Emanuela Panatta (attrice, danzatrice scrittrice)      Roma 14-4.2025

                            Intervista di Gianfranco Gramola

“La mia vita è stata piena di incontri con persone importanti e che hanno visto un qualcosa di me, che probabilmente faceva parte di me ma io non me ne rendevo conto”

Contatti www.emanuelapanatta.com e www.monolocalespettacolo.com

Emanuela Panatta  è nata a Roma il 13/12/ 1977. È un’ artista eclettica che spazia tra teatro, cinema e TV. Ha iniziato la sua carriera in televisione negli anni ’90 lanciata da Gianni Boncompagni, prende parte a varie trasmissioni televisive Rai e Mediaset nel ruolo di ballerina, conduttrice e attrice di fiction e film. Sono molti i maestri e registi con i quali ha lavorato: Pippo Baudo, Gino Landi, Fabrizio Frizzi, Pippo Franco, Milly Carlucci, Antonello Fassari, Enrico Brignano, Giancarlo Sepe, Roberto Croce, Beatrice Bracco e Philippe Talard. Sperimentare è da sempre il suo dictat principale: il suo impegno nel sociale con lo spettacolo “Shooting Romeo and Juliet" nel Teatro del penitenziario di Rebibbia di Roma, il cortometraggio scritto, diretto ed interpretato nel 2008 “Mi sono persa” e la sua riuscitissima prova di scrittura "Civico 33" ne sono la testimonianza. Emanuela Panatta si è sempre rimessa in gioco collaborando a fianco di associazioni che mettono al centro le tematiche femminili, oggetto, tra l'altro dei suoi ultimi lavori letterari. Insegna danza moderna e contemporanea, movimento scenico, il lavoro del corpo finalizzato al lavoro dell’attore e dal 2013 è trainer certificata di Gyrotonic. Nel 2002, insieme a Daniele Coscarella e Dario Tacconelli, crea Monolocale Produzioni: un Hub creativo che si occupa di teatro, audiovisivo e formazione e di cui è Vice Presidente.

Intervista

Hai iniziato la carriera con la danza. Com’è nata la passione per il ballo? Hai degli  artisti in famiglia?

Ho iniziato a studiare danza a 4 anni, per poi ad 8 anni iniziare a frequentare nel quartiere romano di viale Marconi la “Mondial Dance” scuola di preparazione al Musical diretta dal maestro Stefano Sellati, dove si sono formati tanti artisti e danzatori professionisti, ricordo che studiò li anche Lorella Cuccarini. Mia madre da giovane cantava e quindi sono cresciuta in un ambiente famigliare artistico, fin da bambina la ascoltavo cantare e mi affascinava molto. Sono sempre stata una bambina timida, di poche parole ma iperattiva, non stavo un attimo ferma fin dall’asilo, sia i miei maestri che i miei genitori, si sono accorti di questa attitudine verso la danza. Ero attratta dal circo, principalmente dagli acrobati e dai trapezisti spesso mi trovavano in casa, nel cortile della scuola a fare verticali, capriole, spaccate…diciamo che da lì è iniziato un po’ tutto, cosi’ mi iscrissero in una scuola di danza. La mia prima insegnante di danza classica fu Silvia Daneri a seguire mi formai con Ivana Gattei insegnante del Teatro dell’ Opera di Roma. La Mondial Dance era la mia seconda casa: studiavo, danza classica e danza moderna, jazz, contemporaneo, recitazione e canto per bambini, mimo, tip tap e ginnastica acrobatica, tutte discipline che preparano al musical. La gioia più grande era trascorrere tutta la giornata lì, da quando uscivo da scuola alle ore 20 di sera, che venivano a riprendermi i miei genitori. Ricordo che alle due e mezza iniziavo con l’ora e mezza di danza classica: sbarra, punte e centro poi una pausa nella quale facevo i compiti scolastici e a seguire le altre lezioni. Questa era la mia routine, tutti i giorni dal lunedì al sabato pomeriggio.

