Ottavia Fusco Squitieri (attrice, regista e
cantante) Castelnuovo
di Porto (Roma) 11.11.2025
Intervista di
Gianfranco Gramola
“Mi sto concentrando sul prossimo progetto
che voglio organizzare al cinema non come interprete ma come regista”
Ottavia Fusco è nata ad Asti il 19 gennaio
1967. Attrice e cantante, è protagonista fra le più apprezzate del panorama
artistico teatrale italiano. È stata diretta ed hanno scritto per lei, registi
e autori quali Giorgio Albertazzi, Pasquale Squitieri, Nelo Risi, Don Lurio,
Lina Wertmüller, Andrea Liberovici, Dacia Maraini, Edoardo Sanguineti, per
interpretazioni che hanno spaziato da personaggi come Tamara De Lempicka, Edda
Ciano, Lady Macbeth, Giuseppina Verdi. Insieme ad Andrea Liberovici ed Edoardo
Sanguineti ha fondato la compagnia di teatro musicale “Teatro del Suono” per
la quale è stata protagonista nei più importanti teatri nazionali e
internazionali. La sua capacità interpretativa e poliglotta le ha permesso di
realizzare progetti musicali e teatrali in Francia, Argentina, Brasile e Canada.
È stata voce recitante solista per grandi istituzioni musicali italiane e
straniere (Orchestra Toscanini di Parma, Orchestra dell’Accademia Santa
Cecilia di Roma, Orchestra di Radio France/Parigi, Veneranda Fabbrica del Duomo
di Milano). Fra i progetti musicali e teatrali è senza dubbio da citare “Gli
Anni Zero”, nel quale sedici fra le più grandi firme della cultura e dello
spettacolo, hanno scritto per lei i testi delle canzoni. Premio Flaiano per il
Teatro per la sua interpretazione nella commedia di Neil Simon “La strana
coppia”, protagonista insieme a Claudia Cardinale. Risale al 2003 l’incontro
d’arte e di vita con Pasquale Squitieri, diventato suo marito nel 2013.
Discografia
Album
Gli anni zero (2008) - Bang! Bang!
(2009) - Reinciampando vol 1 (2012) - So goodbye (2014) –
Singoli
Habanero (2008) - Facile Facile (2008) - Gli
anni zero (2008) - Come Cleopatra (2009)
Filmografia
Ti amo Maria, regia di Carlo delle Piane
(1997) - Biuti Quin Olivia, regia di Federica Martino (2002) - L'inverno, regia
di Nina Di Majo (2002) - L'altro Adamo, regia di Pasquale Squitieri (2014)
Teatro
Chat Noir (1990) - Tamara, La Femme d'or
(1991) - Rap (1996) - Elektronic lied (1996) - In concerto per Roma (1996) -
Meditazione davanti a un Buddha (1996) - Machbeth Remix (1998) - 64 (2000) - Sei
personaggi.com (2001) - Sonetto, un travestimento shakespeariano (2001) -
Cleopatra muore (2001) - Frankeinstein Cabaret (2002) - Pierino e il lupo (2002)
- La Pisanella (2002) - Peccati d'allegria (2002) - Lettera al padre (2004) -
Giuseppina Verdi (2005) - Nella buona e nella cattiva sorte (2006) - Piazzale
Loreto (2006) - Titania la Rossa (2007) - Bang! Bang! (2009) - Gli anni zero
(2009) - Le più belle chanson (2010) - Imaginaples (2011) - Un brindisi per
Piero (2012) - Parental Advisory: adult content (2012) - Infinity (2013) - La
strana coppia (2017-2018)
Intervista
Mi racconti com’è nata l’idea del
documentario “Il vizio della libertà”?
