobiografiche o meglio quanto c’è di te nelle canzoni?

Si, se non sono completamente autobiografiche partono comunque da un’esperienza personale. Quindi c’è il mio vissuto che poi magari viene romanzato, come avviene nei libri per raccontate la storia di qualcun altro. Però sicuramente tutte quante partono da una mia sensazione personale, da uno stato d’animo, un sogno, una percezione. A volte è sufficiente anche un pensiero e poi da lì si sviluppa un testo.  

Il mondo dello spettacolo era come te lo immaginavi o ti ha un po’ deluso?

Diciamo che uno si aspetta che il mondo risponda sempre a quello che è il suo sentire interiore, quindi magari mi aspettavo che fosse un po’ più lineare, invece ovviamente ci sono tanti intrighi, tante dinamiche che non sono sempre pulite, quindi non è proprio il mio mondo preferito. C’è da dire che il mondo dello spettacolo è diverso dal mondo dell’arte, sono due mondi differenti perché quello dello spettacolo è apparenza, quindi devi mostrare a tutti i costi qualcosa che possa colpire chi hai davanti. Il mondo dell’arte invece è molto più intimo, ha molto più a che fare con ciò che si prova, ciò che si sente, ciò che si è e quindi lo preferisco.  

Hai mai pensato ad un nome d’arte?

Si, l’ho anche quasi introdotto, nel senso che nel terzo disco che non è mai uscito ma è uscito solo un singolo, sarebbe uscito con il nome d’arte che era Candra. Un nome che prendeva ispirazione dal Sanscrito, aveva a che fare con la luna quindi tutto il mondo del femminile. Sono quelle ribellioni di gioventù per distrarre la gente dal fatto che si è figli d’arte. Perché le persone si fermavano a quella facciata lì, senza poi ascoltare cosa volevo dire. Allora ho pensato che forse se cambio ascoltano cos’ho da dire. Poi in realtà chi mi vuole ascoltare, mi ascolta a prescindere da chi sono.

Sei autrice, cantante, attrice. In quale di questi campi ti senti più a tuo agio?

Direi in tutti e tre, forse recentemente di più nella parte espressiva, quindi canto e recitazione e il fatto di poterle unire attraverso il musical è proprio fantastico. E’ molto bello per chi lo fa, per chi compone il cast, quindi per me è stare sul palco e poter cantare e recitare assieme è qualcosa di molto più completo che mi soddisfa di più rispetto magari a solo cantare o a solo recitare. La parte autorale in questo momento è un po’ messa da parte e un po’ marginale nella mia vita. Non sto scrivendo canzoni o meglio lo faccio raramente ma per me, non in funzione di pubblicarle. Poi mai dire mai nella vita, magari più avanti riprendo a scrivere.

Hai mai lavorato per beneficenza?

Si, un sacco di volte. Più che altro concerti per beneficenza, continuo a farli e di solito avvengono sotto Natale. Quando mi chiamano partecipo molto volentieri a questo tipo di eventi.

Quando e com’è nata la passione per la cucina vegana?

Diciamo che è nata da un’esigenza personale perché per tanti anni sono stata vegetariana e quindi ho iniziato a cucinare in quel modo lì ovviamente. Stiamo parlando di un sacco di anni fa, quindi non c’era ancora la proposta che c’è oggi nei ristoranti, che sono molto più aperti e molto più attenti e c’è molta più varietà. C’era la necessità di avere delle proposte interessanti e ancora nessuno rispondeva a questa necessità. Ho pensato di proporre delle ricette che fossero interessanti e anche gustose su base vegetariana e vegana. Avendo sempre amato cucinare ho pensato di trasformarlo in un lavoro attraverso dei libri e attraverso l’apertura del ristorante che  ho avuto a Verona per un paio di anni.

Hai un piatto preferito?

Io amo molto la pasta con il pomodoro e basilico e ancora meglio lo scarpariello, che così si aggiunge anche un po’ di piccante e un po’ di parmigiano grattato. Una meraviglia.

Come è nata l’idea di diventare una Life Coach e qual è il tuo compito?