Con quali ballerini di riferimento sei cresciuta? Chi sono stati i tuoi miti, i tuoi idoli?

I miei ballerini di riferimento sono stati Margot Fonteyn, Alessandra Martinez ed Heather Parisi, ricordo l’emozione incredibile di danzare a soli 18 anni dietro di lei nel programma “Numero Uno” per la regia di Gino Landi in una coreografia di Roberto Croce. Conservo ancora il suo autografo. Avevo 8 anni quando mio nonno mi porto al teatro dell’Opera a vedere “Lo schiaccianoci” una vera folgorazione, uscita dal teatro gli dissi che anche io volevo stare su quel palcoscenico. Evidentemente avevo già le idee chiare, volevo fare quello, era tutta la mia vita, tant’è che i miei genitori ad un certo punto di sono dovuti rassegnare, mio padre ricordo che mi diceva: “Se vai male a scuola, non andrai a danza”. Così a scuola andavo benissimo, il voto più basso era sette in matematica il resto tutti dieci, per me non andare a danza era una cosa terribile, quindi studiavo giorno e notte. Durante il programma “Numero Uno” presentato da Pippo Baudo su Rai1 con la regia di Gino Landi, facevo parte del corpo di ballo ero la più giovane, ricordo che compii i miei diciotto anni durante una diretta del programma in prima serata. Studiavo per prepararmi per la maturità. Gino Landi durante una prova generale un giorno mi disse: “Panattina (cosi’ mi chiamava) mi ricordi una piccola Carrà, perché sai Raffaella era molto disciplinata.” Mi mettevo a ripetere in studio, sulle scale, tra appunti e libri tra una prova e l’altra, diceva che si vedeva la mia passione, il mio impegno e la disciplina. Ebbi con Gino un rapporto meraviglioso, mi chiamò per l’audizione del musical Rugantino di Garinei e Giovannini al Sistina ma io nello stesso periodo venni presa per presentare “Cartoon Network” programma per bambini che andò in onda per due anni su TMC e TMC2, un’esperienza bellissima! Così mi ritrovai alla presentazione dei palinsesti di TMC a scendere la mia prima scalinata come conduttrice e indovina di chi era la regia? Di Gino Landi.  Il mio percorso è stato di incontri speciali con persone importanti che hanno visto qualcosa in me, che probabilmente faceva parte di me ma io non me ne rendevo conto.

Foto di Paola Panatta

A proposito di persone importanti che hai  incontrato, vorrei un tuo ricordo di Gianni Boncompagni e di Fabrizio Frizzi.

