Yassmin Pucci (attrice, scrittrice e
sceneggiatrice)
Roma 17.3.2025
Intervista
di Gianfranco Gramola
“Sono sempre stata una persona ambiziosa,
mi metto sempre alla prova e non ho paura di sporcarmi le mani, la mia ambizione
più grande al momento è riuscire a realizzare la serie televisiva sulla storia
di mia nonna, la Principessa Ashraf Pahlavi, mia madre Farah e la mia”
Yassmin Pucci, attrice di origini persiane,
nasce a Roma, ma studia recitazione
alla New York University per poi passare alla The Lee Strasberg Institute,
passando diversi anni a New York. Inizia con la classica gavetta partendo dal
teatro per poi passare davanti alla telecamera. Si appassiona presto anche alla
scrittura che la porta a scrivere varie sceneggiature e dirigere alcuni corti a
sfondo sociale, contro il bullismo e violenza sulle donna temi che stanno molto
a cuore all’ attrice tanto da farla diventare un’ attivista dei diritti
umani a tutti gli effetti. Lavora prevalentemente con produzioni straniere,
girando vari film da protagonista in lingua inglese, tra la Germania, gli Stati
Uniti e l’Italia. Tra i suoi ultimi film Oro & Piombo, un film di genere
western presente su Amazon prime visibile in tutto il mondo , con il titolo the
Duchtman sta spopolando soprattutto in Spagna e negli Stati Uniti. Un film che l
ha portata a vincere vari premi come miglior attrice ,sia in Italia che all’
estero. Nel 2025 sarà protagonista di un nuovo western che vede alla regia per
la prima volta la star internazionale Ronn Moss, che l’ha scelta per
interpretare sua figlia. Yassmin è anche autrice della sceneggiatura.
Il suo più grande impegno è nel cinema,
anche se da poco ha terminato il suo libro sulla famiglia reale Persiana, sua
nonna materna infatti è la
Principessa Ashraf Pahlavi, sorella gemella dell’ultimo Shah di Persia,
libro che verrà pubblicato nella primavera del
2025 dalla casa editrice “Le Lettere” e da cui successivamente verrà
realizzata la sceneggiatura della serie televisiva di stampo
internazionale. Per via della sua storia familiare sono usciti vari
articoli che raccontano come l’attrice veda al momento la situazione nel suo
Paese di origine, e della sofferenza per essere stata esiliata nel ‘79 con
tutta la sua famiglia. A seguito degli ultimi terribili eventi in Iran, Yassmin
sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione prestando la sua voce a
tutte le donne iraniane che con coraggio si battono per la loro libertà. Ha
partecipato ultimamente a vari eventi cinematografici dove ha ricevuto vari
premi per la sua carriera di attrice approfittando dell’occasione per
riportare l’attenzione sul suo paese di origine e presenzia con piacere a
tutte le trasmissioni televisive o festivaliere a cui viene invitata per parlare
dell’ Iran e per sostenere sempre le donne di tutto il mondo.
Intervista
Mi racconti com’è nata la passione
per la recitazione? Hai artisti in famiglia?
La passione per la recitazione ce l’ho sin
da piccola. Ricordo ancora in prima media la domanda di un nostro insegnante che
chiese a tutta la classe cosa avremmo voluto fare da grandi, tra varie risposte
di quelle più disparate e confuse fui l unica a rispondere “voglio essere
un’ attrice”. Ci chiese poi se avevamo in mente un piano B ed
io risposi con un secco NO. Non è stato facile per me, vengo da una
famiglia in cui mio padre mi ha sempre tenuta sotto ad una campana di vetro, mia
madre era più incline a lasciarmi fare le mie esperienze, mio padre è sempre
stato quello più apprensivo e attento nei miei confronti. Ci sono andata vicina
però ad esser figlia d’arte, da giovane mio padre era stato corteggiato da
diversi registi dell' epoca d’oro, ma lui non è mai stato affascinato da
questo mondo. Peccato. Forse sarebbe stato tutto più semplice. Mia nonna
materna invece per via del suo entourage vario composto non solo da diplomatici
e politici amava il mondo dello spettacolo e si circondava spesso di grandi
artisti, ma anche li non fui per niente fortunata. Mi disse che non mi avrebbe
mai presentato nessuno, se volevo diventare qualcuno in questo ambiente mi
avrebbe dato i mezzi per studiare ma non mi avrebbe regalato corsie
preferenziali. Cominciai dunque a frequentare i corsi di teatro presso la New
York University e successivamente l’Actor Studio di New York, ma dei suoi
amici registi come Oliver Stone, uno dei tanti, non ho visto neanche l’ombra.