Tre anni fa ho scritto un libro su Pasquale
Squitieri che aveva per titolo “Nu piezzo ‘e vita” che è andato bene e ha
incuriosito molto. Da lì questo libro è finito in mano al
produttore Raffaele Veneruso, che è poi il nipote di Massimo Troisi e
marito di un’amica, che ha avuto modo di leggere il libro e mi ha detto che
dobbiamo farne un documentario. Ovviamente il libro era scritto in modo molto
auto referenziale della mia vita con Pasquale, quindi io ho dovuto
reinventare un trattamento, una sceneggiatura per rendere ovviamente la cosa più
in senso di racconto generale. Ne ho parlato con il direttore di Rai
documentari, l’idea è piaciuta e si è avviato questo progetto abbastanza sui
generis. E’ la mia prima regia, che poi Veneruso ha insistito che facessi io
la regia e io con molto timore c’ho provato e ora ci sto prendendo gusto. Per
cui un paio di progetti in prospettiva mi stanno venendo in mente e credo che al
di là del mio teatro e della mia musica, dal punto di vista registico voglio
continuare.

In quale occasione hai conosciuto Pasquale
Squitieri e come ti ha conquistato, quando è scattata la scintilla fra di voi?
Con Lina Wertmuller stavo preparando uno
spettacolo che aveva per titolo “ Peccati di allegria” sulle canzoni del
cinema internazionale, accompagnato dall’orchestra Toscanini e Lina in scena
che raccontava gli aneddoti dei grandi film e io che cantavo le più belle
canzoni del cinema internazionale. Quell’estate torrida del 2003, siccome io
mi concentro meglio in mezzo alle persone per studiare a memoria e dovevo
studiare questo copione di canzoni e salire da piazza del Popolo da Lina , che
abitava lì dietro al bar Rosati.
Quindi entro al bar Rosati, con l’aria condizionata e c’era solo il mio
tavolino e in fondo alla sala un altro tavolino con Pasquale, Tony
Renis che ho conosciuto in seguito, e un altro signore. Inevitabilmente
io, con il naso sul copione, sento Tony che dice :
“Che bella quella donna”. E Pasquale ci riflette un attimo e poi dice:
“Si, è davvero strana”. Io faccio finta di non sentire e loro dopo una
mezzora si alzano e se ne vanno e Pasquale indugia un attimo davanti al mio
tavolino, io alzo gli occhi e rimango folgorata da quello sguardo turchese
incredibile che aveva. Mi presento e gli dico il mio nome e lui: “Ma certo,
Giorgio Albertazzi mi ha parlato tanto di lei, cosa sta preparando?”. Io gli
ho detto cosa stavo preparando e
lui: “Mi farebbe molto piacere
venire alla prima”. Ci scambiammo i numeri di telefono e gli ho teso la mano e
mi piace dire in modo un po’ romantico che da quel momento quella mano non ce
la siamo più lasciata.
Sei mai stata gelosa di lui?
Si, tantissimo. Io non sono di temperamento
particolarmente geloso, ma di lui moltissimo. Perché lui piace molto alle donne
e lui lo sapeva benissimo. Io ho conosciuto
Pasquale nel 2003 e lui aveva 65 anni e devo dire che era ancora un uomo dal
fascino davvero fuori dall’ordinario. Lui quando l’ho conosciuto non stava
più con Claudia Cardinale perché loro si erano separati nel 1999 e quindi lui
aveva una vita da single qui a Castelnuovo di Porto, un borgo medievale alle
porte di Roma, dove io poi ho continuato a vivere.
Parliamo un po’ di te. E’ vero che hai
deciso di fare l’attrice grazie a Vittorio Gassman?
Si, è vero, avevo 20 anni e studiavo
recitazione a Torino e poi dalla mia Asti mi sono trasferita a Roma, con la
benedizione di Gassman e poi ho frequentato sporadicamente Firenze e la sua
“Bottega”. E’ scattata la scintilla per la recitazione quando ho
conosciuto il maestro, che poi ho frequentato insieme alla moglie Diletta. Lui
dopo avermi ascoltato e visto recitare mi disse: “Sai Gabriella - che è il
mio primo nome - il rischio del
mestiere è grande e se fossi saggio ti consiglierei di sposare un ricco
industriale di Cuneo e vivere felice, ma nel tuo caso questo rischio ne vale la
pena”. A quel punto non mi avrebbe fermata più nessuno, poi figurati, da
figlia unica con papà in polizia che sognava la figlia avvocato, la mamma mi ha
appoggiato molto, poi io alla fine ho avuto una famiglia straordinaria che mi ha
aiutata molto perché non avrei potuto permettermi di trasferirmi a Roma, di
studiare e fare quello che volevo, perché ero fissata con il teatro. Difatti io
cinema e televisione, a parte
qualche cameo di qua e di là, ne ho fatto molto poco. Come diceva Pasquale:
“Il cinema è il luogo del regista, il teatro è il luogo dell’attore”. Io
amo proprio stare in palcoscenico a cantare e recitare, però adesso con questo
primo esperimento di docufilm, voglio andare avanti con delle storie, per cui mi
avvierò su questa strada di regia che è quella che compete al cinema, perché
poi, come diceva Pasquale: “Il regista è quello che ha già visto il film”.
