Dario Ballantini (attore e pittore)
Livorno 27.3.2025
Intervista
di Gianfranco Gramola
“Sono molto autocritico davanti alle mie
opere, forse un po’ troppo, perché ho avuto dei maestri feroci a Livorno, che
sono stati sia i vecchi pittori che alcuni galleristi, quindi sono costretto ad
essere autocritico”
Dario Ballantini è nato a Livorno il 13
ottobre 1964. È noto al grande pubblico per la collaborazione con il programma
televisivo Striscia la notizia. Il suo debutto in televisione è avvenuto nel
programma “Ciao gente!” di Corrado nel 1983. Invitato come imitatore a
feste, incontri e occasioni mondane, veste i panni di alcuni personaggi noti:
Donald Trump, Valentino, Gianni Morandi, Valentino Rossi, Vasco Rossi, Papa
Francesco, Anna Maria Cancellieri, Luca Cordero di Montezemolo, Gino Paoli,
Ignazio La Russa, Matteo Renzi, Matteo Salvini, Giuseppe Conte, Roberto
Speranza, Roberto Vannacci ed altri personaggi. Si diploma nel 1984 conseguendo
la maturità artistica. Nel 2001 realizza una mostra presso la Galleria Ghelfi
di Verona curata da Giancarlo Vigorelli, in seguito la mostra farà tappa a
Genova e Milano. Nel 2007 riceve da Achille Bonito Oliva il premio «A.B.O.
d'Argento per la pittura», realizza le scenografie per il Tour di Ivano Fossati
“L'Arcangelo” e viene pubblicata dalla Silvana Editoriale la sua prima
monografia, “In Arte Dario Ballantini 1980-2006”. Partecipa alla mostra
torinese del Padiglione Italia della 54ª Biennale di Venezia curata da Vittorio
Sgarbi. Nel 1991 compare brevemente all'inizio del film Zitti e mosca, di
Alessandro Benvenuti, come imitatore di Ray Charles e Lucio Dalla. Nel 1999
recita nei film Baci e abbracci di Paolo Virzì e Il pesce innamorato, diretto e
interpretato da Leonardo Pieraccioni. Nel 2008 recita nella serie televisiva di
Canale 5 Carabinieri. Nel 2010 è diretto da Paolo Virzì nel film La prima cosa
bella, Nel 2011 appare nel film Manuale d'amore 3, diretto da Giovanni Veronesi.
A marzo 2014 debutta a Roma con il suo spettacolo teatrale Da Balla A Dalla. Nel
2016 compare nel film I delitti del BarLume - La loggia del cinghiale. Con lo
spettacolo Ballantini&Petrolini ottiene il Premio Ettore Petrolini nel 2019.
Nel 2020 il Comune di Livorno gli dedica una mostra antologica che riguarda la
produzione di arti visive che vanno che
vanno dagli anni ‘80, della formazione liceale, fino ai giorni nostri con una
sezione di quadri eseguiti durante il loockdown. L'esposizione, correlata da un
catalogo che contiene tutte le critiche e le testimonianze dei 40 anni di
attività (Antologica 1980-2020 a cura di M.Licinio- A.Gemmi- G.Ballantini)
raggiunge un altissimo numero di visitatori anche grazie all'intervento
virtuale, sui propri social, di Vasco Rossi, estimatore della pittura di Dario,
che ne diffonde e amplifica la notizia. Tra i visitatori, figurano i critici
Nicola Micieli, Carlo Pepi e Sara Taglialagamba che ha tenuto una conferenza di
chiusura alla quale è intervenuto Simone Lenzi, Assessore alla Cultura.
Riconoscimenti
2019, Premio Ettore Petrolini, Roma - 2015,
Premio Acqui Storia - 2013, Premio Flaiano per la Cultura programma Ottovolante
Radio Due - 2010, Leggio d'oro - 2010, Premio alla voce "Le millevoci"
- 2007, Premio A.B.O. d'Argento
Intervista
Dove sei Dario?