I
tuoi genitori ti hanno incoraggiata nella tua scelta artistica o avevano in
mente un futuro diverso per te?
Come dicevo mia madre era una abituata a
viaggiare per il mondo e non ho passato molto tempo con lei fino alla mia
adolescenza piena. Lavorava all’ambasciata Iraniana, e non era ancora sposata
con mio padre, quindi io sono cresciuta in pratica con le mie tate, mio padre
però veniva tutti i giorni a trovarmi, sarà anche per questo che una volta
sposati mio padre sviluppò un attaccamento ed un senso di protezione nei miei
confronti molto acuto. Quando accettarono di mandarmi a vivere da mia nonna a
New York la loro idea era quella che io iniziassi a studiare alta finanza, cosi
da poter gestire in un futuro anche i beni di mia nonna. Le cose andarono in
maniera molto diversa. In questo devo ringraziare proprio mia nonna, che fu
l’unica a prendere bene la mia passione per la recitazione e la scrittura. Fu
lei a convincere mio padre a lasciarmi intraprendere la strada che volevo, senza
troppe pressioni.

Con quali artisti di riferimento sei
cresciuta? Chi sono stati i tuoi miti, i tuoi idoli?
Mi spiace tirare fuori ora l’argomento,
anche se non è un segreto perché l’ho detto in diverse interviste e se non
sbaglio credo di averlo inserito anche nel mio libro, la mia passione per il
cinema mi è venuta all’età di otto anni quando vidi Eleonora Giorgi durante
le riprese di sapore di mare 2 a Fregene. Rimasi affascinata da quella bellezza
ed eleganza che sprigionava. La vedevo con intorno tante persone della troupe e
ne rimasi folgorata. Quel sorriso che mi fece quando vide una ragazzina con gli
occhi stralunati quasi imbambolata ad osservarla non potrò mai scordarlo. Il
fatto che sia scomparsa da pochi giorni è tristissima come cosa, aveva ancora
tantissimo da regalarci. Sono cresciuta con i film di Alberto Sordi che amo alla
follia, ero pazza di Montesano, tendevo a guardare e riguardare in continuazione
il film di Dino Risi, Poveri ma belli perché in quei personaggi rivedevo tanto
mio padre, che poi non l’ho detto prima, ma era in pratica il sosia di Antonio
Cifariello, gli assomigliava tantissimo, altro grande attore venuto a mancare
troppo presto
Cinema, teatro, tv. In quali di questo
ambienti ti senti più a tuo agio o pensi di dare il meglio?
Sicuramente mi sono dedicata da sempre al
cinema, solo ora mi stanno arrivando delle proposte teatrali che credo non mi
farò sfuggire, mi manca quell’adrenalina che solo il palcoscenico sa darti.
Sicuramente il cinema è la mia zona confort, il teatro mi ha sempre un po’
spaventata, messa tanto sotto pressione, sul palco non puoi bloccarti e se lo
fai devi essere pronta ad andare avanti. La mia vita soprattutto in questi
ultimi anni è stata complicata, frenetica, sono stata messa spesso sotto
pressione e non credo che avrei retto l’ansia del palco, quell’ansia che se
si hanno gli strumenti può essere trasformata in qualcosa di bellissimo. Ho
preferito però dedicarmi al cinema, ai miei progetti che stanno prendendo vita
piano piano grazie anche ad una distribuzione estera che ha deciso di investire
sul cinema indipendente. Mario Niccolò Messina mi ha dato modo di farmi
conoscere anche fuori dall’Italia, con risultati sorprendenti. La sua
piattaforma funziona cosi come il suo staff. Di tv ne ho fatta sempre molto
poca, non per mia scelta comunque, raramente mi è successo di fare provini per
serie o format televisivi, a parte interventi per pubblicizzare qualche mio film
o come adesso il mio libro, non me ne sono mai occupata tanto, ma non nego che
l’interesse ci sia.
Fra colleghe hai notato più complicità o
competizione?
Sono stata per la maggior parte del tempo
molto fortunata immagino. Con le altre mie colleghe ho sempre instaurato ottimi
rapporti, io poi sono una persona che raramente chiede, mi sono sempre trovata
forse più dalla parte di quella che dava una mano.