Ho un ricordo del mio primo incontro con Gianni Boncompagni la prima volta che mi vide al Centro Palatino nel provino per Bulli e Pupe ballare mi disse: “ Tu sei un’americanina. Somigli a Jodie Foster nel film Taxi driver?” Ovviamente non sapevo chi fosse, avevo 14 anni e non avevo mai visto il meraviglioso film di Martin Scorsese con Robert De Niro, crescendo mi andai a documentare, oggi tra i miei film preferiti.  A seguire ci fu l’incontro anche con Irene Ghergo, mi chiesero se volevo far parte del cast delle ragazze di Non è la Rai, non avevo mai visto il programma perché io alle 14:30 avevo lezione di danza, quindi risposi abbastanza impacciata che dovevo andare la mattina a scuola e poi a danza. Mi tranquillizzarono dicendomi che ovviamente potevo continuare a studiare perché il programma era in diretta fino alle 16:30 e così approdai in TV. Feci il provino un po’ per caso sempre tramite la Mondial Dance la mia scuola di danza dove si facevano spesso delle audizioni per programmi televisivi. Ho anche un ricordo bellissimo con Nino Manfredi che venne in questa scuola di danza perché cercava una ragazzina che recitasse e ballasse il tip-tap. Andai a casa sua per fare un provino, accompagnata da un attrice più grande con la quale facevo il corso di teatro per bambini. Ricordo il salone con enormi vetrate della casa di Nino Manfredi all’Aventino, poi mangiammo tutti e tre della cioccolata fondente e prima di andare via me ne regalò un’altra e disse all’attrice che era con me: “Sai, dovrebbe fare l’attrice, non la ballerina”. E da lì si aprì un mondo e quando tornammo nella mia scuola di danza, l’attrice che mi aveva accompagnato disse questa cosa al mio maestro di danza, parlo’ con i miei genitori erano disperati, ma alla fine dissero: “Se questa è la sua passione, faremo di tutto per alimentarla”. Grazie alla mia scuola di danza, incontrai Boncompagni, se io non avessi frequentato la Mondial Dance, non avrei mai fatto parte del cast di Non è la Rai, non sapevo neanche cosa fosse. Il mio sogno era diventare una étoile, danzare in tutto il mondo e quindi per me esisteva soltanto la danza. Durante una lezione di danza classica vennero delle persone ad assistere, in realtà cercavano dei giovani talenti per un programma che all’inizio non doveva chiamarsi “Bulli e Pupe”, mi scelsero insieme ad altre mie compagne di corso, per noi era come andare in gita scolastica, così durante le vacanze estive facemmo il provino negli studi del centro Palatino di Roma. “Bulli e Pupe” condotto da Paolo Bonolis fu il programma tv con il quale io debuttai, un programma estivo di dodici puntate. Non c’era nessuna aspettativa, sarebbe stato divertente, un’esperienza nuova. Volevamo andare tutte insieme eravamo state scelte in sei…Tant’è che i miei genitori diedero l’ok. Arrivai seconda nella gara di ballo. In questa gara in principio si doveva danzare, poi si trasformò in una gara di balli da discoteca. Io non ero mai andata in discoteca a 14 anni, quindi non sapevo proprio cosa fare, arrivai seconda. Finito “Bulli e pupe” Gianni Boncompagni e Irene Ghergo mi chiamarono e mi chiesero se volevo fare parte del cast di “Non è la Rai”, ero sorpresa, timidamente dissi no perché dovevo iniziare il primo superiore ed ero preoccupata per non poter frequentare più la scuola di danza e perché i miei genitori non avrebbero mai detto di si. Invece il mio insegnante di danza parlò con i miei genitori e loro, rassegnati, mi accontentarono firmando il contratto, ricordandomi che appena avrei avuto a scuola voti bassi, non avrei più proseguito. Devo molto al mio maestro Stefano Sellati. La televisione mi ha dato una grande possibilità per superare la mia timidezza. Grazie al programma ho superato tante difficoltà che avevo perché da ragazzina riuscivo ad esprimermi solo con la danza, la recitazione e la scrittura, facevo fatica a parlare, ero sempre in un angolino “la ragazzina timida”. Ho ricordi bellissimi con Gianni, soprattutto dopo il programma “Non è la Rai”, quindi in un’età nella quale io ero più grande, più adulta, quando mi sono trasferita in Germania ho vissuto a Berlino per tre anni. Un rapporto fatto di risate e confidenze spesso mi dava ottimi consigli. Lo chiamavo spesso da Berlino, facevamo lunghe chiacchierate via skype, parlavamo di tante cose, dalla cucina, alla politica, gli raccontavo come si viveva lì…C’è sempre stata tantissima stima e ogni volta che mi prendevano per fare qualcosa lui era la prima persona che chiamavo per chiedergli un parere, un consiglio. Si era instaurata un’ amicizia preziosa, l’ho sempre sentito come una persona molto cara a cui devo tanto. Di Fabrizio Frizzi ho un ricordo meraviglioso, con lui ho fatto come ballerina “Per tutta la vita” e poi mi ha voluto al suo fianco anche per delle telepromozioni. Ricordo che lui veniva in camerino, passava da noi ballerini per fare un brindisi prima di fare la puntata, abbracciava tutti, era sempre con il sorriso, non l’ho mai sentito una volta arrabbiarsi in studio. Era una persona con il cuore grande, ero molto affezionata a lui.  