Infatti lui girava pochissimo quando c’erano
ancora le metrature di pellicola, che non era certamente come ora. Lui
girava pochissimi metri di pellicola perché
lui aveva già in mente il montaggio, per cui aveva le idee molto chiare
nella composizione dei suoi film.
Hai lavorato con Giorgio Albertazzi. Un
tuo ricordo del maestro?
Lui è stato l’altro mio grande maestro e
ha scritto per me un testo musicale, prodotto dalla Fondazione Toscanini di
Parma, che si intitolava “Titania la Rossa”, libretto e regia di Giorgio
Albertazzi, musiche di Andrea Liberovici, dove io ero protagonista assoluta,
cantavo con il microfonino alla Michael Jackson, circondata da cantanti lirici.
Giorgio Albertazzi e Pasquale Squitieri erano molto amici perché Albertazzi poi
aveva fatto un film poco visto ma molto bello di Pasquale che era
“L’avvocato De Gregorio”. Quindi ci siamo frequentati tanto con Albertazzi
e devo dire che lo considero l’altro mio maestro.

Tu sei attrice e cantante. Ma con quali
artisti di riferimento sei cresciuta?
Con Vittorio Gassman come riferimento. Lui mi
ha detto subito: “Tu hai un fisico da prima donna e questo può essere una
grande fortuna o un grande ostacolo, perché non ti metteranno mai a fare la
scritturata e a dire le tue battute. Tu dovrai abituarti intanto
ad acquisire esperienza ma ad inventarti in scena e inventare i tuoi
progetti”. E così io devo dire che ho sempre fatto, anche facilitata dal
fatto che ho una certa facilità a farmi venire in mente i progetti, le idee.
Quindi è stato più faticoso se vuoi, perché è più comodo fare la
scritturata in un teatro stabile piuttosto che arrivarci con un progetto ex novo
che lo stabile o un teatro o una produzione ti deve aiutare a realizzare, però
è molto più soddisfacente. Io comunque se ho un modello a cui ispirarmi è
sicuramente Vittorio Gassman.
Tu sei di Asti. Quando sei venuta a Roma e
come ricordi l’impatto?
Sono venuta a Roma subito dopo il Liceo
facendo finta di iscrivermi a Legge
per compiacere papà ma ho fatto solo tre lezioni. Io studiavo recitazione a
Torino due volte a settimana, poi con il maestro Cortese che faceva anche il
regista a radio Rai, ho cominciato le prime esperienze radiofoniche quando si
facevano i drammi e le commedie
radiofoniche. Quando sono venuta a Roma a 20 anni ero molto appoggiata dalla
famiglia, ho vissuto i primi tempi in un residence e devo dire che ho cominciato
subito a lavorare alla radio, alla Rai di via Asiago, accompagnando una
conoscente che era Miranda Martino, la cantante. L’ho accompagnata in radio e
lì c’era un programmista e regista che era Carlo Principini, poi diventato
produttore televisivo, che parlando mi aveva detto: “Ma che bella voce. Perché
non facciamo un provino per la radio?”. Così feci e mi affidarono il primo
programma radiofonico che era “Piano bar” su Rai Stereo Uno e poi ho
presentato la Coppa del jazz nell’85 con Franco Cerri ed Enrico Intra. Gli
anni ’80 erano un momento in cui ancora queste cose accadevano. Facevi un
provino e se andavi bene ti prendevano.
In quali zone di Roma hai abitato?