Non mi sono mai posta in maniera sbagliata, se mai fosse capitato non
l’ho fatto sicuramente di proposito. Sono sempre pronta al dialogo e
soprattutto alla condivisione, non ho mai provato invidia verso gli altri. Credo
che ognuno abbia il proprio percorso da seguire. Ho perso ruoli per ragazze
uscite dal Grande Fratello per esempio, mi sono arrabbiata certo, ma non con
loro. La meritocrazia ho capito che non fa parte del nostro mondo da troppo
tempo, ma sicuramente non posso prendermela con chi riesce o ha occasioni
diverse dalle mie, sono scelte quelle che facciamo ogni giorno. Io sono contenta
delle mie e se tornassi indietro non farei nulla di diverso. Comunque a parte
una sola volta in cui sono stata fregata, mettiamola cosi, da una mia collega
che ha giocato sporco, ho solo avuto ottimi rapporti con le altre donne.
Hai scritto il libro “Non chiamatemi
principessa”. E' stata una tua esigenza pubblicare
questa autobiografia e qual è il messaggio che vuoi trasmettere?
Sicuramente è stata una esigenza. Era
arrivato il momento di condividere una storia che mi portavo dietro da una vita,
e di cui fino a diversi anni fa non sentivo il peso ed il bagaglio culturale che
mi portavo dietro. La responsabilità di raccontare un altro punto di vista per
me ad un certo punto era diventato fondamentale. Ho visto troppe ingiustizie,
volevo rendere in qualche modo omaggio a mia nonna e a mia madre soprattutto,
perché sono state due donne che hanno influito nella mia vita in maniera
esponenziale. Ho finito il mio libro tra l’altro nel 2022 quando iniziò il
movimento Woman, life, freedom, mi sono resa conto in quel momento di quanto
fosse reale la frase che “ognuno può fare la differenza”. A volte non ci si
muove perché si pensa “Ma tanto sono sola, cosa cambia?”. Invece non c’è
nulla di più sbagliato, ognuno di noi nel nostro piccolo può creare la
differenza. Io ho capito che il mio modo era questo libro, e tutto ciò che ne
è derivato e ne deriverà. Con la scusa di parlarne ho sempre cercato di
riportare l’attenzione su di una tematica che non tocca poi alla fine solo le
donne persiane, ma la dignità e la libertà di ogni donna. Lottare per i propri
diritti è necessario, ci sono persone che hanno più opportunità di altre per
farlo è giusto non tirarsi indietro.
Hai ricevuto parecchi riconoscimenti. Ce
n’è uno a cui sei particolarmente legato?
Ogni riconoscimento ricevuto me lo porto nel
cuore e per me ha gran valore. Sono quelle coccole che arrivano solitamente nei
momenti più assurdi almeno per me. Non so quante volte mi sono sentita a terra,
disperata nel capire cosa stessi sbagliando, come mai le cose non riuscivo a
farle andare come volevo, quando poi arrivavano queste chiamate o email in cui
mi si invitava a ritirare un premio riprendevo fiato. Una
piccola conferma che ti fa capire che non sei propriamente pazza a perseguire
questa strada. C’è anche da dire che non sono solo i premi a rendere
giustizia, conosco tanta gente bravissima che non ha ricevuto neanche un
riconoscimento, sono le persone che alla fine ti danno conferme.

C’è un regista e un attore con cui ti
piacerebbe lavorare?
Guarda non ho sogni nel cassetto, a questo
riguardo, a me piace recitare, punto. Chi mi metti accanto famoso o non famoso
per me l’importante è entrare in sintonia. Fare una buona performance,
emozionarmi. Se riesci ad emozionarti per quello che stai facendo difficile che
non si emozioni anche chi ti guarda. Uguale per quanto riguarda i registi. Certo
sarei felice di lavorare con Muccino, sarei pazza a non voler essere diretta da
Tarantino, visto la passione e la fortuna di girare western, amo
Almodovar, ma che ti devo dire….in realtà amo più di tutto la telecamera ed
ogni singolo pezzo di questa macchina dei sogni, amo l’atmosfera che si crea
sui set con ogni membro della troupe. Senza costumisti, macchinisti, direttori
casting, sceneggiatori, truccatori, effetti speciali, stunt, il nostro mondo non
esisterebbe, quindi con chiunque si innesti una magia sul set per me è oro.
Poco importa che il regista sia famoso o meno, poco importa se accanto ho Favino
o pinco pallo, se pinco pallo è bravo e si crea sintonia e armonia ben venga.
