Francesco Scali (attore)                        Roma 12.2.2025

                   Intervista di Gianfranco Gramola

“Terence Hill? E’ meraviglioso, una persona eccezionale. Sono rimasto affascinantissimo da lui anche perché era il mio mito quando faceva i film in coppia con Bud Spencer”

 

Francesco Scali debutta come comico per i piccoli teatri romani. Successivamente viene notato da Federico Fellini, che gli affida una piccola parte in E la nave va. Da quel momento Scali inizia a lavorare in pellicole come Dagobert di Dino Risi Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud e Momo di Johannes Schaaf. Nel 1985, lo vuole Renzo Arbore nella trasmissione Quelli della notte, nel ruolo di un facchino. Dal 1988 al 1990, fa parte del cast della trasmissione televisiva Europa Europa condotta da Elisabetta Gardini. Dal 2000 è interprete fisso della fiction Don Matteo nel ruolo del sacrestano Pippo. Insieme a Nino Frassica, appare nel film Il Bi e il Ba e in numerosi varietà televisivi, come Colorado Cafè, Markette e I migliori anni condotto da Carlo Conti. È uno dei protagonisti del video della canzone Due destini, dei Tiromancino. Dal 2011 partecipa al programma radiofonico Meno male che c’è Radiodue, condotto da Nino Frassica e Simone Cristicchi. Sarà ospite fisso, del Programmone e di Stracult. Nel 2016 interpreta, come nella serie originale, il sacrestano Pippo a fianco di Simone Montedoro e Nino Frassica, nello spin-off educativo di Don Matteo 10 Complimenti per la connessione. Nel 2019 è il supporto comico di Nino Frassica nello show Aspettando Adrian con Adriano Celentano. Da diversi anni si esibisce in uno spettacolo live di cabaret, musica e interazione con il pubblico “LA IENA DEL DON MATTEO” … un viaggio ironico, divertente, partendo dalla fiction di “ Don Matteo” fino ad arrivare ad una rivisitazione comica della classica intervista doppia. Il tutto supportato da un performer Singer, da una band musicale e dalla partecipazione di alcuni suoi colleghi attori della fiction.

Intervista

Mi racconti com’è nata la tua passione per la recitazione?

E’ nata come tutti quelli che hanno la passione per la recitazione, da ragazzino. Una volta sono andato in un cinema teatro, cioè era un cinema dove facevano pure quello che allora veniva chiamato l’avanspettacolo. Io ero in quel cinema con un cugino di mia madre e alla fine del film io mi sono alzato per andare via e il cugino di mia madre mi ha detto: “Cosa fai, adesso c’è lo spettacolo”. “Lo spettacolo” – dissi io. Ad un certo punto si alza lo schermo del cinema e sotto vedo questo sipario rosso che si apre e inizia questo spettacolo dove c’erano degli sketch comici, balletti e sono rimasto molto colpito e da quel giorno mi è rimasta la voglia, il desiderio di fare anch’io cinema, teatro e queste cose così.

I tuoi genitori ti hanno incoraggiato o avevano in mente un futuro diverso per te?

Mio papà è morto che avevo 14 anni e ancora non mi era venuta chiara la cosa per dirglielo, però mia madre ha saputo che volevo fare questo lavoro e come tutti i genitori un po’ si preoccupava. “Francesco, non è un lavoro sicuro, meglio un lavoro fisso”. Dopo quando ha visto che cominciavo ad ingranare e a fare delle cose le ha fatto piacere.

Con quali miti di riferimento sei cresciuto? Chi sono stati i tuoi idoli?

Di miti di riferimento sono stati parecchi. Totò, De Filippo ma  pure quelli francesi come Jacques Tati, che era un mimo francese. Andavo a vedere i suoi film con un mio amico più grande in un cinema d’Essai e mi piacevano molto quei film comici. Poi altri divi di riferimento erano gli attori americani come Jerry Lewis, Ollio e Stanlio e molti altri.

