Josefa Idem (ex canoista e psicologa)    Santerno (Ravenna) 25.5.2026

                              Intervista di Gianfranco Gramola

“Ho cercato sempre di essere un buon esempio nello sport e quando questo tuo valore è intrinseco, non è un peso”

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Josefa Idem (Goch, 23 settembre 1964) è un'ex canoista e politica tedesca naturalizzata italiana. È considerata una leggenda dello sport: con 8 partecipazioni consecutive (dal 1984 al 2012) e 38 medaglie internazionali, è stata campionessa mondiale ed olimpica nel kayak K1.Ha conquistato l'oro olimpico a Sidney 2000, l'argento ad Atene 2004 e Pechino 2008, e un altro argento a Londra 2012 all'età di 48 anni. Nel suo palmarès si contano anche 5 ori mondiali e 9 ori europei.

Intervista

Josefa mi racconti com'è nata la passione per la canoa? Avevi sportivi in famiglia?

Nessun sportivo in famiglia. Nella scuola di mia sorella hanno fatto una promozione “Venite a provare la canoa” ed io l’ho seguita, anche se ero in un’altra scuola al centro della città. Con mia sorella abbiamo 15 mesi di differenza e abbiamo sempre fatto tutte le cose insieme, eccetto poi la scelta della scuola perché sono state due scelte diverse. Abbiamo provato con la canoa e all’inizio siamo cadute più volte in acqua e poi piano piano abbiamo imparato. A quei tempi iniziare con lo sport era meno complicato di oggi, nessuno era lì a guardare se da questo poteva venire fuori un talento.

I tuoi genitori che futuro avevano in mente per te?

Non avevano in mente niente in particolare. Loro c’erano, lavoravano, hanno fatto i genitori. Eravamo in quattro, il papà era poliziotto, mia mamma lavorava in una lavanderia e la baracca andava avanti e ci crescevano, com’era a quei tempi.

Con quali sportivi di riferimento sei cresciuta? Avevi degli idoli, dei miti?

Nessuno, anche perché non c’erano i social come adesso. Mi ricordo quando la Germania è diventata campione del mondo di pallamano nel 1974. Quella partita mi è rimasta impressa. Eravamo a casa, abbiamo guardato tutti insieme la finale. Io avevo 10 anni. Da quella partita mi sono fatta prendere, sono stata lì e abbiamo fatto il tifo.

Hai partecipato a otto olimpiadi. Quella che ricordi con molta emozione?

Tutte, anche se ogni olimpiade aveva la sua storia. La prima è stata la scoperta delle olimpiadi, lo stupore. Era il 1978 ed eravamo al villaggio Olimpico, tutti ben vestiti e con il cappello in testa ed è stato tutto uno scoprire. Poi la seconda c’era il dazio da pagare perché sei lì con le grandi del mondo, anche se era una olimpiade monca perché mancavano all’appello le fortissime atlete dell’est. Nel 1992 dopo aver vinto due mondiali e diverse medaglie sono arrivata quarta. Comunque un’olimpiade particolare è stata quella in Australia nel 2000, perché è un continente che a me piace tantissimo. Siamo stati lì per un mese intero e poi ci siamo rimasti anche dopo per le vacanze. In quella giornata particolare in cui si rischiava di non finire affatto le olimpiadi perché c’era tantissimo vento, era l’ultimo giorno delle olimpiadi, sembrava che dovessero spostare la gara. Ma il giorno dopo non si potava perché la sera prima si spegneva la fiamma. Lì è stata una giornata incredibile, stare lì otto ore sul campo, gestire le emozioni e non farsi sciupare tutta l’adrenalina che serviva in realtà per fare la gara. E vincere in quella condizione dopo un quadriennio intero, in cui ero stata battuta dalla canadese Carolyn Brunet. In quell’olimpiadi superai la canadese Carolyn Brunet e anche l’australiana Katrin Borchert ed è stata una grande emozione. Un po’ tutte le olimpiadi sono grande fonte di emozioni, perché ognuna ha una sua storia personale, almeno per quelle che ho vissuto io.

Qualche mese fa sono finite le olimpiadi Milano Cortina. Come l’hai vissuta quella manifestazione sportiva?

Io non sono stata coinvolta in nessun passaggio di quella olimpiade. Gli organizzatori erano più concentrati sui campioni degli sport invernali, poi tanti non sono stati considerati neanche di striscio. Questo l’avevo notato e non è tanto bello. Però penso che siano state delle bellissime olimpiadi. Sono state valorizzate tutte le località che sono state toccate dalle gare. Mi è piaciuta molto, noi italiani abbiamo vinto tante medaglie ed è stata una bellissima olimpiade e ben organizzata da quello che ho visto io in televisione.