Come mai a Berlino?

Berlino in un momento particolare della mia vita, sono partita la prima volta per dieci giorni ho preso parte ad un workshop di teatro fisico con Al Wunder poi ho deciso di rimanere lì. Dove ho vissuto tre anni e ho iniziato ad approfondire la mia ricerca sul teatro fisico, ho fatto tanti corsi e lezioni inerenti a quello che insegno oggi, che è il lavoro del corpo finalizzato al lavoro dell’attore. All’estero si lavora tantissimo con training fisico, le classi di bioenergetica, yoga, gyrotonic, danza etc.. sono sempre piene di persone. Si è educati verso il benessere. Tutto parte dal movimento. Questo tipo di lavoro in Italia inizia ad essere più riconosciuto da qualche anno. Ci sono vari metodi e tecniche per esplorare il lavoro fisico dalla biomeccanica, il rapporto tra corpo e suono, rilassare tutte le tensioni etc.. E’ una parte propedeutica fondamentale per la recitazione, molto intensa, che lavora in profondità sul corpo, credo molto nella pratica di un training costante.

Foto di Azzurra Primavera

Mi racconti com’è nata l’idea di portare degli spettacoli teatrali nel carcere di Rebibbia?

Nel carcere di Rebibbia ho collaborato con Philippe Talard un coreografo francese e ho preso parte come interprete e danzatrice al primo progetto italiano nel quale detenuti e detenute si sono uniti,  “Shooting Romeo and Juliet”.  Feci una semplicissima audizione come ballerina allo Ials di Roma e venni scelta tra questi quattro interpreti protagonisti. Eravamo quattro danzatrici donne, un danzatore del teatro San Carlo di Napoli e il coreografo. Feci questo primo progetto con dodici detenuti, sette uomini e cinque donne, un progetto interessante e molto formativo per me perché ero giovanissima, parliamo del 2004. E’ stata un’esperienza pazzesca tant’è che dopo questo lavoro è nata la decisione di voler fare davvero il teatro. Da lì ho iniziato a rifiutare tanti lavori televisivi che in quel periodo mi venivano proposti. Con una leggerezza e un’ ingenuità incredibile, perché volevo studiare. Ho sempre studiato, ancora oggi… mentre lavoravo andavo anche all’Università, finivo il mio percorso come attrice perché ho studiato con Beatrice Bracco e quindi ho fatto la sua accademia dal 1999 al 2001, poi ho lavorato come sua assistente per 12 anni, fino alla sua scomparsa. Quindi la necessità di allontanarmi da Roma per un pò sentivo di non avere più un luogo dove potermi andare a preparare, mi mancava molto la sua figura. Lei è stata un essere umano meraviglioso, attrice e regista argentina con lei hanno studiato: Gianmarco Tognazzi, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart, la Paola Cortellesi, Salvatore Esposito ha visto crescere tanti attori. Le carceri sono arrivate subito dopo la scuola, avevo terminato nel 2001 e nel 2004 è arrivato questo progetto, molto lungo tra l’altro, fatto di mesi e finita questa esperienza, dato che a me piaceva tanto scrivere, proposi ai miei compagni di corso, quelli con i quali mi ero diplomata da Beatrice Bracco, di portare un mio progetto, una mia idea, che avevo scritto all’interno del teatro delle carceri di Rebibbia, ossia lo spettacolo “Quattro + Quattro”, fatto da noi però solo per i detenuti, quindi come fosse una sorta di regalo per loro, per quello che mi avevano dato durante l’esperienza di “Shooting Romeo and Juliet”. Da lì ho iniziato a lavorare a Rebibbia per altri quattro anni con questa compagnia e abbiamo portato diversi progetti all’interno delle carceri, come “Sparkleshark” di Philip Ridley e “Coppia aperta, quasi spalancata” di Franca Rame e Dario Fo’. E’ stato un periodo molto intenso e stimolante.

Roma è fonte di ispirazione per i  tuoi monologhi?

