Gilberto
Simoni (ex ciclista)
Palù di Giovo (Trento) 9.5.2026
Intervista di Gianfranco Gramola
"Mio padre era contadino a avrebbe voluto che tutti noi fratelli andassimo
avanti con la campagna. Lui aveva un’azienda agricola e vendeva vino"
Gilberto
Simoni è nato a Palù di Giovo (Trento) il 25 agosto 1971. E’ un ex ciclista
su strada e di mountain bike e uno dei più forti ciclisti italiani nelle corse
a tappe. Infatti, durante la sua carriera è riuscito a conquistare tutte le
tappe di tutti i Grandi Giri e già da dilettante è riuscito a battere
avversari del calibro di Ivan Gotti e Marco Pantani. La sua carriera da
professionista inizia nel 1994 e termina nel 2010. Nelle sue 15 partecipazioni
al Giro d'Italia è riuscito a conquistare il podio ben cinque volte, vincendo
il Giro nel 2001 e nel 2003 e classificandosi secondo nel 2005 e terzo nel 1999,
2000, 2004 e 2006.Altri successi di rilievo che si aggiungono al suo ricco
Palmares, sono quelli al Giro del Veneto nel 2004 e al Giro dell'Emilia nel
2005. Nel 2010 si ritira dal ciclismo professionistico.Da quando ha terminato la
sua carriera, Gilberto Simoni organizza viaggi in bicicletta in meravigliosi
Paesi come il Nepal, Costa Rica, Brasile e non solo.
Ha
detto:
-
A mia moglie piace vedermi così, lottare ed allenarmi ancora a 38 anni. Sa che
il ciclismo è la mia vita.
-
Ai ragazzi dico che di fatica non si muore, se no sarei già morto.
-
Difetti? Preferisco farmi giudicare che giudicarmi. Come difetto direi che sono
un testone. Ma al tempo stesso è anche un pregio, perché non mi sono mai
arreso e ho sempre lottato fino alla fine.
-
Ho sempre dovuto combattere per ottenere qualsiasi cosa, ma non ho rimpianti. Il
ciclismo non mi ha tolto niente. C’è gente che fatica più di me e raccoglie
meno. Di che mi dovrei lamentare.
Intervista
E’
appena iniziato il Giro d’Italia. Una tua prima impressione e perché la
partenza in Bulgaria?
Il giro
d’Italia è una manifestazione importante e noi lo diamo per scontato. E’
uno degli eventi più seguiti con questa durata e sportivamente è uno tra i più
importanti al mondo. Perché parte dalla Bulgaria? Ho letto che il motivo è più
economico che geografico: Il Giro d’Italia come dicevo prima è un evento
mediatico molto ambito e portare la partenza del Giro d’Italia all’estero
significa esportare visibilità turistica e prestigio internazionale.
Sicuramente i paesi dell’est hanno sempre avuto una tradizione sportiva. Poi
ciclisticamente che vuoi, la bicicletta è nata prima dei trattori, i contadini
e gli operai usavano la bicicletta e nei paesi socialisti è stato il primo
mezzo per muoversi.
Hai
notato dei giovani talenti? Vedi un tuo erede sportivo?
Di ragazzi
buoni ce ne sono. Poi sai con il salto professionale cambia radicalmente
l’ambiente e quindi molti fanno fatica ad adeguarsi o a capire i meccanismi.
Di ragazzi bravi e talentuosi in Italia ce ne sono, come nel calcio però dopo
si fa troppa attività giovanile e questo un po’ li consuma.
Chi ti
ha trasmesso la passione per la bicicletta?
Io non avevo
passione per la bicicletta, mi piaceva giocare a calcio e cantare. La mia prima
coppa l’ho vinta cantando. Mio papà seguiva le imprese di Francesco Moser,
guardava i giri d’Italia e tutte le corse che c’erano in televisione. Credo
che dopo l’arrivo del Giro d’Italia negli anni della mia gioventù, a Palù,
con la vittoria di Francesco Moser mi abbia fatto scoprire il ciclismo e poi da
lì ho cominciato a correre anch’io e pian piano sono cresciuto con questo
sport.

I tuoi
genitori che futuro avevano in mente per te?
Mio padre era
contadino a avrebbe voluto che tutti noi fratelli andassimo avanti con la
campagna. Lui aveva un’azienda agricola e vendeva vino. Se ci fosse ancora lui
avrei anch’io una cantina come Francesco, ma i miei fratelli sono andati a
lavorare nell’edilizia, io nel ciclismo e la campagna è rimasta sulle spalle
a lui.
La tua
prima bicicletta quando l’hai avuta?
Me l’ha
regalata mio padre. Sai, negli anni ’70-’80 non è che alzavi la mano e
ordinavi ma dovevi guadagnartela, però una volta abbiamo fatto un bel lavoro e
abbiamo dissodato un campo e la sera quando abbiamo finito mi ha portato da Enzo
Moser e mi ha comprato una bella bici rossa, con la quale ho cominciato a
correre.
Con
quali ciclisti di riferimento sei cresciuto, chi sono stati i tuoi miti a parte
Moser?