Qual è stata l’avversaria più forte con cui hai gareggiato?

Sono stata io (risata). Ho avuto questa rivalità storica con la Carolyn Brunet, con alcune ungheresi e con alcune tedesche dell’est. Io sono sempre stata un’atleta emotiva, piena di dubbi e a costruire una mentalità vincente c’ho messo una vita. Costruire una mentalità vincente, su una base poco solida come la mia, vuol dire che la base poco solida è il nemico interno che ti crea dubbi. A parte che, secondo me, tutti gli atleti hanno questo gioco interiore. Si, per me è stato un avversario molto duro. Poi ho trovato la chiave, però c’ho messo tanto tempo. 

Quali sono le virtù che deve avere uno sportivo?

La virtù che deve avere uno sportivo per me è quella di essere capace di imparare quello che non sa, perché nei momenti in cui senti di farti condizionare tanto dalle emozioni, devi imparare a gestirle. Nei momenti in cui hai consolidato un risultato devi imparare ad andare oltre, perché se ti fermi pensando “allora adesso vincerò sempre”, retrocedi perché magari non ti accorgi che c’è stata una innovazione tecnologica, una metodologia dell’allenamento. Quindi la capacità di imparare sempre, vuol dire avere sempre la curiosità perché la curiosità va a braccetto con l’apprendimento e poi bisogna sempre mettersi in gioco.

Per gli appassionati di sport sei un esempio. Ti sei mai sentita addosso questa responsabilità?

Ho cercato sempre di essere un buon esempio nello sport e quando questo tuo valore è intrinseco, non è un peso. Se devi recitare una parte non autentica, allora diventa un peso, però io ho sempre portato avanti i miei valori nello sport, li ho sempre condivisi e ancora oggi condivido tutti quei valori che ho avuto durante la mia carriera. Molto probabilmente ho avuto la funzione di modello, ma non è mai stato un peso perché non ho dovuto recitare.

Prima di una gara avevi dei riti scaramantici come molti atleti o dei portafortuna?

Io prima di compiere 15 anni ho vinto il primo titolo tedesco e nessuno badava a me, non mi conoscevano sui campi nazionali di regata tedeschi, solo quelli della mia regione, però quel giorno sentivo che qualcosa di particolare stava accadendo. Quindi ero molto nervosa, avevo mal di testa, allora prima della gara sono andata a farmi una doccia e mi sono lavata i capelli e quel giorno portavo un paio di calzini e quel giorno ho vinto con un enorme vantaggio. Da allora, per tanti anni, ho portato sempre quei calzini in gara e poi con il tempo mia mamma penso che li abbia dismessi (risata). Però era rimasta quella cosa, cioè quella dei capelli prima di una gara importante. Lavarmeli, asciugarli e metterli in piega per poi andare in acqua e bagnarmeli che è un controsenso. Questa cosa mi è rimasta dentro, anche perché io ho sempre voluto presentarmi presentabile.

Hai vinto tantissimo nella tua carriera. Qual è il segreto del tuo successo?

Oggi guardando indietro, non ero consapevole a quei tempi, di cosa stavo vivendo.  Perché tante volte quando ci provi e non ci riesci, cominci ad essere molto severa nel giudizio con te stessa e pensi che quello sport non faccia per te. Siamo abituati a mortificarci, a punirci mentalmente quando le cose non vanno tanto bene. Però devo dire, e l’ho affermato più volte, che nonostante tutto avevo una profonda fiducia che ce l’avrei potuta fare. Forse quello che per me ha fatto la qualità e anche la differenza è dire a me stessa: “Non lo so fare ancora, però se ci provo di più, ce la potrò fare”. Quando si parla della sconfitta non è che dici “Ho sbagliato questo o quest’altro ma poi migliorerò”, si certo, però è anche quello di incoraggiare te stesso nel dire: “Ancora non lo so fare, però posso riprovarci”.

Ho letto che tu e Antonio Rossi avete sostenuto la causa tibetana. Com’è nata questa decisione?

All’epoca era un momento storico dove c’era molta attenzione mediatica su diversi fronti. Quella tibetana era una causa che in quel momento ritenevo giusto portare avanti per quello che succedeva nel Tibet e ho espresso posizione nette a sostegno del Tibet. Poi sono andata anche ad incontrare il Dalai Lama a Venezia e le ho portato in dono il mio body, la tuta azzurra.

Hai mai prestato il tuo nome alla solidarietà?

Mi sono spesa molto per alcune associazioni e ho collaborato attivamente con l’AISM (Associazione italiana Sclerosi Multipla) e ho unito la mia esperienza a progetti volti all’inclusione sociale di bambini e ragazzi in contesti disagiati. Oggi porto spesso la mia storia di tenacia e resistenza a supporto di eventi benefici e progetti di sensibilizzazione.

