Nicola Di
Bari (cantautore e attore) San Mauro Milanese (Mi) 25.5.2026
Intervista di Gianfranco Gramola
“La musica
è importante, è una terapia che serve a tutti su questo pianeta. La musica è
una cosa magica, una cosa che ti conquista. La musica è un linguaggio
universale che unisce le culture”
Nicola
di Bari, all’anagrafe Michele Scommegna, è nato a Zapponeta (FG). Dopo averlo
sentito cantare, alcuni colleghi lo spingono a intraprendere la carriera
musicale, e così Michele, scelto il nome d’arte di Nicola Di Bari (in onore
al santo, di cui è devoto), partecipa nel 1961 a un concorso di canzoni nuove
con un suo brano, “Piano… pianino…” e lo vince.
Nel 1964 partecipa al Cantagiro con il brano “Amore ritorna a casa”.
Nel 1965 partecipa al Festival di Sanremo classificandosi al terzo posto con
“Amici miei” in coppia con Gene Pitney e partecipa al Cantagiro con la
canzone “Piangerò”.Nel 1970 partecipa al Festival di Sanremo con la canzone
“La prima cosa bella” in coppia con i Ricchi e Poveri, canzone con la musica
scritta da Nicola Di Bari, si classifica secondo e si rivela un grande successo
facendolo apprezzare al grande pubblico. Dopo il secondo posto di Sanremo
nell’estate del 1970 incide il brano “Vagabondo”, che conquista le
classifiche anche in Sudamerica e in Spagna.Nel 1971 vince il Festival di
Sanremo nel con la canzone “Il cuore è uno zingaro” in coppia con Nada,
nello stesso anno vince anche Canzonissima con il brano “Chitarra suona più
piano”. Nel 1972 trionfa ancora a Sanremo con il brano “I giorni
dell’arcobaleno” che lo conferma come artista e lo vede tra i pochi che
hanno vinto il Festival di Sanremo due volte consecutive.Il 1973 incide un
grande successo “Paese” che ricorda il suo paese natale Zapponeta.L’attività
artistica di Nicola Di Bari ha interessato anche il cinema partecipando al film
poliziesco “Torino nera del 1972”, con la regia di Carlo Lizzani e a
fianco di attori quali Bud Spencer, al film “L’immensità” recitando con
altri due cantanti, Don Backy e al film in “La ragazza del prete”.Nel 2020
Checco Zalone lo vuole nel film Tolo Tolo. Nel 2010 è uscito al cinema il film
di Paolo Virzì dal titolo “La prima cosa bella”, con il successo del
cantante pugliese come colonna sonora.Nel 2014 pubblica l’album “La mia
verità” che contiene inediti e il riarrangiamento dei suoi successi. Nel 2017
Nicola Di Bari è stato protagonista a “Storie Vere” il programma di Rai 1.
Il cantante festeggiava i 50 anni di matrimonio e ha scelto di raccontare la sua
storia d’amore con Agnese. Si sono sposati nel 1967 e d alla loro unione sono
nati quattro figli.
Intervista
Signor
Nicola, mi racconta com’è nata la passione per il canto? Aveva artisti in
famiglia?
Nessun
artista in famiglia. Mio padre si è reso conto che mi piaceva cantare, mi regalò
una chitarra e cominciai così, per gioco. Poi feci dei concorsi di voci nuove a
Castrocaro, a Jesi, a Bari e lui mi accompagnava dappertutto. Poi in una di
queste manifestazioni conobbi un produttore di una casa discografica milanese
che mi offrì una scrittura privata perché gli piaceva il mio timbro di voce.
Così abbandonai provvisoriamente gli studi per trasferirmi a Milano e pensavo
che non accadesse niente sinceramente. Invece la mia voce profonda e graffiante
cominciò a piacere molto ai ragazzi della mia età e cominciai ad esibirmi al
Cantagiro con un blues americano che io adattai e che si chiamava “Amore
ritorna a casa”. Poi ci fu un momento buio, come succede a tutti gli artisti,
fino a che nel ’70 tornai con “La prima cosa bella” in coppia con i Ricchi
e Poveri, l’anno dopo tornai a Sanremo e lo vinsi con “Il cuore è uno
zingaro”, l’anno dopo ritornai a Sanremo e lo vinsi di nuovo con “I giorni
dell’arcobaleno” e nello stesso periodo a distanza di quindici giorni vinsi
anche il Canzonissima con “Chitarra suona più piano”. Da lì comincio la
mia storia professionale, quella vera. Poi all’inizio della mia carriera, qui
a Milano, conobbi mia moglie e tornare indietro e riprendere gli studi era
impossibile, anche perché cominciai a girare il mondo in lungo e in largo,
cantando le mie belle canzoni.
Ma i
suoi genitori che futuro avevano in mente per lei?
Loro mi
volevano avvocato. Avevo cominciato a studiare ma come dicevo prima, quando le
cose cominciarono ad andare bene discograficamente qui a Milano, chiamai i miei
genitori e dissi: “A me piace cantare e io ci devo provare, è la mia grande
occasione. Se non succede niente, ritorno a studiare”. Invece le cose andarono
molto bene dal ’70 in poi e le mie canzoni fecero il giro del mondo.
E’
vero che uno dei primi a scoprire il suo talento è stato Lucio Battisti?
No, Lucio è
stato un amico. Quando ho scritto “La prima cosa bella” bisognava fare la
registrazione e lui si offrì come amico soprattutto perché mi stimava
moltissimo. Venne in sala di registrazione e volle lui registrare con tre
chitarre, quindi fece un omaggio all’amico praticamente.
Ha
cantato in giro per il mondo. Qual è stato il pubblico più caloroso?