Quella nasce un po’ come tutte le cose che ho fatto nella vita, cioè la voglia di poter essere utili al prossimo. Quindi che sia cantando e regalando un momento di leggerezza, di introspezione, che sia cucinando e regalando un buon piatto al prossimo o che sia attraverso il coaching, c’è sempre un po’ l’intenzione di poter essere utili a chi si ha davanti. Il life coach è una persona che ascolta chi viene da lui a chiedere aiuto in qualche modo, in un momento di difficoltà, per una confusione mentale e cerca di condurre questa persona attraverso il labirinto in cui si trova ad uscire e ad avere una chiarezza mentale che prima non aveva, che aveva perso. Il life coach prende per mano la persona che si rivolge a lui e lo porta in un lavoro assolutamente condiviso verso un orizzonte più chiaro, più nitido.

Il Life coaching è una specie di psicologo?

Si, anche se non lo posso dire, perché gli psicologi hanno una preparazione e trattano cose molto più complesse. Infatti mi è capitato per esempio di avere delle persone che si rivolgevano a me e che dirottavo su dei psicologi perché avevano argomentazioni troppo complicate e che necessitavano di una terapia di un certo tipo. Il mio tipo di terapia è un percorso individuale cucito sulla persona che si ha davanti per riuscire a superare un periodo di difficoltà, scovando al proprio interno le risorse. Il coach fa da specchio a chi si rivolge a lui per trovare queste risorse interiori.

Per diventare Life Coaching ci sono degli studi specifici o scuole particolari?

Certo, ci sono delle accademie, ci sono dei corsi più o meno lunghi e ovviamente più si studia e più si è preparati. Io consiglio di fare degli studi approfonditi per poter poi dare un servizio che sia serio ed efficace soprattutto. La bellezza del coaching è che nell’arco di poche sedute si dovrebbe riuscire a uscire da quella situazione, quindi non è un percorso che provoca dipendenza dal terapeuta o dalla persona a cui ci si affida. Quindi si riesce in qualche modo a snellire la problematica in breve tempo.

Chi si rivolgono a te, più uomini, donne o coppie?

Uomini ne ho avuti un venti per cento rispetto a tutta la clientela. Più donne assolutamente, ma non mi stupisce perché la donna tende a mettersi più in discussione rispetto all’uomo, ad interrogarsi di più, a cercare di comprendere se molto spesso  la causa delle sue problematiche è al suo interno. Diciamo che la donna è più portata a voler trovare una soluzione anche mettendosi in discussione. Mentre l’uomo generalizzando un pochino tende di più a puntare il dito verso l’esterno.

Che ruolo hanno i social nel tuo lavoro?

I social sono abbastanza rilevanti, ma non tanto nel coaching perché il cliente arriva in altri modi e anche con il passaparola. I social invece sono importanti per quanto riguarda lo spettacolo, la parte di performer di musical, quello viene abbastanza veicolato attraverso i social.  

Quali sono le tue ambizioni, i tuoi progetti?

L’anno prossimo faremo qualche replica di “All youneedis love”, lo spettacolo che ho scritto insieme a Sandro Cisolla, che parla di un uomo che perde la speranza nella vita e attraverso una notte in un parco, con una chiacchierata con un artista di strada, ritrova la luce e la voglia di vivere. Parla appunto di depressione, pensando al suicidio però sono veicolati in maniera abbastanza leggera, sembra un paradosso. Ovviamente attraverso queste tematiche si parla di coaching e si sottolinea anche la forza salvifica della musica e in questo caso specifico della musica dei Beatles. Poi abbiamo tre musicisti sul palco, cinque ballerini, le coreografie sono di Mattia Fazioli, la regia di Carolina Fanelli. E’ un bellissimo spettacolo, corposo, che vedrà la luce con qualche replica nel 2027.  

Chiara Canzian con il suo papà Red

Cosa ne pensa tuo papà Red di questo spettacolo?

E’ innamorato di questo spettacolo. Gli è piaciuto moltissimo, lo supporta molto a livello emotivo, nel senso che quando l’ha visto la prima volta è impazzito di gioia.

Gli chiedi mai dei consigli?

Si senz’altro, ma nel caso dello spettacolo, no. Ma solo perché volevo che si godesse la sorpresa. Però in generale nella vita gli chiedo spesso dei consigli, perché è una figura di riferimento importante. 

Oltre al lavoro, curi delle passioni nella vita?

Io ho la fortuna che tutte le mie passioni poi in qualche modo le faccio fruttare. Quindi vanno di pari passo con il mio lavoro. Però tra le cose che ancora non ho fatto fruttare per adesso c’è la pittura che mi piace molto, poi fra le cose che amo c’è sicuramente stare in mezzo alla natura, poter anche prendermi dei momenti di silenzio, di solitudine, di relax all’interno appunto di situazioni naturali.