Nella tua formazione professionale hai
avuto lezioni (Master class) da Francesco
Pannofino e Giancarlo Giannini. Che
ricordo hai di loro due?
Sono due persone di grosso impatto, con
caratteri ben determinati. Di Pannofino ovviamente ho amato la semplicità e la
gentilezza nel rapportarsi con noi, abbiamo riso molto ad ogni suo intervento ma
non c erano dubbi lui è un grande in tutto. Di Giannini ho grande stima perché
un pezzo di storia del nostro cinema quindi c’era un atmosfera diversa quasi
reverenziale. Ma lui è molto alla mano, schietto, diretto come piace a me.
Parliamo comunque di diversi anni fa ma per me sono stati incontri importanti
che mi hanno comunque aiutata a capire tante cose nel nostro settore dal punto
di vista di persone, che in questo mondo ci stanno da molto più tempo di me ed
in maniera fortissima.
Il complimento più bello che hai ricevuto
e da chi?
Amo quando incontro sul lavoro persone che mi
dicono “Sai, mi ha parlato molto bene di te questa persona” ecco , per me è
molto importante. Quando mi dicono che sono una persona onesta una brava
persona. Ecco forse la frase più bella che ho ricevuto per fortuna da più
persone è questa “Sei una brava ragazza”. Io non ho scheletri
nell’armadio, mi posso guardare allo specchio senza problemi perché ho sempre
seguito il mio istinto, non mi sono mai fatta intimidire, se dovevo mandare a
quel paese qualcuno, produttore, regista, amico, amica, non mi sono mai fatta
problemi, non ho mai avuto paura di mandare a cagare qualcuno soprattutto sul
lavoro se vedevo cose che non mi piacevano per paura di non lavorare. Mi piace
circondarmi di gente che ha passione e volontà, che non ha paura di sporcarsi
le mani, che non abbassa la testa facilmente. Non giudico gli altri, mai, perché
ognuno deve star bene con se stesso, io sono sempre aperta a collaborazioni ma
se qualcosa non mi piace, in maniera molto diplomatica giro i tacchi e amen.
Faccio ancora fatica a capire certe dinamiche ma alla fine si vive bene sempre e
solo se si segue il proprio istinto. Il mio fino ad ora non ha sbagliato.
Arriverò dove voglio piano piano come ho sempre fatto, senza screditare
nessuno, senza sgomitare, non ho mai voluto brillare a discapito di qualcun
altro.
Ora a cosa stai lavorando?
Ho finito la post produzione di un nuovo film
western/ fantasy, e questo grazie anche al mio collega e amico Tiziano
Carnevale, che con maestria e grande sacrificio ha costruito un intero villaggio
western alle porte di Roma, di cui sentirete tanto parlare. Primo perché non
escludo un evento per presentare il mio libro in stile far west, secondo perché
al momento in Italia è l’unico vero villaggio western che abbiamo e faremo
presto l’inaugurazione. Sarà aperto non solo a produzioni cinematografiche ma
ad eventi vari, aziendali, feste private, scuole….è un mondo affascinante e
noi con la nostra squadra di attori, stunt, cavalli stiamo preparando un
calendario ricco di eventi per tutti grandi e piccini. Il film invece si
intitola Four Sisters, per la regia di Donatella Corrado, ormai oltre che una
collega una grande amica, la sceneggiatura è la nostra e la tematica è
incentrata sulla mia prima casa rifugio per donne, che all’ epoca western
ovviamente erano trattate come oggetti. Sono 4 sorelle che cambieranno molto il
destino delle future donne. Un uomo misterioso che sembra venire dal futuro farà
aprire gli occhi soprattutto ad una di loro. In questo film sono anche una delle
attrici protagoniste insieme ad un cast meraviglioso di attrici e attori con cui
spero di girare altri film presto.
Quali sono le tue ambizioni?
Sono sempre stata una persona ambiziosa, mi
metto sempre alla prova e non ho paura di sporcarmi le mani, la mia ambizione più
grande al momento è riuscire a realizzare la serie televisiva sulla storia di
mia nonna, la Principessa Ashraf Pahlavi, mia madre Farah e la mia, presa
appunta dal mio libro. Conto di fare il giro d’ Italia e parlare sia nella
grandi città che nei paesi anche quelli più piccoli, dove mi sono accorta che
c’è grande interesse, le persone nelle piccole realtà leggono ancora molto,
sono curiose, e conoscono la mia famiglia quando brillava negli anni 50, 60 , 70
fino la rivoluzione del 79. In tanti ricordano la figura dello Saha di Soraya, e
di mia nonna. E’ giunto il momento che sappiano anche il bene che ha fatto mia
madre, le ingiustizie che ha subito, ma la bella persona che è stata ed è
rimasta nonostante i tanti punti interrogativi. Questo libro che non parla di
politica o religione racconta la storia di tre donne unite da un filo sottile
che hanno provato e provano anche ora a fare la differenza, non mancano gli
intrighi, i complotti, gli attacchi terroristici ma neanche storie d’amore, di
riscatto, galà sontuosi e misteri irrisolti purtroppo ancora.