Tutti i
ragazzi crescono con il mito dell’età. Quando hai 14 anni cominci ad
appassionarti di sport e i tuoi miti sono i grandi del momento. Io ho visto
correre Fondriest, Buio, Chiappucci ma guardavo anche Alberto Tomba. In camera
mia avevo il poster di Marco Lucchinelli, campione del mondo di moto 500. Da
sportivo ammiro tutti i talenti, tutti gli atleti come ora Sinner.
Hai
vinto parecchie gare. La vittoria di cui vai più fiero, quella indimenticabile?
Ogni gara ha
una storia un po’ diversa, però il Giro d’Italia è il sogno che soddisfa
uno sportivo e io ne ho vinti due.
Credi
nel supporto psicologico agli atleti?
Da una parte
c’è bisogno di capire, però sicuramente perché il livello si è alzato
talmente tanto che per molti lo sport è un piacere, mentre per gli atleti è
diventato uno stress e questo è un po’ il discorso.
Ho
letto che ti hanno trovato positivo al doping per via delle caramelle?
Si, è stata
un po’ da ridere perché ho preso delle caramelle balsamiche alla coca, per il
mal di gola, ma le ho prese inconsapevolmente. Me le aveva portare dal Perù una
mia zia suora laica. Io non sapevo che ci fosse la coca dentro. E’ stato
durante il Giro d’Italia 2002 e alla fine fui assolto con formula piena. Io
non ho mai avuto un giorno di squalifica nella mia carriera.
Che
idea ti sei fatto sul caso Pantani?
E’ una
storia troppo lunga e ne hanno parlato tantissimo in Tv e sui giornali.
Oltre
al ciclismo segui altri sport?
Si, seguo un
po’ di tutto. Seguo il calcio ma non ho una squadra del cuore. Guardo le
partite, soprattutto quando c’è un bel gioco. Ieri sono andato a vedermi uno
spareggio del Val di Cembra, che è la squadra del paese qua, si sta giocando la
promozione ed è stata una bella partita. Non sono tifoso ma sono uno sportivo e
guardo con interesse le sfide più importanti.
Hai mai
partecipato ad eventi per beneficenza?
Si, spesso.
L’ultimo la Marcialonga Star, poi per la fibrosi cistica. Quando ci sono
questo tipo di manifestazioni, se posso ci vado.
Una
volta, ha detto Merckx, si correva per la gloria, ora si corre per i soldi. E’
così?
Merckx era un
ambizioso, voleva vincere tutto, non so se correva per la gloria o per i soldi.
Si corre per passione e per carattere e si cerca il risultato. Poi ognuno ogni
atleta ha una storia diversa. Diciamo che è un meccanismo strano quello che ti
porta a volere la vittoria e sicuramente più impegno ci metti e più lavori e
ottieni dei risultati.

Ho
letto che Chiara Migliore, una tua fan, si è risvegliata dal coma ascoltando la
tua voce? Nemmeno i medici non sanno spiegarselo. Cosa ne pensi?
Ho sentito di
questa ragazza, ora mi sfugge perché sono passati tanti anni. Sicuramente lo
sport fa bene ma questo tipo di cose succedono anche in altri ambiti, come nel
mondo della musica ad esempio. Se hai un’affinità verso un’atleta, lo
segui, sono quelle emozioni che sicuramente risvegliano l’anima.
Il tuo
rapporto con Francesco Moser?
E’ buono.
Lui è del mio paese e ogni tanto ci incontriamo. Le biciclette poi è il nostro
ambiente e facciamo un giretto su due ruote.
Lui
sopra la sua cantina ha costruito un museo con le biciclette e le maglie usate
nelle corse. I tuoi trofei dove li hai sistemati?
Io sono
ancora un po’ disordinato, i miei trofei sono un qua e un po’ là. Inoltre
la storia di Francesco è molto più lunga della mia, perché parte da Aldo e
dai suoi fratelli, poi lui. E’ la storia di una famiglia, non solo quella di
Francesco Moser.
Talento,
sacrificio e impegno quanto hanno contato nella tua carriera?
Servono tutti
però c’è chi li mette in maniera diversa. Forse l’impegno è quello più
importante.
Quali
sono i consigli che dai ai giovani che si avvicinano al ciclismo?
L’amore per
uno sport deve venire in modo naturale, se diventa una forzatura è un castigo.
Deve piacerti prima di tutto e dopo deve essere qualcosa di naturale. Se io mi
mettessi a suonare o fare un quadro, non mi viene, quindi o ti viene naturale
oppure è meglio cambiare sport.
Di cosa
ti occupi attualmente?
Seguo una
squadra di ragazzi ungheresi under 18 e poi faccio un po’ di attività
sportiva.
Hai
ancora la cantina?
No, non ce
l’ho più, non sono contadino, anche se i primi contributi li ho fatti da
contadino.
Oltre
allo sport curi delle passioni nella vita?
La
mia passione è ancora quella di andare in bici e con la mountain
bike, mi piace muovermi, andare a sciare.
I
tuoi figli seguono la tua strada?
Mio
figlio Enrico corre in bicicletta, uno studia all’università e una sta
finendo le superiori.