Sono a Livorno, ho appena ricevuto il premio
Canaviglia, Onorificenza della città di Livorno come personalità di spicco del
panorama culturale italiano e cittadino livornese di nascita.
Ho letto che stai preparando una mostra
delle tue opere. Ne vuoi parlare?
Si, sto preparando una mostra proprio a
Livorno, la mia città, dal 5 di aprile fino al 17 maggio presso la sede della
banca di Castagneto Carducci e avrà il titolo “Periferie dell’esistenza”.
Porterai in giro per l’Italia i tuoi
quadri?
Dovrei fare Montevarchi
e sarà un po’ itinerante. C’è poi una mostra di soli disegni a Pisa.
Mi racconti com’è nata la tua passione
per la pittura?
È nata fin da bambino e Livorno è una città
piena di pittori, perché ha dato i natali a pittori come Amedeo Modigliani,
Giovanni Fattori, tanto per citarne un paio, quindi c’è tanta tradizione ma anche
tutti i Macchiaioli come Martelli, Abbati, Nomellini e
in casa avevo mio padre Sergio e degli zii che dipingevano, quindi
è nata molto presto, quindi con il liceo artistico ho deciso proprio che avrei
fatto il pittore. Poi le prime mostre negli anni ’80, quindi sono passati 42
anni.

Dario Ballantini nell'imitazione dello
stilista Valentino
Con quali pittori di riferimento sei
cresciuto? Chi sono stati i tuoi miti?
Al di là di Modigliani e anche Picasso,
comunque vicini a me sono stati Mario Sironi, Fernando Farulli e gli
espressionisti in generale e ci metterei anche Ennio Calabria e gli
espressionisti tedeschi.
Pensavo che tu fossi autodidatta.
Ho fatto il liceo artistico Cecioni, dove fra
l’altro ho conosciuto il mio insegnante, che era un pittore che ora stanno
valutando. Era già molto anziano allora e si chiamava Giancarlo Cocchia ed è
stato un pittore espressionista autodidatta però molto noto a Livorno, insieme
ad un certo Voltolino Fontani che fecero parte di un gruppo che si riferiva
all’Era Atomica, ossia l’arte dell’Era Atomica.
Come nascono le tue opere?
Le mie opere nascono senza un progetto in
generale. Ho sempre buttato sulla tela o sulla carta quello che mi veniva e
questo ha conferito una conoscibilità ai miei quadri, perché sono tutti bene o
male sullo stesso argomento. E’ sempre un soliloquio con me stesso, c’è
sempre un essere umano al centro del
quadro, confuso tra segni e direzioni da prendere. Si riferisce a qualcosa che
vedo ma è una specie di esame con me stesso o dell’umanità in generale.
Qual è il momento della giornata più
fertile per creare le tue opere?
Io sono molto prolifico, è meglio che non
stia vicino a dove posso dipingere perché ogni momento è sempre buono.

Hai fatto diverse mostre. Quale ti ha dato
più soddisfazione?
Forse la prima, a Verona che feci nel 2001.
Ma anche la triennale Bovisa a Milano nel 2008, però anche la mostra Antologica
1980-2020, ossia dei quarant’anni di pittura a Livorno mi ha dato molta
soddisfazione.
Per te è più facile disegnare o
dipingere?
E’ più facile disegnare. Io parto molto
dal disegno, ne ho fatti tantissimi, anche fumetti.
Quando sono in viaggio, in treno, disegno moltissimo.
Quando guardi le tue opere sei molto
autocritico?
Un po’ troppo, perché ho avuto dei maestri
feroci a Livorno, che sono stati sia i vecchi pittori che alcuni galleristi,
quindi sono costretto ad essere autocritico.
Colori preferiti?
Ci sono le tonalità del blu e del rosso
senz’altro sono quelle che più usate da me.
Quante tele hai dipinto fino ad ora?