Come hai conosciuto Federico Fellini?

Ho conosciuto Fellini perché sapevo che facevano dei provini, però non si riusciva ad accedere all’ufficio di Fellini. A Cinecittà non facevano entrare nessuno e Nino Frassica mi ha detto:” Guarda, tu all’entrata di Cinecittà non dire che vai da Fellini, digli che vai dal dottor Iannelli”. “Ma il dottor Iannelli chi è?” dissi io e Nino “Che ne so, manco esiste questo dottor Iannelli”. Allora sono andato all’entrata di Cinecittà, dal portiere e a quei tempi non c’erano i pass, c’era un registro dove c’erano scritte tutte le produzioni che stavano lì, a Cinecittà. Io dico al portiere: “Ho un appuntamento con il dottor Iannelli”. Lui guarda un po’ perplesso sul registro e non trovava nessun dottor Iannelli, però per paura di fare brutta figura oppure pensando che ci fosse una nuova produzione e non gli avevano detto niente, mi ha detto: “Vada pure”. Io sono corso subito al teatro 5 dove c’era Fiammetta Profili, che era la sua segretaria, che mi ha preso le foto, ha visto il curriculum e ha visto che avevo fatto qualcosa in teatro. Mi ha detto: “Adesso vedo un po’ di farti vedere da Fellini”. Con il regista poi ci siamo incontrati e gli ho detto delle cose che ho fatto e ho lavorato sul suo film “E la nave va”, era il 1983.

Com’è nata la tua amicizia con Nino Frassica?

Nino Frassica era venuto a Roma per fare un programma radiofonico con Renzo Arbore e stava in un pensioncina vicino a piazza Vittorio. Parliamo del 1981/82 e ci presentò un amico comune, un attore. Ci siamo conosciuti e quando veniva a Roma, Frassica mi chiamava e così è nata questa amicizia, poi avevamo la stessa passione per un certo tipo di cinema comico e per il teatro. Alla fine siamo diventati amici e abbiamo lavorato spesso insieme. Sono stato con lui a “Quelli della notte” dove facevo una piccola cosa e dopo quel programma ho lavorato nel film “Il Bi e il Ba” di Maurizio Nichetti dove Frassica era il protagonista. Dopo l’ho perso di vista per 13 anni e poi l’ho incontrato nella serie “Don Matteo”. Lui spesso stava fuori, stava in Sicilia o in giro con gli spettacoli e ci siamo rincontrati, avevamo questo interesse in comune e Frassica ha cominciato a scrivere uno spettacolo e l’abbiamo portato in giro per diverso tempo.

Serie Tv, cinema, televisione. E il teatro?

Ho fatto questo spettacolo intitolato “Il lupo” con Frassica e poi ogni tanto mi capita di fare qualche spettacolo e sono contento così.

Hai mai pensato di scrivere un libro sulla tua carriera, curiosità, aneddoti e incontri artistici nella tua carriera?

No, per quale motivo? Lo scrivono tutti e io voglio essere contro corrente. Ci ho pensato di scriverlo, ma ho pensato anche a che senso ha, anche se i libri sono una mia grandissima passione. Ho tantissimi libri, leggo di tutto.

Com’è Terence Hill fuori dal set?

Meraviglioso, una persona eccezionale. Sono rimasto affascinantissimo da lui anche perché era il mio mito quando faceva coppia con Bud Spencer. Pure Raoul Bova è una persona eccezionale ed è molto simpatico.

Hai dei rimpianti?

No, no. Nessun rimpianto.

Francesco Scali con Nino Frassica

Hai un sogno artistico?

No, mi va bene così. Quello che viene, prendo. Perché qualunque cosa capita è un qualcosa di realizzato, non c’è bisogno di sognarla.

Oltre al lavoro curi della passioni nella vita, degli hobby?

