Lino Barbieri (attore e imitatore)            Napoli 3.2.2025      

                      Intervista di Gianfranco Gramola

“Gli anni del Bagaglino sono stati anni di formazione. Io avevo fatto tanta televisione prima del Bagaglino e il mio sogno era quello di entrare al Bagaglino. Pingitore mi prese per una puntata e ci sono rimasto per 12 anni”

Lino Barbieri, nasce a S. Antimo in provincia di Napoli nel ’67. Sin da piccolo mostra attitudini artistiche, al punto che, inizia ad esibirsi all’età di 13 anni, nelle feste di matrimoni e comunioni. A 17 anni, invece, è la volta delle piazze, su tutto il territorio campano e regioni limitrofe. A soli 22 anni, c’è il suo debutto nazionale sulle reti Rai  e da li comincia un’inarrestabile avventura. Nel frattempo entra in banca, dalla quale si dimette, dopo appena 55 giorni. La voglia ed il desiderio di fare spettacolo, prevalgono, su tutto. E’ stata una delle rivelazioni di “Stasera mi butto”, la trasmissione della Rai che verso l’inizio degli anni ’90 lanciò una nuova generazione di imitatori che ancora imperversano sugli schermi delle tv di tutta Italia. Ha partecipato a trasmissioni di successo, quali “Il Bagaglino”, “Ricomincio da due”, “Stasera mi butto”, “Festival di Sanscemo”, “Torte in faccia”, “Tintarella di luna”, “Eccezziunale veramente” e tante altre… Lo ricordiamo per le parodie di Diego Armando Maradona, Riccardo Cocciante, Pino Daniele, Paolo Limiti ect. Insomma, un artista con la “A” maiuscola.

Intervista

Ciao Lino, mi racconti del tuo ultimo spettacolo teatrale?

Volentieri. Si chiama “Ospiti a sorpresa” ed è uno spettacolo di satira politica, di costume. Per gli ospiti a sorpresa sono le mie trasformazioni fatte con il trucco che però dal live non si possono fare perché sono trucchi da due o tre ore, allora utilizzo dei ledwall  con alta definizione e ho registrato una dozzina di personaggi post  produzione, che interverranno come se fossero degli attori, ma senza interazione da parte mia, a schiaffo dentro lo spettacolo, come un sorta di ologramma. Ci saranno Enrico Mentana, Aurelio De Laurentiis, Paolo Limiti, Diego Maradona,  Riccardo Cocciante, Andrea Boccelli, Francesco Emilio Borrelli, Mario Giordano, Matteo Bassetti il biologo e tanti altri. Entrano a schiaffo, come si dice, perché non c’è una interazione a seconda dell’argomento che sto trattando, tipo se parlo di malasanità interviene Bassetti e Mario Giordano e così via. Lo spettacolo sta andando molto bene.

Porterai lo spettacolo in giro per l’Italia? 

Lo spettacolo sarà qui a Napoli e sarà ad Alba il 17 febbraio. Poi giro soprattutto al sud.   

Mi racconti com’è nata la passione per il mondo dello spettacolo? Avevi artisti in famiglia?

No, nessun artista in famiglia. E’ una cosa che nasce quando avevo 7 anni e a 17 anni ho avuto la fortuna di lavorare. In Campania c’è l’usanza nei matrimoni di fare degli spettacoli e io all’età di 17 anni ho iniziato lì, a fare spettacoli nei ristoranti. A 22 anni partecipai al primo concorso nazionale per imitatori su Rai2, con Gigi Sabani e con la regia di Pingitore e mi andò bene perché fui terzo classificato e da lì insieme ad altri 6, eravamo in 9, fra cui c’era anche Neri Marcorè, oggi attore affermato, partecipammo ad un programma di grande successo presentato da Raffaella Carrà. Poi da lì ci sono stati parecchi programmi, poi il Bagaglino per una dozzina di anni, ho lavorato a “La vita in diretta” con Michele Cucuzza, ho visto il festival di san Scemo che era un festival di musica demenziale. Ho fatto la televisione quando era bella, quando c’erano grandi autori, grandi registi e i grandi professionisti come la Carrà, Heather Parisi, Pippo Baudo. Ho avuto la fortuna di lavorare con questi miti.