Appena arrivata ero al residence Medaglie
d’Oro, a viale delle Medaglie d’Oro, poi sono stata in affitto da Miranda
Martino, in zona Boccea, fino a quando i miei mi hanno fatto questo regalo
meraviglioso di una casetta a Testaccio. Lì ci sono stata fino a quando ho
incontrato Pasquale e poi sono andata a vivere a Castelnuovo di Porto con lui,
lasciando intatta la casa di Testaccio e poi mi è venuta la grande idea di
venderla per fare produzione teatrale e non aggiungo altro. Se l’avessi
affittata adesso avrei una rendita
pazzesca.
Quali sono ora le tue ambizioni, i tuoi
progetti?
Dal punto di vista teatrale, ho varie
occasioni anche per l’anno prossimo, di partecipazione come attrice e
cantante, quindi nulla tournée sicuramente. L’ultima tournée è stata “La
strana coppia”, nove mesi con Claudia Cardinale ed è stata faticosissima.
Voglio fare delle serate evento come faccio solitamente e dedicarmi alla regia
di cinema. Non voglio rinunciare al teatro come interprete però con situazioni
appunto di serate evento, di partecipazioni a letture, legate proprio al mio
stare in scena come attrice e cantante. Però mi sto concentrando davvero sul
prossimo progetto che voglio organizzare al cinema non come interprete ma come
regista.
Con quale filosofia vivi la quotidianità?
Io sono molto solitaria, sto bene con me
stessa e da quando 8 anni fa è mancato Pasquale io vivo sola con la mia
gattina, però sei mesi fa è accaduta una rivoluzione copernicana nella mia
vita e adesso non convivo, ma da sei mesi a questa parte ho una compagna che
abita a 30 minuti da casa mia ed è stata proprio una rivoluzione copernicana
del tutto. Io etero da sempre non ho trovato un uomo che potesse sostituire
Pasquale. Io dicevo sempre: “Dopo Squitieri, solo un extra terrestre” e
l’extra terrestre è arrivato

Di cosa hai bisogno per essere felice?
Del mio lavoro e della condivisione con la
persona che io amo. La condivisione secondo me è importante sia nei momenti
belli che nei momenti brutti. Qualche anno fa ho perso papà e due anni fa mamma
e da figlia unica è stata molto dura smettere di essere figlia. Negli ultimi
tempi quando avevo delle gran belle soddisfazioni di lavoro cominciavo a sentire
la mancanza di qualcuno con il quale condividere queste gioie. Se sto male mi
chiudo in me stessa, ma le gioie per me è importante condividerle con una
persona che amo. Siccome non sono più una ventenne è chiaro che questo amore
che ho incontrato in questi ultimi mesi, che per altro con una persona che
conoscevo già da quattro anni e che si chiama Rossella, devo dire che lo sento
come un rapporto stabile che sta crescendo molto rapidamente.
Vivete insieme?
No, io vivo a casa mia, lei vive a casa sua,
in campagna e ha tanti animaletti, però pensiamo in un prossimo futuro di
trovare una casa grande perché io ho bisogno di spazi con la prospettiva di
andare a vivere insieme. E’ una relazione che considero molto importante perché
è arrivata dopo 8 anni di solitudine, dopo aver capito che potevo stare da
sola, ma di cominciare a capire proprio la mancanza di una condivisione ed è
arrivata questa possibilità, scoperta veramente in modo straordinario.
Conoscendo Rossella già da quattro anni, mai mi sarei immaginata una situazione
di questo genere. Non sono mai stata con una donna prima, a parte che il suo
approccio è estremamente maschile, lei si considera un uomo incapsulato nel
corpo di una donna. Anche perché io ho sempre sostenuto di avere bisogno di un
uomo accanto e lei mi da un senso di grande protezione.
Hai dei rimpianti?
Di avere venduto la casetta di Testaccio
(risata). Quella è l’unica cosa che quando ci penso mi viene un nervoso della
madonna, perché io sono un disastro con i soldi. Io i soldi non li devo
toccare, non li devo gestire, non posso fare la produttrice. Per saper
gestire i soldi ci vuole talento, io talenti ne ho altri ma quello della
gestione dei soldi, no. Io sono dell’opinione che ora sono qua, in questo
momento a raccogliere i frutti della mia vita, del mio talento e anche della mia
capacità empatica personale, mi sto riferendo in questo caso al rapporto che
sto costruendo con Rossella.