Come riesci a conciliare lavoro e
famiglia?
Devo molto a mio marito Daniele. Grazie a lui
ogni volta che mi allontano per lavoro, lo faccio a cuor leggero perché è un
ottimo padre oltre ad essere il mio più caro amico.

Oltre al lavoro, curi delle passioni nella
vita?
Amo viaggiare ma mi pare una cosa cosi
scontata…a chi non piace viaggiare? Sono una persona molto curiosa e spero
presto di potermi fare un bel viaggio con i miei figli ed esplorare insieme il
mondo. Amo scrivere e scrivo ancora il diario segreto se cosi lo vogliamo
chiamare. Il mio libro per esempio è frutto dei centinaia di diari che scrivevo
dall’età di 13 anni.
Se ti chiamassero in un reality, ci
andresti? Se si, quale ti attira di più?
Mi è stato proposto in realtà credo proprio
in virtù della mia storia familiare più che di quella da attrice. Non so i
reality, mi mettono ancora più ansia del teatro, ahahah. Sono sicuramente modi
per emergere in maniera veloce ma non sai mai come ne puoi uscire. Sicuramente
non direi mai di no a Pechino Express, li so che mi potrei divertire da
impazzire visto i posti in cui lo girano. Per una che ama l’avventura ed i
viaggi come me è come invitarmi a nozze.
Tre aggettivi per definirti?
Testarda, menefreghista, onesta.
Il tuo rapporto con la tua città?
Amo Roma da impazzire. Quando vivevo a New
York che comunque è stata ed è una città che mi porto nel cuore da sempre,
piangevo spesso. In realtà io ho ancora una visione di Roma vecchio stampo,
quella dei miei nonni, quella di mio padre, una Roma dove tutti si davano una
mano, dove i romani c’avevano “n’core grande cosi”. Insomma la Roma di
Dino Risi, in Poveri ma belli. Mi piace pensare che ci siano ancora persone cosi
genuine. Mi fa sperare che non sia tutto perduto. E comunque posso provare a
vivere per qualche anno fuori, ma poi sempre qui a Roma tornerei. È la
fidanzata o il fidanzato che non ti puoi dimenticare, Roma è casa mia.
Cosa ti manca di Roma quando sei via per
lavoro?
Il cibo senz’altro, ma anche, come dicevo
prima, la solarità della gente. C’è poco da fare, i Romani sono troppo
simpatici.
Nei momenti liberi, in quale angolo della
città ami rifugiarti?
Amo villa Ada e Villa Borghese, quando ci
sono belle giornate adoro prendere i miei figli e fare delle belle passeggiate.
Un posto però dove per tanti anni sono stata abituata da mio padre perché mi
ci portava ogni week end da bambina, è Castel Sant’Angelo. Ho splendidi
ricordi lì con i miei genitori. Però se devo rifugiarmi per riprendere respiro
solitamente me ne vado a Fregene, a due passi da Roma anche se il mare fa
piuttosto schifo resta un posto che mi mette sempre serenità sia d’inverno
che d’estate.
Un paio di consigli al sindaco Gualtieri?
Ma sai io non amo la politica in generale, me
ne guardo bene sempre dallo schierarmi, ho paura che ogni consiglio sarebbe
superfluo. Quando si raggiungono determinate posizioni credo che diventi tutto
più complicato, anche la migliore delle persone con i migliori propositi, una
volta cosi in alto, soffrirà le mille pressioni esterne, non si potrà mai
accontentare tutti ed ho paura che ci siano troppi interessi intorno, nella
politica, che stranamente non sono
mai quelli veri dei cittadini. E’ un dato di fatto mi pare ormai. Il consiglio
spassionato sarebbe quello di fregarsene delle pressioni esterne e di lottare
per ciò che si ritiene giusto. Non è poi cosi difficile capire cosa vogliono i
cittadini. Al momento non sembra che stia facendo un cattivo lavoro comunque.