I tuoi genitori ti hanno incoraggiato a fare l’artista?

Parlando dei miei genitori devi pensare a Totò e Peppino, due ingenui, a cui piaceva vedere il loro figlio alla ribalta nazionale. Per loro era una gioia immensa. Non hanno mai capito niente del pericolo di questo lavoro. Io a 22 anni vinsi un concorso al Banco di Napoli e io mi licenziai dopo 55 giorni e mio papà, tutto sommato, non ebbe grossi traumi perché gli faceva piacere vedere il figlio in televisione. Portavo con me i miei genitori, davanti a questi personaggi ed erano talmente ingenui e alla mano che era come se fossero amici loro, parlavano a loro come se li conoscessero da sempre. Quando hanno incontrato Bridge Forrester di  Beautiful “Bridge, come stai? Io ti vedo tutti i giorni”. E Bridge non capiva niente perché parlava solo inglese a quei tempi. Sembrava di stare nella scena di Totò e Peppino a Milano.

Hai mai pensato ad un nome d’arte?

Il mio nome d’arte è sempre stato quello. Io all’anagrafe sono Pasquale, ma non mi hanno mai chiamato così, sono sempre stato chiamato Lino, da Pasqualino e il mio cognome andava bene e mi sono tenuto quello.

Un tuo ricordo di Raffaella Carrà e di Massimo Troisi.

Quando vidi la Carrà la prima volta in TV e stavo lì insieme nello studio tra me e me dicevo: “Ma sto guardando la televisione o sto qui con la Carrà?”. Lei era di una straordinaria umiltà, donna intelligentissima e poi che fosse un grande artista non lo devo dire io. Io sono stato molto fortunato a conoscerla e a lavorarci insieme. Clarissa Burt era all’epoca la compagna di Massimo Troisi e io pregavo Clarissa di farmelo incontrare. Una sera finite le prove disse: “Che avete da fare stasera?”. Io risposi che dovevo andare a cena fuori, un altro aveva un altro impegno. “Peccato, c’era una cena a casa di Massimo”. A quel punto tutti abbiamo disdetto gli appuntamenti per andare a casa di Massimo Troisi e mi sono trovato davanti ad un mito vivente, ma di un’umiltà disarmante perché lui era esattamente come lo si vedeva al cinema. Ricordo che quando siamo arrivati davanti alla porta dell’appartamento di Massimo, ho bussato io e lui ci ha fatti accomodare come se fossimo dei vecchi amici. Era il dicembre del 1990 e lui stava scrivendo “Pensavo fosse amore invece era un calesse” che è uscito dopo un anno ed ebbe un grande successo.

Come ricordi gli anni del Bagaglino di Pingitore?

Gli anni del Bagaglino sono stati anni di formazione. Io avevo fatto tanta televisione prima del Bagaglino e il mio sogno era come quello che ha ogni calciatore cioè di entrare in nazionale, e il mio era quello di entrare al Bagaglino. Avrei fatto carte false per arrivarci e solo nel ‘96  si apriva la finestrina dove si potevano fare dei provini e grazie al mitico  Martufello potei accedere ai provini e Pingitore mi prese per una puntata e ci sono rimasto per 12 anni. Quindi è stato un grande regalo e ricordo che un anno mi ha fatto fare una teatrale e per sei mesi ho diviso il palcoscenico con il grande Oreste Lionello. E’ stata un’esperienza che un altro artista non può fare perché non ci sono più questi mostri sacri.

Come scegli il personaggio da imitare, in base a cosa?

