Luca Sommi (giornalista, scrittore e conduttore TV)      Parma 12.12.2024

                                  Intervista di Gianfranco Gramola

“La penna più pungente e coerente del giornalismo italiano è Marco Travaglio, il mio direttore. Quando lo vedevo in televisione da Santoro, sognavo di andare un giorno a lavorare con lui e poi ce l’ho fatta”

 

Luca Sommi è giornalista e critico, si occupa di letteratura, arte e politica. Insegna Linguaggi del giornalismo all’Università degli Studi di Parma e tiene un corso sul racconto d’arte e letterario alla Scuola Holden di Torino. Ha scritto saggi e ha curato diverse mostre, tra queste la grande esposizione dedicata a Correggio nel 2008. Ha ideato e dirige la rivista culturale online ifioridelmale.it. Come autore televisivo ha curato programmi per LA7 e Rai, tra questi Servizio Pubblico di Michele Santoro. Oggi è autore di diversi programmi per la piattaforma Loft e per Nove, canale nel quale conduce, assieme ad Andrea Scanzi, e con la partecipazione di Marco Travaglio, il talk-show Accordi & Disaccordi. Scrive di cultura e politica su «il Fatto Quotidiano».

Intervista

Com’è nata la passione per il giornalismo? Era un tuo sogno?

Da bambino, per santa Lucia, mi sono fatto regalare dai miei genitori una stampa tipografica per bambini e ho stampato il mio primo giornale che avevo ribattezzato “L’araldo del giorno” ed ero alla fine delle scuole elementari. Dopo non è che ci ho pensato più di tanto alla fine ho finito per fare quello. Questo vuol dir che le prime inclinazioni che si vedono in un bambino, sono quelle più spontanee. Quindi ho fatto quello che mi è venuto più naturale fare, scrivere.

Con quali giornalisti di riferimento sei cresciuto? Chi sono stati i  tuoi maestri?

Io ho guardato molto alle grandi firme come Giorgio Bocca e Indro Montanelli. Guardando questi grandi giornalisti ho cercato di seguirne la rettitudine morale e anche un po’ lo stile ovviamente. Poi crescendo ho trovato in Massimo Fini un esempio, un modello. Quindi Massimo Fini posso dire che è sempre stata la mia fonte di ispirazione per fare questo mestiere, perché Massimo Fini è stato un giornalista intellettualmente onestissimo, coraggioso e molto libero.

Chi è per te la penna più pungente e coerente del giornalismo italiano?

Marco Travaglio, il mio direttore. Quando lo vedevo in televisione da Santoro, sognavo di andare un giorno a lavorare con lui e poi ce l’ho fatta.  

Nelle tue trasmissioni, nei tuoi pezzi, in teatro, quali sono i temi che vorresti approfondire maggiormente?

Quelli che affronto, cioè i temi delle condizioni sociali soprattutto. Le battaglie sociali sono quelle che mi interessano di più. Cercare di denunciare la politica dove non aiuta chi non ce la fa, perché ricordo sempre che la politica è nata per aiutare chi non ce la fa, perché chi ce la fa da solo, non ha bisogno di aiuti. Sono contro quella politica che ignora coloro che non se la passano bene e quindi diciamo che è il tema che mi sta più a cuore. Anche con i miei libri cerco sempre di essere sul fronte di  combattimento per rivendicare i diritti di coloro che non ce li hanno. La democrazia è quella cosa lì e il contratto sociale di Rousseau lo diceva chiaro e tondo. Una comunità si dice tale quando uno che non ce la fa viene aiutato da chi ce la fa.  

Di chi è stata l’idea del tuo programma “Accordi e disaccordi” e un ospite che vorresti nel tuo programma ma è difficile averlo?