Si, come ti dicevo prima sono un amante dei libri. Poi mi piace anche fare lo scambio dei libri, quello che viene chiamato “BookCrossing”. Ci sono delle postazioni, tipo  delle vecchie cabine telefoniche in disuso, che l’hanno adibite a scambio libri. Questo mi fa molto piacere perché alcuni libri li tengo, altri che mi sono piaciuti mi piace condividerli, perché è bella la condivisione delle cose. Poi mi piace molto camminare a passo veloce.

Se ti chiamassero per un reality, ci andresti?

No, ma mica perché sono prevenuto, ma perché non mi piace, non mi interessa quel tipo di televisione.

Tre aggettivi per definirti?

Non lo so, gli altri me li dovrebbero dire (risata). Rischierei di essere presuntuoso e di essere chissà chi, capito?

Com’è il rapporto con la tua città, con Roma?

Bello, molto bello. Io sono appassionatissimo di Roma. Molti mi dicono “Me ne  voglio andare via da Roma perché è troppo caotica”. Ma perché, Roma è tanto bella, com’è bella Milano, com’è bella Torino, com’è bella Bologna, sono tutte belle le città, come sono belli tutti i paesi. Per esempio io amo molto anche i paesi piccoli, la campagna. A me piace tutto e io trovo sempre del bello in tutto, soprattutto Roma che è bellissima. In Italia da qualunque parte vai, trovi sempre qualcosa di bello. In campagna, al mare, in montagna, c’è sempre qualcosa di bello.

In che zona vivi di Roma?

Io prima stavo in via Giolitti, zona Esquilino, ora sto vicino a San Giovanni in Laterano.

La cucina romana l’apprezzi?

Si, molto anche se a me piacciono tutte le cucine, perché sono curioso. Tu in quale regione vivi Gianfranco?

In Trentino.

Cavolo. C’è mio cugino che va spesso in vacanza in Trentino, c’è appena stato, e ogni tanto mi porta qualche prodotto locale che io apprezzo molto, fuorché gli alcolici. Non amo molto le carni, a me piacciono molto i dolci e le paste locali. Ad esempio Mauro Corona è trentino?

No, lui è nato in Trentino ma è veneto, di Erto.

Io sono appassionato del Veneto e del Trentino leggendo tutte queste cose di montagna. Te posso dì ‘na cosa? A me non frega niente de conosce nessuno, pure nel campo dello spettacolo, però una persona che me piacerebbe conoscere è Mauro Corona. Mi hanno detto che è come lo vedi in televisione, molto schietto e ha scritto dei bei libri.

A chi vorresti dire grazie?

A un sacco de gente. Vorrei dire grazie a tutti quelli che mi hanno offerto de lavorà, in qualunque fiction, in qualunque film, in teatro, perché quando uno ha fiducia in me, mi fa molto piacere. Poi voglio dire grazie a Nino Frassica perché abbiamo fatto tante cose insieme. Poi ho avuto il piacere di lavorare con parecchi registi e in modo particolare vorrei ringraziare Luciano Odorisio con il quale ho fatto diverse cose, come il film “Magic moments”, ma vorrei ringraziare anche i registi con i quali ho lavorato in cose piccole, come Comencini, Steno, Dino Risi. Vorrei ringraziare in particolar modo una persona che è scomparsa che è Enrico Oldoini che è stato l’autore di Don Matteo e regista della prima serie.

Ok, io ho finito l’intervista. Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato. Ci vediamo in primavera, quando vengo a Roma e ne approfitto per andare a trovare Enrico Vanzina.

Si, chiamami che ci troviamo per un caffè. A proposito di Vanzina, io ho lavorato in un film dei fratelli Vanzina e del papà Steno, dal titolo “Italian Fast food”. Faccio ‘na cosetta, ‘na cosa piccola ma carina. Poi ho avuto il piacere di lavorare con Steno, il papà dei Vanzina, nel film “Animali metropolitani”. Grande regista di cui ero un grande appassionato, mi piaceva.