Io lo scelgo in base innanzitutto all’attualità e in base anche al fatto che non sono stati imitati troppo. Quest’estate per esempio, io ho fatto la parodia ad Emilio Borrelli, il parlamentare di Napoli, che praticamente è diventato virale. Abbiamo fatto milioni di visualizzazioni e siamo diventati amici ed è venuto pure a teatro a vedermi. Siccome non lo imitava nessuno, lui era molto forte e l’ho scelto per imitarlo. Ora ho in mente Giuseppe Cruciani de “La zanzara”, perché è un altro personaggio che non viene imitato da nessuno. Io cerco di fare cose che gli altri non fanno, perché Cristiano  Malgioglio lo imitato in tanti e lo fanno molto bene, come De Laurentiis che io ho iniziato a imitarlo sui social dieci anni fa, ora lo fanno in tanti. Paolo Limiti fu una  parodia che io inventai e che andò fortissima, ma a quei tempi nessuno la faceva. Non è che tutto quello che voglio fare, poi riesca bene, però a me piace fare personaggi un po’ di nicchia, che pochi imitatori fanno, ma non perché non li sanno fare, ma perché non ci pensano.

Prima di uno spettacolo hai dei riti scaramantici?

No, io sono un napoletano anomalo. Non sono scaramantico e sul palcoscenico sono come un bambino sulle giostre. Una volta che salgo, mi dovete picchiare per farmi scendere (risata). Non mi fa paura il palcoscenico, mi piace molto. Il Bagaglino mi faceva paura, mi metteva ansia perché c’era la telecamera. Da Pingitore mi sentivo sempre sotto esame. Quando stavi lì da Pingitore, non dovevi sbagliare mai perché lui pretendeva, era molto esigente e allora l’ansia ti veniva anche perché c’erano le telecamere e sapevi che 20 milioni di spettatori ti guardavano. Se sbagliavi era una cosa tremenda e facevi una figuraccia.

Tu rivedi le tue imitazioni? Sei autocritico?

Se io mi piaccio, allora vuol dire che l’imitazione funziona. Ma io ho un piano d’ascolto, la prima è mia moglie che è attentissima e severissima, poi mio figlio e poi gli amici. Non sono uno che se la suona e se la canta. Ti dico solo che non è importante la fedeltà vocale del personaggio, l’importante è la chiave di lettura che dai. Io 35 anni fa facevo Maradona, che non era perfetto, ma lo era volutamente. Ancora la gente, dopo 35 anni, ricordano il verso che io facevo, che è diventato un tormentone. Guarda Crozza, quando imita De Luca, non è perfetto, però nell’immaginario collettivo, in Italia, l’unico che imita De Luca è Crozza. Chi imita Feltri è Crozza, ma non c’è bisogno di essere perfetti, bisogna trovare la chiave giusta e farne la parodia. Io faccio la parodia a Saviano da anni, ma fa ridere quello che dico, la faccia la faccio quasi uguale, ma non sono perfetto nella voce. Il grande  Oreste Lionello non faceva Andreotti uguale.

Per lavoro ti sei trasferito a Roma. Come ricordi l’impatto con la capitale?

Io a Roma c’ho vissuto per tanto tempo e per me è stato una grande gioia, perché io venivo dalla provincia di Napoli e a Roma, la sera, mi trovavo a piazza Navona, a piazza di Spagna, a piazza del Popolo. Ho vissuto per un periodo in via della Camilluccia, altro periodo ho vissuto ai Castelli Romani, mo’ vivo a Napoli con la famiglia. Però Roma è come se fosse la mia seconda casa, amo molto Roma e ogni volta che ci torno è una gioia immensa.

Quali sono le tue ambizioni?

Le mie ambizioni sono quelle di avere tanta salute per fare questo lavoro fino all’ultimo giorno della mia vita. Basta lavorare e portare in giro questo spettacolo, in questa mia nuova veste di artista, di monologhista satirico, da showmen. Farmi vedere di più in televisione, avere più spazio per promuovere lo spettacolo e far venire più gente a teatro.