L’idea è nata perché il Nove ci ha chiesto un format un po’ diverso dagli altri, l’approfondimento politico, e mi sono inventato questa formula tratta da un film di Woody Allen, dove io e Andrea Scanzi intervistavamo un ospite, cioè due intervistatori e un solo ospite, il contrario di quello che è solitamente. Poi il programma è passato in prima serata, si è evoluto allora ho preso io la conduzione, Scanzi ha una rubrica, poi c’è Marco Travaglio e diciamo che questo trio funziona perché siamo molto diversi anche se lavoriamo nello stesso giornale. Abbiamo idee molto simili ma anche delle diversità e questo trio funziona perché con le nostre caratteristiche cerchiamo di portare avanti i dettami della costituzione, cerchiamo di far si che la costituzione sia rispettata e applicata soprattutto. Questo è il principio ispiratore de Il Fatto Quotidiano e questo è anche il principio ispiratore della televisione che facciamo noi. L’ospite che mi piacerebbe avere in realtà sono due, ma che non avrò mai, per motivi diversi. Uno è Matteo Renzi e l’altro e Beppe Grillo. Matteo Renzi una volta lo incontrai in stazione a Firenze e volevo invitarlo nel mio programma e lui senza che io aprissi bocca disse: “Mai”. Beppe Grillo non lo conosco, non l’ho mai incontrato però dubito che verrebbe in trasmissione, soprattutto in questo momento.    

Se ti dico Paolo Villaggio, cosa mi rispondi?

Ti rispondo che ho avuto modo di frequentarlo per qualche giorno per scrivere un libro che feci con Aliberti Editore. Un attore straordinario, un uomo ovviamente simpatico ma anche cinico, aveva un carattere molto particolare però era un genio assoluto perché è stato uno dei pochi a lasciare una maschera del cinema italiano che rimarrà negli anni. I bambini di oggi, se guardano un film di Fantozzi, ridono esattamente come quando guardano una puntata di Stanlio e Ollio o Bud Spencer e Terence Hill. Sono di una comicità geniale, diverse, però sono comicità che durano nel tempo, che faranno ridere i bambini, i grandi di tutte le generazioni. Con Paolo Villaggio è stato un incontro folgorante per me.     

Qual è la bellezza della nostra Costituzione e quali sono gli strumenti che abbiamo per difenderla?

La bellezza è che ci ha resi cittadini, prima di lei eravamo sudditi. I sudditi erano alla mercé dei capricci del sovrano. Se una mattina si svegliava con l’idea di toglierti un diritto, te lo toglieva. La costituzione ci ha resi cittadini e non più sudditi, ossia che i diritti della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sono diritti preesistenti addirittura ad essa. Infatti lei usa i verbi giusti, dice che i diritti inviolabili dell’uomo li riconosce e li tutela e quand’è che riconosci qualcosa? Quando esiste già. Quindi lei ci sta dicendo che il diritto di uguaglianza esisteva già, anche prima che lei arrivasse. Lei si limita solo a riconoscerlo, è come se fosse un diritto naturale. Gli strumenti che abbiamo per difenderla sono i comportamenti quotidiani. La costituzione è piena di etica e che cos’è l’etica? L’etica sono i comportamenti che raggiungiamo non solo per il bene nostro ma anche per il bene della nostra comunità. Lo strumento per applicarla sono i comportamenti individuali di ciascuno di noi. Ogni mattina che ci alziamo dobbiamo pensare se stiamo violando qualche norma della costituzione.  

Nella nostra Costituzione c’è qualcosa che andrebbe modificato? Ha qualche falla secondo te?

Me lo hanno chiesto spesso alle presentazioni del mio libro “La più bella”. Io non trovo nessun difetto, è un testo perfetto che non ha sentito il passare del tempo perché coglie l’archetipo dei diritti dell’uomo e della donna. Quindi va semplicemente applicata, non ha bisogno di modifiche, c’è tutto dentro la costituzione. Chi dice che è vecchia, io rispondo che è giovanissima perché con i suoi 76 anni è una giovincella rispetto alla Divina Commedia di Dante che ha 7 secoli ma  però è attuale ancora ora.  