La fonte di ispirazione sono state un po’ tutte le persone che ho incontrato, amici di amiche oppure parenti… a me piace molto osservare. Quindi mentre studiavo come attrice io buttavo giù tante idee di scrittura e mi divertivo molto a fare delle imitazioni delle persone e dei parenti. Civico 33 nasce con delle tipologie di personaggi che io ho osservato e che ovviamente ho romanzato, però la maggior parte sono  personaggi che ho osservato attentamente o che conosco e poi ci sono anche delle storie vere.

So che hai fatto anche un adattamento teatrale.

Si e il monologo “Roberta”, tratto da una storia vera, è anche il finale del mio spettacolo teatrale “Civico 33” che ho fatto insieme ad Alessandra Fallucchi. Siamo noi due in scena, abbiamo fatto insieme l’adattamento teatrale del libro e la regia, raccontiamo tutti i personaggi, sdoppiandoci a volte, essendo anche lo stesso personaggio e questo monologo praticamente è la storia romanzata di una detenuta che io conobbi durante il progetto “Shooting Romeo and Juliet”. In questa ristampa dal titolo “Civico 33, nuove storie” ci sono delle aggiunte, è ampliata da nuovi monologhi e dialoghi, ci sono anche dei pensieri speciali di amici  attori, autori e registi. Quindi il libro è diventato di 170 pagine, prima erano 90. Nel libro nuovo, c’è il monologo di Chiara, che per me fu un incontro veramente speciale, racconta la storia di una giovane donna autolesionista, ricordo con i brividi quando mi sono seduta di fronte a lei, ci siamo guardate e lei, tirandosi su le maniche del maglione mi ha fatto  vedere i tagli sulle braccia, ha iniziato a raccontarmi tutta la sua storia. Ricordo che quando ho finito l’incontro con lei, la psicologa vedendomi abbastanza provata, si è rivolta a me dicendomi: “Ma cosa ti ha detto?”, allora le ho comunicato quello che la ragazza mi aveva detto. E la psicologa: “Pensa che noi che siamo qui e che ce l’abbiamo in cura, tutto questo l’abbiamo saputo dopo tre mesi”. Non so cosa è accaduto ma a me ha raccontato la sua storia subito, appena ci siamo sedute, come un fiume in piena.

La romanità per un’attrice è più un’opportunità o uno svantaggio?

Sicuramente è un’opportunità perché a Roma c’è tutto, quindi c’è la possibilità di incontrare tante persone e di fare pubbliche relazioni, soprattutto se si è bravi a fare quello, quindi avere una rete di contatti. Lo svantaggio può essere che se vieni da fuori è difficile farti entrare nel mondo romano. C’è sempre un po’ questa cosa per chi viene da fuori, la difficoltà di capire davvero com’è, quindi c’è un primo entusiasmo nel quale all’inizio pensi che tutto sia luce e lustrini e poi ti rendi conto che non è così, ma è molto difficile. E’ un po’ come dice Niccolò Fabi nel suo testo “chi ce la fa, se lo merita”, nel senso che poi il successo reale ce l’ha chi se lo merita ed è qualcosa che devi coltivare, devi studiare e devi essere bravo. Se pensi di fare questo mestiere in maniera superficiale ed effimera, puoi fare qualcosa all’inizio, però nel tempo non duri. Un po’come in  tutte le cose, devi essere appassionato, devi  indagare, andare in profondità, devi permetterti veramente di essere interessato per essere interessante. Per chi viene da fuori Roma è o subito una gran fortuna o molto dura.

Foto di Azzurra Primavera

Guardi i tuoi lavori? Sei molto autocritica?