Tantissime, penso quasi duemila.
Dove le hai messe tutte?
Un po’ nell’atelier di Milano che è
grosso, poi ce n’ho tante anche a Livorno e a Roma
e in diverse gallerie.
Quanto tempo ci metti per dipingere un
quadro?
Dipende, perché io sono abbastanza veloce e
ho bisogno di finirlo, quindi non è che ci ritorno sopra chissà quante volte,
ma in una giornata ce la faccio a finirlo.
Come pittore, hai un sogno nel cassetto?
Tutti i pittori sognano la Biennale. Io ho
fatto mostre anche all’estero, a Londra e a Parigi e mi piacerebbe farne
ancora. Francamente già la Biennale sarebbe ottimo. Ho avuto un quadro una
volta alla Biennale ma faceva parte di un gruppo scelto fra i pittori legati
alle gallerie, ma non era una cosa solo mia.
Hai detto che hai fatto delle mostre
all’estero. In quale posto hai notato un pubblico più attento verso le tue
opere?
Pensandoci bene direi forse Parigi.
Parliamo di Striscia la notizia. Come sei
arrivato da Antonio Ricci?
Sono arrivato perché l’ho conosciuto
nell’89 ad un concorso televisivo, quando ancora non si chiamava “talent”.
Ce n’era uno sulla Rai e uno a Mediaset e basta, che si chiamava Star 90,
l’ho visto, e nella giuria insieme ad altri c’era Antonio Ricci, però non
è che da lì ho iniziato a lavorarci. Ho iniziato a lavorarci a Striscia la
notizia nel ’94.

Dario Ballantini nell'imitazione di Vasco
Rossi
Parlando delle tue imitazioni, in base a
cosa decidi di imitare un personaggio?
Bene o male mi deve colpire e devo capire se
con il trucco posso essere uguale, però ultimamente i personaggi sono
“commissionati” dall’attualità, perché a Striscia sto facendo
soprattutto i personaggi di satira politica e siamo costretti a prendere in
esame personaggi politici che si affacciano ogni anno come novità. Abbiamo
fatto Roberto Vannacci, c’è stato l’anno di Francesco Lollobrigida,
l’anno di Matteo Renzi, l’anno di Mario Draghi. Poi c’è Ignazio La Russa
che dura tanto e che piace molto.
C’è un politico che ti ha tirato i
capelli e se l’è presa per la tua imitazione?
Non mi risulta a dire la verità.
E il più simpatico chi è stato?
Io cerco di fare il simpaticone un po’ con
tutti, però se dovessi dire il più simpatico, ti dico il ministro Annamaria
Cancellieri, anche se è durata poco. Anche la ministra Valeria Fedeli è stata
molto simpatica.
Chi sono stati i
tuoi imitatori di riferimento?
Alighiero Noschese per primo, Alfredo Papa e
un po’ Franco Rosi.
Quale personaggio ci metti di più con il
trucco?
Ultimamente Vannacci perché dura tre ore e
venti.
Altri personaggi che vorresti imitare?
Vorrei ripristinare Donald Trump, ma per ora
non abbiamo deciso ancora nulla.
Mi racconti com’è nata l’idea del tuo
spettacolo teatrale “Da Balla a Dalla”?
E’ nata perché Lucio Dalla è stato un
personaggio che ho amato, disegnato, seguito, imitato, stalkerizzato da quando
andavo alle scuole medie. Nella mia vita non solo non l’ho imitato in tv e
quindi era una primizia da poter fare in teatro, ma ho avuto l’onore e il dono
da lui e dalla vita di diventare da fan ad amico. Lui si è appassionato alla
mia pittura e mi fece il regalo di venire a cantare gratuitamente per un’ora
mentre io dipingevo alla Triennale. Questa cosa era per forza da raccontare e
l’ho messa insieme, divulgando le migliori canzoni di Lucio Dalla e tutta la
mia storia è legata al suo inseguimento con il successo.