Hai vissuto un periodo nella politica. Tornando indietro lo rifaresti?

La politica l’ho vissuta dal 2001fino al 2007 perché in Italia sono capitata in una famiglia molto politicizzata. Mio suocero è stato partigiano, i suoceri sono sempre stati attivi in politica, mio marito sempre con un forte impegno civile. Quando all’epoca mi chiesero se volevo candidarmi, abbiamo fatto un consiglio di famiglia e noi in famiglia avevamo voglia di fare e di portare avanti questo impegno. In Senato ho cercato di portare avanti delle cose legate allo sport, ma ci sono dei meccanismi molto difficili, secondo le logiche, partitiche, tempi contingentati. Tutta una cosa complicata e difficile. Però penso che sia molto importante sapere cosa significa saper amministrare la cosa pubblica e cosa significa pensare a delle leggi che facciano il bene e il meglio per tutti e che evitino i danni. Ci sono tante leggi che fanno bene da una parte e danni dall’altra, invece bisogna fare leggi equilibrate e si deve tenere conto anche del periodo storico in cui stiamo vivendo. Comunque la politica è stata un’esperienza che rifarei sempre. Poi ad essere proiettata in quella politica romana mi è mancata totalmente l’esperienza e lì ci sono meccanismi che diventano anche fatali. Però anche da questo io ho tratto degli insegnamenti che hanno avuto un peso importante nella mia vita.

Sei laureata in psicologia. Fare la psicologa era un tuo sogno nel cassetto?

Devo dire che quando ero a Roma, in Senato ho partecipato ai lavori e ho visto come funzionava e ho capito che per me sarebbe stato difficile dare un contributo importante. Mi sono detta che se voglio fare molto bene questo mio lavoro nel frattempo devo iniziare a preparare quella parte della vita in cui si pensa a cosa farò da grande. Studiare psicologia è sempre stato il mio sogno e allora una mattina mi sono alzata, sono andata all’università. Ovviamente ho scelto e fatto l’università per corrispondenza che è proprio quel percorso che si adatta tantissimo alle persone altamente motivate e con un buon grado di esperienza e mi sono iscritta. In cinque anni mi sono laureata, ho fatto gli esami di stato, ho fatto un master in psicologia nello sport e adesso da diversi anni lavoro nella formazione con il settore giovanile scolastico con la federazione calcio.

Com’è la tua giornata tipo?

Ci sono dei periodi dove sono molto impegnata con il lavoro e giro da Torino a Bari, da Napoli a Palermo, questo perché per la formazione ci sono delle location un po’ dislocate. Poi ci sono gli stage con il calcio, quindi quando sono impegnata fuori ovviamente i ritmi e gli orari sono quelli dettati dal lavoro. Ci sono dei periodi densissimi in cui giro tantissimo, altri periodi in cui lavoro da casa e allora mi alzo la mattina, colazione, poi sistemo casa, faccio le mie riunioni, preparo da mangiare e lavoro da remoto.

A proposito di mangiare, è vero che il tuo futuro marito Guglielmo Guerrini ti ha conquistato con una spaghettata?

(risata). Si vede che hai letto il mio libro, comunque negli spaghetti c’era troppo peperoncino (risata). Quello è stato il primo incontro con il mio futuro marito e allenatore. Poi la sera in discoteca fra tante compagne bionde, mi ritrovai a ballare proprio con Guglielmo e da lì è iniziata l’amicizia e la nostra storia. Comunque lui dice grazie alla spaghettata perché a lui piace molto il peperoncino. Per lui erano spaghetti aglio, olio e peperoncino per noi invece erano spaghetti e peperoncino (risata). Lui dice sempre che mi ha conquistata dicendo la battuta della spaghettata.

Come guardi al futuro, con preoccupazione o serenità?

Ovviamente per i giovani non è più come una volta. Come iniziano gli sport i giovani al giorno d’oggi è tutta un’altra musica. Perciò per i giovani sono tempi di grandi pressioni, responsabilizzazioni, pesi e spesso con niente in cambio, perché è un mondo che si sta ridimensionando dal punto di vista delle opportunità, del benessere, del lavoro. Si sta tutto riconfigurando in una maniera che per i giovani oggi penso che sia molto difficile trovare una collocazione e per loro è un futuro che si fa fatica ad immaginare. Dal punto di vista dell’ordine mondiale sembra che tutto si stia riscrivendo, lo sguardo dei vari paesi, il panorama dei partiti, se guardi quello che sembravano certezze scolpite nella pietra, ora sono incertezze.