A proposito della Divina Commedia, per Dante era semplicemente “La comedia”. Cosa ti piace di questo capolavoro?

E’ impossibile dire qualcosa che ti piace o viceversa, perché è meravigliosa nella sua interezza. Quando si fa il mio mestiere bisogna resettare un po’ l’istinto del piacere, perché l’istinto del piacere preclude quello del conoscere. Io ho il desiderio di conoscenza per capire e la Divina Commedia è stata definita il più grande enigma della storia della letteratura e al contempo è stata definita un’opera-mondo, nel senso che c’è tutto il mondo lì dentro, quindi non si finirà mai di scoprirla fino in fondo, non si finirà mai di studiarla. Sono stati scritti migliaia di libri su di lei e ancora migliaia verranno scritti, perché lì dentro c’è tutto il mondo, ci siamo noi.

Dante in questa opera non è che si è un po’ vendicato dei personaggi che non gli piacevano, mettendoli nell’inferno? Diciamo che si è un po’ sfogato?

Assolutamente si. Difatti all’inferno ci sono tutti i suoi nemici e a tutti i nemici ha fatto fare una brutta fine e quindi si è vendicato di coloro che gli hanno fatto delle angherie in vita e li ha relegati all’inferno in condizioni molto disastrate. Penso a Bonifacio VIII, il papa che l’ha costretto, è  conficcato per terra a testa in giù e gambe all’aria. Ha usato la commedia non solo per rincontrare e rivedere la donna che ha amato ma anche per vendicarsi dei suoi nemici.

Dante era sposato con Gemma, però ha dedicato dei versi a Beatrice. Come te lo spieghi?

Probabilmente perché era sposato con Gemma ma era innamorato di Beatrice. Fra l’altro fu un innamoramento platonico perché Beatrice la incontra tre volte, la prima volta erano bambini ed era ad una festa di compleanno, la seconda volta la incontra per strada e sembra che lei gli abbia fatto un cenno di saluto ma è incerta questa cosa, la terza ad un ricevimento, ad una festa e quando Dante arriva sente che  c’è Beatrice  dentro che parla, è troppa l’emozione e torna a casa. Quindi un amore totalmente platonico che lui ha elevato all’allegoria della donna. La Divina Commedia non è solo per raccontare l’incontro con Beatrice, ma raccontare tutte le donne e questa è la modernità che ha questa opera.  

Inferno, Purgatorio, Paradiso. Quali delle tre cantiche ti affascina di più?

Quella che mi attrae di più e quella dell’Inferno perché siamo tutti peccatori. Baudelaire nel suo “Il mio cuore messo a nudo” scrive che in ogni uomo, in ogni momento ci sono due richiami simultanei e contrari, uno verso Dio e l’altro verso Satana. Quella verso Dio la definiva l’ambizione di salire, quella di Satana il desiderio di scendere. Però con il piace di incontrare i propri simili. Ma tutte le cantiche sono meravigliose. Il Paradiso forse è la più ideologica e filosofica e probabilmente è la più bella di tutte.  

Quali sono le tue ambizioni? I tuoi progetti?

Le mie ambizioni sono quelle di far andare bene le cose che faccio, di scrivere dei libri seri che non vadano nel cestino dopo due anni ma che possano rimanere nella libreria di casa, poi adesso mi piacerebbe approcciarmi a nuovi linguaggi e credo che  presto farò qualcosa simile ad un podcast perché la grammatica narrativa dei podcast mi piace molto.

Di cosa parlerà il tuo prossimo libro?

Il mio prossimo libro parlerà di animali e sarà un manifesto a difesa degli animali, che sono degli esseri straordinari e che nei secoli abbiamo sempre di più impiegato per le nostre bieche esigenze. Li usiamo per gli allevamenti intensivi, li costringiamo ancora al circo a saltare nel cerchio di fuoco oppure li costringiamo a lottare in modo impari dentro ad una corrida. Io vorrei che smettessero con queste pratiche, con queste tradizioni che non hanno più senso nel nostro tempo.