Sono stato
accolto molto bene in ogni parte del mondo, se devo dire la verità. E’ stato
per me un momento straordinario. Ricordo con molto piacere l’affetto e la
bella accoglienza che ho avuto in Medio Oriente, in Giappone, in Corea, in
Australia, in Sud Africa, in tutta l’America Latina, ai Caraibi e in Europa
chiaramente. Non c’è posto al mondo che non abbia conosciuto. La mia voce era
un po’ strana perché era un po’ graffiante, un po’ afro – americana ed
è piaciuta in tutto il mondo.
Ha mai
dedicato delle canzoni a qualche persona in particolare?
“La prima
cosa bella” l’ho scritta alla nascita della mia prima figlia e poi a mia
moglie. Poi ho scritto delle canzoni dedicate a mio padre e a mia madre.
Con
quali cantanti di riferimento è cresciuto? Chi sono stati i suoi miti?
Agli inizi
ascoltavo molto Frank Sinatra, poi conobbi Otis Redding e poi Neil Diamond. Poi
naturalmente i cantautori genovesi, miei grandi amici. Quindi sono un po’
cresciuto così, con questi miti.
Lei è
anche autore. Qual è il suo metodo, prima il testo e poi la musica o viceversa?
Non ho un
metodo. A volte è una sensazione che provo e spesso comincio con la musica, ma
molte volte con il testo perché dipende da ciò che sto vivendo in quel momento
da ciò che mi sta emozionando. Quindi a volte può essere uno e a volte può
essere l’altro, oppure contemporaneamente tutte e due.
Qual è
il momento della giornata più fertile per scrivere le canzoni?
Io scrivo di
notte, il momento più bello è quello, quando il mondo rallenta e c’è quel
silenzio che mi serve per concentrarmi. Quindi quasi sempre quello che compongo,
nasce di notte.
La
musica può essere terapeutica?
Naturalmente,
nella maniera più assoluta. La musica è importante, la musica è una terapia
che serve a tutti su questo pianeta. La musica è una cosa magica, una cosa che
ti conquista. La musica è un linguaggio universale che unisce le culture.
Mi
racconta come ha conosciuto Bud Spencer?
Il regista
Carlo Lizzani stava cercando un attore per il film “Torino nera” per la
parte dell’avvocato. E’ stata un’esperienza straordinaria, anche se io non
sono un attore. In quell'occasione ho conosciuto Bud Spencer e oltre a recitare
era molto bravo a giocare a carte, molto più bravo di me e io con lui ho sempre
perso (risata). Era un grande personaggio e di una simpatia contagiosa.
Lei ha
conosciuto e lavorato con tanti cantanti italiani.
Girando le
manifestazioni canore li ho conosciuti un po’ tutti i cantanti italiani. Come
nei programmi televisivi, nei Sanremo a cui ho partecipato. Ricordo con molto
piacere i Ricchi e Poveri, Tony Dallara, Gene Pitney, Lucio Battisti, Gianni
Morandi e Massimo Ranieri, Rosanna Fratello e Lara Saint Paul, Orietta Berti e
Ornella Vanoni, Rita Pavone … ho lavorato con tutti i cantanti dell’epoca.
C’è
qualche artista con cui è ancora in contatto e sente ogni tanto?
Io veramente
sono un “casarolo” e quando ho un po’ di tempo libero mi godo casa. Non
sono uno che va in giro o frequenta locali, assolutamente no. Sto spesso a casa
anche perché mi voglio godere la famiglia, la moglie, i figli, i nipoti che per
tanto tempo purtroppo per via del lavoro ho trascurato. Quindi adesso sto
recuperando il tempo perduto e mi sto godendo la famiglia.
Lei ha
recitato prima con Carlo Lizzani in “Torino nera” e poi nel film di Checco
Zalone. Come ha conosciuto il comico pugliese?
Mi chiamò
lui, perché Checco è un mio grande fan fin da bambino e fra noi c’è un
legame speciale. Nel 2020 mi ha voluto nel film Tolo Tolo, che poi è stata una
vacanza perché con lui non si lavora, è tutta una festa. Poi lui è una
persona molto simpatica, con quell’intelligenza e con quel suo modo di fare
comicità, per me è un genietto. Mi ha voluto nel ruolo di suo zio e abbiamo
passato quindici giorni fantastici.
Sessant'anni
di carriera, ha dei rimpianti?
Assolutamente
no. La mia vita è stata bellissima, quindi non ho nessun rimpianto.
Lei ha
partecipato tante volte a Sanremo. Com’è cambiata negli ultimi anni questa
manifestazione?
Adesso più
che altro è diventato uno show televisivo. Però la canzone ha sempre una parte
importante a Sanremo. Ogni anno nascono nuovi talenti e in Italia abbiamo tanti
talenti. Non abbiamo niente da invidiare agli inglesi, ai francesi o agli
americani, perché questo è il paese della musica. La musica è nata in Italia.
E’
vero che lei ha conosciuto sua moglie grazie al gioco del biliardo?
Ma no, chi ha
detto questa stupidaggine. La conobbi per caso sul pullman che io presi per
andare nella mia casa discografica per fare audizioni. Il pullman era pieno e
c’era questa bella ragazza, io le offrii il posto per sedersi. Poi la sera
ritornando la incontrai ancora nello stesso pullman e siamo andati a bere un
caffè e da quel caffè è nato un bellissimo romanzo che dura da una vita.
A chi
vorrebbe dire grazie?
A tutti.
Quindi devo ringraziare i produttori, chi ha creduto in me, ma soprattutto il
pubblico, le persone che mi seguono e che apprezzano le mie canzoni.
Ad un
ragazzo che si avvicina alla musica, cosa consiglia?
Innanzitutto
di crederci e soprattutto di avere tanta pazienza, perché se c’è talento
prima o poi qualcosa succede.