Molto, difficilmente sono contenta di quello che faccio. Sono molto critica. Mi impegno molto cerco di dare e fare sempre del mio meglio. Ho imparato crescendo a vivere tutto con più leggerezza. Quindi ora a 47 anni mi dico più spesso Brava! Oggi sento di aver iniziato a lavorare presto, avverto il peso del passato. Ho avuto tante esperienze lavorative diverse alcune molto stimolanti, incontri bellissimi, ho lavorato con i maestri del varietà, quando ancora c’era il varietà. Oggi voglio far parte di progetti in cui credo, fare cose che mi piacciono, sono attenta alle nuove proposte di lavoro, di teatro. Un altro regista che voglio ringraziare è Giancarlo Sepe, mi ha insegnato molto, per me è stato un maestro eccelso. Ho detto tanti no, ma ero giovane, testarda e a volte sono stata anche ingenua. Sono sempre stata molto curiosa, l’idea di mettermi in discussione mi ha fatto fare tante cose, finivo un lavoro e ne iniziavo un altro, poi partivo, mi trasferivo nelle città in cui lavoravo, quindi sotto questo punto di vista sono sempre stata indipendente, anche a livello economico. L’indipendenza economica mi ha permesso di scegliere di essere libera e “provarmi”. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, è importante avere genitori attenti e presenti. Mio padre mi diceva: “Devi studiare, devi impegnarti così potrai fare ciò che desideri”, anche mia madre lo ripeteva, quindi prima il dovere poi le passioni. Li ringrazio tantissimo. Quello che dico oggi ai miei allievi è che devono applicarsi, devono impegnarsi, devono essere curiosi. Tanti giovani oggi studiano per fare gli attori e sono bravi altri non conoscono nulla, non sanno i principi cardine o non hanno visto film di Scola, Antonioni, Monicelli, Fellini etc… dico Fellini ma potrei dire un altro nome come Chaplin, pensa che una volta l’hanno scambiato per Mr. Bean… non sanno neanche chi sono. 

Quali sono le tue ambizioni e i progetti?

Io, come avrai capito, ho mille idee e desideri, sono romantica, una sognatrice, un progetto che mi piacerebbe tanto realizzare, è quello di avere uno spazio tutto mio dove creare degli spettacoli, dove poter far crescere una compagnia di giovani, come si faceva in passato. Diciamo che questo è un po’ il mio sogno.

Oltre al lavoro curi delle passioni, degli interessi?

Mi piace molto cucinare, anche se ho iniziato ad imparare tardi, poi mi piace molto la fotografia, oltre a leggere, scrivere e dipingere. Ho una passione per la moda, per l’abbigliamento. Infatti ho aperto da poco Vinted dove vendo le scarpe, vestiti, oggetti particolari, lampade. Diciamo che ho tanti hobby, tante passioni e non mi annoio.

Il tuo rapporto con Roma com’è?

Roma è la mia città, quindi la amo profondamente. Non amo criticarla, anche se ci sarebbe molto da dire in merito. Sicuramente quando vado via da Roma sento proprio l’esigenza di tornarci, difatti per me tre anni a Berlino sono stati bellissimi, però la luce di Roma purtroppo lì non c’era. C’era sempre questo cielo molto basso, che ti comprime e dopo tre mesi che stavo a Berlino ho dovuto iniziare a prendere la  melatonina per il sole, per la luce. Roma è una città che non lascerei mai e che ha la luce più bella. Poi a me piace molto girarla in bicicletta oppure andare a camminare. Appena ho del tempo libero, faccio lunghe passeggiate. Abito a Trastevere adesso, sono nata e cresciuta tra Villa Bonelli e Monteverde, a viale Marconi c’era la mia scuola di danza. Queste sono state le zone nelle quali io sono cresciuta, poi da grande mi sono trasferita in zona Monti, poi in via Rasella e ora vivo p a Trastevere. Mio padre andava a scuola in via dei Salumi, mia nonna è nata proprio a Trastevere, quindi noi siamo proprio romani doc. Per me Roma è il posto più bello del mondo, non c ‘è niente da fare, nonostante le buche che mi fanno impazzire, il traffico che è terribile e i sampietrini, che non puoi mai mettere i tacchi… Ormai ho imparato metto sempre scarpe basse, faccio come gli inglesi e gli americani che mettono le scarpe con i tacchi nelle borse e li indossano quando vanno a delle cene.